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Autore

Valerio Tambone

in archivio dal 13 feb 2014

16 dicembre 1977, Grottaglie (TA)

mi descrivo così:
contadino dell'arte

13 febbraio 2014 alle ore 21:59

Il canto del ghepardo

Non era il momento

per farmi cadere

sono un ghepardo aggrappato a liane

salito su un albero per cantarti piu vicino

scivolato per delle foglie avvelenate

ho tirato fuori gli artigli

perchè sotto c'erano sabbie mobili che potevano soffocarmi

ma forse sarebbe stato meglio che rimanere intrappolato

tra rami scivolosi fatti per gattini e non per un felino

che ruggisce cantando un amore ormai inutile

non era il momento

per farmi cadere

per vedermi le unghie saltare

con un rumore schietto

come se un masso sulle zampe le schiacciasse in mille pezzi

le unghie che mi han fatto salire su un albero immenso

dove ti vedevo a dormire

piccolo uccello del paradiso

salito per leccarti e farti addormentare nel calore del mio pelo

difenderti dalle belve che vogliono mangiarti

non era il momento per

per farmi cadere

ogni giorno risalgo

ogni giorno ricado giu' tra le liane

e pur affannoso di risalire a cantare per te

poi senza respiro rimango appeso a sbrogliarmi e girovagare

un ghepardo sciocco

ancora credo tu voglia il mio canto?

basta un tuo battito d'ali

per vederti volare dove non vorrei

dove mai vorrei

non era il momento

per farmi cadere

guardo le sabbie

tre unghie ad una sola zampa mi sono rimaste

le piu forti che avevo nascoste

il mio ruggito è un canto d'amore

che non comprendi che deridi e non ascolti

non era il momento

per farmi cadere

per accarezzarmi da solo

sentire il mio pelo che vuol riscaldarti

e sentire che non ci sei

tutto cio' che il mio ruggito ti dice

è che qui hai cio' che non riesco a dirti

che mi vedi scivolare perchè olio mi butti sui rami

getti massi per spezzarmi le unghie

ogni giorno ricado

e ogni giorno risalgo

un ghepardo che ama 

col pelo caldo in un gelido inverno

da rifugio a te, uccellino

che nemmeno ascolti il mio canto,

o lo ascolti dall'alto e batti le ali

come l'applauso di circostanza

ad una voce ormai stonata

Eppur tra liane nessuno mi batte

laddove tutti si son lasciati cadere

il mio canto arriva perfino nelle notti piu' fredde

sol se lo ascolti mi puoi vedere

ho bevuto tutto l'olio bollente che potevi buttarmi

tutto il mio pelo si è sporcato

vorrei solo che ora tu canti

perchè qui aggrappato

qualcunosta per tagliare le liane

per vedermi morire per sempre

in sabbie che mai piu mi faranno risalire.

E riderà,

riderà ,perchè lo vedo ridere sempre,

riderà perchè un ghepardo che voleva accudire un uccellino 

è una favola che non si sa leggere.

Ci vuole un animo sublime

per capire il senso di una belva innamorata

che ruggisce per dire ti amo

e che fa dormire accucciato tra le sue grosse zampe

un essere cosi fragile che per dire ti amo

cinguetta e sorride con la sua dolce vocina

sparge piccole piume per colorare di bianco il manto del grosso felino

ed insieme dormono sulle cime piu alte di un albero che nessuno puo' raggiungere

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