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in archivio dal 02 mag 2007

Saffo

650 a.c., Ereso, Grecia
590 a.c., ???
Segni particolari: Il mio ruolo educativo verso le fanciulle che educavo alla musica, frainteso ed isolato, ha generato i termini moderni "lesbico" e "saffico" per l'omosessualità femminile.
Mi descrivo così: Fui una poetessa greca che visse tra il VII e il VI secolo a.C..

elementi per pagina
  • 02 maggio 2007
    Ad Afrodite

    O mia Afrodite dal simulacro
    colmo di fiori, tu che non hai morte,
    figlia di Zeus, tu che intrecci inganni,
    o dominatrice, ti supplico,
    non forzare l'anima mia
    con affanni né con dolore;
    ma qui vieni. Altra volta la mia voce
    udendo di lontano la preghiera
    ascoltasti, e lasciata la casa del padre
    sul carro d'oro venisti.
    Leggiadri veloci uccelli
    sulla nera terra ti portarono,
    dense agitando le ali per l'aria celeste.
    E subito giunsero. E tu, o beata,
    sorridendo nell'immortale volto
    chiedesti del mio nuovo patire,
    e che cosa un'altra volta invocavo,
    e che più desideravo
    nell'inquieta anima mia.
    " Chi vuoi che Péito spinga al tuo amore,
    o Saffo? Chi ti offende?
    Chi ora ti fugge, presto t'inseguirà,
    chi non accetta doni, ne offrirà,
    chi non ti ama, pure contro voglia,
    presto ti amerà."
    Vieni a me anche ora:
    liberami dai tormenti,
    avvenga ciò che l'anima mia vuole:
    aiutami, Afrodite.

     
  • 02 maggio 2007
    Invito all'Erano

    Venite al tempio sacro delle vergini
    dove più grato è il bosco e sulle are
    fuma l'incenso.
    Qui fresca l'acqua mormora tra i rami
    dei meli: il luogo è all'ombra di roseti,
    dallo stormire delle foglie nasce
    profonda quiete.
    Qui il prato ove meriggiano i cavalli
    è tutto fiori della primavera
    e gli aneti vi odorano soavi.
    E qui con impeto, dominatrice,
    versa Afrodite nelle tazze d'oro
    chiaro vino celeste con la gioia.

     
  • A me pare uguale agli dei
    chi a te vicino così dolce
    suono ascolta mentre tu parli
    e ridi amorosamente. Subito a me
    il cuore si agita nel petto
    solo che appena ti veda, e la voce
    si perde sulla lingua inerte.
    Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
    e ho buio negli occhi e il rombo
    del sangue alle orecchie.
    E tutta in sudore e tremante
    come erba patita scoloro:
    e morte non pare lontana
    a me rapita di mente.

     
  • 02 maggio 2007
    Plenilunio

    Gli astri d'intorno alla leggiadra luna
    nascondono l'immagine lucente,
    quando piena più risplende, bianca
    sopra la terra.

     
  • 02 maggio 2007
    A Gòngila

    O mia Gòngila, ti prego:
    metti la tunica bianchissima
    e vieni a me davanti: intorno a te
    vola desiderio d'amore.
    Così adorna, fai tremare chi guarda;
    e io ne godo, perchè la tua bellezza
    rimprovera Afrodite.

     
  • 02 maggio 2007
    E di te nel tempo

    Tu morta, finirai lì. Né mai di te
    si avrà memoria; e di te nel tempo
    mai ad alcuno nascerà amore,
    poi che non curi le rose della Pieria.
    E sconosciuta anche nelle case dell'Ade,
    andrai qua e là fra oscuri
    morti, svolazzando.

     
  • Tu, o Dice, sulle belle chiome metti ghirlande,
    dalle tenere mani intrecciate con steli di aneto,
    poichè le Càriti felici accolgono
    chi si orna di fiori: fuggono chi è senza ghirlande.

     
  • Vorrei veramente essere morta.
    Essa lasciandomi piangendo forte,
    mi disse: " Quanto ci è dato soffrire,
    o Saffo: contro mia voglia
    io devo abbandonarti."
    "Allontanati felice" risposi
    "ma ricorda che fui di te
    sempre amorosa.
    Ma se tu dimenticherai
    (e tu dimentichi) io voglio ricordare
    i nostri celesti patimenti:
    le molte ghirlande di viole e rose
    che a me vicina, sul grembo
    intrecciasti col timo;
    i vezzi di leggiadre corolle
    che mi chiudesti intorno
    al delicato collo;
    e l'olio da re, forte di fiori,
    che la tua mano lisciava
    sulla lucida pelle;
    e i molli letti
    dove alle tenere fanciulle joniche
    nasceva amore della tua bellezza.
    Non un canto di coro,
    né sacro, né inno nuziale
    si levava senza le nostre voci;
    e non il bosco dove a primavera
    il suono...

     
  • 02 maggio 2007
    Ad Ermes

    Ermes, io lungamente ti ho invocato.
    In me è solitudine: tu aiutami,
    despota, ché morte da sé non viene;
    nulla m'alletta tanto che consoli.
    Io voglio morire:
    voglio vedere la riva d'Acheronte
    fiorita di loto fresca di rugiada.