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Poesie di Salvatore Castaldo

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  • 06 luglio 2011 alle ore 18:35
    Tu sai

    Tu sai tutto di me,
    lo sai dentro.
    Ho spalancato le finestre del mio cuore
    alla vista della tuo terzo occhio.
    Ci siamo fatti male camminando con le anime scalze
    sui sentieri d'ossidiana poi,
    bruciati al sole cocente del Sud.
    Microlesioni dell’io che generano continui tzunami
    che vanno da parete a parete
    nelle latitudini interne.
    Onde immense di fanghi e detriti,
    lame, vetri e scarti d’acciaio.
    Ciò nonostante produciamo profumi
    e fiori unici al Mondo.

  • 12 giugno 2011 alle ore 20:23
    Volatili

    Nei lieti dì dai cieli aperti,

    quando l’aria ha sapore,

    tutt’intorno traspare l’amore.

    I cuori, e le coscienze tutte,

    intuiscono finalmente d’essere un tutt’uno con il mondo.

    Ma non già l’alto intelletto,

    usignoli, canarini e fringuelli

    danno d’intendere la realtà.

  • 09 giugno 2011 alle ore 17:04
    Piansi

    Piansi,
    coccolai me stesso.
    Ero distrutto.

  • 09 giugno 2011 alle ore 14:34
    Noia

    Diceva: non è affatto solitudine è tranquillità.
    E’ pace, è appagamento, è ritrovare se stessi.
    E’ percorso introspettivo, approfondimento,
    percorsi interni paralleli.
    Non riuscivo a controbatterla, sorseggiavo caffè.
    Poi come in un incubo, esasperato ed estenuato,
    con scatto felino ho sbattuto violentemente la sua essenza contro la parete attrezzata facendo cadere alcuni libri e vari oggetti di vetro. Gli pressavo con inaudita forza il gomito destro alla gola fino a fargli uscire una piccola lacrima che, appena matura, ho colto con la punta del mignolo sinistro bagnandomi le secche labbra, continuando a fissarla negli occhi.

  • 06 giugno 2011 alle ore 15:26
    Semino

    Non so, non ricordo bene.
    Forse ho scontato un omicidio o una strage in isolamento.
    Forse ero solo in cura, in una qualche struttura specializzata.
    Forse sono andato in coma per un qualche incidente, forse.
    Non riesco ancora bene a ricordare. So solo che ora semino.
    Pianto, semino, irrigo; questo faccio.
    Controllo, innaffio, semino.
    Innaffio, semino, controllo.
    Semino, controllo, innaffio.
    Vado a dormire con la speranza,
    la speranza dei colori vivi.
    Dormo, spero, colori.
    Spero, colori, dormo.
    Colori, dormo, spero.
    Pianta e germoglio saranno il mio orgoglio.
    Li coccolo, li assisto, li tutelo.
    Nutro, germogli, orgoglio.
    Germogli, orgoglio, nutro.
    Orgoglio, nutro, germogli.
    Mangio, bevo, sorrido, aspetto.
    -Certo signora che ci sono i tulipani rosa.-
    Curo di più i grandi perché son già grandi,
    curo di più i piccoli perché son teneri.
    Calore, luce, acqua, crescita.
    Steli, talami, calici, sepali,
    pistilli, corolle, petali, fiori.
    E’ proprio un bel mestiere,
    l’unico che avrei potuto fare.
    Passione, lavoro, belle signore.
    Lavoro, belle signore, passione.
    Belle signore, passione, lavoro.
    Mi diverto e guadagno bene.
    Quella parte di me che avanza la do in beneficienza,
    voglio aiutare gli altri con i fiori, i colori.
    Confeziono, colori, profumi.
    Colori, profumi, confeziono.
    Profumi, confeziono, colori.

  • 05 giugno 2011 alle ore 17:46
    Marylin

    Marylin,
    il tuo neo a sinistra!
    Marylin,
    perché?
    Marylin,
    le tue gambe,
    le tue voglie!
    Marylin,
    ci manchi sempre e ancora.
    Marylin,
    avrei potuto renderti felice, chissà?
    Marylin,
    ci hai dannato e
    resi eternamente schiavi di te.

  • 05 giugno 2011 alle ore 14:37
    Corrosione

    Il sale penetra
    come acido cancro.
    La caparbia della mia natura tiene.
    L’acqua schiaffeggia senza soste
    con inesauribile viscida forza.
    Scava e scava.
    La pacatezza d’alto mare riesce,
    talvolta, a contenerla.
    Il vento, poi,
    ruba granelli su granelli.
    Il tempo infliggerà il colpo finale?
    Il tempo?
    Solida roccia,
    frantumata da lievi elementi
    ora urla al cielo,
    nell'altra dimensione della notte.

  • 05 giugno 2011 alle ore 11:11
    Gli occhi e l'anima d'un povero bimbo nero

    Gli occhi d’un povero bimbo nero:
    acquei, come le più mesti nubi d’autunno.
    Guardano dritto dentro senza rancore né pregiudizi,
    non v’è invidia né prepotenza.
    Gli occhi d’un povero bimbo nero
    dicono che un giorno eravamo tutti uguali.
    Scrutano con dignità il sole,
    l’arsa crudele terra, Dio e il cielo impolverato.
    Gli occhi d’un povero bimbo nero, stanchi di aspettare,
    sbattono le secche ciglia per un attimo riposare.
    Non conoscono inviti, né palazzi,
    né negozi, né tavole imbandite.
    Gli occhi d’un povero bimbo nero a volte allungano mani,
    ma poi sorridono sapendo di non poter ricevere.
    Il silenzio adulto, di quei globi esangui,
    fa rodere dalla rabbia ma rabbia non vi trovi.
    L’anima d’un povero bimbo nero
    acceca dal candore ed abbaglia l’intero mondo occidentale.

  • 03 giugno 2011 alle ore 20:59
    Oceania

    La tua gioia di vivere quasi fa rumore,

    goccia su goccia.

    Adori la semplicità,

    e in questo futile Mondo di schermi piatti, sei coscienza.

    Desideri nascosti,

    ali piegate custodite come preziosi cristalli.

    Venature di sangue nel bianco degli occhi.

    Sei cielo e mare,

    uragano e meriggio d’estate.

    Bucata qua e là da meteoriti di angoli bui.

    Eppur, sorridi.

  • 02 giugno 2011 alle ore 15:05
    Violini e tamburi

    Sei a pochi metri da me,
    aumentano battiti e pulsazioni,
    violini e tamburi.
    E’ presto, son germogli.
    Noti qualcosa di strano
    avvicinandoti a me.
    Il tuo sguardo, che adoro, m’indaga.
    Troppa energia nell’aria.
    Faccio finta di niente,
    rallento il respiro.
    Ciao! Non riesco a parlare.
    Tu mi abbracci forte,
    tu hai capito tutto;
    tu mi ami.

  • 02 giugno 2011 alle ore 10:44
    Il mio mare

    Grazie Sole di accarezzare la mia pelle,
    di donare energia a quest’uomo eternamente esausto.
    Grazie Mare dei tuoi scenari, della tua salinità,
    di lasciarti ammirare nella tua immensa solitudine.
    Grazie per avermi dato la possibilità di cogliere,
    sulle tue sponde, l’innocenza di bimbi insieme alla dolcezza delle loro madri.
    Di aver potuto ammirare lo splendore di alcuni corpi di donna,
    concepiti in Paradiso e continuamente desiderati in quest’Inferno.
    Grazie per avermi ridato, ancora una volta,
    la mia intera consapevolezza di uomo, di marinaio e di pirata.
    Grazie: Sole, Mare, Vento e Sabbia. Gabbiani e Aquiloni.
    Grazie alle risate, larghe e vere, colte su questa riva,
    a questo fresco alito di brezza, che ossigena i miei polmoni e rigenera la mia mente.

  • 01 giugno 2011 alle ore 19:17
    Ti cerco

    Ti cerco perché so che ci sei.

    Respiro aria

    come rinascita di te.

    Riempio il Mondo

    con le sfere delle tue scene.

    Così ora oso comunicare.

    Quando è buio con silenziosi lamenti,

    rosari antichi, affinché tu oda,

    affinché questa stregoneria

    possa svegliarti e farti viaggiare come in trance

    sul mio stesso parallelo.

    Come un abbraccio dell’anima,

    come tuono a lampo,

    com’onda fredda su sabbia cocente.

  • 29 maggio 2011 alle ore 21:18
    Contrasti

    Il tuo fantasma non mi dava tregua,

    sono scappato al mare.

    Vento, freddo e sabbia negli occhi.

    Pochi passi poi, pensieri di guerra.

    Ho preso a calci tutto ciò che incrociavo:

    lattine, rami, gusci di conchiglie già spezzate;

    barche ormeggiate.

    Ho pianto forte,

    disperatamente fino alle convulsioni,

    piegato su me stesso.

    All’orizzonte solo alcune piccole luci: le stelle.

    Sotto era mare, lo sapevo.

    Nero il loro punto d’incontro, come l’inchiostro,

    come il nostro.

    mi sono lanciato in una corsa,

    una strana corsa con forti urla,

    come una follia.

  • 28 maggio 2011 alle ore 8:22
    Loredana

    Adoravo i tuoi lunghi e ricci capelli rossi.
    I giochi infantili, il farti guidare,
    il farmi portare in vespa.

    Adoravo le nostre cenette,
    quel neo sulla schiena,
    le autoreggenti sempre un po’ strette,
    le tue strabilianti iniziative erotiche,
    il tuo muso per niente, per farti coccolare.

    Quante cose mi piacevano di te.

    Ora, che più non ci sei, ho un grandissimo problema oltre al fatto che ti sei sposata con un altro: il mio corpo continua a produrre bene, amore ed affetto nei tuoi confronti.

    Mi dici come cazzo faccio a smaltirlo?

    Accarezzo ed abbraccio ogni persona che conosco. Amo gli alberi e tutti gli animali, tutti i bimbi del Mondo. Amo le montagne, i mari, i fiumi, i laghi, le aurore, le cascate, i boschi e le praterie. Amo l’Africa, l’India, l’Australia, la Nuova Zelanda ed alcune isole minori dell’Asia.

    Ciò nonostante questo bene dentro risulta sempre maggiore, per volume ed intensità, di quello che riesco a donare.

    Alquanto sconsolato ho chiesto anche al vento, in una sentita preghiera, di disperdere questo amore nella sperduta valle dell'Indo ma qualcuno ancora mi vede singhiozzare al freddo schienale di una panchina.

  • 26 maggio 2011 alle ore 17:58
    Dell'Amore

    Guardami ti prego, guardami più spesso!
    Solo così percepisco di avere un’identità,
    la nostra.
    Conosci le frequenze delle mie vibrazioni, già.
    Abbracciami un po’ e baciami e stringimi , strofinati .
    Lasciami respirare i capelli, la pelle, il divino.
    In quest’avvinghio di ricerca ruotiamo in armonia,
    davanti alla fessura della nostra mente e
    siamo liberi, veri, teneri e idioti.
    Follia!
    Voglio assimilarti interamente dentro di me come un fagocita,
    perché questo è il puro e incomprensibile istinto.
    Flussi d’energia trasparente scorrono veloci,
    attraverso i binari delle pupille, come un file scompattato
    con quell’unica fissa espressione possibile.
    Ancora più forte, ancora più veloce, siamo qualcosa!
    Conosciamo l’essenza, la scomposizione molecolare,
    l’immenso oceano madre di queste piccole gocce perlate.
    E soffro, e rido, e piango, e maledico tutti quelli che ci credono, tutti quelli che non ci credono.

  • 26 maggio 2011 alle ore 12:07
    Incontro mitico

    Lesto m’avvio

    e l’intero giro

    dell’argentea strega ammiro

    quando d’un tratto m’avvedo

    d’un poco di nero in cammino.

    Sposto il plantare che mortal sarebbe

    al mitico scarabeo che,

    zampando nel Mondo,

    a casa correva.

  • 24 maggio 2011 alle ore 10:48
    Labilità

    Labile è il mio appartenerti,
    specie nelle notti di tempesta.
    Incerto il meritarci,
    l’essere destinati o
    il sentirci prescelti.
    Troppo lieve il nostro respiro,
    per essere colto.
    Timorosi i nostri sguardi,
    per giungere all’anima.
    Superficiali i sorrisi,
    per abbracciarci.
    Troppa paura per darci un bacio,
    profondo.
    Paura di perdere,
    paura di trovare.

  • 23 maggio 2011 alle ore 20:34
    So

    Conosco le note,
    le frequenze,
    le stoffe rasate della tua anima.
    Conosco la polvere,
    il bianco e nero,
    i topi, la nausea; il sopravvivere.
    Conosco, vigliaccamente, più te che me.
    Conosco la rabbia, il perdono,
    l’ennesima fuga in quei mondi paralleli.
    La sabbia,
    l’arsura delle rocce esposte al sole.
    Conosco i cristalli,
    le ferite ai piedi,
    il tragitto,
    il sangue che non può fermarsi
    se non per l’ultima supplica:
    amare ancora.

  • 23 maggio 2011 alle ore 14:28
    Veliero

    La mancanza fisica

    ti riporterà alla mente noi

    in un ricordo ondulante.

    I forti venti a prua del legno che

    accarezzavano dolcemente il tuo viso

    smuovendo i capelli, arruffandoli.

    I capezzoli invitati a naturali sensazioni

    da elementi salmastri.

    Sale, sale.

    Scintille di mare dappertutto.

    Luce, luce.

    Rivivrai le risa,

    le rughe del viso,

    la levità delle vele;

    sospiri persi nel vento.

    Il Sole che andava verso se stesso.

  • 22 maggio 2011 alle ore 16:07
    Come un vecchio gabbiano

    Volo in zona,
    plano in circolo su queste misere e desolate lande.

    Le ali ancora mi sostengono ma colgo
    il passar del tempo nello slancio alle altitudini e
    nelle strabilianti traiettorie dei nuovi nati.

    Mi nutro, ora, più di vento
    per l’imprecisa vista verso il cibo.

    Per istinto emetto continui e sottili striduli
    più simili a lamenti che a richiami
    e al contempo cerco, ininterrottamente,
    correnti ascensionali sì da sollevarmi,
    seppur di poco, da questa Terra.  

  • 17 maggio 2011 alle ore 9:47
    Silenzi

    Mi mancano i tuoi silenzi,
    i tuoi occhi dolci e smarriti,
    più che le tue certezze.
    Mi mancano le tue paure e
    l’esili membra da rassicurare.
    I tuoi gemiti, i tuoi sussurri,
    più che le tue determinazioni.
    Mi manca lo strano quesito del tuo sguardo
    nell’infinita ricerca nei miei occhi
    dell’immensità.

  • 16 maggio 2011 alle ore 19:15
    Fremiti

    L’onda d’urto dei vostri fremiti
    arriva alle nostre coscienze
    nelle terse sere di quiete
    come soavi note di liuto.
    Sappiate che i vostri tremolii curano tanti di noi,
    sparsi sulle desolate lande qua e là,
    per poi tornare a voi con echi afoni e sbiaditi.
    Perdonateci per questo ma, non smettete mai d’illuminarci la strada verso il cielo.

  • 03 maggio 2011 alle ore 19:41
    Ora son argento

    Ora son argento,

    una tonalità brillante del grigio.

    Non assimilo più i tradimenti, la politica, la religione.

    Assorbo, ora, solo la luce del sole e Il canto degli uccelli.