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Autore

Sara Scialdoni

in archivio dal 24 mar 2006

02 novembre 1978

segni particolari:
Non sono né un artista né un poeta. Ho trascorso i miei giorni scrivendo e dipingendo ma non sono in sintonia con i miei giorni e le mie notti. Sono una nube, e nella nube è la mia solitudine, la mia fame e la mia sete. K.Gibran

mi descrivo così:
Non sono niente, non sarò mai niente, non posso volere d'essere niente, a parte questo ho in me tutti i sogni del mondo. F. Pessoa

07 giugno 2007

Attendo lo straniero che smuova le mie zolle

Intro: Non c'è inquietudine nell'attesa di questa donna. Solo la fiducia di ricevere un giorno ciò che aspetta, e riceverlo come l'ha immaginato, come ha imparato a sognarlo. Perché ciò che ha vissuto finora non può essere la Verità. L'Amore è ben altro...

Il racconto

"Quando un amante ti perde significa che è un vigliacco. Quando non riesce a perderti è un ladro".
Alda Merini

Io donna, attendo sempre lo straniero che smuova le mie zolle di brezza e tempesta.
Sospiro l’amore che s'accenda in un attimo e che bruci una vita.

La mia carne è il terreno dove il giardiniere insinua le mani per strappare ortiche. E un vero giardiniere, io ho il sospetto di non averlo conosciuto mai.
Sere fa, ho tentato di ricucire agli angoli i miei mezzi amori per ricavarne storie che mi suggerissero almeno l'incipit del sogno, e nemmeno una ne ho inventata. L’uomo che non si è accampato nelle mie terre, quelle più calde verso sud, è colui che dopo avermi seminata di baci e parole è fuggito nell’oscurità lasciandomi vergine come mi aveva trovata.
Tutti i miei amanti mi hanno fatto condividere il letto con donne che non ho mai visto. Donne dalle quali si rifugiavano nella torre dei silenzi per ingannare un amore che non c’è di carezze, le stesse che mi avevano rubato ancora, perché quanti sono usciti dal cancello di casa mia non si sono più curati di richiuderlo. Così, a tutte le ore mi sono alzata per riparare alla loro dimenticanza fino a quando non ho deciso di mostrarmi assente.
Una storia che non può sperare nel domani è acqua che ristagna in una pozza senza tornare al mare.
La verità è che c’è stato un tempo in cui confidavo nella Luna. Stella polare degli innamorati sperduti che giocano al gioco semplice dell’amore. Quante volte con occhi ciechi d'illusione la scrutavo indovinandone il sorriso o l’occhio beffardo. Le ho permesso di lavorare scialli di stelle che poi non mi ha fatto trovare sul ciglio dell’alba. Lei che prometteva. Lei, che credevo ascoltasse dall’altra parte del cielo i respiri di chi sentivo mio e fosse messaggera di dolci deliri notturni. Ma adesso, ditele che non la cercherò più. Dite a quella signora dalle cosce generose che per me è solo una sgualdrina. Una sgualdrina per anime sole, la notte.

Io bambina, immaginavo fiaba ogni uomo sfiorato con lo sguardo di chi brama il suo tempio d’amore, e mi sono scoperta vestale a bruciare incenso per dei senza patria e senza nome.

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