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in archivio dal 15 lug 2008

Tim Scrivello

02 marzo 1992, Siracusa
Mi descrivo così: Il giovane che non scrive per i giovani... Scrivo racconti grotteschi e ironici o thriller e horror inserendo alla fine sempre una morale sbagliata.
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  • 22 giugno 2009
    . (punto)

    Come comincia: I neon si accendono a intermittenza. Una stanza quasi vuota, bianca, due porte.
    La stanza è grande circa sei metri per tre, uno sgabello al centro. È abbastanza rovinato, marrone e ornato da segni indecifrabili.
    Da una delle due porte entra uno spirito, è piccolo come un televisore di media grandezza e vaga alla ricerca di una postazione.
    Lo spirito cresce a dismisura, diventa più grande.
    Quando diventa adolescente, si siede sullo sgabello. Riflette e viene riflesso. Colori indistinti passano a velocità variabile accanto a lui, sono persone. Ognuno procura una reazione diversa, contraria.
    Lo spirito piange ridendo. Sulle pareti, queste persone, attaccano foto più o meno grandi che le rappresentano. Dalla grandezza varia l'importanza. Alcune invece passano senza lasciare tracce, non hanno il tempo di farsi conoscere o non meritano di essere conosciute.
    Segni nel corpo dello spirito, testi di canzoni, nomi, disegni. Laura... Marco... ”Inventandosi, la felicità” e vari scarabocchi lasciano un segno indelebile, ma indolore. Lo spirito è puro, ma è pieno, è nero.
    Una piccola parte di colori porta con sé degli sgabelli, si siedono accanto a lui, gli danno un'amichevole pacca sulla spalla, lo abbracciano, piangono, ridono e gioiscono insieme a lui. Dall'estremità opposta, dei pugnali si conficcano nella sua schiena, ma i colori con gli sgabelli lo aiutano a staccarseli.
    Passa del tempo, l'anima cresce, ma i segni rimangono indelebili, resteranno per sempre alcune cose.
    Un calendario segna diciotto. Cala una cravatta dal soffitto che si va a posare sull'anima informe e una “ventiquattr'ore” che si va a posare sulle sue ginocchia, intatta. Nel momento in cui la apre, dal soffitto cominciano a cadere soldi, che si smaterializzano quando toccano terra, perché questi non sono incancellabili. Coccarde, avanzamenti di carriera e licenziamenti si attaccano alle pareti, ma mai cancellano le fotografie.
    D'un tratto, la stanza diventa nera, due lapidi spuntano dal basso, sono le lapidi che ti hanno accudito, che ti hanno mandato a scuola, che ti hanno educato, sono morte.
    L'anima piange e s’inginocchia ma delle mani calano dal soffitto e lo accarezzano, quindi si rialza, percepisce che non se ne andranno mai realmente quelle lapidi, dopodiché scompaiono.
    I colori che vagano indefinibili man mano si affievoliscono. Segni indecifrabili compaiono ancora e un anello d'oro compare al dito. Riso cade dal cielo e il sorriso dello spettro s’ingrandisce.
    Una persona gli gira attorno, anche lei con un anello d'oro al dito. Ogni tanto si abbassa e lo bacia, anche lui ogni tanto si alza e la bacia. Dall'anima che gli gira intorno si stacca un pezzo, poi un altro ancora. Gianluca ed Elisa, crescono e man mano si allontanano, gridano contro lo spettro, lo abbracciano, lo baciano, giocano e lasciano una gigantografia loro sulle pareti e non ci sono più.
    Mentre cadono soldi, passano colori, foto si attaccano, croci compaiono, spettri girano intorno e amici danno sincere pacche sulla spalla, dal basso si materializza un bastone. Sale piano, ma l'uomo percepisce la sua presenza e ne ha timore.
    Dalla porta da dove lo spettro non era entrato compare un mietitore e i colori con gli sgabelli si stringono accanto allo spettro, ma il cupo mietitore lo prende lo stesso. Buio.
    I neon si accendono a intermittenza. Una stanza quasi vuota, bianca, due porte.

     
  • 06 agosto 2008
    Nei suoi occhi

    Come comincia: - Buongiorno Stanley!
    Mi accoglie come sempre la collega del terzo piano, io le dico: "Il capo è in ufficio?"
    E lei risponde come sempre “sì” o “certo!”. È una fottutissima ottimista.
    Mi avvio verso l’ufficio del capo lentamente, lo voglio informare che non accetto quell’incarico di infiltrato nella mafia, troppo rischioso.
    Appena entro dalla porta mi colpisce una figura angelica.
    Lei, in piedi davanti al capo, capelli biondi e un seno che cantava i sonetti degli angeli.
    Il capo mi dice: - Agente Botus, buongiorno!- E io mi ero già innamorato di quella visione che mi si presenta davanti.
    Il capo mi spiega che lei è una nuova agente e che è stata trasferita qui da un distretto di New York, non mi ricordo il nome perché ero rapito dallo guardo focoso di quella donna.
    Tempo tre mesi e lei è già la mia amante.
    Facciamo una coppia perfetta, i migliori agenti del distretto.
    Nelle serate tra amici spiego che lei è la donna perfetta, e spiego anche che mi turba perché qualcosa di passato, ma nello stesso tempo con un senso di premonizione, la preoccupa. Spiego che vedo nei suoi occhi la morte. I miei amici si mettono a ridere e per un po’ ci scherzo su anch’io, ma i miei pensieri su quella sensazione ritornano seri.
    Dopo quindici giorni di convivenza chiediamo al capo se possiamo fare coppia anche a lavoro. Lui ci accontenta.
    Lei è bravissima a mirare e sparare e io a guidare, inseguiamo dei rapinatori e li catturiamo tra la Saint Mark’s street e la Black road a Newark.
    Dopo questo successo sul lavoro ci concediamo una cena romantica e poi andiamo a casa e facciamo l’Amore. Non e solo sesso con lei, è Amore.
    Dio! Non  l’ho mai fatto così bene! I suoi gemiti sono poesie infinite e piene di significato. Il suo corpo nudo è una valle di piacere e il suo seno è un tocco di perfezione aggiunto al suo corpo già perfetto.
    Appena finito io accendo una sigaretta, lei si alza e va a prendere qualcosa in cucina.
    Quando torna non riesco subito a capire cosa ha in mano. Poi, appena me la punta contro, capisco. Una pistola con silenziatore.
    Non faccio trasparire sorpresa dal mio volto, ma dalla bocca mi esce spontanea una domanda:
    - Perché?
    Lei mi risponde con una voce diabolica ma nello stesso tempo sensuale e attraente.
    - Loro mi pagano di più e tu gli hai dato troppo fastidio.
    Un’altra domanda mi esce spontanea dalle labbra.
    - Loro chi?
    E lei, sempre con la voce sensuale, rispose:
    - La mafia…
    Preme il grilletto puntato alla mia testa. Lei è bravissima a mirare e sparare.
    Nell’ultimo mio istante di vita si avvicina e vedo nei suoi occhi me, morto.