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Poesie di Sara Scialdoni

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Sara Scialdoni

  • 22 febbraio 2008
    Col mio sorriso di plastica

    AI CARILLON

    ALLE BALLERINE

    AI SORRISI DI PLASTICA

     

    Che poi tra le mie dita
    e questo specchio
    ci corre proprio un soffio,
    e sempre stesse note
    mi danzano lo sguardo
    visitando cipria e preziosi.
    Non avrei mai creduto
    al cielo se non fosse per
    poca luce a disegnarsi
    su pareti di smalto blu.
    Mi hai visto le gambe?
    Imitano un passo immobile
    in gesti di grazia,
    che a seguirli ti fanno
    gli angoli della bocca aperti
    al rosso dei baci,
    lì fuori.
    E io ci sono domani,
    e domani ancora
    se vorrai sempre le stesse note
    ad accompagnarti le sere

    in una scatola buia
    col mio sorriso di plastica.

  • "Chi ha la ventura di nascere personaggio vivo può ridersi anche della morte. Morrà l'uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più".
    L. Pirandello

     

    Alla mia Adele

     

    Vorrei mi fossi eterna voce
    tra queste marionette di carne
    che credono vero ciò che per me
    è svendita a poco d’illusioni.

     

    Affittami il viso, disegnami viva.
    Che non sia nel tuo mondo solo memoria,
    sopra il palco respiro e battito.

     

    Creatura di chi mi scrisse
    in più battute e tempi scissi d’applausi,
    bandita nel silenzio fin quando
    non mi rendi il fiato.

     

    Cerco attore sempre in scena
    che di vita mi dia illusione.

     

    Affittami il viso, mostrami viva

     

    … sono frammento di chi sei
    nascosto nelle tasche dell’anima.

  • 21 febbraio 2007
    Mi penso in parole di carta

    Punto -silenzio.
    Mi penso in parole di carta.

     

    Un filo di matita basta a disegnare
    ché tanto io,  i tratti non li so definire mai.

     

    Sfumata -  corretta,
    suggerita in prosa la vita,
    la poesia è del non sentire
    il peso della carne ogni oggi.

     

    Mi riallaccio a una virgola incisa
    sul finire di un duetto d’amanti

     

    distanti

     

    come un paio di note al margine.

     

    Ancora - a capo.

     

    Distratta la punta cade su regioni bianche
    da vestire a nuovo.

     

    Il principio non è una sillaba
    che inizia per “A”
    e se scelgo prosa descrivo il mare
    se poesia lo so inventare.

     

    Mi sospendo in tre punti di silenzio.

     

    … Mi penso…

     

  • 25 gennaio 2007
    Puttane le mie parole

    "Non avrai occhi stasera

    nè orecchie nè lingua,

    vagherai nell'oltretomba

    cieco sordo e muto

    e i defunti diranno:

    ecco Ettore, lo stolto

    che credeva d'aver ucciso Achille."

    dal film TROY

     

    Puttane le mie parole
    in punta di lingua
    svendute contro chi sorrise
    ad ogni mio spasmo di ventre,
    perché non conosce clemenza
    il nome che porto.


    All’ombra del buffone
    che fece vanto del mio scalpo
    ho raccolto grammi d’ego,
    ed ora bocca alla bocca
    restituisco l’offesa-ferita.
    Non conosce resa
    il nome che porto.

    Nessun ordine d’arresto
    a placare la bestia
    scesa in caccia
    ... che di nascosto - talvolta -
    piange sull’avanzo che resta.


  • 12 gennaio 2007
    Dalì sospende una rosa

    Carne al fuoco
    fu il cuore
    in attesa
    di vento del tempo
    a suggerirne cura.

     

    Riprendono oggi
    i miei battiti a vuoto.

     

    Dalì sospende una rosa
    su deserti da fiorire.

  • In qualche luogo
    c’è un sole che splende
    nei giardini della mezzanotte
    a impallidir le stelle.

     

    Un vento da mille anni
    rivende fiabe di paesi stranieri
    all’uomo senza sogni

     

    e non c’è donna che non canti
    la dolcezza d’un bacio salato
    salutando velieri oltre mare.

     

    Si diventa nuvole come gigli
    nell’azzurro sereno
    a viaggiare su pelle di deserti.

     

    Sempre hanno occhi aperti le sere
    su tutti i misteri che i mattini
    non scorgeranno mai.

     

    Qui, in qualche luogo, dove
    le fate sono figlie della luna
    e l’ambrosia del mondo…

     

    dove dicono non esista la terra

     

    e la vita sia solo un’illusione.

  • 07 dicembre 2006
    Io, non mi chiamo

    Mi sono dimenticata
    dietro un’identità
    presa in prestito
    per qualche giorno,
    per poche ore.


    Io, non mi chiamo.
    Non serbo nome
    tanto a lungo
    da fissarsi sulla pelle.


    Zingara tra albe e tramonti,
    me ne vado per questa
    fiera d’ignota vita
    scippando volti
    che so bene tradirò.


    Sono tutti.
    Nessuno è me.

    E sempre estranea mi cerco,

    cercando poi che...

  • 04 dicembre 2006
    Acrostico

    Mentre
    Avanza
    Silenzio
    Siamo
    Ignoti
    Mondi
    In
    Lontananze
    Irriducibili
    All'unisono
    Naufragio
    Ormai

  •  

    "Mantenetevi folli

    e comportatevi

    come persone normali"

    Paulo Coelho

     

     

    Poeti, loro credono Follia

    questo scrivere che ci viene

    da lacrime mai viste

    cadute nel pozzo oscuro

    di una Luna eletta Madre.


    Ci pensano mercanti in miseria

    dietro il banco dei Sogni

    a raccogliere applausi

    prima o poi dimenticati.


    Non sanno, loro, quant’è più facile

    viversi in sordina disfacendo chimere

    laddove Luce impedisce già cammini.


    Poeti, s’illudono sia Follia questo scrivere

    che ci viene dal Dio di Dentro

    e il nostro corpo


    solo carne in mezzo al Cielo.

  • 31 ottobre 2006
    Come un dio che dorme

    C’è che a volte non esiste

    gancio di nuvole che allieti

    la marcia dell’essere.

     

    Se la vita fosse un mare quieto

    io, la visiterei in ogni dove

    con i miei sogni in poppa,

    ma conoscete voi viaggio

    che non azzardi ritorno?

     

    Allora, c’è che a volte mi fingo

    una notte sotto il cuscino a legare strette

    le cosce bianche dell’alba,

    e tutto intorno è ancora visioni e silenzio…

     

    così, come un dio che dorme.

  • Amo tutto ciò che è stato*
    tutto ciò che non è più,
    e con le spalle sempre
    rivolte al domani m’arresto
    in questo nulla che reclama d’andare
    presso le stazioni del Destino.

     

    Sono come un clochard
    ai margini della notte
    che sorseggia gli ultimi ricordi
    dal fondo d’una bottiglia

     

    e soffro d’un male che non ha cura
    se non nei sogni
    dal nome malinconia.

     

    *F. Pessoa

  • Amore - tu sei Celato -
    Pochi - ti scorgono -
    Sorridono - e mutano - e blaterano - e muoiono -
    Senza te - sarebbe una Stranezza - la Beatitudine -
    Soprannominata da Dio -
    Eternità.
    Emily Dickinson

     

    Il mio Amore ha braccia generose

    di Madre alla prima urgenza del Figlio.

     

    - I suoi Occhi non hanno più mistero

    di certe acque che nessuno indagò,

    ma in loro è celata l’intera Bellezza

    di un Creato manifesta ai Pochi. –

     

    Il mio Amore è come il Mare che si fa Donna

    alla vista di coloro che Lo sanno Amare.

     

    - Il suo corpo è di Isola in preda alle correnti

    nel mezzogiorno dei suoi Sogni lieti,

    e a notte Guscio di perla a serbare

    il Tepore di mani da poco incontrate. -

     

    Non ho mai sentito un Angelo cantare

    ma la sua Voce delizia l’udito al pari

    di cori Celesti e nei Silenzi non v’è

    maggior Armonia di quella che Lui emana.

     

    Avessi un Nome con cui chiamarLo

    nessun’altro porterebbe se non Eternità

    - Quella che Dio concede ai Cuori

    dotati d’infinita Umanità. -

  • 05 settembre 2006
    Tra di noi si dice il mare

    E ti scorderai di me,
    perché il cuore cancella
    e poi inventa un sempre
    a nuove storie.

    Scriverò come una triste fiaba
    quel che di mio era con te.

    Notti, pregherò, di passar svelte,
    chè tra di noi si dice il mare
    e non s’attraversa,
    non lo si può camminare.

    E ti scorderai di me,
    tra tutte queste case e
    il sapore di caffè,
    in una lacrima rimasta,
    l’ultima per me.

    Giorni, io vedrò, volare via
    da una parete a ricordarmi
    che sono mesi, poi stagioni
    quelle lunghe senza te.

    E ti racconterò come una fiaba
    che non saprò rinventare.

    E tra di noi si dice il mare
    … e non lo si può,
    ormai non si può più camminare

  • Non ci sarà dunque,
    per le cose che sono,
    non la morte, bensì
    un’altra specie di fine,
    o una grande ragione:
    qualcosa così, come un perdono?

    "Ho pena delle stelle" di F. Pessoa

     

    Quando di me non saprà dire


    che il vento o quanti per lui


    mi sfilarono accanto nel clamore


    di nostalgica vita andata,


    e avrà smarrito la memoria


    in ardua ricerca l’ umana sembianza


    del mio essere stata,


    allora non resterà che a me


    ricordare quel grembo di mondo


    che ospitò il passaggio lieve


    a cui alcuno fece più ritorno.


    Non vi sarà che cielo a raccogliere


    i miei passi, terre senza orizzonte


    a riempire gli sguardi.


    Almeno voi stelle, non dimenticatemi.

  • " L'uomo è ossessionato dalla dimensione

    dell'eternità e per questo si chiede: le mie azioni

    riecheggeranno nei secoli a venire?

    Gli altri, in gran parte, sentono pronunciare

    i nostri nomi quando siamo già morti da tempo,

    e si chiedono: chi siamo stati, con quanto

    valore ci siamo battuti, con quanto ardore

    abbiamo amato".

    Tratto dal film TROY

     

    Se solo questo scrivere non avesse

     

    vana presa nella terra del tempo

     

    senza tempo ma cadesse come pioggia,

     

    si arrampicassero come edera le mie parole

     

    nei giardini deserti di ciò che fu o sarà ancora,

     

    non sarebbe miseria quella che occupa

     

    i miei oggi ed io morrei ricca di versi sulla bocca

     

    da lasciare sulla bocca di chi resta.

     

    Eppure, a volte, mi scopro un piccolo posto

     

    sull’Olimpo degli dei dimenticati

     

    da uomini che hanno smesso d’averne cura.

     

    Oh, se solo non sapessi vano tutto il mio sentire,

     

    già ora mi riposerei da viva in pace!

  • Non ho imparato mai il verso del mare,
    neppure dal fondo di una conchiglia
    naufragata su spiagge deserte, ma dice
    abbia gli occhi di mia madre bambina,
    quell’onda ribelle sfuggita all’oceano,
    quando il sole annega dietro una pozzanghera blu.
    Mi dice “Sembri donna in veste d’autunno,
    in posa come sposa inginocchiata all’altare
    che senza cura si lascia sfiorire d’amore”.
    Chissà se ieri ha creduto non t’amassi più,
    se di nascosto solleva i miei pensieri in corsa,
    forse scivolati via da qualche zona d’ombra,
    come scappassero da chi, cercassero poi cosa…

    Ma domani, domani imparerò il verso del mare,
    perché qualcun altro sappia di me davvero

    … non solo il vento ansioso d’andare.

  • A coloro con cui all'Amore ho solo giocato. A colui che il mio cuore ha avuto davvero. A tutto quello che verrà...

     

    Ho nostalgia di voi

    passati amori miei,

    colpiti dal lutto più amaro

    quando qualcosa dal vostro sentirmi

    se ne partì,

    spogliati d'ogni ardito intento

    che nei giorni ai giorni

    rinascesse ancora primavere.

    Soffro per voi la stessa solitudine

    delle montagne immobili tra nuvole

    e specchi di cielo al suolo, poiché

    nulla, a parte il tempo in cenere

    di migrate speranze perse, ci lega

    adesso che non c'incontriamo più.


    A volte, figli, vi stringete tenaci al grembo

    come a quello d'una madre per

    averne beata cura, poi, gravida,

    vi partorisco di nuovo orfani d'abbandonare

    sul primo letto in fiore.

     

    Siete per me tutto l'amore

    che avrò da spendere domani,

    e ho nostalgia, ho nostalgia di voi

    sperduti amanti miei.

  •  


    ...Ad una fiaba lunga una sera e sempre viva oltre gli orizzonti del tempo. Agli occhi più belli dove i miei abbiano mai trovato approdo.


    Ad ALEX.


     


     


    Quando guardo te


    io penso al cielo,


    di lune a maneggiare stelle


    come biglie d'oro,


    di sole pallido confinato


    dietro nuvole in novembre,


    e poi,


    poi io non so dire...


    ma lo vedo se ti penso,


    sospeso sul cerchio immenso


    delle mie solitudini


    che hanno voce troppo alta


    per non udirle.


    Invidiosa,


    vorrei rubarti un pò


    del suo profumo di dosso


    per raggiungere l'ultimo


    scalino d'azzurro,


    chè guiderei da lontano


    le maree dei tuoi pensieri


    d'onda in onda verso me.


    Se le parole sapessero


    tracciare anche solo


    il profilo del mio cuore


    così da rapirti,


    non avrei altro di meglio da fare


    che pensare al cielo...


     


    quando io guardo te.

  • 12 luglio 2006
    Morgana

    "Il nero contrario di Merlino, ecco chi è Morgana... E solo il verde dei suoi occhi resta intatto sempre nella deriva della sua vita". 

     

    Sono dei miraggi la Fata maestra,
    spesso d’abbagli posso cuori ingannare,
    all’arcana magia sono votata
    e per te ora voglio cantare…

    Di cieli e di boschi ascolto sussurri,
    da nuvole danzanti mi lascio cullare,
    nella notte d’oscuri presagi,
    a spasso col vento ti vengo a cercare…

    Tra ombre e luci m'adagio supina
    a vegliare sponde dove sono regina,
    oltre nebbie alla vista profana,
    sono dei miraggi la Fata Morgana.

  • 05 luglio 2006
    Quanto tu sei per me

    Lo Zahir è un pensiero che all'inizio ti sfiora appena

    e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare.

    Il mio Zahir ha un nome

    e il suo nome è Gabriele.

     

    Vorrei esserti edera sul cuore
    da scaldarlo come fuoco
    crepitante di camini
    al rigido calar dell’inverno.

    Talvolta invece terra e mare
    seguendo svelta i tuoi passi
    sin quando aurora splende
    in sfumature dense di colore.

    Se credi, ruberò l’arte
    ad un poeta, un poeta vero
    che ti sciolga a singhiozzi il pianto
    su versi pregni di mal d’amore,

    o calunnierò madonne e santi
    per essere il solo nome invocato
    ai vespri della sera e soccorrerti
    come madre fa col figlio.

    Ma piuttosto, vorrei esserti volubile luna
    ad incantare increduli sguardi,
    o fulgente raggio a guizzar lustro
    nelle tue zone d’ombra
    e ancora,

    ancora non ti sarei quanto tu sei per me.

  • Al mio unico e solo. Alla mia metà imperfetta d'anima e cuore.

    A Gabriele.

     

    Fu sotto il segno del destino che t’incontrai,
    sul limitar di un giorno sfatto che vacillava e cadeva
    in pozzi di stelle sorprese a infervorare amanti
    e amate labbra già sfiorate da un principio d’ombra.

     

    Eri tutto sorrisi e mistero, acino di sale adagiato
    sul fondo di un cuore spento, lento a schiudersi
    all’assalto feroce di maree, che brividi d’amore
    nell’attraversarmi sollevano.


    Poi le tue dita, appena intraviste, d’assaggiare
    a piccoli morsi come frutti gravidi di nettare,
    immaginate laddove neppure lo sguardo osa
    trattenersi, serrato dai miei timori antichi.


    E il desiderio di te che m’accarezza, è scolpito
    in versi fuggiti via dal petto, che all’istante
    nei tuoi occhi si poseranno a farti primavera
    di rose e nuove sere d’incanto.

  • Ha bisbigliato qualcosa che
    non ricordo il vento, passando
    di sfuggita alla finestra, appena
    il tempo di una sorsata d’aria
    e chi può dire quando tornerà!

    Sembrava parlasse di ieri
    e da gran profeta che alle spalle
    sempre si lascia l’orizzonte poi,
    svelasse oracoli sull’avvenire,
    che tanto ( pare ) tutto di tutti sa.

    Come credere al vago pronunciarsi
    del vento, in esilio da dune
    a sponde, senza patria,
    artista povero di strada che
    tinge albe e tramonti

    con i colori più caldi dell’Africa,
    che promette scarpe nuove
    per viaggiare e m’abbandona
    assorta in fughe improbabili
    tra pareti a vetri spessi.

    Ma se qualcuno dovesse cercarmi
    domani, allora, dite pure che
    ho dato retta a un ciarlatano
    perché stanca di seguire mappe
    astratte di stelle

    solo dietro un cannocchiale.

  • Implora le mie labbra e taci, straniero
    in una notte di pioggia e stelle nascoste,
    che sarà colpa del fuoco che mi divora dentro
    se ardo di te, complice in gioco a incastro di sguardi,
    perché difendermi non so…

    Non so io, che mi faccio pelle a sedurre la tua,
    artista del verbo che osa il proibito,
    l’inconfessabile corrotto da profumo di donna
    su un corpo ribelle, conducendoti dove nessuna,
    come nessuna prima d’ora…

    Taci, che pecco solo a guardarti e amo l’ignoto
    dei tuoi silenzi, i sensi in preda a desiderio
    scandito da tregue appena accennate,
    per addolciti il fiato e lasciare perle di miele
    tra ciglia distese.

    Implora le mie labbra straniero, così uniche
    nel toccarti l’anima, come ti fossero figlie,
    come fossero tue, perché parlo la lingua dei pensieri
    che taci e conosco quei tratti vogliosi,
    rapiti nell’estasi di una notte di pioggia…

  • Ad Alda Merini


    Bastasse una preghiera ,
    un segno di croce appena accennato
    a riportarmi gli angeli, che della terra
    sanno più di chi la cammina,
    avrebbe trono certo la quiete
    in questo petto, ormai covo d’affanni.
    Eppure, non sarà un rosario da sgranare tra le mie
    unghie rosse, né un Padre Nostro solo pensato
    ad assolvermi dalla condanna d’essere carne violata
    o lembo d’azzurro strappato al suo cielo,
    che poi cielo è…

    Io, vi rivelo la passione dei folli, anche se è più folle
    chi s’inganna di congedo dal delirio,
    di più ancora, quelli che non sono tentati da follia,
    sperando immune il mondo intero,
    che da sempre ho immaginato...

    una scatola chiusa con me seduta al bordo.

  • * Alla Signora Poesia *


    E quando tutto di te s’indora
    ricreando giorni a misura di sogno,
    dell’età incosciente che scalcia, allora,
    mi torna il pensiero a seguire nuvole
    in un avanzo di tè tiepido di mattino.

    Forse, sei tu quella nota pellegrina tra
    una pausa e l’altra di cori a controcanto,
    suono ancestrale che vibra più forte
    nelle regioni del silenzio, per spazzare via
    spettri dalle mie stagioni interrotte.

    Ti ho udita recitarmi a memoria l’anima,
    clandestina nelle sere che il sonno diserta,
    dietro lune dal mezzo volto a rievocare
    l’amore lontano, scomposta e corretta
    in rime sussurrate a filo di fiato.

    E sono andata cercandoti senza saper
    dove, sulle bocche di quanti imprecano
    la tua miseria, a mendicare parole per
    luoghi che nascondessero impronte…

    su un nido abbandonato in attesa di ritorno.