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in archivio dal 26 giu 2008

Teresa Biccai

07 gennaio 1967, Sorso (SS)
Segni particolari: Non mi arrendo mai.
Mi descrivo così: Scrivo poesie e racconti.
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elementi per pagina
  • Troverò il mio volto un giorno
    Fra le querce delle radure fitte
    E anniderò più scudi fra le foglie
    Sentendomi congiura di ritorno


    Avrò le vene cave
    E il turbamento non appesterà
    Sfiorendomi gelata, cieca ai torti
    Per dirmi estinta senza la ferita


    I passi addosso pesteranno muti
    E al crepitio, intonata, svanirò
    Morendomi frammento
    Indubbio al vento


    Le nocche pulseranno il gergo
    Del tempo rimandato
    E si faranno dune, devote a piogge accese
    Ardendosi il timore per l’istante


    Oh rami fronteggiati
    Provati alle tormente aguzzi
    Pregate che sia vero il termine fecondo:
    La fossa del pensiero
    Infine vita

     
  • 27 giugno 2008
    Illuse verità

    Era domenica la quiete da impagliare;
    Un lasso breve convertito veste
    Con l’ostia fra le labbra offerta sposa
    E l’ombra, colorazione muta


    Gente seminata nel perdono
    Smagliava la santa perfezione
    Temprando sotto il tacco, l’esperienza
    Gestita tesa fede.
    E c’era il lutto causa resa
    Da giurare nel tormento
    Accordando il bianco sotto il nero
    Quasi a constatare
    Il freddo che sudava inverso il marmo


    Scordata amenità che muori
    Fra questi palmi di strade districate
    Dimentica chi sono,
    La pece che al mio passo rinsecchisce,
    sbiancandomi il rancore.
    Il cielo che germoglia mi è fandonia
    E screpolato impenna verso il basso
    Nel grigio che mi tace
    E affila la coscienza sorta pietra
    Ferita da scagliare


    E non è più orazione ogni domani
    Né ieri al dirimpetto avuto
    Quando l’odore gloriava le narici
    E nuovo raccontava
    D’illuse verità

     
  • C’è che la cognizione è il dilemma
    Quando tutto è un chiaroscuro.
    Le sciagure sostano impunite
    Come fossero virtù
    E la carne concepisce la cancrena

     

    Il pensiero si fa spada
    Lama fina e battagliera
    E finché non c’è l’affondo
    Non c’è ruggine a spolpare

     

    C’è che la sabbia scivola sincera fra le mani
    Come il volto di un bambino spaventato
    E non so fare a meno, d’averla sottopelle
    Come un guanto che nell’anima deterge

     

    C’è che il cuore è un ingombro
    Deturpato fra i ventricoli rappresi.
    Risorge ogni dolore e lo posa fra le perle del rosario
    Quasi costola iniziata
    Scandendola perdono scellerato

     

    Pane d’ossa, nato ai denti