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in archivio dal 24 ago 2011

Aldo Palazzeschi

02 febbraio 1885, Firenze
17 agosto 1974, Roma
Segni particolari: In realtà il mio nome è Aldo Giurlani. La mia famosa  "Lasciatemi divertire" è il manifesto della mia poetica.
Mi descrivo così: Uno dei maggiori poeti del Novecento.

elementi per pagina
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:12
    A palazzo Oro Ror

    Nel cuor della notte, ogni notte,
    la veglia incomincia a palazzo Oro Ror.
    In riva allo stagno s'innalza il palazzo,
    soltanto lo stagno lo guarda perenne e lo specchia.

    Già lenta l'orchestra incomincia la danza,
    la notte è profonda.

    Comincian le dame che giungon da lungi,
    discendon silenti dai cocchi dorati.
    Dei ricchi broccati ricopron le dame,
    ricopron le vesti cosparse di gemme i ricchi broccati.

    Finestra non s'apre a palazzo Oro Ror,
    ma solo la porta, la sera, pel passo alle dame.
    In fila infinita si seguono i cocchi dorati,
    discendon le dame silenti ravvolte nei ricchi broccati.
    Lo stagno ne specchia l'entrata,
    e l'oro dei cocchi risplende nell'acqua estasiata.

    L'orchestra soltanto si sente.
    Si perde il vaghissimo suono
    confuso fra muover di serici manti.
    La veglia ora è piena.
    Di fuori più nulla.
    Silenzio.

    Un cocchio lucente ancora lontano risplende,
    s'appressa più ratto del vento
    e rapida scende la dama tardante.
    Se n'ode soltanto il leggero frusciare del serico manto.

    Il cocchio ora lento nell'ombra si perde.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:10
    Cobo

    Chicchicchirichi!... Chicchicchirichi!...
    "Ecco il dì".
    Cantano i galli di Cobò.
    Il vecchio Cobò è sul suo letto che muore
    fra poche ore.
    Povero Cobò! Povero Cobò!
    Ciangottano i pappagalli.
    Addio Cobò! Addio Cobò!
    E le galline:
    cocococococococodè:
    "oggi è per te"
    cocococococococodè:
    "Cobò tocca a te".
    Le tortore piene di malinconia
    si sono radunate in un cantuccio:
    glu... glu... glu...
    "non ti vedremo più".
    I cani si aggirano mesti
    con la coda ciondoloni, mugolando:
    bau... bau... baubaubò:
    "addio papà Cobò".
    E i gatti miagolando:
    gnai... gnai... gnai... fufù
    "Mai... mai... mai più".
    E le cornacchie:
    gre gre gre gre
    "anche a te, anche a te".
    Fissando il capezzale
    la civetta
    veglia e aspetta.

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:06
    La fontana malata

    Clof, clop, cloch,
    cloffete,
    cloppete,
    clocchette,
    chchch...
    È giù,
    nel cortile,
    la povera
    fontana
    malata;
    che spasimo!
    Sentirla
    tossire.
    Tossisce,
    tossisce,
    un poco
    si tace...
    di nuovo.
    Tossisce.
    Mia povera
    fontana,
    il male
    che hai
    il cuore
    mi preme.
    Si tace,
    non getta
    più nulla.
    Si tace,
    non s'ode
    rumore
    di sorta
    che forse...
    che forse
    sia morta?
    Orrore
    Ah! No.
    Rieccola,
    ancora
    tossisce,
    Clof, clop, cloch,
    cloffete,
    cloppete,
    chchch...
    La tisi
    l'uccide.
    Dio santo,
    quel suo
    eterno
    tossire
    mi fa
    morire,
    un poco
    va bene,
    ma tanto...
    Che lagno!
    Ma Habel!
    Vittoria!
    Andate,
    correte,
    chiudete
    la fonte,
    mi uccide
    quel suo
    eterno tossire!
    Andate,
    mettete
    qualcosa
    per farla
    finire,
    magari...
    magari
    morire.
    Madonna!
    Gesù!
    Non più!
    Non più.
    Mia povera
    fontana,
    col male
    che hai,
    finisci
    vedrai,
    che uccidi
    me pure.
    Clof, clop, cloch,
    cloffete,
    cloppete,
    clocchete,
    chchch...

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 17:02
    Comare Coletta

    "Saltella e balletta
    comare Coletta!
    Saltella e balletta!"

    Smagrita, ricurva, la piccola vecchia
    girando le strade saltella e balletta.
    Si ferma la gente a guardarla,
    di rado taluno le getta denaro;
    saltella più lesta la vecchia al tintinno,
    ringrazia provandosi ancora
    di reggere alla piroetta.
    Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa:
    nessuno le porge la mano.

    "Saltella e balletta
    comare Coletta!
    Saltella e balletta!"

    – La tua parrucchina, comare Coletta,
    ti perde il capecchio!
    – E il bel mazzolino, comare Coletta,
    di fiori assai freschi!
    – Ancora non hanno lasciato cadere
    il vivo scarlatto.
    – Ricordan quei fiori, comare Coletta,
    gli antichi splendori?
    – Danzavi nel mezzo ai ripalchi,
    n'è vero, comare Coletta?
    Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,
    E solo coperta di sguardi malefici, vero?
    – Ricordi le luci, le gemme?
    – Le vesti smaglianti?
    – Ricordi gli sguardi?
    – Ricordi il tuo sozzo peccato?
    – Vecchiaccia d'inferno,
    tu sei maledetta.

    "Saltella e balletta
    comare Coletta!
    Saltella e balletta!"

    Ricurva, sciancata,
    provandosi ancora di reggere alla piroetta,
    s'aggira per fame la vecchia fangosa;
    trascina la logora veste pendente a brandelli,
    le cade a pennecchi di capo il capecchio
    fra il lazzo e le risa,
    la rabbia le serra la bocca
    di rughe ormai fossa bavosa.
    E ancora un mazzetto
    di fiori scarlatti
    le ride sul petto.

    "Saltella e balletta
    comare Coletta!
    Saltella e balletta"

     
  • 24 agosto 2011 alle ore 16:53
    Lasciatemi divertire!

    Tri, tri tri
    Fru fru fru,
    uhi uhi uhi,
    ihu ihu, ihu.

    Il poeta si diverte,
    pazzamente,
    smisuratamente.

    Non lo state a insolentire,
    lasciatelo divertire
    poveretto,
    queste piccole corbellerie
    sono il suo diletto.

    Cucù rurù,
    rurù cucù,
    cuccuccurucù!

    Cosa sono queste indecenze?
    Queste strofe bisbetiche?
    Licenze, licenze,
    licenze poetiche,
    Sono la mia passione.

    Farafarafarafa,
    Tarataratarata,
    Paraparaparapa,
    Laralaralarala!

    Sapete cosa sono?
    Sono robe avanzate,
    non sono grullerie,
    sono la... spazzatura
    delle altre poesie,

    Bubububu,
    fufufufu,
    Friù!
    Friù!

    Se d’un qualunque nesso
    son prive,
    perché le scrive
    quel fesso?

    Bilobilobiobilobilo
    blum!
    Filofilofilofilofilo
    flum!
    Bilolù. Filolù,
    U.

    Non è vero che non voglion dire,
    vogliono dire qualcosa.
    Voglion dire...
    come quando uno si mette a cantare
    senza saper le parole.
    Una cosa molto volgare.
    Ebbene, così mi piace di fare.

    Aaaaa!
    Eeeee!
    liii!
    Qoooo!
    Uuuuu!
    A! E! I! O! U!
    Ma giovinotto,
    diteci un poco una cosa,
    non è la vostra una posa,
    di voler con cosi poco
    tenere alimentato
    un sì gran foco?

    Huisc... Huiusc...
    Huisciu... sciu sciu,
    Sciukoku... Koku koku,
    Sciu
    ko
    ku.

    Come si deve fare a capire?
    Avete delle belle pretese,
    sembra ormai che scriviate
    in giapponese,

    Abi, alì, alarì.
    Riririri!
    Ri.

    Lasciate pure che si sbizzarrisca,
    anzi, è bene che non lo finisca,
    il divertimento gli costerà caro:
    gli daranno del somaro.

    Labala
    falala
    falala
    eppoi lala...
    e lala, lalalalala lalala.

    Certo è un azzardo un po’ forte
    scrivere delle cose così,
    che ci son professori, oggidì,
    a tutte le porte.

    Ahahahahahahah!
    Ahahahahahahah!
    Ahahahahahahah!

    Infine,
    io ho pienamente ragione,
    i tempi sono cambiati,
    gli uomini non domandano più nulla
    dai poeti:
    e lasciatemi divertire!