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Racconti di Aldo Zaninetti

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  • Come comincia: Prese un foglio di carta bianca e il pennello. Bagnó le soavi setole di castore e disegnó i segni che dicevano che aveva nostalgia della vita antica, le piccole cittá di pietra e gli alti boschi di pini che crescevano sulla pendice del monte.

     


    Makoto si fermó. Guardó il suo poema e poi morsicó un seme di sesamo. Pensó che quella descrizione non era sufficiente per evocare la sua nostalgía.


    Allora scrisse su un poeta che in quella cittá di pietra guardava gli alti boschi sulla bendice e aveva nostalgia di una vita ancor piu antica. A quel poeta del passato le attribuí il suo nome e la sua fisionomía. Scrisse lentamente Makoto, con la grafía piu antica.


    Questo secondo poeta abitava nella piccola cittá di pietra, prese un cuoio soave e liscio,  bagnó un aspero pennello di coda di scoiattolo nel pigmento rossiccio e scrisse  che aveva nostalgia della vita negli alberi e della nudezza, e i salti che sembravano un volo, che aveva nostalgia della sua scure di pietra e il fischio del drago dal collo lungo nel momento di attaccare.


    In quel momento ascoltai il rumore di un corpo inmenso e duro che cadeva spezzando tutto. Mi affacciai allo studio di Makoto e lo vidi morire, graffiato per le zampe della fiera e morsicato per le sue fauci, che aprirono il suo corpo come un uovo che cade dal nido.


    Presi distanza e preparai la mia difesa: tolsi un'arma e sparai contro il drago, però le pallottole non lo attraversavano. Allora vidi nel suolo il foglio di carta bianca che aveva iniziato questa storia, scritta con la calligrafía di Makoto, la alzai con un movimento veloce, e potei accenderle fuoco mentre mi allontanavo il piu possibile dalla fiera.


    Il drago che gia saltava su di me, svaní nell’ aria, come il fumo nel fumo…