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in archivio dal 28 nov 2012

Silvia Aprile

04 febbraio 1980, Taranto
Segni particolari: L’immagine di piccole cose lontane è solo il vento che spinge alberi e velieri, che vince la transumanza dei miei pensieri.

elementi per pagina
  • 28 novembre 2012 alle ore 16:27
    Crepuscolo

    Piccole ombre sopraggiungono astratte,
    costellando il ventre molle della terra.
    Struggendosi di malinconia
    formano castelli e sospiri.
    Costringono il mondo alla resa della notte.

     
  • 28 novembre 2012 alle ore 16:26
    La guerra

    Suonano trombe lontane
    rulli di cupi tamburi.
    Un grido,
    un eco ardente speziato di sangue e metallo.
    Fatui fuochi tra le irte montagne.
    Un inno di lotta,
    si sparge lontano,
    un inno di sangue,
    riflesso negli occhi,
    accende d’ira le mani fatali.
    Una cocente passione
    si specchia nel blu del limpido lido
    e scuote le membra penose per l’aria malsana
    di giallo indurita.
    E ride isterica,
    e ride di noi
    e invita le trombe lontane
    e i cupi tamburi
    alla battaglia.

     
  • 28 novembre 2012 alle ore 16:25
    Il mio Amore

    Vivo di un amore solo e perso,
    di questo vento freddo.
    Il mio amore
    vaga trasparente per le strade,
    vive dolcemente nelle sere
    che non sarei mai capace di affrontare.
    Cammina con il suo cappotto nero,
    un passo dopo l’altro,
    oltrepassando la gente
    che urla la sua gioia con terrore.
    Il mio amore
    guarda le vetrine
    illuminate a festa
    e lacrima di stupore.

     
  • 28 novembre 2012 alle ore 16:24
    Il tempo

    Se  avessi un’anima
    ti chiederei un cuore
    perché accompagni i miei secondi d’infinito.
    Lo farei battere, secondo per secondo,
    cercando di aggrapparmi a te.
    Ma non ho risorse capaci di reagire
    al penoso ticchettio del pendolo
    o pronte ad afferrare
    l’eternità di quest’attimo.

     
  • 28 novembre 2012 alle ore 16:23
    Senza titolo

    Non so se è fantasia
    o se davvero il mondo mio si schiude
    o forzatamente aspetta.
    E’ solo il vento che spinge alberi e velieri,
    che vince la transumanza dei miei pensieri.
    Ma c’è
    e dentro si fonde col sangue.
    Esprimere l’incubo assorto: lontano.
    Mi strozza questa fede,
    mi spinge lentamente.
    L’immagine di piccole cose lontane,
    cavilli quotidiani
    che perdo giorno dopo giorno,
    che seguo, ma non vedo.
    E l’aria nel cielo non entra.
    Mi manca la vita.
    Ho perso!
    Ancora una volta
    all’alba scompare
    l’ostacolo folle
    che il mondo accompagna violento.

     
  • 28 novembre 2012 alle ore 13:11
    Training autogeno

    Un gelido fremito,
    un continuo tremore.
    Movimento convulso,
    un tic inconsueto,
    rumore rovente
    uno scricchiolio.
    E solo rimani sospiro sfuggente,
    sordo sibilo.
    Riprova!
    Nell’aria profumo di viole.
    Si spande un sorriso fresco.
    Il verde respiro di foglie grondanti,
    di nuvole candide.
    Un riso costante.