username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Riccardo Dosso

in archivio dal 12 mar 2013

Verona

12 marzo 2013 alle ore 17:24

Sul treno

Il racconto

Tanto valeva la pena farsi coraggio e salire, si guardò indietro e pensò all'acqua cristallina che si era lasciato alle spalle e ai giorni felici ormai lontanissimi.
Il vagone del treno ero buio e vetusto, si sedette nell'unico vagone dove le chiacchere non erano sparate a decibel esagerati, prese un libro dalla borsa e si fermò a pensare a quante trame di libri che aveva letto da giovane riusciva a ricordarsi ancora.
Dove era seduto non era di certo come la sua poltrona preferita nella casa delle vacanze estive, un luogo paradisiaco e utopistico nel suo essere così un'oasi di tranquillità.
"Mi scusi è libero quel posto?"
Rimase un attimo interdetto di fronte a quella donna, vestiva d'alta classe come se fosse appena uscita da un set pubblicitario e la sua bionda chioma era una splendida cornice per un viso leggiadro come il suo.
La riconobbe subito nonostante lei ignorasse chi fosse lui, quella persona era la sua vicina di casa quando andava al mare, era una giovane che si diceva essere una vera macchina da soldi sul lavoro e infatti non dormiva quasi mai nella sua abitazione e si vedeva di rado.
"Prego, è libero si accomodi."
Si sedette in maniera goffa, il vestito non era solo un'opera d'arte ma era anche parecchio ingombrante e poteva rendere ridicola anche la dama più elegante, appena trovata la posizione più comoda tirò un respiro di sollievo.
Lui ricacciò il naso nel libro, colonne e colonne di parole senza senso, la sua mente vagava in fantasie via via sempre meno caste e sempre meno adatte ad un luogo pubblico.
Non era da lui quello che stava capitando nel suo animo, quel battito impazzito del cuore e quel desiderio animalesco erano i sentimenti di un altro ne era consapevole.
Si alzò ben attento a recitare per bene il ruolo della persona tranquilla e a capo chino senza guardarla negli occhi si accinse ad uscire dallo scompartimento.
Percorse il corridoio con passo svelto e celere al bagno, dove ricomporsi si diceva tra sè e sè, mentre le chiacchere provenienti dalle altre cabine non lo sfioravano nemmeno.
Arrivato a destinazione pose la mano sulla serratura ma la porta non si aprì e una voce fastidiosamente graffiante lo redarguì, stette fuori ad aspettare e cercò di placare quella sciocca insicurezza e tutto quel trambusto interiore.
"Mi scusi devo cambiare il mio bambino, posso passarle d'avanti?"
Una donna grassoccia e con i capelli in disordine lo guardava con aria afflitta, in braccio un piccolo frugoletto piagnucolante, era evidemente un'urgenza che non permetteva ulteriori ritardi.
"Certamente signora si figuri.."
Si fece da parte e lasciò alla signora il posto in fila, non trovò nula di meglio da fare che provare ad indovinare quale vita conducesse quella figura non troppo attraente, un modo come un altro per ingannare l'attesa e mettere un freno alle proprie tentazioni.
Distratto dai propri pensieri non si era accorto della figura che ora usciva dalla toilette, un uomo alto e magro con i capelli brizzolati e il fiato corto come dopo una corsa, subito dietro di lui una donna intenta a riabbottonarsi la camicetta in fretta e furia ma con aria soddisfatta.
La madre li guardò scandalizzata ma non si fermò a fare una paternale, prese il pargolo e lo appoggiò alla bene e meglio sulla spalla, aprì goffamente la porta e si chiuse dentro.
Quando l'uomo uscì finalmente dai suoi pensieri contorti vide che era il primo in fila e si chiese quanto mancava al suo ingresso nel locale, dietro di lui un paio di ragazzotti si passavano le cuffie di un lettore mp3, la musica che ne usciva era a lui sconosciuta e irritante.
"La ringrazio è stato molto gentile".
Un vero fulmine di guerra, probabilmente era abituata a cambiare il pargolo molte volte al giorno, sorrise e fece un cenno con il capo.
Corse dentro la stanza prima che altri individui potessero ascoltarlo, si chiuse a chiave ben bene e con un sospiro si sedette sul water chiuso, era finalmente in un luogo dove poteva rimettersi in sesto prima di tornare nel vagone e sottoporsi nuovamente al difficile esame che lo attendeva nelle vesti di una bellissima e misteriosa donna.
Il sole che filtrava nel bagno creava un'atmosfera irreale e tutto sembrava galleggiare nell'inquietudine, guardò nello specchio davanti a sè e si fermò a pensare agli anni e anni di sporcizia sopra di esso.
Quell'atmosfera lo riportò all'infanzia, i pomeriggi estivi passati a cercare vecchi e polverosi ricordi in soffitta, dal lucernario entrava la stessa luce che entrava ora e questo in qualche modo gli fu di conforto.
Si guardò nello specchio ora pulito con un pezzo di carta igienica e si fermò a guardare l'immagine riflessa, era iniziato il solito interrogatorio e la solita ispezione.
Vide i primi capelli grigi, quelli che lui chiamava capelli chiari o certe volte biondi giusto per mentirsi ulteriormente, vide alcune zone rade in quella chioma una volta fluente e affascinante.
Le rughe agli angoli degli occhi potevano far pensare ad un passato nel mondo pugilistico e invece nascondevano solo una pessima cura della propria persona, la verità era che si curava solamente quando era previsto un incontro con un altro essere umano, non vedeva infatti il motivo di curarsi e di mostrarsi in panni migliori se non doveva uscire dallla propria casa.
Si guardò le grandi mani e cercò di pensare a quale ragazza gli aveva fatto un complimento in proposito, la sua ambizione era di far sentire sempre protetta la persona amata e sperava sempre di suscitare questa sensazione.
"Sembra ieri che ero un ragazzo delle scuole medie al campo scuola, quello che mi mostra il riflesso invece è solo un volgare trucco."
Mentiva spesso a sè stesso, cercava di sentirsi speciale o almeno cercava di essere speciale per qualcuno, se non lo fosse allora sarebbe stato solamente un altro individuo qualunque e questa era un'idea che lo rendeva infelice.
Quella donna seduta vicino a lui prima era veramente affascinante, la sua mente tornò presto a lei e al desiderio di farla sua.
Si lavò il viso e stette sotto l'acqua gelata almeno cinque lunghi minuti, solo un violento bussare alla porta lo fece ritornare alla realtà.
"Mi scusi è tutto a posto, sta bene? Stiamo aspettando da molto qui fuori."
Si sentì a disagio dopo quel rimprovero giunto da una giovane voce, si rese presentabile in fretta e furia e uscì in silenzio sempre senza guardare chi aveva davanti, sapeva di essere osservato dagli altri passeggeri in attesa e ormai evidentemente contrariati.
Prese il corridoio che lo avrebbe riportato nel suo scompartimento e si soffermò a guardare il panorama che schizzava via a una velocità impressionante dal finestrino, era la stessa magia che lo stregava da bambino quando era in auto con il nonno.
Non era pronto a rientrare nello scompartimento dove lei lo attendeva, si fermò ancora un attimo rapito dal panorama che il treno in corsa gli offriva.
Si soffermò a pensare a quante donne aveva giurato amore eterno, a quante volte era finito nel baratro per una storia finita male ed infine a quanto dolore costava rialzarsi dopo l'ennesimo fallimento.
Anche il rapporto più importante che aveva vissuto era stato liquidato dalla sua ex come se fosse stato una brezza leggera anni dopo, il tempo a volte è crudele e ti costringere a recitare ruoli non tuoi come quello dell'amico.
"Dai sono stati solo due mesi e sono passati due anni!"
Queste parole bruciavano sempre nella sua testa e non se ne andavano, a questo punto decise che quello che lo aspettava era francamente meno peggio di quello che aveva rivissuto.
Aprì la porta scorrevole e senza proferire parola si andò a sedere al suo posto, lei era lì che lo guardava con un pizzico di malizia e un tocco di curiosità.
"Stavo cominciando a preoccuparmi per lei, è stato via parecchio tempo."
Lui la guardò basito e cercò di simulare la sorpresa di questa inaspettata confidenza cortese, studiò un attimo quale risposta era la migliore prima di esprimersi.
"Per usare i servizi c'era una lunga fila, ho dovuto aspettare a lungo."
Lei rise spensierata e mise via il libro che stava leggendo, era un tascabile dalla copertina rossa consunta.
"Io mi chiamo Barbara e lei è.. ma certo lei era il mio vicino di casa questa estate al mare."
Stupito che lei in quei pochi momenti che era nel suo domicilio lo avesse riconosciuto, non seppe bene come reagire.
"Non ci siamo mai presentati.. anzi a dire il vero ho sempre pensato che fosse sempre fuori per lavoro, i vicini la descrivono come una persona instancabile."
Lei sorrise e tutto il mondo splendette, questo è uno dei tanti poteri di una donna, sanno trasformare anche il giorno più grigio in un giorno di sole.
"Mi scusi ma lei non mi ha ancora detto come si chiama."
Quel rimprovero scherzoso lo colse in fallo, la guardò a lungo negli occhi castani e poi si soffermò un attimo sulle lunghe gambe vellutate.
"Mi chiamo Alan, piacere di conoscerla Barbara."
Barbara gli strinse la mano, una stretta forte e decisa che lasciava capire che lei non era per niente il sesso debole, si aggiustò per l'ennesima volta l'ingombrante vestito e sospirò.
"La gente deve sempre trarre conclusioni affretate Alan, è vero non ero mai a casa ma non per lavoro bensì per recarmi in ospedale da mia madre."
Avere tatto di fronte a quelle che sono considerate situazioni delicate non era il suo forte, provava un forte distacco anche per i problemi che lo toccavano figuriamoci per quelli di un altro, cercò una frase da dire non troppo evasiva e nemmeno troppo invadente.
"Capisco, mi spiace molto.."
Entrarono in una galleria e fu subito buio, nessuno poteva giurare che il mondo fuori in quei cinque secondi di nero totale esistesse ancora e che il tempo non si fosse cristalizzato.
Tornò la luce e lei era lì a fissarlo quasi annoiata, il sorriso dal suo volto era ormai sparito e aveva lasciato spazio solo all'ansia e alla preoccupazione.
Lui si alzò e andò a sedersi vicino a lei, le strinse la mano nella sua e questa volta fu lui a sorriderle ma con gli occhi.
"I brutti e i bei momenti si alternano sempre, sono come il sole e la luna."
Barbara si lasciò andare e gli pose la testa sulla spalla, non sapeva bene chi fosse quell'individuo ma gli infondeva sicurezza, era come i primi raggi di sole dopo un lungo inverno.
Ora la donna poteva chiudere  gli occhi e sentirsi protetta, le notti tra medicine e dottori erano ormai distanti e il peggio era ormai alle spalle, poteva tornare a casa sapendo non solo che la malattia del genitore era sconfitta ma che forse aveva trovato qualcuno di speciale.
A volte le parole sono solo un inutile spreco in un discorso già perfetto, è la vita a girare le pagine della nostra storia e Barbara aveva deciso di non essere una lettrice troppo curiosa, non sarebbe andata fino in fondo al libro per scoprire prima il finale.
Alan era un perfetto nuovo inizio e non andava rovinato con la fretta, si sarebbe lasciata cullare e proteggere.
Dopo qualche ora il treno finalmente si fermò, lei aprì gli occhi incoraggiata da una sua carezza e capì che il loro viaggio era appena iniziato.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento