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Poesie di Rita Stanzione

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  • 01 novembre 2017 alle ore 13:33
    Orma che non scivola

    Passa parte a parte la nebbia
    lascia verbi all’infinito -sono
    grani incompiuti a stringere le bocche.
    Gela il silenzio, gola di resina sospesa.
    Tenero è solo l’abitarci
    tra foglie e formicai dormienti,
    d’aria che tende terra
    per l’orma cara ai piedi
    che non scivola.

  • 30 ottobre 2017 alle ore 14:14
    Se plana pace

    Se plana pace
    l’esserti canto, all’apice  
    che ci rese di piuma
     
    sconvolti i passi
    in tangenza che unisce
    lo spazio, qui si schiude
    la chiave - per l’aria.

  • 29 ottobre 2017 alle ore 16:39
    Alla pacifica vendetta del brachiosauro

    E tante lodi
    alla pacifica vendetta del brachiosauro
    il ponte d’ossa
    sui turbamenti dell’evolvere.
    Da quintessenza, muto
    il citoplasma che s’espande:
     
    non s’è negato l’atomo alla scienza,
    così una macchia fragile
    rivela che l’essenza
    -d e s o s s i r i b o-
    non è principio, ma un’accoglienza.

  • 28 ottobre 2017 alle ore 7:57
    Stasi d'edere

    E poi se vieni
    a portarmi un altrove
    non lasciare spento un cantuccio
    quel giro di parole
    piccola stringa di una luce
    sorretta insieme
     
    una porta-finestra
    in riva al sangue, devi aprirmi
    al ritorno di una città
    che gravita tra sé e sé
    lobo d’un capestro, eppur carezza
    al polso.
     
    Ci si rimane in mente.
    Bisogna viaggiare nell’incoscienza
    delle nuvole, scalee di piume
    da non calcare il peso

    credere a stasi d’edere
    più profonde, sul gelo.

  • 26 ottobre 2017 alle ore 14:57
    Grafico tridimensionale di un'essenza

    Raccontami una storia
    la storia d’un viaggio
    affascinato dal suo centro
    armonia d’insieme
    di una monade in un oceano
    continuamente appena nata
    in illogiche involuzioni
    apparenti
     
     - Tanto si è perso
    tanto si ritrova
    e niente rimane quel che è -
     
    Il boomerang non fa fermate
    solo sfuggenti indugi
    nel combattere l’aria
    verso il fondocielo
    distacco da uno zenit
    svasato di certezze
    Mai hai lasciato quella casa
    eppure ci ritorni perché
    ci abiti da sempre
    sdoppiata da un’essenza
    che ha nostalgia di te
    La soglia ti aspetta
    e placate le distanze  
    ti riappropri del tuo vuoto
     
    La mente del silenzio
    magari lo scopre
    chi sei veramente
    In fondo
    il nulla unito al nulla
    non fa sempre zero
     

  • 25 ottobre 2017 alle ore 17:37
    Ferita immota

    Ventre cobalto
    dalla ferita immota
     
    quella luna d’amianto
    un simile abisso
     
    a tratti ridiscende
    singhiozzo
    che parte dalla fine.

  • 24 ottobre 2017 alle ore 17:40
    Punto cieco la nuca

    Prego l’esorcista dei fiori
    di espellere un graffio
    mentre la nuca si copre di ascolti
    fianco a fianco al brusio degli insetti
    caduti nei cimiteri dei canti.
    Altro il tempo di sole inconsapevole,
    rianimo il pianto lasciato a seccare
    nell’inciso turchino. Ma la soglia
    del cielo è un punto cieco
    una cruna inspiegabile.

  • 23 ottobre 2017 alle ore 16:49
    Piccola donna fedele a un incompreso

    Qualcuno dica agli incompresi
    com’è vasto il rumore degli occhi
    e colga il grido dei palazzi
    senza finestre.
    È una piccola sagoma, fedele
    a chi da solo abita il giorno
    che d’improvviso volge a notte
    -la mente che si affanna
    e non sa riparo, non sa il ritorno-
    È donna. È donna? Chi potrebbe dirlo
    se lei in realtà è un’essenza unica?
    Entra nel silenzio del fratello folle
    nell’urlo solitario
    gli dà un boccone e nutre,
    cura tutti i suoi sogni
    cura parole strane
    di voce nata e non riconosciuta.
    Quando l’ha ridestato, gli dice
    ch’è dolce la luce, il sonno, il dopo.
    L’assenza per paura.
     

  • 21 ottobre 2017 alle ore 7:38
    Corde

    Si dondola
    nel vibrato di amache
    vuote. Sottili
    i pensieri scostano il mondo
    per non averlo troppo addosso.

  • 20 ottobre 2017 alle ore 20:06
    Come si sta

    Come si sta a fare i piccoli acrobati
    della costanza, gli smarriti nel binario
    del certo e più meriti da eresie
    di zigomi tondi -l’opera assurta,
    le repliche al teatro dei tarli che
    insabbiano le stelle. Slanci -come
    si sta a dirli al pulviscolo che
    non lascia spiegare i rumori
    delle belle giornate, della lava
    venuta su da ossa di conchiglie.   

  • 18 ottobre 2017 alle ore 22:56
    Aliti in affido

    aliti in affido
    la tua terra la mia acqua
    un albero poggiato

  • 16 ottobre 2017 alle ore 22:45
    Dentro la luce che abbandona

    Qualcuno, forse un grande incompreso
    un diverso un indifeso
     
    qualcuno cerca
    in quel vuoto di nomi
    e raffiche d’inverno
    dentro la luce che abbandona
     
    immagina la parte mancante del suo viso
    il sorriso d’infanzia che taglia il cielo in due
    -qui lo spazio chiaro e lontano il fango.
     
    Cerca di aprire pieghe
    dare alla luce piaghe di silenzio
    guadagnare un sogno
    d’insorgere, diamante
    da un gemito di polvere.

  • 15 ottobre 2017 alle ore 8:09
    Tinte di foglie marce

    si culla nelle stagioni
    il sogno dei sogni
    per la paura dei detriti
    e i silenzi degli alberi cavi

  • 14 ottobre 2017 alle ore 17:44
    Orme di trifogli

    Un po’ la segui
    poi la precedi
    la brezza irrazionale
    folgore al viso che s’incurva
    tenera taglia il mondo
    da un cordolo di assenza
    e clorofilla -natura adottami
    in folte macchie e orme di trifogli.
     
    Non sento gelo né paure
    un solo punto- varco
    iridescente chiama
    mi ravviva
    notturno spegnimento
    dove smottare il nero-
    tempesta
    e mancamenti
    come sa fare un albero
    una radice
    un’ala che si asciuga e canta.

  • 12 ottobre 2017 alle ore 23:48
    Levarsi divergenze

    Per lunghe ore seguo
    ghirigori degli occhi
    fluidi pensanti
    girano pagine, vagheggiano
    di mappe antiche e nuove.
    Sovviene lo scorrere di un treno
    il bel fischio sull’erba.
     
    Dov’è che andate
    mentre sembrate a parlottare
    ognuno questa lingua?

    Prima che si voltassero
    l’ho visto
    avido e tenero il cipiglio
    su porte audaci
    “vorrei provare a dire e a fare
    a sciogliermi dall’ordine”.

    E poi, anche le foglie
    avvolte al vento 
    fuori dai dedali a conoscere
    l’altra metà del viaggio.

  • 10 ottobre 2017 alle ore 18:33
    Di te sconfino

    Di te sconfino in aurei plessi, come
    irradiasse cielo da libertà
    di vene e spire
    in deflagrazione. Principio
    in forma d’aria: dissipata materia 
     
    se l’ombra apre uno spiazzo a foci
    la luce affonda d’occhi
    va a recidere lame
    dov’è posa quel tempo
    che non siamo.

  • 09 ottobre 2017 alle ore 1:42
    Cento immagini

    Ne ha spostate di immagini
    non le ha nascoste il refolo
    di ottobre che si aggiorna
    in spiragli braccati,
    personifica foglie. Sono mani
    arrossate al resistere
    cento sostanze al pensiero
    cento giorni che il peso
    degli oggetti è quanto un sole
    lungo a salire.
     
    Cento crini cento rime
    un fare di giorno e di notte
    come immobile, e ausculta
    il minimo suono elevarsi   
    tra i nove milioni e l’esubero
    di quando s’aumenta il pulsare
    che a diluirlo, quella
    sarebbe la vita che snida
    forma in forma - pieno spazio
    si deposita adagio
    si ferma.
     
     
     

  • 05 ottobre 2017 alle ore 19:34
    Stilla dal verde scialbo

    C’è un potere che stilla
    dal verde scialbo. Prima una
    e due, e tre foglie:
    lo sciame è un esodo di senza terra
    disperata leggerezza
    al gioco estremo del fortunale
     
    un polso grigio
    che sospende il giudizio -feltro
    ogni desiderio si espande in viscere,
    strabilia ossari di farfalle.

  • 01 ottobre 2017 alle ore 8:30
    Ottobre (acrostico)

    Orli di colibrì che arrossano
    Tutto il tempo d’estate
    Tatuo in fronde si avvolge
    Ombra-culla al crepuscolo
    Bucato il nastro densità del lumen
    Rimesta petali di effluvi
    E cromie in balletti su e giù d’incanto   

  • 29 settembre 2017 alle ore 18:56
    Vagolante più di un segno

    Socchiusi gli occhi 
    la luce vagola
    in cupole lontane.
    Un trittico d’ignoto
    -spiriti che ci abitano-
    è al centro
    che ci ignora, svanendo
    in un indugio d’avvenire.

  • 24 settembre 2017 alle ore 8:07
    Mentre resta il fiore d'agave

    Mentre resta sull’acqua
    quel vecchio fiore d’agave
    ho perso l’abitudine
    di contare i flutti e anche i viaggi
     
    e quanti vetri
    lisi dall’aria del domani
    sono ambientati qui, nel giro
    che fanno gli occhi
    da una piccola morte
    e morbidezze imbambolate.
     
    Mai svegliatemi
    da questo nocciolo ispessito
    oscuro di galassie
     
    non ho che due carezze
    di cura autentica
    e sorrisi in ginocchio 
    come uccellini
    nel petto di gennaio.
     

  • 21 settembre 2017 alle ore 16:24
    Al caos quando tu sei sera

    Perché tu venga
    a prendermi le mani
    farei tracciati e descrizioni
    ma sono fatta di rintocchi
    scomposta
    in sillabe e peccati
    bocca senza lessico
    solstizio che deflagra
    lento, come l’arrendersi del polso
     
    Perché tu venga
    servirebbe la primavera
    sulle dune
    Al tuo soffio m’incurvo,
    le vene della terra
    salgono alle guance
    simili al caos
    quando ruba al cuore
     
    Somiglio
    a quando tu sei sera
    e poi la stessa
    di pietra lavica e sudore
    mi fai tenebra agli occhi
    tra le scintille delle palpebre

     

  • 19 settembre 2017 alle ore 19:39
    Sommosso autunno

    È chiara la speranza
    del vento quando macina,
    anima del ritorno
    posa il piede nell’autunno e già
    rossori vagano nei pori
     
    e non si sa spiegare
    una vendemmia poi a seguire
    tipo una mescolanza
    di cirri e fiati, elegie
    d’evento.

  • 18 settembre 2017 alle ore 3:37
    Floema

    Solo dell’alba ci saremmo avvolti
    risaliti dal tenero floema degli abissi
    come poesia del silenzio: un soffio più forte
    dove schiavi i verbi muoiono
     
    Siamo dentro noi, luoghi ausiliari
    conosciuti in chiarori di frontiera
    Alla curva del giorno sbavature di realtà
    dilagano aspre, ma i cuori dietro i vetri  
    hanno ragione del rimanere intatti
    nelle loro cromie, incise a fuoco  

  • 17 settembre 2017 alle ore 8:48
    A metà strada

    Il vinile della tua voce mi gracchia al telefono
    qui il vento graffia un’altra stagione e un viaggio dentro
    per chissà quando torniamo
    Era bella l’estate, senza dubbio femmina
    come noi gazze di mare una riva l’altra timone
    Ricordi il ridere facile? come la schiuma
    come l’aria nell’acqua e i piedi in più continenti
     
    Il rumore assordante dell’aereo porta qui il tuo tempo
    l’onda si piega al passato... si ama ancora
    si ride meno, si è più misteriose
    colpite dal senso della roccia e dell’acqua
    che cambia le forme ma non le dimentica
     
    per questo mi vedi immobile qui
    a guardare la tua schiena andar via
     
    Tu cammini da sola
    io ti cammino dentro
    Poi ci diamo appuntamento
    a metà strada