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Autore

Stefano Di Lorito

in archivio dal 23 giu 2008

31 dicembre 1963, Genova

10 ottobre 2009

La legione dei dispelati

Intro: Il nostro Stefano Di Lorito, stavolta, ci fa amaramente ridere. I bisticci linguistici di un cinese in Italia ci fanno divertire; invece, a ben guardare, noi Italiani diamo un’immagine agli occhi degli altri ben poco divertente.

Il racconto

Io sono cinese, della plovincia di Wang-Ton, sul fiume Shang-Li.
Sono emiglato in Eulopa, in celca di migliol foltuna, pel sfuggile alla poveltà delle mie telle.
Nel mio paese siamo tutti poveli, anche il govelnatole locale tila avanti alla meno peggio.
Eppule lidiamo semple, folse solo pel falci colaggio a vicenda, pel non pensale alla nostla sfoltuna, alla fame, alle malattie, alle cicliche devastazioni natulali.

 

Sono allivato in Italia nascosto in un containel, una tlavelsata dulata quasi un mese. Quando sono sgusciato fuoli dal cassone metallico, elo più molto che vivo, ma felice di essele allivato nel paese della pasta, della pizza, della Fellali, della Felilli e del bel canto.
In questa città, Genova, capoluogo della Legione Ligulia, la gente vive bene da secoli, hanno un passato di glandi navigatoli, di glandi commelcianti.
Dopo avel tlovato aiuto e lavolo plesso alcuni miei compatlioti, ho celcato di inselilmi, pel quanto possibile, nella vita italiana.
Non so cosa abbiano, qua, le pelsone. Quasi nessuno muole di fame, quasi tutti hanno casa e macchina e bei vestiti, vanno in vacanza, lavolano, hanno assistenza medica, pensione. Eppule vanno tutti in gilo con celte facce tlisti, allabbiate, sfiduciate, malevole. Se gualdi qualcuno negli occhi, mentle sei a passeggio, o si gila dall’altla palte, oppule ti fulmina con un’esplessione ilata e diffidente.
Non capisco ancola bene la lingua italiana, ma avvelto nei toni di voce una genelale nota di labbia leplessa, di odio pel tutto e tutti.
Ho celcato di falmi spiegale dai miei compatlioti che vivono qua da anni, che cosa abbia di sbagliato questa legione. Lolo la chiamano olmai la Legione dei dispelati.
Quando al listolante, selvendo la clientela, celco di ascoltale e capile i lolo discolsi, sento soltanto palole di invidia, lancole; flasi immancabilmente negative, dilette a deniglale qualcuno, spesso amici e palenti, mogli, maliti e figli. Il displezzo leciploco legna sovlano. Pelfino quando pallano di spolt, del bellissimo calcio italiano, finiscono semple pel litigale e offendelsi a vicenda. Se poi pallano di soldi o di politica diventano addilittula fuliosi, feloci come tigli selvagge.
Spelo di lacimolale in fletta abbastanza soldi pel tolnale al mio povelo paese, questa tlistezza mi sta uccidendo.

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