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Poesie di Rita Stanzione

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  • 10 agosto 2017 alle ore 16:33
    Scrutarsi per restare

    Restare 
    scrutarsi
    tra muri che ci assorbono
    è goccia luce
    sul battito di ciglia,
    un susseguirsi di antefatti
    in direzione opposta a cose arrese.

    Sembianze prese dagli spigoli,
    in gesti rallentati
    le spore 
    che gridano al domani:
    mi scava e riempie 
    il respiro che sillabi ad incanto di fuga 

    -esaudisco assonanze-

    lo porto in segni d’ombra 
    fissandolo in riparo,
    cerchio di presenza.

  • 07 agosto 2017 alle ore 18:22
    Infervorare l'Ombra

    Se l’implicare un gesto
    è muta voce in graffio
    assolvo l’orizzonte 
    in gemito, mia sponda unica

    sorgi dentro me 
    daga di sole
    per un gocciare aspro

    e non sia calco, materiale: 
    ché mi comprenda un lume esiguo

    e d’Ombra, lì assopirmi.

  • 07 agosto 2017 alle ore 18:22
    vuoto dentro

    vuoto dentro
    agli occhi che sorridono
    piccoli glicini escoriati dal vento

  • 06 agosto 2017 alle ore 11:56
    Little boy (6 agosto '45)

    Quanti, in balia dell’onda
    deflagrata nel cielo d’agosto 
    ignari che il sole possa precipitare
    mentre crediamo solo di girare
    fiduciosi del viaggio
    - mattino su sera, estate poi inverno.
    Cade la notte improvvisa
    diluvia, lucentezza scura
    orribile macchia, unica su ognuno
    la tunica incandescente.
    Vortice, schiarisce il volto alla Terra
    già piena di ceneri che hanno amato la vita,
    corpo su corpo, humus all’uranio.
    Neanche la morte osa svegliare
    dai loro polmoni la luce
    scavare il sonno di case e respiri,
    l’età del bronzo.
    L’abbiamo vista la vergogna salvare
    la scienza dal suo male?
    Negli ossari di Amleto rivolta il buio
    avanza, tra pace e follia.

  • 04 agosto 2017 alle ore 8:33
    Linfa di pietra

    Bosco pietroso
    dove alzo gli occhi
    e il viola s’innerva alle viscere.
    Dal raccolto alla sete, nidi
    intrecciano bocche all’attesa
    -sembra un grido connesso
    di vene d’erba
    questo ventre spogliato,
    di crampi.

  • 03 agosto 2017 alle ore 16:39
    Agosto (due haiku in acrostico)

    auspici d’ombra
    garriti di un crepuscolo    
    ormeggio a vampe

    sparute nubi
    torpore del meriggio
    orlato d’oppio 

  • 01 agosto 2017 alle ore 7:36
    Agosto (acrostico)

    Amenti di stremata linfa
    Gettano sale, sbozzano
    Orditi in ambra a lucere.  
    Slabbrata randa, aggruma il vento
    Tratto all’acuto rauco
    Ora dell’onda, ora delle sterne.

  • 31 luglio 2017 alle ore 9:00
    Un quasi maggio

    Vorrei un quasi maggio
    d'ombrosità dei tigli
    puro ascolto e ideogramma
     
    in quel poco di ora e qui
     
    rastremare correnti
    da greti di zavorre.
    Restare, oh quanto
     
    nel canto ludico
    da smarrimento!
     
    Chiedere scusa
    delle dimenticanze.
    Dimenticare
    ch’è vita e troppa
    e tu graziosa spora
     
    cacciata da deliri d'acque
    con il viso che affaccia
    in quale forma?

  • 28 luglio 2017 alle ore 22:28
    Sponda

    Sponda d’oralità e di frulli 
    la mente, paradigma dell’erranza
    intorno all’indelebile profumo
    di un fiore indico marmoreo

    dove il cielo s’impianta
    abbandonarsi, offrirsi
    ornamento dei giorni
    aquila che sorvola macchie, 
    mancanze -saette d’oscurità.

  • 24 luglio 2017 alle ore 7:11
    Zona di lettura propria

    A saper porre rimedio al cattivo tempo
    con un punto e virgola e al seguito una voragine,
    non starei a giocare con il linguaggio
    dipanare emozioni -darle crude
    in bocca agli umori del momento
     
    Cave di roccia per innalzare fumi
    crolli annunciati e carte veline
    [si volta pagina
    o traccia di lettura a dirsi,
    per un’ermetica in controcanto
    -non fraudolenta-
    voce per cartongesso]
     
    E la parola succede che mi sfianca
    mi lascio parlare, scegliere
    disturbare
     
    c’è un punto che mi divide in due
    uno che mi riunisce
    (com’era il mondo prima dei contrari?)
     
    Non c’è una chiave, una toppa, una
    zampa di grimaldello
    Forse è semplice penetrare la vita,
    respirandoci
    senza paura delle tossine
     

  • 22 luglio 2017 alle ore 23:40
    Di grazia

    Piegati di grazia
    in flussi di meraviglia capillari.
    È difficile credere
    eppure lo accendi il destino
    da una minuta geometria,
    l’anca di una rondine del pegno
    I nomi alle spole
    li abbiamo dati in tempo
    come calchi sulle finestre albine,
    qualcosa che non è perso mai
    e tutto è restare densi
    nello scivolo del vento, che spezza  
    anche il canto delle risorgive

  • 21 luglio 2017 alle ore 15:37
    La mia montagna

    La forma che ha
    la mia montagna
    è un disegno mentale,
    schizzo selvatico
    quando la parola non era nata
    La mia montagna è una gran dama
    che riempie la carrozza
    e s’adagia ai cavalli
     
    Un giorno lei è scesa
    ha detto, o pensato
    -qui è il mio posto
    s’è alzata la gonna
    e piegato le gambe
     
    La mia signora ha
    una torre per cappello
    il sorriso di roccia
    un didietro oversize
     
    la mia montagna
    che profuma di mare
    e regge il cielo
     

  • 20 luglio 2017 alle ore 18:03
    Prima che arrivassi

    E prima che arrivassi
    un fiume il verbo
    qui nelle labbra.
     
    Quanta foce -t’ho visto -
    mi hai portato, che un fiotto
    s’è unito a un sì, frusciato.
    Il resto s’è zittito 
    viluppo in cavo
     
    perché giungessi 
    tu, dove non si tocca.

  • 19 luglio 2017 alle ore 15:08
    Arnie

    Il crepitio degli spigoli, al sole
    svela un cavo d’arnie più selvagge
    Mi scaldo le guance -Che bella-
    lo dico nello specchio fondo, allo sgualcito lenzuolo
    a tutto il peso del miele maturato
    nella poesia della costola
     
    giuntura di altre mani - uniche:
    qui o in altri luoghi
    hanno rapito il sempre, in cambio
    di una corona emaciata sulla fronte
     
    Ma io incarno la gioia invernale
    l’ascesa della sabbia nelle giornate acriliche
    foss’anche per aspettare l’esodo delle cellule
    una per una
    verso la porta delle lucciole

  • 18 luglio 2017 alle ore 10:09
    Amara negli occhi grandi e scuri

    Prevale l’aria inquieta,
    l’aver perduto il giusto accento
    di favella. Cercare cosa?
    Un neo sognante, un segno di rimbalzo

    ripiego al sangue
    che ti fu dono, stesso soffio
    fluente nei ventricoli.

    E sfrango notti. Dubito del sonno 
    ristoratore, degli effetti
    che inducono la lacrima a brillare.

  • 16 luglio 2017 alle ore 15:34
    Perorazione del sì

    Era in barbaglio
    s’è visto come scivolare
    come anello
    intorno al buio sale
    più che saldo  -salvo-
    Spinge nel nome della bocca
    spinge in anni di filari bianchi
    La morte alla deriva
    si muove di vita
    son folate dai fiordi
    -non stacchiamoci-
    l’unica guancia arrossa
    buccia lucida
    perorazione  
    di un nocciolo di sì,
    va bene

  • 15 luglio 2017 alle ore 7:55
    Svanire

    Ha sciolto ghiacci
    la notte
    di un mondo lontano
    da ogni tempo,
    giunture carminio
    d'ombre a resa.
    Ma non temere
    le ore sfumate 
    in calce.
    È tanto un battere
    succinto
    per non farci ferire
    dalla luce.

  • 13 luglio 2017 alle ore 13:54
    Ciglia

    Dista poco dalla vita
    la notte, così nulla temo
    degli arcobaleni negli occhi scuri
    né del lago che ha fatto sue le stelle.

    Anche il tutto senz'aria 
    è un sentiero di gelsomini.
    Quelle trame che portano un verso
    su Plutone, chi le ha stese
    risalendo ciglia di fissità
    dal cemento?

  • 12 luglio 2017 alle ore 19:39
    Tre haiku (estate)

    garbino estivo-
    s’inerpicano fiamme 
    su per il borgo

    calda salsedine-
    in china l’eucalipto
    composto e fiero

    bella bignonia-
    il tuo labbro carminio
    attarda il vespro

  • 11 luglio 2017 alle ore 10:28
    Dove io perfino manco

    Avrei dovuto essere stringa al tempo
    in schiere di richiami portarti a me
    da un’antica selva d’oriente
     
    e dal sognato, dalle chine aspre
    dove ho lasciato un po’ della mia ombra
    memoria prossima alla pelle.
     
    Ma sempre qualcosa fugge l’impermanenza:
    cosa sei per me? cosa hai fatto agli alberi
    le cui gemme dispensano vaghezze di occhi interni?
    Autrice delle spine, è questa l’arte
    che scioglie balsami di aranci amari
     
    tutto di me si fa apertura,
    a piccoli morsi essenza e cura
    sommuove il fondo, posa
    dove io perfino dal corpo manco.

    (A Marcel Proust e "À la recherche du temps perdu")

     

  • 10 luglio 2017 alle ore 1:14
    Halku n.2 (tramonto sul mare)

    spinto dai remi
    un tramonto si spande
    vira il ponente

  • 10 luglio 2017 alle ore 1:11
    Haiku n.1 (tramonto sul mare)

    bacia la riva
    un raggio solitario
    che si congeda
     

  • 10 luglio 2017 alle ore 1:07
    Campi (Tanka d'estate in acrostico)

    cantico verde
    anima di una brezza 
    molle e soffusa

    pioppi spargono argento
    in un quadro di Cézanne

  • 09 luglio 2017 alle ore 9:13
    Non si contano gli alberi

    Si ferma il volto 
    diaspro
    dove la strada sembra 
    morire al buio. 
    Al dorso un’eco,
    miele da calendari
    avvezzi ai muri 
    e chiodi 
    risospinti al bianco. 
    Pallore in tatui 
    scampato all’esodo 
    in chissà quali reticoli
    di vanità e incertezze.
    Non si contano gli alberi
    dal ponte dell’orsa 
    dacché il divieto dei sogni
    un clangore, l’ha rimosso.

     

  • 08 luglio 2017 alle ore 8:52
    Luglio (due haiku in acrostico)

    lode dell'erba
    un flautato brusio
    grumoli ai fianchi

    l'arsura placano
    i tumidi mirtilli
    o le tue labbra