username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di Rita Stanzione

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Rita Stanzione

  • 03 settembre 2017 alle ore 7:41
    Dai nostri cuori terreni

    Se esiste
    un silenzio luminoso
    trascorre
    tra sorrisi murati
    e oceani di trasparenze.
    Lo stupore
    è un segno della notte,
    per un ordine segreto
    vi apparteniamo.
    Forse sono stati
    i nostri cuori terreni
    ad ammansire la luna
    polso celeste, che risuona
    di divinazioni.

  • 02 settembre 2017 alle ore 20:22
    Nascita

    C’è un inguine di tempo
    profondissimo
    dove nasce e prende senso
    l’amore
    S’incrociano fuochi
    contatti d’aria
    Ogni sostanza fa materia a sé
    Si sfaldano principi
    Inizio e fine 
    Come non si respira
    e si respira troppo
    uguale a nessun luogo 
    C’è un indice di purezza
    mai calcolato 
    estremo e nullo il limite,
    l’impudicizia
    S’indovina un punto
    La fusione
    Un pozzo si disegna
    lì negli occhi

  • 01 settembre 2017 alle ore 13:12
    Settembre (acrostico)

    Si stanano le nuvole
    e in cigli rosei
    tendono vie di vento, come 
    tavole antiche di effemeridi. 
    Entrano in terra i verdi,
    morbidi appigli scavano 
    bordati di frescura- 
    ruotando ancora dolci, luci 
    e altalene di oscurità.

  • 31 agosto 2017 alle ore 7:58
    Settembre (tre haiku in acrostico)

    sole ai precordi-
    esausto di bagliori
    tinteggia rupi
     
    tesa giù l’ombra
    erosa dall’estate-
    mantice molle
     
    bacche azzurrine
    ridisegnano frutici-
    elisir d’uve

  • 30 agosto 2017 alle ore 0:13
    Marosi

    Marosi sul filo di lama
    prendono i polsi
    e il deserto dei tendini.
    È uno spaccato, metà viaggio
    metà stasi. Forse dovrò abbracciare
    intere foreste di posidonie
    prima di averti alla curva del fiato.
    Forse non è innaturale che il mare
    sia la nuca e la gola.

  • 29 agosto 2017 alle ore 9:07
    Da un sussurro degno di luce

    Mi hai lasciato, fiore 
    alla deriva del sole.
    Germoglieremo dalle labbra
    al rinnovato sussurro
    di una stagione antica.

  • 28 agosto 2017 alle ore 8:08
    La linfa porta sollievo

    Continuo a preparare insalate.
    Non hanno fine i gradienti del verde
    e la fame è un abuso di foglie in miniatura.
     
    Oggi è l’ennesimo aroma di oleandro che mi prende.
     
    Che io mi lasci prendere non è dovuto
    e non è uno scherzo - sacrifico la libertà
    di vomitare il verso delle cose.
     
    Di quali altri bocconi posso nutrirmi?
     
    se questo pasto - dedizione
    è una specie di volo, sopra i sogni. 

  • 27 agosto 2017 alle ore 13:28
    Da ballatoi alieni

    La stanca estate
    vorrebbe tramontare
    nella noia albescente
    di un deja vu ritorto. 
    Le espressioni sguarnite
    da ballatoi alieni
    incartano la luce
    -lanciano guizzi poveri di vento.
     
    Una musica sorda, va girando le schiene
    verso geminidi di polvere
     
    euforie raggrumite in cocci d’anime
    siamo
     
    dentro spigoli spenti
    con insetti nei pugni
    e ragnatele delle feste
    che inerti ci finiscono
    come gli amori
    in fila, nel passato.

  • 26 agosto 2017 alle ore 8:03
    Nebulosa

    Che strana
    questa nebulosa
    ad abitare il firmamento
    di giorni e notti.
    Schiere gloriose
    e scie incerte, prese
    a nutrire l’idea dell’esserci
     
    catturate, promiscue
    siderali distanze  
    ravvicinate.
     
    Ognuno s’accende
    lampadina di presenza
     
    un’eccellenza brilla
    forse una stella nuova
    immersa in trama
     
    click d’identità
    l’intermittenza
    d’istanti in ore
    e poi
     
    anche un vuoto si aggiunge
    in tracce
    lasciate lì per sempre
    al database del nulla eterno
    dall’anima virtuale.
     
     

  • 25 agosto 2017 alle ore 8:14
    Di altri mondi

    Pinnacoli lucenti
    di altri mondi
    Al centro tocchiamoci
    meraviglie esplose
     
    Iridi quiete
    come il silenzio
    Caleidoscopio è il vero
     
    L’anima
    ci domina

  • 24 agosto 2017 alle ore 8:26
    Ossa e genziane

    L’unico luogo certo
    è tra le mie ginocchia d’ossa.
    Non dite niente se quest’incrocio
    è di rotelle e attrito.
    Cadrei sull’asfalto con
    troppe parole in spalla e un pugno
    di polvere amorale,
    se non avessi a cuore
    questo formicolio del corpo
    mezza letalità piantata
    tra le scapole e una boccata
    di genziane acerbe.

  • 23 agosto 2017 alle ore 0:02
    Impronta

    Arriva da un’impronta
    storia di sabbia lieve al tempo.
    Umida, unica, rotonda.
    Fissa su una radice
    pazza di mare.
     
    Saprò di navigare
    gocce che non asciugano
    -onda d’ossigeno
    sei qui, mi muovi.

  • 22 agosto 2017 alle ore 7:50
    Fermalo un accento

    Tu fermalo un accento
    amore mentre tinge
    un riflesso di pelle
    e che il vibrato torni
     
    ai sensi miei custodi
    del mare intero quando
    prossimo a insenature
    allaga e sugge terra 

  • 21 agosto 2017 alle ore 10:06
    In segni semplici

    Ecco a cosa serve
    il fulcro dell’ordine
    una pace mischiata
    a parole sfitte
    Selve d’anni
    apparecchiate
    in un sorriso di poesia
    Serve? aprire porte
    al raggio che si posa
    sugli antichi volti nostri
    rannicchiati nei segni semplici
    e parlanti

  • 20 agosto 2017 alle ore 8:34
    Ci ebbe in trasporto un verso

    Ci ebbe in trasporto un verso e la sua scia
    affine sulle bocche, poi un umore 
    frusciato dentro i sassi da nastìa 
    di voce e ancora goccia quel lucore. 
     
    Di tregua il suono è nome da scolpire  
    e il fiato che si trema non ha estremi
    se non steli di cere - e traccia spire  
    di un’immanenza al raggio che non temi.
     
    Cavi i pensieri specchiano le cime 
    salgono rami nuovi da una gola
    d’attese - il cielo arriva dagli scuri
     
    vene che pulsano sollievo ai muri 
    asfittici, c’è gusto in una fola 
    d’estro e sintassi e t’amo sì, di rime. 

  • 19 agosto 2017 alle ore 15:14
    Quando scende

    Quando scende
    nella bellezza, giù
    come in terra
    in bordature di odori
     
    è quell'inabissarsi
    che non chiede più
    di un seme d'abbraccio.
     
    Gli do la chiave
    mi abbranca all'interno;
     
    non c'è filo d'Arianna
    a spezzarsi:
    si torna
    viaggio nel viaggio
    cuore al cuore
    e altre somiglianze.

  • 18 agosto 2017 alle ore 20:01
    Vista d'interni

    Degli spigoli vivi
    affilati alla vista
    pure i cardini privi
    della luce che dista
     
    in mollezza di tonfi.
    Dalle camere vuote
    straziano in echi, gonfi
    delle gracili immote
     
    carezze incise ai lati
    del buio. Spinge l’ora
    a stremarsi, brancati
     
    steli al graffio di bora
    dilateremo i fiati
    come essenze d’aurora.
     

  • 17 agosto 2017 alle ore 14:43
    A lume schietto

    e a lume schietto
    vasto odore di pioggia
    prende la sabbia
     
    attesa in lamine                          
    -fondo di luna-
    la viola scura a riva
    irrora mare

     

  • 16 agosto 2017 alle ore 14:36
    Palmi di tramonto

    Forse interviene il tramonto a scoccare carezze
    nel sottile gioco del confinarsi 
    per il sorgere interno e il porgersi sponde
    in una nuova sincronia del perdersi

    L'ora si scompone sfaccettando il mistero
    l'ora si spoglia delle bende 

    Nei palmi morbidi 
    siamo mimica della fiamma
    e più che bruciare si diventa 
    la forma estrema del sì 
    e poi le gemme si allargano
    in uno spazio che non esiste
    in nessun altro luogo

  • 15 agosto 2017 alle ore 11:54
    Rivolo

    Possa correre un rivolo
    giù per vetrate d’occhi
    perché non fugga ossigeno in maree
    oscure. E che la terra si ravvivi
    - la fonte cresce in ombra e il nocciolo
    è cieco bulbo. Quale sorso
    perenne al sorriso trabocca
    soffocato sulla clessidra immota.
    Sono parole d’ocra. Si dipanano                            
    in spine di tramonto, l’ora gela.

  • 14 agosto 2017 alle ore 7:10
    Dove, i tuoi occhi?

    Dove sono i tuoi occhi?
    L’alone della luna è cenere
    laconica, ruba la dolcezza dai pendii.
    Potrei puntare al vuoto d’indaco
    planare l’attesa al limite del conosciuto,
    ma questo mio volteggio è storia d’ombra
    scende nel letargo, si avvolge
    di perduti lumi -vezzi, forse.

  • 13 agosto 2017 alle ore 0:27
    Bianchi d'albe

    Noi che siamo
    inizi d'albe
    lisci come le piume
    bianchi di silenzio
    con i colori nei palmi
     
    ci giriamo,
    un attimo finito
    nei cristalli
    ieri
    le corde staccate
    giorni di anni luce
     
    il punto è
    siamo nel punto stesso
    dove siamo nati
    quel sorso di spore,
    quel miracolo di nudità

  • 12 agosto 2017 alle ore 0:33
    Mio sensibile

    Mio sensibile 
    sei una fede in me
    potrei svanire in anni 
    di tedio e inerzia
    avrei le braccia monche
    e saprei carezzarti
    come se fossi viva.

    Sarei più tenue
    dell'accenno di un canto
    -docile, e non come il Tempo.
    Tornerei dove il prato è arido
    solo a veder quel fiore
    ch'è maturato
    senza curarsi d'essere visibile.

  • 11 agosto 2017 alle ore 12:33
    Afa

    L’estate ronza 
    da un capo all’altro, 
    ombra nel corridoio

    la zanzara ubriaca da giorni
    continua a succhiare la pelle 
    è per inerzia? 
    o esiste la crudeltà della specie
    -mors tua vita mea-
    così continua a dissanguare
    chiama rinforzi, non demorde
    l’infame sfibra

    la fibra è fibra
    dura a sfinire
    dopo le dieci 
    risboccio 
    efficiente, infallibile, 
    intelligente

    lancio un primo sospiro 
    oltre il disagio

  • 10 agosto 2017 alle ore 16:33
    Scrutarsi per restare

    Restare 
    scrutarsi
    tra muri che ci assorbono
    è goccia luce
    sul battito di ciglia,
    un susseguirsi di antefatti
    in direzione opposta a cose arrese.

    Sembianze prese dagli spigoli,
    in gesti rallentati
    le spore 
    che gridano al domani:
    mi scava e riempie 
    il respiro che sillabi ad incanto di fuga 

    -esaudisco assonanze-

    lo porto in segni d’ombra 
    fissandolo in riparo,
    cerchio di presenza.