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Poesie di Vincenzo Morgioni

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  • 30 novembre 2006
    Anima notturna

    E tu intanto lassù

    Pallida troneggi sul far del mondo

    Aspetto e soffro mentre tu

    Diletti il mio verso giocondo


    Lontana sei ancor più da me

    Dove dove?

    Dove sei? io ti cerco e aspetto

    Aspetto un treno che capolinea non ha


    Forse un giorno deciderai di prendermi con te

    Prendermi per mano

    Farmi nuvola

    E portarmi lontano


    E io dall’alto guarderò la città

    Che s’anima in un formicolio

    Di luci e suoni

    Da la scruterò la campagna


    E le rive silenziose

    Da la guarderò i prati

    E l’allegri girasoli

    Da la poi mi vestirò di sogno


    E danzeremo al rischiarar del cielo

    Festeggeremo tutta la notte

    Ubriachi di infinito

    Sazi di follia


    Ma poi quando il sole

    Di nuovo salirà l’ultimo scalino

    Dell’orizzonte lontano

    Ci guarderemo, e sorrideremo


    Infine ci abbracceremo

    E moriremo insieme

    Spirando un ultima volta

    Ormai esausti


    E quello stesso respiro

    Sveglierà uomini e donne

    E li spingerà a cercare il loro momento

    A guardare fuori a camminare dritti


    Non so dove tu sia

    E ne mi importa

    Continuerò a cercarti

    A volerti ed amarti


    Ma quando ormai

    Il mio corpo sarà decadente

    E la mia anima volerà

    Portala per mano tra il sogno oltre la realtà.

  • 30 novembre 2006
    Notte

    Siamo io e te;
    Notte, al cospetto del mondo;
    amiamoci;
     
    E il sole non vuole che tu splenda ancora
    è geloso della tua irradiante bellezza
    solo poche ore e ti soffoca nel suo abbraccio
     
    E io allora;
    tornerò errando sulla mia strada
    abbandonando il sogno
    finendo pian piano di vivere;

    Come vento d'autunno
    spezza lo stelo di foglie cadenti
    così il mio animo si piega
    alla crudel fortuna
     
    Torna notte;
    Torna e portami via con te
    fammi costruire i miei sogni
    come lego di stelle
     
    Ma come ogni donna;
    ami e tramonti;
    ci daremo il nostro arrivederci a domani
    qui dalla finestra cui ci guardiamo
     
    E di nuovo
     
    Saremo io e te
    soli al cospetto del mondo

  • 24 ottobre 2006
    Canto di vita

    Canto dell’amor


    E degli orizzonti lontani


    Che all’uom che muor


    Paion sempre più vani


     


    Canto della donna mia amata


    Che se ne sta sulla riva perigliosa e guata


    A rimirar l’orizzonte


    Aspettando il suo uomo scender dalla cima del monte


     


    Canto dell’amor mai conosciuto


    Che di mille cavalieri


    Causò il senno perduto


    Così oggi come ieri


     


    Canto di terre lontane


    Dove solgo rifugiar la mia mente


    Lontano da questioni nostrane


    Lontano dai capricci e dalle malelingue della gente


     


    Canto di chi è e di chi fu


    E un dì morì per noi stessi


    Il suo corpo or non è più


    ma i suoi sogni non verranno mai repressi


     


    Canto di loro che ora vagano


    Illuminando gli animi di chi crede


    Non che il domani sia un vil marrano


    ma chi nel domani ha fede


     


    Canto del sole e della luna


    E delle loro figlie le stelle


    Giammai vivremo la notte come una


    ma le notti che da viver non  son solo quelle


     


    Canto di chi come me è gioco della fortuna


    E canto dei mei sogni perfetti


    Che possan vivere al tramonto della luna


    Che possan esser realtà di diletti


     


    Canto di quel che fui e di quello che sarò quando la mia anima sarà sparita


    Un ragazzo che in poche righe seppe cantar la vita.

  • 24 ottobre 2006
    Fine del viaggio

    Che del terminar divin del viaggio


    Sia mia ispirazione la vita


    Che ritrovi la mia via smarrita


    Che del mal rimanga solo il miraggio


     


    Percorrendo l’ampie pianure e le cime ghiacciate


    Giunsi al tanto sospirato sentiero


    Che all’uom gli è oscuro anche il pensiero


    Del poter toccar mete mai solcate


     


    E del perché  aver percorso quel cammino


    Io me ne domando ancora causa


    Di come lo percorsi senza sosta e senza pausa


    Per svelar infine l’humanitate destino


     


    Giunsi veramente al precipizio? 


    O fu solo illusione?


    O fu solo l’inizio?


     


    Isto non avea importanza


    Perché al terminar v’ero giunto


    Con mille pene amare


    Ma con affianco le persone più care


     


    Qual è fu e com sarà la vita


    Il destin dei viaggiatori


    Che di speranze furon attori


    Che non si fermaron innanzi alla lor salita


     


    O tu che fosti mia musa


    Narrami l’arduo compito di loro


    Che sepper’ essere dell’umano coro


    La voce che non può esser rinchiusa


     


    Color che sepper con coraggio e destrezza


    Narrar l’umana incertezza


    Cantami o musa


    Cantami o dea


     


    Davvero il viaggio nostrano?


    Davvero fummo noi?


    Ad accender la speranza in un mondo vano?


     


    Proteggi chi cade


    Proteggi chi prosegue


    Proteggi chi evade


    Dal mondo che il suo corso segue


     


    Il sole sorge


    L’ombra dei quattro


    In lontananza si scorge


    Con sguardi incerti


    Ma sicuri nel cuore


    Non son eroi esperti


    Né combattenti con furore


     


    Son giovani comuni


    E nel loro capire


    Sanno che dal mondo non si può fuggire


     


    Sanno che l’unica certezza nella loro ancora lunga salita


    È veder il sole


    Sorger sulla vita

  • 24 ottobre 2006
    Solo

    Di vita d’un tempo ne son testimonianza


    Di vita presente ne son fautore


    Di vita futura ne son attore


    Che la madre notte mi guidi nell’abisso di questa stanza


     


    Solo


    Son nato tra parenti e fiocchi


    E tra mille diletti e balocchi


    Solo


    Morirò tra lacrime e cenere


    Possa raggiunger in pace la mia anima l’etere


     


    Ma di mille amori


    Quale ricordi meglio o penato?


    Sempre e solo quello mai sbocciato


    Che ancora con inquietudine cerco la fuori


     


    Chi o penato meglio comprenderti potrà


    Se non chi ti ha cresciuto


    Chi tu hai con giogo inquieto vissuto


    E chi esalare l’ultimo respiro ti vedrà


     


    Chi se non lei la madre di tutte le favole


    Di gesta di eroi e cavalieri


    di atti di eroi di oggi e di ieri


    che scrisse anche di cavalier e di tavole


     


    Forza o notte son perso


    Son naufrago tra le tue brillanti braccia


    E cerco invano di poterti guardar in faccia

  • 24 ottobre 2006
    Ultima rosa

    O tu che giaci all’ombra di un ultima rosa d’estate


    Che ripensi all’anime cortesi tanto amate


    Mentre col sangue di chi si batté pe’gloria


    Bagni i verdi prati e gli atti dell’ istoria


     


    O tu che una volta fosti capace di capire


    Da un’anima che nel fugace divenire


    Che quella mano che soleva l’anime dai corpi strappare


    Poteva persin’essere capace di amare


     


    Quegli occhi che videro solo feriti,mutilati e morti


    Eran capaci anche di sognare le rive e li verdi orti


    Quelle orecchie che nulla sentirono se non il suono di guerra


    Potevan sentir il suono della pioggia che batte sulla terra


     


    Quella lingua che solo pronunciò il nome dei defunti soldati


    Potea anche chieder perdono pe i nostri peccati


    Quel naso che sempre sentì l’odor del sangue e della polvere


    Potea sentir l’odor del vento che le onde sol muovere


     


    Chi fu così gloriosa?così gloriosa da renderti uomo?


     


    Uomo non che pene infligge


    Non che uccide


    Uomo che l’unica forza che sa


    E l’unica che non si sconfigge


     


    Ea fu colei che seppe insegnarti l’amore


    Nella sua dolcezza e nel suo rosso calore


    Colei che ti fece conoscer mondo a te nuovo


    Che tu rinnegasti pe segui quello che dell’arme e della violenza fu il ritrovo


     


    Rinunciasti a lei e a non poterla amare


     


    Eppure perché? Tu forse l’amavi? Davvero?


    Cosa? Cosa dici? Ora capisco…


     


    Sospiri il suo nome in un ultimo fiato di vita


    Guardando ormai quella rosa appassita


    Appassita oramai come te 


    Anima che fosti e che pian piano più non c’è


     


    Addio bel mondo ti ho scoperto al terminare


    Quando gentil anima mi illustrò cos’è l’amare


    Ma almeno muoio sapendo in me una cosa:


    Che almeno una volta anche io fui una rosa

  • Lungi dal solcar quelle terre amate


    Intonate dal canto del mar


    Non son terre misteriose mai solcate


    Son terre che ti insegnarono cos’è l’amar


     


    Addio paesaggi magici


    E cieli stellati


    Si torna ai giorni tragici


    A quelli mai amati


     


    Ma un giorno quando sarà il mio momento


    Che l’ultima campana sonerà alla mia porta


    Che le mio polveri vengan dal vento


    Trasportate laddove il cuore mio le porta


     


    Voglio dedicar queste mie righe modeste


    A chi come me ama la vita


    A chi come me di sogno si veste


    A chi come me vive nella città marcita


     


    A chi come me perse l’amore


    Per soddisfar volere fraterno


    Ma io so che v’è nel mio core


    Per questa persona v’è amore eterno


     


    Addio alberi, addio pace, addio vita…


    Fosti sogno e fosti guida


     


    Ma mentre fo qui queste righe profane


    Sogno che il mare le trasporti in rive lontane


    Che la donna mia possa coglier tra le onde


    Il messaggio che nell’animo mi si fugge e nasconde


     


    Io che di sofferenza e angoscia so nutrito


    T’amo infine come il mare infinito

  • 24 ottobre 2006
    Silenzio

    Vago nella notte oscura;

    Silenzio;

    Silenzio;

    Tutti dormono ma io vago

    Silenzio;

    Silenzio;

    Vago e erro tra le onde tempestose dell’animo mio

    Silenzio;

    Silenzio;

    Vago e osservo la città dormiente e io suo sovrano sveglio

    Silenzio;

    Silenzio;

    Vago:non ho tempo per riposare, la vita è fuggitiva e noi fugaci

    Silenzio;

    Silenzio;

    Vago e anche tu mia notte vaghi oscura

    Come me.

    In cerca

    Di una luce

    Nel domani.

  • 24 ottobre 2006
    E' la mia maledizione

    Perché t’amo senza volerlo…

    È la mia maledizione…

    L’amare e il non voler amare

    È come il vivere e il non voler soffrire

     

    T’amo mia principessa di terre lontane

    Ma non voglio averti ne posso

    Ma forse un dì capirai che tale poeta

    Morì in un bianco campo di battaglia

    Imbracciando la sua arma più lieta

     

    Morì con sol il tuo nome tra le labbra

    Pronunciato in un ultimo

    Languido

    Fiato di vita

     

    T’amo e non voglio

    La pioggia

    Già la pioggia può cadere

    Ma le piante

    La verdeggiante natura

    Si bagna di freschezza e vita

    Proprio quando io posso soffrir per te

     

    E lento il mio cuore si scioglie

    Come l’affannoso dipinto di chi

    Ormai anziano

    Impiega ore per dipinger su strada santi e madonne

    Vedendole poi sciogliere in un brivido freddo

     

    Perché sei tornata?

    Perché…

    Perché mai dio ti creò come strumento di flagello

    Per il mio cuore

    Dolce flagello dell’amabil soffrire

     

    Lieta te ne stai guardano il tuo uomo

    Quello che tu sogni

    Che tu vuoi e desideri

     

    E io

    Curvo sul piano a scriver queste stanche righe

    Amandoti

     

    È la mia maledizione:

    …è la mia vita…