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Autore

Riccardo Piroddi

in archivio dal 06 feb 2008

11 agosto 1977, Massa Lubrense (na)

segni particolari:
Battuto e Beato

14 maggio 2009

Italia

Dedicata ad Allen Ginsberg

 

Italia, avrei potuto darti tutto
e invece, non ti do niente
perché, seppure ti avessi dato tutto,
tu non mi avresti ridato niente,
è così che funziona,
è così che tu mi hai insegnato.
Italia, ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Lo riconosci questo?
È il tuo Dante.
In quale fogna hai ricacciato i tuoi spiriti magni
dopo avergli strappato la lingua
e costretti al silenzio?
Italia, perché ti fai guidare dagli imbecilli,
perché ti lasci disonorare da quelli che chiami onorevoli,
quando la finirai di creare coglioni in serie,
coi capelli ordinati e le valigette piene di inutilità?
Italia, quando smetterai di ascoltare quei figuri vestiti di nero
che ti parlano d’amore senza, per fede,
aver mai nemmeno potuto toccare una donna?
Quando potrò amare un uomo,
quando una donna potrà amare una donna,
quando, Italia, chi è costretto a soffrire, potrà amare
a tal punto la vita da volerla abbandonare
senza bruciare all’inferno?
Italia, i tuoi libri sono pieni di polvere e mosche,
il marmo bianco dei tuoi monumenti è corroso.
Non sei stata capace di conservare le tue glorie,
preferisci i vestiti alla moda, i festini di coca
e le puttane di lusso.
Italia, deciditi una buona volta,
butta quella maschera da persona perbene
e mostra tutto il tuo sudiciume.
Italia, puzzi di immondizia,
sei marcia e corrotta.
Guardati, se ci riesci,
non provi vergogna?
E qualcuno ancora viene a parlare di sogni!
Italia, mi fai ridere, non sei più credibile.
Ti ho concesso troppe possibilità
e mi hai ripetutamente deluso.
Tieniti pure l’affetto di mio padre,
che continua a volerti bene,
convinto di vivere nel migliore dei paesi possibili.
Guarda come l’hai ridotto!
E come lui, tanti altri.
Italia, perché io che non sono figlio di politico, industriale o grande giornalista,
tanto vale sia figlio di puttana,
almeno qualcuno ringrazierà mia madre
per la mezz’ora di piacere concessagli?
Mi ascolti? O sei troppo impegnata a guardare un reality show?
Continui a cercare i tuoi modelli di vita
tra le pagine delle riviste scandalistiche e nella cronaca nera.
Sei anni per condannare una madre assassina,
e pochi secondi per far saltare in aria dei galantuomini che ti combattevano, Italia mafiosa.
I processi si tengono negli studi televisivi,
i ministri concedono sconti di pena ai criminali,
i pentiti li mandi in crociera
e i collusi in Parlamento.
Vai a farti fottere, Italia. Vai - a - farti - fottere!
Quando capirai che non esiste più il bene o il male
il legale o l’illegale, il pericoloso o il sicuro
ma soltanto quello che ti fa divertire e quello che ti annoia?
Italia, mi intendi o devo parlare in modo più semplice?
Perché sei capace soltanto di inventare obbrobri
che si sforzano di rassomigliarti?
Perché ci vuoi tutti uguali a te?
Quale colpa dobbiamo pagare?

 

Italia, le mie magliette hanno il collo sdrucito
e le mie scarpe le suole consumate.
Faccio il cameriere e scrivo poesie per restare vivo.
Ho buttato via la mia educazione
per non diventare come te, Italia.
Mi fai schifo, mi fanno schifo quelli come te.
Italia, ascoltami, sono nudo e lontano da casa,
il D-tan mi sta rovinando le mani.
Le banche dove ho sempre portato i miei pochi soldi, sono i bar,
e adesso ho sete, Italia.
Cerco di andare fuori di testa ogni volta che posso
e ora sono dell’umore giusto per scrivere.
Italia, mi rivolgo sempre a te,
quando potrò comprare dal tabaccaio
quello che serve per le mie poesie,
quando, quei tipi che sembrano fotomodelli con la pistola,
cominceranno a dare la caccia a chi veramente merita di essere rinchiuso?
Italia, ormai da sei anni non vedo più Paola
ma di notte sogno ancora di baciarla.
Col nome di donna come lo porti tu,
lei merita di essere amata, non tu, Italia.
Ecco cosa di buono ti è rimasto, soltanto il nome di donna!
Italia, Luigi si è sposato e nessuno mi ha avvertito,
mia sorella mi telefonò due giorni dopo mentre ero a Ginevra.
Già mi hai dimenticato, Italia?
Hai già dimenticato uno dei tuoi figli migliori?
Italia, nell’aiuola sotto l’albero di pere
non spuntano più i ciclamini ad Ottobre.

 

Non ho mai capito se scherzi o fai sul serio Italia,
se sei matta o troppo sana,
se sei fatta o lucida,
se menti o mi dici la verità.
Seghiamoci una canna, Italia,
ah no, tu non fumi, hai ragione, è contro la legge.
Quanto sei stupida e falsa, Italia!
Mi fai pena.
Mi vuoi denunciare?
Vuoi chiamare la polizia? Fallo!
Mentre li aspetto,
mi gusterò un’altra bottiglia di liquore generoso.

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