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Autore

Vladimiro Forlese

in archivio dal 06 feb 2013
06 febbraio 2013 alle ore 17:05

IL VECCHIO POETA

La poesia
ah la poesia — diceva
un coito infinito
segni d’interpunzione niente
nessun punto e a capo
fra le parole — come un gioco di echi
salgono voci respiri epoche
sale il profumo della terra
letame e fiore di limone e sperma
Vedi la zappa il badile
una casa in attesa
con tante finestre spalancate
e un fumo celeste che riverbera veleggiando
nei vuoti di memoria
angelicata e nera luce d’infanzia
qualcosa che ti parla non del passato
ma che parla d’amore
E vedi cieli e stagioni
città che vissero millenni
e decaddero a pascolo di capre
e altre germogliate su campi di granoturco
uguali a quelle
col sangue degli uccisi murato dentro
Vedi un ruotare di mani allo scavo
uomini e donne
omeri tesi e braccia che lottano
avvinghiate ad un giro di stelle
Vedi noi che veniamo dalla sabbia del deserto
e dai mari di Proteo
anime raggrinzite da pubblici peccati
ciascuno col suo rango come l’uccello in gabbia
Corpi coricati eretti nudi
un’intera geografia ignota
studiata mille volte
appresa a memoria
eppure ignota.
Ah la poesia — diceva
un gioco tra primo piano e sfondo
una melagrana di pensieri
che se la spacchi vedi — nervo di radice
la nostalgia d’una esistenza viva
il mondo com’era
il nostro mondo di terra e di tempo
Ah la poesia — diceva
la poesia
fu quando avevo un sogno
invulnerabile rosso
Ora non ricordo più
batto il dito sul marmo
e ascolto ascolto ascolto
nel silenzioso ridere del fiume
l’ironia d’un dio che sembra guidi
immota danza
La poesia
ah la poesia — diceva
null’altro che amore, riparazione…

(da Costa Fatica far girare il sole)

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