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Autore

Roberto Fusco

in archivio dal 27 gen 2012

28 marzo 1965, Maruggio (TA) - Italia

mi descrivo così:
Sono professore di filosofia,  ma la "prassi" educativa mi permette di vivere

02 marzo 2012 alle ore 8:45

Il vangelo secondo i pentultimi

e parliamo verbosi d'infinito
noi che arranchiamo nel volgere di un attimo
unica ricchezza è la povertà di noi
ci possiede come il dono
e ci arrischia come la brace nella notte dell'amore
mio signore che ci rendi ciechi
ciechi prossimi al nulla e al fango
pietrificati dal dolore che nei figli è odio
penetrati dal demone dell'io
noi siamo quegli ultimi celesti
ultimi in cielo e penultimi in terra.
Siamo i malati del cuore
gli inguaribili innamorati della lontananza
caos e stelle la bussola che ci indica il sentiero
siamo i perduti di dio
dispersi in terra
i navigatori senza colpa
Ai primi che hanno smarrito l'essere
e l'essere di nulla è la traccia che conduce al nulla
a loro eletti se non per  arbitrio che tutto vuole e può
signore liberaci
non sappiamo che farcene di un otre buco
che si pensa dio
non li perdoniamo
torturatori, crocifissori, adulatori, profanatori
non li perdoniamo
non oggi, non domani certamente
ieri forse
e mai più
che si spalanchino le porte dell'inferno
che le lingue di fuoco siano pietre rotolanti
che li trascinino nell'abisso della vergogna
che non se ne parli più!

Ci diamo un'ultima possibilità
da noi per noi
non per amore dell'uomo
non per amore dell'uno
tanto meno per amore
è per gioco che siamo nati al mondo nato per gioco
ed è per gioco che combiniamo e scombiniamo il  fattore 

La strada che porta il tuo segno
è il cimitero dove i sogni si schiantano
ma il cuore dura all'inganno
signore hai visto?
le strade sono macchiate
non ci sono più strade
se non sentieri disperati
noi non siamo timorosi di te
non c'è di più dei mille volti della bestia
non c'è più d'una vita
ed è sufficiente a non volerla vivere più
ma è superata e questo ci basta

In sogno ci è apparso l'uomo in nero
è stanco e chiede  riposo
ha occhi azzurri e tristi
le sue mani hanno il colore del mattino
i suoi capelli se li portano il vento
ha il profumo delle terre del sud
se apre bocca il silenzio incede
se si chiede non risponde
ma ripone il fiore sulla roccia

abbiamo atteso un segno
vegliato
sacrificato i nostri giorni migliori
e i migliori tra noi non sono più tra noi
"non disperate e non smarritevi"
e noi come gregge
come sempre
increduli del significato spezzato
ci siamo congedati.

Dio di misericordia
La pietà non è nel mondo
Del mondo che è Tua immagine
L’uomo è consustanziale quanto il male
Dio di pietà
Il bene è qui in cattività
Incattivito nei forti di stomaco
Incastrato nelle intenzioni della volontà buona
Dio del giusto
Che prezzo ha un pezzo di carne al sangue
Se è la nostra carne, il nostro sangue?
Nel sangue intingiamo la Verità
Ma è il sangue la nostra verità
E col sangue laviamo l’onta
Quasi prossimi all’infinito
Quasi prossimi a Te.

L’essere penultimi
Incondizionatamente
Penultimi nel bene e nel male
Penultimi nell’aldilà e quaggiù
Nelle spartizioni e nelle estraniazioni
Tanto nelle soddisfazioni quanto nelle disperazioni
Non c’è traccia di Dio in noi penultimi
noi prodotti di scarto dei primi e superfetazione degli ultimi
a metà tra cielo e terra, angelici  anticristi,
un riso gelido attraversa la notte dell’uomo.

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