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Autore

Valerio Tambone

in archivio dal 13 feb 2014

16 dicembre 1977, Grottaglie (TA)

mi descrivo così:
contadino dell'arte

13 febbraio 2014 alle ore 22:04

L'Amazzone di nome Venere

Un ramo

un braccio

una lancia di lucido ferro

lo impugni sì forte

che diventa la tua arma

armati il corpo

amazzone a cavallo

impugnami e corri sulle montagne

getta l'urlo della battaglia,

nuda e calda che galoppi

io ti inforco per il ventre

tuo dio del fuoco e della mente

tu mi impugni come Afrodite

dea dei sensi

schiava e perla delle mie dita

mordo ogni tua fessura

sfioro e domino il tuo respiro

i cui sussulti fanno insieme

gli accenti di una sinfonia

canti mentre ti sfotto

i tuoi piccoli seni rosa

che ridono soli

senza che lo vuoi

diventano duri rubini rossi

l'arma prendila

ora è pronta

puoi stringerla forte perchè non si spezza

sali al galoppo del tuo cavallo

grida ridendo che vincerai

perchè in mano hai il fuoco acceso

del tuo dio Vulcano che ti ha preso

stringi ancora non ti fermare

perchè è l'arma che fa impazzire

fa vincere ogni assedio

perchè porta a un grido antico

un'amazzone son certo

la sola che puo' impugnarlo

eterea bianca tu

piccola Venere di miele

 

grida forte che solo tu ce l'hai

ilfulgente ferro del tuo dio Vulcano

ora si tu sei pronta

per farne uscire seme e sangue

insemina la terra

perchè foreste nasceranno

dove correre potrai

splendida amazzone

vittoriosa e mia

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