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Autore

Virginia Woolf

in archivio dal 12 mar 2002

25 gennaio 1882, Londra - Inghilterra

28 marzo 1941, Rodmell - Inghilterra

segni particolari:
Depressa. Sono morta suicida, annegata nel fiume Ouse.

mi descrivo così:
Sperimentatrice e "madre adottiva" dello stream of conosciousness (flusso di coscienza).

22 luglio 2013 alle ore 19:01

Gita al faro

di Virginia Woolf

editore: Dalai Editore

pagine: 253

prezzo: 5,57 €

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Si conosce la Woolf all’età sbagliata, la si riscopre a quella giusta. Leggere per la prima volta da trentenne “Gita al faro”, uno dei capolavori di questa autrice inglese, vuol dire apprezzarne le peculiarità quasi cinematografiche, la grazia e la leggerezza della narrazione, leggerne la malinconia e impregnarsi della sua nostalgia. Con questo libro, Virginia ha esorcizzato il lutto della perdita di sua madre, avvenuto a 13 anni, e ne immortala la figura vestita di bianco, stagliata contro la finestra della loro casa estiva. La narrazione inizia quasi in maniera beckettiana, con il desiderio dell’ultimogenito della numerosa famiglia Ramsay di andare a visitare il Faro. Continua a chiedere se “domani” ci andranno, e se da una parte il padre cerca di smontare le aspettative per via del brutto tempo, dall’altra la madre cerca di temporeggiare. Al faro alla fine non ci vanno, o meglio, ci andranno quando sarà perso ogni interesse, ogni vibrazione, e anzi la loro vita sarà molto cambiata.
La narrazione si svolge leggera come una piuma trasportata dal vento, dagli occhi al cuore delle persone, tra la famiglia Ramsay e i loro ospiti nella casa, con antesignane tecniche cinematografiche (il romanzo è stato scritto tra il 1925 e il 1927) che ad esempio rendono alla perfezione il passare del tempo dal punto di vista della casa vuota.
“Gita al faro” è per tutti quelli che patiscono un’assenza, e si consolano nel ricordo.
 
“Piangeva dunque per la signora Ramsay, senza sentirsi infelice? si rivolse di nuovo al vecchio Carmichael. Di che cosa si trattava? Che cosa significava? Le cose avevano mani in grado di alzarsi di scatto ed afferrare qualcuno? la lama poteva tagliare? il pugno stringere? non c’era nulla di sicuro? o nessun modo d’imparare a memoria come funziona il mondo? nessuna guida, nessun riparo? era tutto un miracolo, un salto nel vuoto dalla cima d’una torre? (…) Per un momento ebbe l’impressione che se entrambi si fossero alzati, lì, in quel momento, a esigere una spiegazione – perché la vita fosse così corta, perché fosse così inspiegabile – e se l’avessero detto con impeto (…) quel vuoto si sarebbe riempito, la bellezza avrebbe preso forma, gli svolazzi avrebbero acquistato ordine; se avessero gridato abbastanza forte, la signora Ramsay sarebbe tornata”. (V. Woolf)
 

recensione di Cristina Mosca

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