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Autore

Daniela Rindi

in archivio dal 27 set 2011

29 luglio 1964, Milano - Italia

segni particolari:
Racconti vari vengono pubblicati on line e in antologie cartacee dal 2007 ad oggi. Nel 2011 pubblica il suo primo libro “Almeno mi racconto” con le Edizioni Il Foglio Letterario, ha curato il volume antologico “Paradossi, ovvero lo smantellamento del senso comune”, edito da Flanerì e il romanzo “Non so se sopravviverò a questa vita” di Bruno Di Marco per la casa editrice Edizioni Ensemble. A ottobre 2012 partecipa al romanzo cooperativo “Lavoricidi italiani” per la Miraggi Editore e pubblica il suo primo romanzo noir a quattro mani con Bruno Di Marco “Arcobaleno Nero”, Ego Edizioni. Esce nel 2014 il romanzo collettivo “Il senso delle nuvole” per Edizioni Ensemble e il romanzo breve  “E fu sera e fu mattina” per Intermezzi Editore nella collana “Otttantamila.

mi descrivo così:
Ex attrice di teatro e cinema, ex imprenditrice, ex Ufficio Stampa e Relazioni Pubbliche. Come esperienza di ex spera di aver finito. 

07 dicembre 2015 alle ore 14:46

E fu sera e fu mattina

di Daniela Rindi

editore: Intermezzi Editore

pagine: 61

prezzo: 2.99 €

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Una storia d'amore - quello intenso di una madre per sua figlia - ma pure di tenebra, che arriva al lettore sin dal suo titolo, così dolorosamente sospeso. Un racconto lungo o romanzo breve che dir si voglia, questo di Daniela Rindi, che tiene in ansia il lettore e lo trascina fino alla sua conclusione. L'ho letto d'un fiato e lo recensisco con piacere, anche se non sono un'amante del genere 'noir'. Ma, in questa pagine, devo dire, c'è davvero di più. Protagonista è, infatti, la fredda solitudine di Irene e Marta, una 'solitudine urbana', disamorata, tipica del nostro tempo liquido. Il loro destino - che pare segnato - si snoderà tra le pareti di un piccolo appartamento mal arredato, chiuso come una monade al mondo esterno, che dovrebbe proteggerle e che, invece, si trasformeà nella loro prigione.
In giornate come tante altre, che scorrono tra tenerezze e mortificazioni, una madre e una figlia cercano l'equilibrio possibile all'interno dell'affetto che le lega. Nelle piccole querimonie quotidiane (fare la spesa, preparare la cena, lavarsi, dormire l'una accanto all'altra), provano a rifare il proprio mondo e cercano una rinascita possibile. Sono pagine di una sfinita dolcezza, che la Rindi traccia con nitore e malcelata compassione. Il quartiere che fa da sfondo alla vicenda è uno tra i tanti: periferico, grigio, affogato nel cemento, imbruttito da palazzi orribili, abitato da fantasmi in cerca di sopravvivenza. Non sveleremo, qui, la trama del racconto, peraltro molto ben costruito. Diremo, piuttosto, di ciò che la storia sottende, di quanto la vita possa sottrarre alle persone. A Irene e Marta è negato l'affetto, il calore, la minima comprensione umana: si pensi, tra le altre, alla figura della nonna, alla sua durezza e incapacità di amare. Davvero nessuno si salva da solo, questo credo sia il senso dell'opera di Daniela Rindi. Nel nostro tempo nichilista, che non riconosce spazio ai sentimenti profondi e ai sogni, non può esservi che il deserto, un deserto assoluto e senza speranza, a cui solo qualcosa di tremendo - quasi un ultimo atto d'amore - può sottrarci.

recensione di Tullia Bartolini

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