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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • Non spezzerai più le mie ali
    viandante
    guerriero del tuo tempo.
    Continuerò
    il mio percorso
    avrò
    il coraggio quel giorno
    aprirò
    la mia porta del presente
    chiudendo
    alle spalle
    l'uscio del passato.
    Salirò
    pian piano
    ogni scalino della mia vita
    fatti di ostacoli
    cadute
    mi rialzerò
    con la tenacia
    la forza
    l'impegno
    di cui mi ha sempre 
    contraddistinta
    andrò avanti 
    per il mio percorso
    anche senza di te.
    Non spezzerai più le mie ali...
  • Ieri alle 16:44
    Notte
    …ed io che
    della notte amica,
    amica sono,
    anche io,
    di notte,
    inseguo
    timida,
    la luce
    e, nelle  tenebre,
    alla flebile carezza
    dell’alba
    apro il varco.

    Mentre scrivo,
    nel silenzio
    conduco la mia vela
    verso l’adorato lido.

    Asilo di vita effimera
    e tramonto
    che il pensiero
    fugge e anela,
    dove fantasmi arcani
    e contumelie del tempo
    nel dolce pianto
    annego.
  • Ieri alle 14:07
    Cinque Cento Cinquanta
    Non sono furiosa:  il gioco, già più
    che perso, mi passa fra le dita
    con il guizzo della biscia e quasi sempre
    poi mi sfugge, un colabrodo ogni stagione
    che fa ressa al mio ventre ,ma  io dolcemente
    scuoto la testa e specchio i palmi per dirmi
    pulita dalla perdita, che  puntuale! 
    Che non ho messo io certo intenzione
    nella tarlatura che corre da un lato all'altro
    del mio essere in fondo così strana.
    Non sono ingegnosa: con le ossa avrei
    potuto fare molto di più: argani e saette,
    mostrine e tournament.  E dalla carne
    mia sputarne versioni  poi migliori,
    tutte pallide e ricce, perle da scuola,
    da Comunione,  da marito o da nuora.
    Invece mi accontento sovente di essere
    una, di bino e trino solo le punte alla
    fine di ogni ciocca, santini a tre facciate:
    ho tese che non danno ombra ed ombre dove la luce
    dovrebbe allargare.  Ma non sono furiosa:
    è questo l'incasso per il mio meccanismo,
    questa la cresta del mio cucù, il pendolo
    esce e rincasa senza sbalzi e di scherno
    ha solo la riga scura sui ricordi, banda
    dispettosa sui canali in trasmissione .
    E poi c'è uno scarabocchio dell'età
    in cui le pedine sono veloci ed il
    dado un'occasione. Ma nel mio schema
    non avanza mai nessuno: tutti fermi
    al mostro dell' alt, campana a muro,
    battaglio imbalsamato,  merlo nell'ogiva
    con il  cranio rotto dal rintocco, armadio di splendide
    mosse stipate per il grande giorno
    senza razza. Bastardo il senza data.
  • Ieri alle 11:13
    Nel sangue della parola
    [scritta a Capodanno 2013, a 26 mesi
    dalla morte di Alda Merini]

    nel sangue della parola il canto
    tuo del tuo amore
    per la vita
    segregata incompresa crocifissa

    nel sangue della parola
    l'azzurro
    canto della "follia" che sale
    dalle sbarre di carne dei manicomi

    nel sangue della parola il grido
    dell'innocenza violata e dei
    diseredati che tu amavi
    tanto
  • Ieri alle 8:26
    Nudo di parole
    Ti cantai poesia
    ritraendo sulla tela
    un'orgia di parole
    banchettanti.

    Distese le baccanti
    in posa
    porgevano alle bocche
    tra di loro
    grappoli di verbo.

    ...E ti cantai in silenzio
    mentre le osservavo
    oziose e tentatrici
    mordere sensualmente
    gli acini.

    Piano accarezzai
    con gli occhi
    la pelle vellutata
    delle formose lettere.

    Ti cantai poesia
    e sulle mani
    mi rimase il tuo profumo
    che non vuole andare via.
  • venerdì alle ore 22:35
    Profumi di vita
    Fermare il tempo sui volti dei vivi

    senza discostarsi
    dal dar vita a maschere

    per dimostrare la pseudo-evoluzione
    della mente

    con comportamenti ridondanti

    in questi nostri giorni
    dove il tempo è di tutti e di nessuno

    sapendo che quei "nessuno"

    godono in desideri brucianti

    nella voglia di rialzarsi
    dopo rovinose cadute 

    volare nonostante tutto

    evocare i loro sentimenti
    lievi e delicati

    e comunicare messaggi di gioia

    in uno sterminio d'intelligenza umana
    a rasentare la follia

    e far fatica a rientrare nelle normalità

    auspicare un mondo migliore

    senza farsi ingannare da vane promesse
    nel nome di una pseudo- libertà goduta

    sognare sempre aurore di sole
    e non sentirsi mai abbandonati a se stessi.
    .
    cesaremoceo
  • venerdì alle ore 22:08
    Millenovecentonovanta
    1990 che non ti ricordo,
    anno incosciente ai
    miei occhi di carta assorbente,
    spugne di plastiche
    odi alla gioventù
    ribelle. La musica fra
    cigni d’ombra e
    cavallette inamidate,
    a sperperare fumi d’anice
    e bocche colorate.

    Le barbe un po’ più folte
    per mia madre e mio padre.

    1990 che non ti conosco
    eri di passaggio fra le
    mie mani semichiuse.
    Angeli sbattuti agli angoli
    e fenicotteri pluricolore,
    così tante stelle sui tetti
    ed una pistola nella
    cesta blu.
    1990 che non ti vedevo,
    da te non ho imparato
    niente, a malapena a
    stare in piedi su tronchi
    vuoti, persino a
    camminare, su gusci
    d’uovo tiepidi, appena
    appena grigi. E le farfalle
    colorate, i geni a posto,
    acidi disossati. Era
    una tribù perbene, con i
    propri limiti.

    Le barbe un po’ più folte
    sempre di lunedì

    1990 che ti rivedo,
    proprio non sei cambiato,
    e ti rivorrei indietro.
  • venerdì alle ore 22:07
    Se mi vuoi ancora
    Che tu mi vuoi ancora
    lo dici, ma a denti
    stretti e labbra semichiuse,
    che questo futuro che erodi
    è già scritto tu oramai
    l’hai deciso e ti siedi sul
    muro. E scansando via i
    cocci ti rompi ed imprechi,
    spezzando le chiuse, aumentando
    le crepe di spalle e di piedi.
    S’infrangono e tremano, fanno
    musica per i ciechi
    tuoi anni danzanti che
    ancora credi
    non hanno radici né
    forti né strette agli
    strati di ere profonde,
    passate, di mondi lontani,
    di geni trasmessi, di
    scelte ormai fatte
    ed infrante ed aguzze.

    Ma a te
    piace stare
    seduta sul muro a
    contare quei cocci
    taglienti, ed io resto
    a guardare, defilata
    sui bordi,
    gli affilati tuoi
    incontri coi fantasmi del
    futuro.

    Mi presenterò per ri-conoscerli
    uno a uno.
  • venerdì alle ore 15:59
    Speranza in un domani migliore
    Occhi inumiditi
    incontrano incantevole
    poesia,
    dolcezza infinita che
    penetra il cuore
    bloccando il respiro.
    Vedo nei tuoi
    splendidi occhi rattristati
    un'anima colma d'amore,
    vogliosa d' offrire
    tenerezza
    in abbraccio di
    caloroso affetto.
    Semplice purezza sei,
    per chi scruta
    il tuo candore interiore.
    Non soffrire più,
    mio affranto onore.
    Direziona i tuoi occhi
    stupendi
    verso nuovo orizzonte che
    scaccia tuo tormento;
    rilassa tuoi tesi sensi...
    vedrai splender
    nuova luce dentro...
    Luce Divina a cui nulla sfugge.
    Alza le braccia verso il cielo,
    respira intensamente
    sapori...
    di tiepida primavera,
    lascia che il sole accarezzi
    il tuo cuore,
    vedrai brillare il volto
    di luce nuova,
    luce che abbaglia
    luce d'amore,
    luce che incanta.
  • venerdì alle ore 15:42
    Fatte 'sta 'nsalata
    Quanno l’afa t’abbiocca...
    uno deve pur magnà,
    ma sicuro nun te va
    né pajata né minestra...
    te va mejo ‘n insalata
    preparata la per là...
    Voi sapè come se fa?

    Sceji ‘n cetriolo fresco
    che sia giovane e gustoso
    taja er pezzo der picciolo,
    poi strofinalo cor resto
    così perde ‘n po’ l’amaro
    in più è propio delicato

    Poi lo sbucci e lo riduci
    a fettine o a “dadolini”
    come dice “Antonellina”
    che s’intenne de cucina.
    Ce poi aggiunge ‘n pommidoro
    ‘na carota a la julienne
    ‘na cipolla fina fina
    fatta co l’amandolina

    Ce va pure, te lo dico,
    ‘na  fojetta de basilico
    e der sellero più tenero
    quattro o cinque  costoline...
    e pe finì sta leccornìa
    butta olio a volontà
    spargi sale quanto basta
    e ‘na saggia dosatina
    dell’aceto de cantina.

    Je voi dà ‘n po’ de colore?
    Quarche striscia de radicchio
    due olive baresane
    tanti rossi ravanelli
    e poi... basta!
    Che artro voi?

    L’insalata pe’ esse bona
    nun ce serve tanta robba
    ma ha da esse strapazzata,
    maneggiata e ‘carezzata
    come fa ‘n omo a ‘na donna
    ner momento dell’amore
    quanno se la strigne ar core.
  • venerdì alle ore 14:17
    Cinque Cento Quarantanove
    A quell'ora avevo già fatto. Si, era fatto.
    Il labbricino della Piazza bordato  da
    una matita d'inverno, foglie e foglie
    a cumuli, a gazze, a secchiate, a iosa,
    per gioco. E tu: tu lo sentivi?
    Tu mi sentivi? A quell'ora ero  io nave
    in altra bottiglia,  le vele un po'
    inginocchiate dalla coscia del vetro,
    rannicchiate, come i bambini che
    nel nascondino sono ancora più
    bambini e  a cuccia sotto i lavelli,
    o dentro gli armadi, aspettano il
    bu e la faccia tonda della sorpresa.
    Ah, gambe due  e dal nord di mestieri,
    di binari, di petrolchimici e piane.
    Ah, mani d'artista e di padre mancato!
    Io, io davvero il gheriglio in quel
    palmo osannato? Una ola alle sue
    spalle  che non finivano come il
    ricordo più prossimo: piccole,
    quasi sempre riverse in direzione
    opposta alla mia. E poi, voglio dire,
    come ha pescato il mio respiro
    quel giorno: dove avevo prima
    respirato era solo un singhiozzo.
    Sono io quella? Quella distesa?
    Quella con l'ombra più alta e
    di fronte che su lei si curva e
    le cava dal ventre un grido bianco
    sempre più nuovo? A quell'ora
    avevo già fatto: avevo già scelto
    e mai scelta più folle, perfetta.
    Del mio grande aquilone soffiato
    da colli dove  le lettere da sonore
    si assordano, io tengo il filo.
    A quell'ora era la data già incisa
    e la promessa, se anche si slabbra,
    fila, si tende e a volte sembra già ceda,
    polpa bacata, ha acciaio per ossa,
    per doghe.
    Ed io sono sua ed io dormo  e non
    avrei altro sonno altrimenti, piegata
    a tutte le ore che da quella prima
    moltiplicano ancora: conigli e conigli
    dalla mia gaia, materna  e  fertile segreta.
  • venerdì alle ore 12:48
    Cinque Cento Quarantotto
    Mio padre, mia sveglia, mi scelse dal
    ramo su cui tre stagioni in più dovevo
    restare. Ma lui niente, il testardo!
    Manovrò abilmente la cruna fra i lattiginosi
    preliminari, neonata di mesi, proibita
    alla rete e punse con l'ago, magistrale
    il miracolo, là dove bene mi tennero
    in acqua. Ed iniettandomi da colonna
     a cattedrale, era  ormai fatto il lavoro:
    mi fabbricò casa e destino. 
    Tre stagioni, bastavano tre,
    di cumulazione, di irrobustimento:
    bisognava aspettare.
    Ma lui niente, era l'ora: mi tirò
    giù dal tetto su cui occhieggiavo,
    solo testa, un puttino, cefalo, tutto il corpo
    compresso,  i piedi e le gambe in galleria,
    motrice senza mai busto, e mi trovò
    il posto. Mi voltarono: capo in giù,
    come un siluro, piedi a nord.
    Sul rullo di Febbraio già in corsa,
    figlia di neve, lontano Febbraio,
    lucertola mozza, la coda che ancora
    tremava dell'unico nervo in corrente,
    isolato dalla mannaia del Marzo
    precoce.  E con il suo sfiato, mio
    padre,  mi mise là dentro a
    crescere tonda, prua di carne,
    io Giona? Avanzavo come la
    bugia di Pinocchio. Ma il frutto
    che non è sicuro e viene fuori
    anzitempo  non ha consistenza
    e sapore sinceri. Dovevo restare
    ancora là:  si lassù o là sotto,
    fate voi, o non fate. Forse dovevo
    restare per sempre: indurirmi,
    gonfiarmi quel tanto e poi dire,
    ad afflato completo:" Sono pronta!
    Staccatemi, avanti! Giù con la lama"
  • venerdì alle ore 11:33
    C'E' SEMPRE NA VIA
    in città
    c'è sempre una via
    con
    6 case vecchie
    6 case nuove
    3 palazzi in costruzione
    26 tragedie popolari
    3 famiglie felici
    12 famiglie borghesi
    9 marocchini
    3 rumeni
    24 disoccupati
    18 in cassa integrazione
    6 pensionati
    3 prostitute
    3 bislacchi
    3 gay

    in questa via c'è  sempre
    1 pezzo da 90

    (da "Numeri")
  • venerdì alle ore 11:29
    fragilità
    infra-ordinaria frenesia fragilità

    micro-opaco spazio, tempo ordinario

    infra-ordinaria felicità

    oggetti minimi per marginali micro felicità

    banale normalità piccoli gesti di riguardo

    infra-ordinaria frenesia fragilità

    frenesia felicità fragilità
  • venerdì alle ore 10:44
    Noi, ancora e sempre...
    Volteggiare intorno al cuore e alla memoria
    e "sentire" che il più bel pensiero sei sempre Tu

    tra tutti quelli che cullano quei meandri

    dar voce alle emozioni
    che viaggiano libere qua e là

    lasciando orme
    il cui riflesso illumina un'età ormai vissuta

    nella nostra realtà racchiusa nell'anima
    a godere di sè 

    amarci e torturarci ancora
    nel cammino verso nuove felicità

    con il futuro che ci corre incontro
    invisibile nei cambiamenti continui

    e sempre con un finale inatteso

    credere ancora e poi ancora

    nel più piccolo raggio di sole

    che penetri possibili ombre grigie
    e accettare la speranza

    senza sentirci mai delle anime sperdute
    e... inondarci d'amore e di pace.
    .
    cesaremoceo
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