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Racconti di Vincenzo Morgioni

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  • 13 novembre 2006
    Infanzia

    Come comincia: Ciò che mi consola è che anche le persone che paiono essere così diverse da me, anche quelle prima o poi almeno una volta nella loro vita sono state bambini, innocenti, la cui unica realtà percepibile agli ancora inesperti sensi era quella della fantasia.

    Un mondo perfetto, quasi idilliaco, dove i buoni riuscivano sempre a trionfare contro i malvagi e dove ognuno di noi poteva attraversare terre lontane, mari in tempesta, giungle selvagge, rimanendo sempre e solo nella propria cameretta. Poi un brutto giorno successe che quelli che erano i nostri aitanti eroi incominciarono a invecchiare, ad infiacchirsi; il peso dell’età incominciava a farsi sentire. Tu, anche tu piccolo o piccola eroe o eroina, proprio tu che mi guidasti e mi difendesti da leoni feroci, eserciti agguerriti, e nemici mastodontici, dici di esser stanco?

    Ti capisco.


    Il tempo passa per tutti sai?


    Anche per te…ma purtroppo anche per me…


    Riposa ora.


    Ti lascio sul tuo scaffale,si si, proprio li, dove troneggi rispetto a tutti gli altri giochi…


    Sei l’eroe che più volte ha salvato il mondo…nessuno ti potrà mai sconfiggere!!!!


    Mi dispiace…


    Ora giaci là sperando di finire quelle mille avventure che sono rimaste sospese nella testa di un bambino…


    Ma io


    Io


    Io o non sono più un bambino…


    Sono cresciuto sai?


    Ora ho la macchina, il sabato esco con le ragazze, vado alle feste , e la domenica allo stadio.


    Eh vecchio mio sei passato…è finito il tempo dei giocattoli!


    Sicuro?


    Eppure cosa ti succede quando riguardi quel vecchio e ormai logoro giocattolo?


    Perché ti soffermi? Tu sei grande… che cosa fai?


    Non sei il ragazzo duro che oramai guarda in faccia la realtà e sa di poter affrontare il mondo assoggettando tutti e tutto?


    Se è così… cos’è questa debolezza che ti prende?


    Lo so, hai capito.


    Lo prendi.


    Lo guardi un attimo così, in misto di rabbia e tristezza, vorresti buttarlo via, pum!!!!


    Cancellare il tuo passato, si, perché no?


    Ora prendo e lo butto si, si , io sono grande oramai, io sono forte…


    Ma poi ripensi…


    Già ripensi…


    Lui è il tuo più vecchio amico, quello che non ti ha tradito mai, e che ovviamente ha sempre acconsentito alle tue richieste.


    Finalmente hai capito.


    Lo guardi e cedi.


    Lo stringi al petto, gli chiedi scusa, perdono, quasi avessi ucciso una persona…


    Amico mio, tu mi sei sempre stato affianco e io…perdonami ti prego…


    Ma lui non parla…


    Non può più parlare…


    Eppure tu vorresti che tornasse a parlare, vorresti tornare a combattere al suo fianco contro miliardi di uomini assetati di sangue e vendetta perché lui è l’eroe più forte, lui è invincibile…


    Lui ti ha salvato…


    Ha avuto la sua ultima avventura insieme a te…


    L’avventura della vita.


    A tutti coloro che pensano già di essere uomini e di essere duri e forti, dedico questo mio racconto, perché capiscano che alle volte nella vita non basta dire o provare di esser maturi e cresciuti.


    A volte il ricordarci chi siamo e come siamo diventati quello che siamo ci aiuta molto di più di cercare di essere ciò che non si è.


    A tutti coloro che come me amano sognare di un mondo migliore.


    Dedico la mia infanzia.

  • 13 novembre 2006
    Vacanze di vita

    Come comincia: Lui rivedeva i momenti della sua vacanza.

     


    Lui riviveva i momenti della sua vacanza.


    Avanza con passo deciso, il passo di colui che sa cosa dovrà fare , cosa sarà costretto a fare. Ogni tanto la sua camminata decisa e imperturbabile veniva interrotta da fugaci movimenti della testa, degli occhi…


    Lui la cerca


    Lui non la trova


    Eppure decide di non interrompere la sua camminata, no non ora.


    Lui avanza sempre deciso per la sua strada.


    E intanto mentre percorre a passo lento la strada per il porto,percorre a passo molto più rapido e spedito le strade dei suoi pensieri.


    Ripensa al primo giorno quando è arrivato.


    Da solo, una vacanza in compagnia solo di un libro , e ovviamente in compagnia di se stessi.


    Ripensa alla prima volta che l’ha vista.


    Troppo indaffarata ad accogliere gli altri ospiti , troppo impegnata a sfoggiare sorrisi a trentadue denti per mostrarsi sin da subito gentile e disponibile,


    Troppo gentile, lui la fissa


    Troppo disponibile, lei lo nota


    I loro sguardi si incrociano,così,per la prima volta,come si possono incrociare gli sguardi di miliardi di persone


    Troppo impegnate a cercare di recitare al meglio la propria parte nel cortometraggio della vita.


    Lei avanza verso di lui.


    Lui la guarda come in trance.


    Non si sono mai visti prima eppure per una settimana diventeranno fratello e sorella, e la cosa bella sapete qual è?


    Che né lui né lei in quel momento possono immaginarlo.


    Lui continua la sua incessante fuga verso il porto. Fugge da una realtà troppo perfetta, quasi diretta nel migliore dei modi dal migliore dei registi.


    Perché?


    Già perché? Sapete a volte un perché, una semplice e quotidiana parola di sei lettere, pronunciata almeno una decina di volte da un comune uomo, può essere un sassolino nella scarpa anche per il più certo degli uomini.


    Lui adesso è un uomo pieno di certezze. Un uomo nuovo. Ma fino a che punto queste certezze possono stare in piedi, fino a che punto possono essere chiamate certezze?


    Guardando dritto davanti a se, scorge la spiaggia, e non può fare a meno di ripensare alle interminabili notti, passate con i camerieri dell’albergo, anche loro divenuti inconsciamente suoi fratelli e inseparabili compagni di bevute e di indimenticabili notti passate in una discoteca dal tipico sapore vacanziero, dove tra un bicchiere , quattro chiacchiere, e due mosse stupide per fare i fighi in pista ,si consumavano le serate.


    Perché allora lasciare tutto questo?


    Ricorda gli occhi color verde della ragazza seduta dietro il bancone della reception. Anche lei divenuta a far parte di questa famiglia.


    Ricorda i pomeriggi passati in barca dove aveva imparato a conoscere fino in fondo le bellezze di quelle isole.


    Lui ricorda il sole, il sapore del mare,il vento fra i capelli, quella strana sensazione che ti da il sale marino sulla pelle.


    Lui ricorda lei stesa sulla prua di quella barca piena di tanti altri turisti che sembravano quasi dissolversi con le onde che si stagliavano sulla barca.


    Per lui adesso esiste solo lei.


    Lei si alza dalla prua e scuote il telo dove era sdraiata prima. Lui allora decide di alzarsi e andarle incontro.


    Ora sono entrambi in piedi sulla prua pronti per tuffarsi in quel mare che pareva esser vetro trasparente, liscio , piano , cristallino. Ma la tentazione di romperlo è troppo forte.


    Lui guarda lei.


    Lei guarda lui.


    Cercano nei loro occhi la fiducia, quasi il coraggio di compiere quel gesto.


    Si buttano, riemergono, si guardano, sorridono.


    Lui pensa e prosegue entrambe i cammini e mano a mano che procede verso il porto pensa, ricorda,rivive. Ma le sue certezze a mano a mano crollano come pezzi di scoglio colpiti da una forte mareggiata.


    Lui vuole voltarsi.


    Ma sa che così facendo tradirà se stesso.


    Lui sa cosa vedrà quando si sarà voltato.


    Tuttavia non vuole, non può.


    Ormai la sua ora è giunta. Il suo traghetto sta per partire deve affrettarsi.


    Tuttavia lui si blocca. Dialoga col suo compagno di viaggio, l’unico con cui è venuto e decide di chiedersi un’ ultima volta


    Perché?


    Lui decide di girarsi,sa cosa vedrà.


    Si gira.


    Ora davanti a lui vi è ciò che si aspettava. Il mare, la costa, e le barche dei pescatori che escono per portare da mangiare alle proprie case. Il sole che sorge. E di fronte alle sue incertezze e ai suoi perché di fronte a quel paesaggio idilliaco così perfetto decide che in mezzo a tante incertezze vi è una cosa certa…


    La vita continua.


    Sorride, si volta.


    Ora è pronto per ripartire.

  • 06 novembre 2006
    Freddo

    Come comincia:

    Freddo.

    L’unica parola che mi viene in mente ripensando a quella sera.

    Nell’aria il sapore di terre lontane e nel cuore il freddo di un inverno che stentava a morire.

    Ho vaghi ricordi di quella sera, frammenti più che altro , che si spargono come i pezzi di un vetro infranto  da uno sparo che rende fredda quella che poteva essere una calda ed accogliente casa.

    Un altro fallimento per me, un’altra parte del mio cuore che smette di splendere e si ingrigisce tra i fumi che si respirano in questa città; Fumi che sembrano inquinare l’animo di chi li respira. Siamo tutti sotto lo stesso tetto e probabilmente moriremo tutti sotto questo.

    Rifletti vecchio c’è qualcosa che non torna,  un dettaglio , un qualcosa che nella fugacità del momento sarà sfuggito a te, che mentre ti godevi la scena con la stessa freddezza con la quale un assassino punta il suo mirino, sorseggiavi l’ultimo dei ritrovati tra i super-alcolici pregando qualche dio nascosto che quello schifo che con tanta fierezza bevi possa cancellarti dalla mente quanto stai vedendo.

    Diceva di essere tua.

    Diceva per me esisti solo tu, per me sei il principe, e io sono la principessa, insomma:un gioco che tutti prima di pregustarsi una calda notte d’affetto avranno fatto almeno una volta nella loro vita.

    Stai vagheggiando vecchio, concentrati…

    È bello pensare quanto sia difficile e complesso creare qualcosa e quanto invece sia ancora più facile distruggerla.

    La guardi. Non riesci proprio a convincertene eh?

    Eppure tu…si tu patetico fallito…lo hai sempre saputo che sarebbe finita così.

    Eppure perché? Cosa speravi di ottenere?Hai sperato davvero che per una volta l’amore potesse trionfare?

    Hai sperato davvero questo?

    No,no, ora capisco…

    Hai sempre saputo di essere un perdente ma per una volta hai voluto dimostrare che non era così.

    Che anche tu potevi averla vinta una volta tanto, che anche tu potevi avere qualche soddisfazione.

    Che anche tu potevi essere rosso…e non grigio.

    La musica tuonava in una tempesta di fumo e alcool..

    E lui caro vecchio amico ti si avvicina con fare di chi si pente di averti investito il gatto.

    Scusami ti dice.

    Io ci tengo alla tua amicizia.

    Lo guardi negli occhi. Non abbassare lo sguardo ,vecchio. Non ora.

    Lui continua a parlarti a dirti frasi e parole che tu riesci a cogliere minimamente. Ricordi, sei naufrago di una tempesta.

    Finisce di parlare.

    Stringi i pugni. Pronunci qualcosa che si perde nelle onde e nel vento, lui si avvicina come per porti l’orecchio e capire.

    Colpisci vecchio, colpisci.

    Cosa aspetti, fagli perdere la voglia di posare quelle labbra su quelle della tua donna amata.

    Stai per colpire. Rimani freddo impassibile come prima di battere un rigore.

    Alzi la mano, indietreggi il braccio:un gancio da manuale.

    Lui è ancora con la guancia rivolta verso di te.

    Ogni singolo muscolo della tua faccia si contrae in un misto letale tra il dolore e la rabbia.

    Scocchi il pugno.

    Stai per toccare la sua faccia…

    Aspetta…aspetta però…

    Cosa c’è ora? Perché ti sei fermato?Cosa ti ha fatto cambiare idea?

    Capisco…non puoi…

    La rivedi e ricordi.

    Rivedi i suoi occhi. Si,si, quelli stessi che ti hanno fatto sognare rive isolate e paesaggi lontani.

    Ti amo principessa.

    Ti amo e ti odio.

    Ritrai il pugno. Prendi la giacca. Vai via.

    Prima di andartene però vuoi rivederlo.

    Rivedere ancora quello sguardo.

    Quello sguardo che ti ha dato la vita e che poco a poco

    Te la sta togliendo.

    Addio principessa. Non ti scorderò mai.

    Sei fuori dal locale, dalla tempesta.

    Decidi che per quella sera sei sufficientemente fatto,quindi di fare un giro in riva al mare.

    Sei solo.

    È strano.

    Eppure li in quella riva volevi essere in sua compagnia, guardarla negli occhi, respirarla, poterla amare, e viverla.

    E invece sei solo.

    Rifletti.

    Il tuo spolverino nero si piega alla brezza. Come il tuo animo del resto.

    Guardi le stelle.

    Quante volte hai paragonato quegli occhi alle stelle, quante  e quante volte ridevi di quando lei ti diceva mi lasci senza parole.

    Pioveva la notte nella quale l’hai potuta avere.

    Anche solo per un attimo. Per un fugace attimo, che è stato in grado di aprirti le porte del paradiso.

    Provi un caloroso affetto quando ripensi a quegli attimi.

    Ma ora è tutto finito.

    Guardi l’orologio. È tardi il sole domani sorge anche per me.

    Una lacrima scende sul tuo viso.

    Addio principessa, ti amerò per sempre.

    Chini il capo, ti giri, te ne vai.
    Freddo: l’unica parola che mi viene in mente…