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in archivio dal 08 mar 2007

Walter Falchi

16 settembre 1963, Pisa - Italia

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  • 29 novembre 2016 alle ore 10:39
    BRCA1

    Come comincia: Diego Norente s’infilò trafelato in un vicolo all’angolo tra via Dotto e Piazza Lobuli. Il lungo impermeabile nero rivestiva come una crisalide un corpo scarno, nervoso, dove le ossa parevano volessero forare la pelle.
    L’uomo, dalla barba incolta e dalle labbra serrate, buttò fuori l’aria dalle narici come un toro infuriato pronto alla carica, solo gli occhi scintillavano di una luce innaturale, crudele.
     Il giorno aveva già lasciato da un pezzo la costa ovest e Diego Norente non aveva più tempo. Si guardò intorno con scatti rapidi della testa alla ricerca di un posto dove nascondersi e riorganizzare le idee, ormai era braccato. Da quando il sergente Port si era messo sulle sue tracce per BRCA1, questo era il suo nome in codice, l’unico modo di portare a termine la missione era di prendere contatto con le cellule dormienti.
    Si arrampicò su una scala antincendio fiutando il potenziale pericolo come un segugio che intercetta la preda. A ogni scalino le sue labbra si contraevano in una smorfia di dolore accompagnata da un grugnito greve - «Devo farcela» ripeteva - «La missione, prima di tutto».
    S’infilò attraverso una finestrella e scivolò dentro, come un crotalo nella spaccatura di una roccia, in quella che sembrò una soffitta. Diego Norente rimase immobile come se volesse diventare tutt’uno con l’ambiente circostante, fino a quando gli occhi si abituarono all’oscurità della stanza.
    L’odore umido di muffa lo tranquillizzò, era uno spazio inutilizzato da tempo dove poteva tirare il fiato e ricomporre le idee, sparse come tante tessere di un puzzle.
    Il corridoio al quarto piano dello stabile di via Nudo si diramava come la pianta del metrò di Parigi, collegando le sezioni del “Pronto Intervento” con quella dei “Corpi Speciali Anti Invasione”, “l’Intelligence” e la squadra “Prevenzioni Attacchi Terroristici”.
    L’ambiente era spartano, nulla di superfluo oltre l’essenziale, solo alcuni quadri raffiguranti i ricercati più pericolosi e un archivio con le impronte genetiche dei delinquenti di ogni risma.
    «Dobbiamo agire in fretta adesso che abbiamo individuato BRCA1» sbotto il sergente Port.
    «Sappiamo in quale zona si nasconde e dobbiamo intervenire prima che si metta in contatto con le cellule dormienti, solo così riusciremo a bloccare la follia della sua missione».
    Le parole del Sergente Port si mischiarono all’odore dolciastro di cannella e al suono ritmato dei tacchi 12 che accompagnava Miss Adana, la più alta autorità specializzata  contro il terrorismo internazionale.
    Adana, soprannominata la Rossa per la sua chioma color rubino, era considerata alla stessa stregua di un essere mitologico la cui fama raggiungeva gli angoli più remoti del continente ma, al tempo stesso, nessuno l’aveva mai vista.
    Fasciata in un tubino vermiglio, Adana aveva un aspetto etereo e insieme glaciale. I lineamenti gentili nascondevano la tenacia e la leadership dei grandi condottieri dell’antichità.
    «Sergente Port» - esordì Adana la Rossa - «I nostri informatori ci hanno appena comunicato il luogo dove si nasconde BRCA1, andiamo a prenderlo».
    Diego Norente sentiva il cerchio stringersi attorno a lui come un nodo gordiano, ormai neppure l’oscurità della soffitta dove si era rifugiato poteva più nasconderlo. Per la prima volta provò un senso d’impotenza, lo stesso che aveva fatto provare nella sua lunga carriera, accompagnato dall’odore di morte e disperazione. Lo smarrimento e la sensazione che tutto sarebbe finito da lì a poco si fecero sempre più reali. Il terrore e lo sgomento lo assalirono paralizzando quel corpo ossuto simile a un vecchio ramo secco. Gli parve di sentire, in quell’angusto spazio ammuffito, l’odore di cannella, ma forse era la pazzia che veniva a prenderlo per mano.
    «Diego Norente, la dichiaro in arresto» risuonò una voce nell’oscurità accompagnata dal ticchettio dei tacchi 12.
    «E’ finita, finalmente è finita» - disse l’infermiera staccando la sacca di infusione - «Anche l’ultimo ciclo di chemio è terminato».
    «E’ stata veramente brava signora Carmen, la “Rossa”, come la chiamiamo noi, non è una passeggiata».

    Personaggi
    DIEGO NORENTE – carciNOma lobulaRE infiltraNTE
    BRCA1 – mutazione genetica tumorale
    ADANA “LA ROSSA” – ADriAmiciNA - farmaco chemioterapico
    SERGENTE PORT – PORT - dispositivo per accesso vascolare
     

     
  • 24 aprile 2007
    Greta

    Come comincia: E’ il 17 luglio del 2005 e sono a casa della tua futura mamma.
    Chi ha detto che il 17 è un giorno infausto? Un giorno sfortunato, di male augurio, sventurato… Chi, per primo, ha pensato di attribuirgli poteri nefasti e soprattutto sulla scorta di cosa?
    Forse interpretando il volo degli uccelli?
    Oppure anagrammando il numero scritto in latino o forse proprio perché il 17 di chissà quanti secoli o millenni fa qualcuno è stato vittima di situazioni spiacevoli ed ha pensato bene di esorcizzarle attribuendosi la paternità di tale “scoperta”.
    Già, attribuendosi la paternità.
    Paternità.
    E’ la prima parola che ho sentito dentro di me turbinare come il vento di libeccio, che agita il mare fino a farlo ribollire di bianca schiuma, impossibile da arginare e contenere.
    E’ la prima emozione che ho provato guardando il test di gravidanza, le cui due linee parallele mi sussurravano all’orecchio che tu eri lì e che sarei diventato padre, mentre mamma cuor di leone, in camera da letto, non trovava di meglio che dirmi – guarda tu l’esito – come se fossi dotato di poteri sovrannaturali e in grado di darle la risposta più opportuna.
    Appoggiato sul piano di marmo del bagno, elevato ad altare di mille tubetti di crema anticellulite, antiacne, antirughe, emollienti, rinfrescanti, antitutto, racchiusa in un bastoncino di plastica c’era la prova che il miracolo della vita aveva inizio.
    Ero il primo in assoluto a conoscere la verità, a gustare quei momenti indimenticabili come fossero ambrosia e mi inebriavo di quelle stupende emozioni al tal punto che, egoisticamente, non sarei più uscito da quelle quattro mura per rimanere l’unico depositario di quella stupenda novella.
     Non ho fatto né salti di gioia né sono corso per casa seguito da una scia di grida isteriche ma semplicemente, con un cenno di assenso ho reso partecipe la tua mamma del nostro segreto.
    Mi sono stupito di tanto autocontrollo perché avevo sognato tante volte questo momento, fantasticando, in una sorta di totoreazioni, su come mi sarei comportato in una situazione del genere.
    Seduta sul letto, con le mani appoggiate sulle gambe come fosse la statua di un faraone egizio, la tua mamma aspettava di conoscere quello che in cuor suo già sapeva.
    Non avrai visto il suo volto ma certamente avrai percepito le sue emozioni, anche se lo spettacolo offerto dalla sua mimica facciale avrebbe fatto impallidire il miglior Marcel Marceau.
    E adesso?
    Che facciamo?
    Ma sei sicuro?
    Hai visto bene?
    Certo che ho visto bene!
    Ma davvero è positivo?
    Si.
    Sicuro?
    Allora guarda tu!
    Il ricordo che più di altri ho chiaro nella mente, in quei minuti carichi di emozione, sono gli occhi blu della tua mamma, due zaffiri lucenti incastonati in un viso smarrito che aveva l’arduo compito di trasformare in espressione le emozioni che man mano affioravano dal suo animo.
    In piedi, appoggiata allo stipite della porta di camera con il test in mano, immobile, muta, come se la magia di un grande stregone le avesse di colpo tolta la parola, cercava in me risposte che già sapeva: sarebbe diventata mamma!
    Istintivamente, portandosi le mani al ventre, a creare una sorta di barriera, una protezione, un limite invalicabile o forse per trattenerti e trasformare in realtà quello che un attimo prima sembrava un sogno, ti ha cullata per la prima volta, con la dolcezza infinita che solo le mamme hanno.
    Poi, scossa da quel torpore che la rendeva prigioniera, si è avvicinata a me e con infinita dolcezza mi ha abbracciato, consentendomi di fare la tua conoscenza anche fisicamente.