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Poesie di Rita Stanzione

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  • 13 settembre 2017 alle ore 16:10
    Cedo il nero per rose di sogni

    E cerco un passo breve
    negli echi malinconici dei fossi
    un cosa posso darti
    cerco alla finestra
    in meridiani e attriti -vengo a dirti
    la voglia del gesto che mi sei,
    il fermaglio divelto
    di come ti avvicini.
     
    Cedo il nero
    per rose di sogni -parole
    d’afona voce che s’invola.
    Rimbocco la coperta
    dove i fianchi s’allacciano
    -quegli argini
    tra le efelidi e ceneri di cielo. 
     
    Cerco il segreto del tatto
    lungo i crinali,
    se volessi sfiorarti
    adesso
    la speranza dei corpi
    colmerebbe quelle stanze clessidre
    dove ho l’alba nei piedi
    -un ballo
    sul perno della luce.
     

  • 12 settembre 2017 alle ore 15:33
    Lato a lato

    Fa’ come se fosse
    casa tua
    questa fortezza
    di pelle e cardini.
    I cancelli e i passi sono uguali,
    non bussare - e muovi il tempo:
    lato a lato, sto.
    Come dire,
    basterebbe l’aria
    per aversi.
    E le mani piene.

  • 11 settembre 2017 alle ore 14:34
    I figli di Aleppo

    Hanno smesso i sorrisi e anche il pianto
    i bambini di Aleppo.
    Lacrime e sorrisi, per sgorgare
    vogliono case di libertà e pane profumato,
    vogliono giochi di bambole e di speranze
    corse nei prati non violati.
    I figli della guerra
    camminano sui fumi e sulle pietre aride
    quando non vengono traslati oltre la paura.
    Guardano frantumarsi la pace,
    hanno imparato come muoiono i sogni
    insieme ai cari.
    Ai piccoli fratelli lasciati a terra
    con gli arti mancanti e gli occhi
    con l’ultima scintilla che arde vita.
    Hanno perso di vista gli angeli custodi
    hanno visto in cielo un fuoco che non scalda
    e il gelo scendere, cupo e vasto.  
    In tanti hanno disegnato
    resti sventrati, nel non colore.
    Mandano segni,
    stanno aspettando
    sotto le porte della cattività.

     

     

  • 10 settembre 2017 alle ore 22:52
    Esperide

    Vedo le vele
    da stanze rosse
    mischio parole
    e muschi in sale
    cadono flutti
    di palmi e sete
    spoglie e arse ancora
    faglie di sguardi.
    Il sogno a vie 
    strascica gli orli
    vicina esperide 
    apre la conca
    slanci di gioie
    epilessie
    in nude retine
    di meta e viaggio.
     

  • 09 settembre 2017 alle ore 15:15
    Il dono dello specchio

    La pietra
    lanciata da mano indolente
    ha sapore di ferro
     
    piovono ceneri
    e poco che trapeli
    occhi negli occhi.

    Colpisce
    un male incalpestabile,
    rimedi appesi come foglie
    e altre culle d’oblio.
     
    Rifugio opaco
    da porte chiuse a più mandate
    -s’è perso
    il dono dello specchio.
     
    Da un’eco sinusale
    c’è solo da aspettare
    una natura che ci annulli
    e poi ci rimodelli
    in un Monet di scie
    e oscillazioni.
    Esili fili d’erba
    a contare i cerchi del vento
    rapiti, dalla stessa
    vita principiante.
     

  • 08 settembre 2017 alle ore 23:11
    Lontano afelio

    Cammino e schiaccio foglie
    dacché l’afelio
    è brillantezza
    di una visione smemorata.
    Distanze grigiocenere
    a nord del paradiso,
    non interrotte.
    Dolore d’alba a sera.
    Cammino
    gridi di sabbia e tundra
    più volte torno
    a una stasi indovina
    esilio
    accartocciato al centro.
    Sotto la giacca, fitte
    di un’enfasi
    da cui mi stacco
    per il colore, troppo.

  • 07 settembre 2017 alle ore 14:00
    Verde e azzurro

    Il peso del forse
    si muove a gocce,
    sfiora reminiscenze
    sul filo delle dita
    Verde e azzurro
    oro delle cere
    -ritornano
    e sfumano in luce
    le piogge degli attimi-
    La percezione è un’opera d’arte
    perfetta e delicata
    che si espande
    sulla vita
     

  • 06 settembre 2017 alle ore 18:24
    L'orma passata dalle dita

    Che le canne mute
    dondolate dal sibilo del freddo
    siano lievi segni mentre cerco
    l’orma passata dalle dita,
    la fissità di un tempo luce 
    sulla strada del risalire incanto
     
    che lo sbraitare delle palme
    rispecchi l’eterno dirsi d’amore
    so, dall'aver profuso labbra nel nudo 
    dei pensieri, in ogni atomo di voce. 

  • 05 settembre 2017 alle ore 9:44
    Destinazione

    Di questo giorno
    ogni goccia è uno scoglio.
    Tra le cose che sono
    nemmeno il mare
    -imenità vivace-
    sa osare una destinazione.
    La spina che non muore
    trapassa conchiglie, e un principio
    d’estate -ancora tenero.

  • 04 settembre 2017 alle ore 15:58
    In esito di volo

    Sillabe in esito di volo
    lascio vibrare l'arpa
    la bocca tesse 
    si libera, discreta
    e va ad intendersi 
    con la tua voce
    per trasparenza
    a pelle

  • 03 settembre 2017 alle ore 7:41
    Dai nostri cuori terreni

    Se esiste
    un silenzio luminoso
    trascorre
    tra sorrisi murati
    e oceani di trasparenze.
    Lo stupore
    è un segno della notte,
    per un ordine segreto
    vi apparteniamo.
    Forse sono stati
    i nostri cuori terreni
    ad ammansire la luna
    polso celeste, che risuona
    di divinazioni.

  • 02 settembre 2017 alle ore 20:22
    Nascita

    C’è un inguine di tempo
    profondissimo
    dove nasce e prende senso
    l’amore
    S’incrociano fuochi
    contatti d’aria
    Ogni sostanza fa materia a sé
    Si sfaldano principi
    Inizio e fine 
    Come non si respira
    e si respira troppo
    uguale a nessun luogo 
    C’è un indice di purezza
    mai calcolato 
    estremo e nullo il limite,
    l’impudicizia
    S’indovina un punto
    La fusione
    Un pozzo si disegna
    lì negli occhi

  • 01 settembre 2017 alle ore 13:12
    Settembre (acrostico)

    Si stanano le nuvole
    e in cigli rosei
    tendono vie di vento, come 
    tavole antiche di effemeridi. 
    Entrano in terra i verdi,
    morbidi appigli scavano 
    bordati di frescura- 
    ruotando ancora dolci, luci 
    e altalene di oscurità.

  • 31 agosto 2017 alle ore 7:58
    Settembre (tre haiku in acrostico)

    sole ai precordi-
    esausto di bagliori
    tinteggia rupi
     
    tesa giù l’ombra
    erosa dall’estate-
    mantice molle
     
    bacche azzurrine
    ridisegnano frutici-
    elisir d’uve

  • 30 agosto 2017 alle ore 0:13
    Marosi

    Marosi sul filo di lama
    prendono i polsi
    e il deserto dei tendini.
    È uno spaccato, metà viaggio
    metà stasi. Forse dovrò abbracciare
    intere foreste di posidonie
    prima di averti alla curva del fiato.
    Forse non è innaturale che il mare
    sia la nuca e la gola.

  • 29 agosto 2017 alle ore 9:07
    Da un sussurro degno di luce

    Mi hai lasciato, fiore 
    alla deriva del sole.
    Germoglieremo dalle labbra
    al rinnovato sussurro
    di una stagione antica.

  • 28 agosto 2017 alle ore 8:08
    La linfa porta sollievo

    Continuo a preparare insalate.
    Non hanno fine i gradienti del verde
    e la fame è un abuso di foglie in miniatura.
     
    Oggi è l’ennesimo aroma di oleandro che mi prende.
     
    Che io mi lasci prendere non è dovuto
    e non è uno scherzo - sacrifico la libertà
    di vomitare il verso delle cose.
     
    Di quali altri bocconi posso nutrirmi?
     
    se questo pasto - dedizione
    è una specie di volo, sopra i sogni. 

  • 27 agosto 2017 alle ore 13:28
    Da ballatoi alieni

    La stanca estate
    vorrebbe tramontare
    nella noia albescente
    di un deja vu ritorto. 
    Le espressioni sguarnite
    da ballatoi alieni
    incartano la luce
    -lanciano guizzi poveri di vento.
     
    Una musica sorda, va girando le schiene
    verso geminidi di polvere
     
    euforie raggrumite in cocci d’anime
    siamo
     
    dentro spigoli spenti
    con insetti nei pugni
    e ragnatele delle feste
    che inerti ci finiscono
    come gli amori
    in fila, nel passato.

  • 26 agosto 2017 alle ore 8:03
    Nebulosa

    Che strana
    questa nebulosa
    ad abitare il firmamento
    di giorni e notti.
    Schiere gloriose
    e scie incerte, prese
    a nutrire l’idea dell’esserci
     
    catturate, promiscue
    siderali distanze  
    ravvicinate.
     
    Ognuno s’accende
    lampadina di presenza
     
    un’eccellenza brilla
    forse una stella nuova
    immersa in trama
     
    click d’identità
    l’intermittenza
    d’istanti in ore
    e poi
     
    anche un vuoto si aggiunge
    in tracce
    lasciate lì per sempre
    al database del nulla eterno
    dall’anima virtuale.
     
     

  • 25 agosto 2017 alle ore 8:14
    Di altri mondi

    Pinnacoli lucenti
    di altri mondi
    Al centro tocchiamoci
    meraviglie esplose
     
    Iridi quiete
    come il silenzio
    Caleidoscopio è il vero
     
    L’anima
    ci domina

  • 24 agosto 2017 alle ore 8:26
    Ossa e genziane

    L’unico luogo certo
    è tra le mie ginocchia d’ossa.
    Non dite niente se quest’incrocio
    è di rotelle e attrito.
    Cadrei sull’asfalto con
    troppe parole in spalla e un pugno
    di polvere amorale,
    se non avessi a cuore
    questo formicolio del corpo
    mezza letalità piantata
    tra le scapole e una boccata
    di genziane acerbe.

  • 23 agosto 2017 alle ore 0:02
    Impronta

    Arriva da un’impronta
    storia di sabbia lieve al tempo.
    Umida, unica, rotonda.
    Fissa su una radice
    pazza di mare.
     
    Saprò di navigare
    gocce che non asciugano
    -onda d’ossigeno
    sei qui, mi muovi.

  • 22 agosto 2017 alle ore 7:50
    Fermalo un accento

    Tu fermalo un accento
    amore mentre tinge
    un riflesso di pelle
    e che il vibrato torni
     
    ai sensi miei custodi
    del mare intero quando
    prossimo a insenature
    allaga e sugge terra 

  • 21 agosto 2017 alle ore 10:06
    In segni semplici

    Ecco a cosa serve
    il fulcro dell’ordine
    una pace mischiata
    a parole sfitte
    Selve d’anni
    apparecchiate
    in un sorriso di poesia
    Serve? aprire porte
    al raggio che si posa
    sugli antichi volti nostri
    rannicchiati nei segni semplici
    e parlanti

  • 20 agosto 2017 alle ore 8:34
    Ci ebbe in trasporto un verso

    Ci ebbe in trasporto un verso e la sua scia
    affine sulle bocche, poi un umore 
    frusciato dentro i sassi da nastìa 
    di voce e ancora goccia quel lucore. 
     
    Di tregua il suono è nome da scolpire  
    e il fiato che si trema non ha estremi
    se non steli di cere - e traccia spire  
    di un’immanenza al raggio che non temi.
     
    Cavi i pensieri specchiano le cime 
    salgono rami nuovi da una gola
    d’attese - il cielo arriva dagli scuri
     
    vene che pulsano sollievo ai muri 
    asfittici, c’è gusto in una fola 
    d’estro e sintassi e t’amo sì, di rime.