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Autore

Albert Camus

in archivio dal 02 lug 2001

07 novembre 1913, Mondovi - Algeria

04 gennaio 1960, Villeblevin, Yonne - Francia

segni particolari:
Vincitore del Nobel nel 1957.

mi descrivo così:
La mia obiettività, le mie critiche al nazismo e allo stalinismo mi hanno reso antipatico a molti, anche al mio connazionale Sartre: perché?

25 giugno 2012 alle ore 16:07

La caduta

di Albert Camus

editore: Bompiani

pagine: 98

prezzo: 6,72 €

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Parla all’invisibile, Clemence, avvocato reo confesso che ha lasciato Parigi e la carriera per celarsi tra i fumi delle bettole olandesi. Parla a un misterioso quanto curioso interlocutore, da cui ritorna sempre a raccontarsi, a (di)mostrare i suoi errori fingendo di pentirsene. Questa è la materia di cui è fatto “La caduta” (La chute) di Albert Camus, racconto a una voce dipanato in settanta pagine pregne di sincerità, irresistibile preludio al premio Nobel del ’57, nonché disarmante requiem pre-morte - lo scrittore scompare quattro anni dopo la sua pubblicazione, nel 1960. In questo monologo fluviale - o forse dialogo a metà, a seconda dei modi d’intendere - e, a tratti, opaco, la parola incisiva di Camus si rende foriera di rivelazioni sul lato in ombra della natura umana, come un “Dottor Jekyll” spogliato di qualsiasi patina allegorica e fantastica. Partendo dal presupposto che tutti gli uomini credono con fermezza nella propria innocenza, quasi rispondendo ad un innato principio naturale, Camus mette a nudo l’origine del Male, il nucleo da cui traggono linfa vitale i malanni incurabili della società - odierna come di qualsiasi tempo: la cattiveria e il giudizio. “La caduta” ne descrive i devastanti effetti, materializzati in un eterno rimbalzo fra contesto e individuo, lotta impari da cui il singolo è destinato a venir fuori sconfitto, pur se vincente all’apparenza. La morte dell’ipocrita - e dell’ipocrisia - è come quella dei sovrani moderni: non appena la si annuncia, il rimpiazzo è già in attesa. Così Clemence, anti-eroe di sottovalutata grandezza, ammette il suo egoismo, i suoi difetti, le sue colpe, dichiarandosi “falso profeta che grida nel deserto e rifiuta di uscirne”, poiché ciò a cui s’è assuefatto l’ha talmente inaridito da impedirgli di avvertire la sete. Un viaggiatore, dunque, che pur camminando non si sposta, testimone di un cambiamento fasullo che la scrittura straordinaria di Camus inietta, come siero della verità, nel cervello di chi legge, affinché le cose possano avere un altro seguito.

recensione di Francesca Fichera

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