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Autore

Silvia Becherini

in archivio dal 14 dic 2009

18 giugno 1985, Piombino (LI)

11 gennaio 2010

La realtà di un sogno.

Intro: A volte, sono i sogni a darci la forza di andare avanti e lottare giorno per giorno. La speranza non deve mai venire meno e questa breve storia ci aiuta a capirlo. A volte, le favole si avverano, basta crederci…

Il racconto

Il cucchiaino di finto argento si ostina a girare, spinto in maniera automatica dalle terminazioni nervose della mia mano.
Il cappuccino, anzi no, per la precisione lo zucchero con il cappuccino, visto e considerato che ci ho affogato dentro ben tre bustine di quei dannati granellini scintillanti, ormai è diventato un caffè latte in quanto privo di schiuma. Non so perché mi ostino a sedermi ai tavoli dei bar della città e ordinare cappuccini su cappuccini visto che a me il caffè neanche piace. Per di più siamo a Londra e qui non sanno neanche che cosa sia un buon cappuccino.
E questi sono i risultati che si verificano ogni volta: soldi buttati via e la tazza lasciata intatta!
Non è difficile indovinare il pensiero che scorre dietro il sorriso della barista e, sicuramente, non sarà un pensiero di approvazione o stima.
E come posso non essere d’accordo con lei? In fondo sono la bellezza di tre lunghi mesi che tutti i venerdì, senza perdermene neanche uno, entro in questo posto, mi siedo, ordino, passo ore a giocare con la finta argenteria fissando il vuoto oltre l’enorme porta a vetri dell’ingresso.
Aspettando qualcosa che neanche la mia mente contorta riesce a decifrare. Forse dovrei andare a fare una visita accurata. Tutto questo potrebbe essere solo il frutto di un delirio complesso.
Eppure no, non può essere un delirio, sono sicura che io quegli occhi di ghiaccio e quel sorriso di diamanti l’ho visto realmente varcare quella porta in una piovosa mattinata di un venerdì di febbraio. E anche il venerdì successivo e quello dopo ancora. E poi di colpo è sparito, svanito dietro alla monotonia della città, come rapito dall’immensità della massa.
Ma io devo ritrovarlo a tutti i costi e capire se il mio sogno può trasformarsi in una dolce realtà o solo in un’enorme delusione.
E lo aspetto qua, sotto il sorriso ironico della barista, fregandomene dei suoi pensieri e dei suoi negativi giudizi.
All’improvviso la porta si spalanca.
Con andatura elegante e decisa si avvicina verso di me. Io mi alzo come ipnotizzata dai suoi occhi e dalla fresca fragranza della sua pelle.
Prende il mio viso tra le sue grandi mani e avvolge le mie labbra da un dolce e appassionante bacio, mentre il mio cuore si scioglie come lo zucchero nel cappuccino.
Senza allontanare i nostri corpi usciamo da quel posto ormai diventato troppo familiare per me e ci disperdiamo nell’immensità della città, con la sicurezza che ormai non sarò più da sola a dover affrontare le ostilità della vita, ma adesso siamo diventati noi…
Il rumore squillante della sveglia del mattino mi fa sobbalzare dal letto, tenendo ancora stretto il cuscino tra le mie braccia. Mi sembra di sentire il suo odore e il ghiaccio dei suoi occhi sopra di me. Ma in realtà siamo diventati noi soltanto nei miei sogni, perché nella realtà quel dolce principe non ha ancora bussato alla mia porta.

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