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Racconti di Antonio Sammaritano

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  • 08 giugno 2012 alle ore 10:32
    Quando il cielo si apre

    Come comincia: Ci sono paesi in cui , per un motivo o per un altro , qualche grinza riescono a farla ma quello dove Elisabetta era nata e viveva niente ; Quello era piatto come se un gigantesco ferro da stiro gli passasse continuamente sopra , tanto che anche quei pochi che ci abitavano finirono anche loro stirati e piatti , compresi quelli che ad un certo punto decisero di andarsene con l’illusione che lontano la loro vita prendesse qualche piega .
    Ad ogni buon conto anche lì ,del fenomeno della terza rivoluzione industriale e sociale si percepì , almeno l’odore;
    Tutti ebbero i loro bei cellulari , le satellitari e ovviamente i personal computer che , all’arrivo della prima bolletta telefonica , finivano tristemente a suppellettili .
    L’andare al passo con i tempi o meglio ,l’ultimo olezzo di quello d’oro fu il fenomeno “IN” delle separazioni e dei conseguenti divorzi .
    “IN” volle essere anche la madre di Elisabetta che siccome era quello che era , divorzio quando la piccola era nata da un mese ; con il tempo prima il padre poi la madre , che era quello che era , continuarono a procreare per conto proprio : tre figli ciascuno e Elisabetta ricevette soltanto come souvenir di quella breve gita con i genitori un bel diabete forse perché del tutto inconsapevoli desideravano fare in modo che quella bambina assaporasse le dolcezze della vita apprescindere dal senso del gusto … Forse .
    Di fatto i genitori di Elisabetta furono i nonni materni : due brave persone che volevano ,a modo loro , tanto bene alla nipotina e, per quello che materialmente e non , potevano fecero sempre del loro meglio per tappare quei buchi che i genitori avevano lasciato alla sua anima .
    Tuttavia non erano in grado quasi mai di vedere con gli occhi di lei e , in tal senso nessuno poteva biasimarli .
    Elisabetta questo non riuscì a comprenderlo neanche quando raggiunse l’età di 16 anni con un target di ambizioni che eccetto una , lasciava a desiderare .
    Ne derivò che venne inamidata anche lei e riparandosi con l’ombrello dalle lacrime che si versava addosso ,si mise in coda . Elisabetta viveva dei suoi DVD e dei suoi innumerevoli amori che puntualmente si trasformavano in massi che non ci avrebbero messo molto a seppellirla e le lasciava fare purché arrivava un sms banale che la seppelliva sempre più . Diverse volte Elisabetta assicurata a due corde precipitò nell’abisso della depressione e le sue due migliori amiche . Erano sempre lì sedute sull’orlo , pronte a issarla su senza mai mostrare un minimo segno di fatica . Anche loro però dovevano far fronte alle loro incombenze scolastiche che da tempo non incom. Continuarono percui , continuarono a starle addosso seppur non con la stessa frequenza di quando le scuole chiudevano i cancelli .
    Fu invece Elisabetta a stancarsi di loro : cominciò ad evitarle e quando non poteva parlava con riluttanza finché a ciascuno di loro disse , senza preamboli , che di baby setter non aveva bisogno .
    Le due rispettarono la decisione dell’amica : si alzarono dall’orlo di quel precipizio e si allontanarono senza dire nulla , senza minimamente alterare il grande e mobilissimo sentimento verso Elisabetta .
    Nelle settimane che seguirono tra un DVD e l’abbandono completo , nella mente di Elisabetta spesso pacata dall’alcool , cominciò a farsi strada , come un tarlo in una trave , la voglia di issare uno straccio bianco alla vita e chiudere quel gioco che per lei , non valeva la candela .
    Decise allora di usare come arma del proprio assassinio il diabete : la glicemia raggiunse valori stratosferici : fu un insuccesso per lei , un miracolo per i medici e un pianto liberatorio di gioia per i nonni e le sue due amiche che a sua insaputa , erano rimaste assenti da scuola una settimana per starle accanto .
    Tornata a casa quel tarlo riprese il suo cammino ed Elisabetta si sentì ancor più fallita per non esser riuscita a suicidarsi , esattamente come quel personaggio che ogni tanto , compare nel fumetto “Alan Ford “.
    Una breve pausa nella , per lei , sua ingombrante vita fu un interesse per una rivista o meglio ,per un tale che vi pubblicava degli articoli che scriveva qua e là . In giro per il mondo .
    Elisabetta mostrò sempre più interesse per lui quando fece una ricerca su internet .
    Lesse la sua biografia con attenzione e rimase stupita dal fatto che quell’uomo , diventò famoso e apprezzato , la sua povertà ,la solitudine , i dispiaceri , le ingiustizie le aveva indossate e le aveva visto indosso a tanta gente con cui si soffermava ore ad ascoltare : con lui parlavano volentieri anche coloro che nessun altro giornalista era mai riuscito ad avvicinare .
    Come facesse , fu sempre un mistero per tutti quelli che gli articoli li scrivevano per la notorietà , per compiacere qualcuno e con il sogno di un premio .
    Lui invece famoso lo divenne uguale e per i motivi opposti.
    Elisabetta come ogni donna guardo la sua foto e pensò “anche come uomo non è mica male ….potessi conoscerlo e magari lavorare per lui ….ma che dico : quello sempre in viaggio ricco …. Almeno avrà cinque segretarie …. Cinque? No dieci almeno…. Comunque io una e-mail gliela invio lo stesso “
    Le dita di Elisabetta cominciarono a muoversi con disinvoltura sulla tastiera e alla fine , venne fuori un documento di tre pagine , lo allegò e diede il comando di invio .
    I giorni passavano lenti o veloci , a seconda dal punto di vista ; da una parte passavano veloci se si innamorava e finché la cosa durava per quei venti giorni era in grado di studiare un po’ , di dare creare una mano alla nonna nelle faccende domestiche , di aspettare il sabato sera come tutte le altre e la sera andare serenamente a letto dopo l’immancabile sms di buona notte con il nuovo amore e la lettura di un’ articolo di quel tale .
    Agli inizi di un novembre il suo ragazzo con un patetico giro di parole la mollò come si mollano tutte quelle che vogliono fare sul serio .
    Per Elisabetta , prossima ai diciotto anni , significò il crollo completo .
    Superalcolici , caffè , cinque pacchetti di sigarette al giorno dovevano farcela a toglierla di mezzo per sempre cosi Elisabetta , all’insaputa dei nonni prese tutto ciò che aveva nel suo libretto di risparmio , si rifornì per quanto stimo potesse bastare per seppellirla , si tappo in casa e inizio quella dieta letale.
    Cinque giorni dopo , un pomeriggio i nonni uscirono per pregare uno psicologo di andare a visitare Elisabetta a casa . Questi , preso da una insolita commozione assicurò che sarebbe andato subito dopo le festività natalizie , “intanto “ disse “iniziamo con questa cura . Quando verrò vedremo il da farsi . “ Scrisse una lunga ricetta e rassicurando i preoccupati coniugi che sarebbe andato tutto per il meglio , li accompagnò sino all’ingresso .
    Elisabetta intanto dopo aver mangiato una mela accompagnata da due generosi whisky si era distesa sul letto a far fuori il terzo pacchetto di sigarette .
    Qualcuno suonò il campanello assieme al tono seccato del postino non la toccarono più di tanto .
    E neppure rispose .
    Sentì il fruscio di una busta che scivolava sotto la porta e il rumore di uno scooter che si allontanava e continuò a sfogliare una nuova rivista che pubblicava anche gli articoli di quel tale . Che non aveva risposto alla sua e-mail sputò addosso la sua foto e si accese un’ennesima sigaretta .
    Elisabetta poco dopo ebbe necessità di andare in bagno , a piedi nudi , lungo il breve tragitto , calpesto qualcosa . Solo allora si ricordò del fruscio e del postino .
    Prese la busta e seduta sulla tazza del water , senza aprirla , la girava e rigirava .
    Tornata in camera sua lesse il suo nome , cognome e indirizzo fedelmente riportati e si decise di aprirla dentro c’era un DVD e un biglietto : la grafia bella e curatissima ricordava quella degli amanuensi .
    “ Giovane Elisabetta ,
    Noi conosciamo la tua breve storia che non è certamente tra le più felici ; ma il punto , che ci ha fatto meditare sulla tua richiesta è il fatto che quello che tu chiedi non ci ha convinto in modo completo , soprattutto per le contraddizioni che dentro il tuo essere se prima erano in continuo litigio ora convivono pacificamente proprio come un uomo e una donna che si amano ma tu d’amore non sai nulla : questo per noi è stato un cattivo presagio astruso e contorto per potertelo spiegare . Ci consola il fatto che , agli occhi di voi umani innumerevoli cose sembrano astruse e contorte terribili e ingiuste che il più delle volte assumono umane sembianze se così non fosse credi che questi altri che al contrario hanno iniziato e concluso il tempo che gli abbiamo concesso e gli arginare il più possibile queste abominevoli cose avrebbero motivo di esistere ?
    Diciamo arginare dato che questi rari mortali sanno bene sin dall’inizio che la partita che si accingono a giocare con noi , la perdono comunque . Tuttavia lo stimolo che li fa proseguire nel gioco sta nella difficoltà in cui spesso riescono a mettersi . Cosi , alla fine , un premio viene loro concesso : che puntualmente dividono con tutti con loro che hanno affrontato nella vita terrena e anche con quelli che la partita con noi non se la sono sentita neanche d’iniziarla ; così ci è piaciuto creare il vostro mondo e voi mortali ? E cosi sarà fino a quando esisterà l’ultimo essere umano .
    Tu , Elisabetta , cosa sei ? Una che crea aberrazioni , una che cerca di arginare o una che ha rinunciato subito e vuole morire ?

    Quello che comanda tutti noi quelle rare volte , quando il cielo si apre , esaudisce le poche richieste che riescono a penetrare in questa invisibile fessura senza pensarci troppo ; con te , chi lo sa , ha voluto fare un’eccezione forse per la tua bellezza e la tua età .
    Quindi da questo momento hai un mese di tempo per pensare bene se cambiare la tua richiesta o lasciarla immutata . Dopo scrivi sul DVD quello che hai deciso rimettilo nella busta e aspetta ; qualcuno si farà vivo per ritirare il tutto .
    Naturalmente Elisabetta pensò ad uno scherzo , in quel periodo infelice delle sue amiche e non pensò niente perché male già lo stava .
    Poi tentò di aprire la custodia del DVD per vedersela fino in fondo ma non si apriva ; provò e riprovò ancora finché , perse l’ultima briciola di pazienza , lo scaraventò sul pavimento niente neanche una scalfittura . corse allora in cantina , prese un martello dalla cassetta degli attrezzi del nonno e con tutta la sua forza colpi quella custodia . Che rimase intatta come un diamante . Dentro Elisabetta adesso cominciavano a mescolarsi stupore , paura e persino dubbi sulla sua condizione mentale .
    Dalla poltrona , tra un sorso e una sigaretta continuava a guardare quella strana busta e il suo contenuto quando l’idea che c’era qualcuno che poteva darle una mano a dissipare quella matassa , la spinse a vestirsi e uscire .
    Indira guardava la busta , il DVD e insieme a Elisabetta la cui espressione di ansia le provocavano una goduria inspiegabile che prolungò finché poteva poi fece un cenno ad Elisabetta la seguì .
    Dai suoi hardware e software appariva chiaro che quella , di informatica ne sapeva parecchio .
    Si sedette passò la busta allo scanner e il DVD si connesse con alcuni siti web , confrontò , cercò e man mano la sua espressione cominciava ad assumere quella di chi qualche volta scopre i propri limiti . Da brava marcista si alzò , guardò Elisabetta ed emise il suo responso : “ ti hanno fatto uno scherzo , fatto bene , ma è solo uno scherzo ; questa è solo una busta che era in commercio negli anni sessanta … Settanta ….. Forse comunque è uno scherzo sta tranquilla . “ E del DVD : che hai trovato riguardo il DVD ? “ Chiese Elisabetta . A volte i telefoni rompono le scatole , a volte ti liberano da persone o da cose come , nello specifico ,da quella domanda Indira , che non l’aveva fatto , rispose al primo squillo : Elisabetta capì che allora che anche gli espertissimi possiedono i loro bravi confini di conoscenza fece un cenno di saluto e tornò a casa . Nella sua camera , dove cominciava a diventare (manca qualcosa ) , Elisabetta nel cassetto della sua scrivania l’insolita posta che aveva ricevuto mangiò un tramezzino e quella notte riuscì a dormire serenamente accanto la nonna che persino si commosse : nulla dell’accaduto , però , non disse nulla . In quale modo , la cura prescritta dall0 psicologo ebbe effetti sufficienti tanto che Elisabetta cominciò a mettere un po’ d’ordine nella sua vita , iniziando dalla sua camera ; volle anche mettersi a lavorare e , grazie al padre di una sua amica , venne assunta in un ristorante di una piccola isola che , d’estate , i turisti si ammassavano come in un barile di sardine sotto sale . Elisabetta si trovò bene in quel posto ; i gestori Luigi e Teresa , una coppia sui quarantacinque con un figlio disabile con il quale Elisabetta trascorreva gran parte del suo tempo libero a vedere e commentare film horror , di cui anche lui era un cultore . Dopo un mese agli inizi di luglio arrivo un pizzaiolo , Carlo , per sopportare il proprietario , considerato la clientela in notevole aumento . bastò un sorriso e un invito in discoteca a far cadere Elisabetta nella sua vorticosa convinzione dell’amore .
    Sembrava , comunque , che questa fosse la volta buona , fino a quando una sera la signora Teresa e Carlo , senza volerlo , dimostrarono a Elisabetta che esiste una cosa chiamata passione piacevole e tanto discreta da non frantumare cuori o altro , almeno , fin quando la cosa resta tra i due . Elisabetta seguì la lezione per pochi secondo poi prese il primo aliscafo e un’ora dopo era ancora a due mesi prima con un altro masso in più sopra il suo corpo . I nonni non chiesero nessuna spiegazione : sapevano che era la cosa migliore e andarono a dividersi . l’ennesimo dolore in salotto : che altro avrebbero potuto fare ?
    Elisabetta , oltre a frugare nella sua memoria , cominciò a frugare anche tra le sue cose finché non le venne tra le mani quella busta che mesi prima l’aveva sconvolta ; prese la custodia del DVD e con l’espressione di chi sa di fare qualcosa di inutile tentò di aprirla e invece questa volta ci riuscì senza alcun sforzo . Sbalordita del fatto che la cosa non l’aveva per nulla stupita estrasse il dischetto e senza esitare vi scrisse “IO VOGLIO MORIRE” . Lo ripose sulla custodia poi dentro la busta e richiuse il cassetto .
    I giorni andavano via portandosi con loro i chili , il fegato e tutto quanto Elisabetta gli offriva ben volentieri …………….  .
    Per lei teneva gelosamente le sue lacrime che osservava compiaciuta da sotto il suo splendido ombrello color vergogna .
    Nella tarda mattina , tre un Natale che i nonni si sforzarono al massimo di farlo apparire tale, e un capodanno che preludeva una copia , dalla sua camera Elisabetta senti i nonni con un tono un po’ imbarazzato usare l’italiano misto al dialetto , orrenda cosa , e la voce di un uomo che essendoci nato , da quelle parti , usava solo il dialetto .
    La ragazza apri la porta quanto bastava per vedere il visitatore e trasali : era lui , quel bastardo che non aveva risposto alla sua e-mail . Si vesti , si diede un leggero trucco a tempo di record e interruppe la già difficile conversazione facendo ingresso al salotto .
    I nonni la guardarono come fa chi viene a toglierti un riccio dal petto e insieme a lei guardarono quell’uomo semplice ,dall’indefinibile età che, inghiottito l’ultimo boccone di un dolce il quale lo portava indietro al tempo della sua mai vissuta infanzia , si alzò porgendo la mano ad Elisabetta : “ non rispondo mai con una e-mail a delle e-mail come la tua. Ecco perché sono venuto : anche per i dolci , però , mi mancavano troppo . “ I nonni sorrisero e si avviarono in cucina lasciandoli soli . “Tu non hai mai detto che sei nato in questo paese …….” Esodi Elisabetta . “Ascolta Elisabetta …” rispose l’altro eludendo la domanda . “Tu vuoi lavorare con me , viaggiare conoscere la gente e le loro storie per capire e darti delle risposte a domande che ogni giorno ti fai e nessuno in questo riesce a darti una mano . E’ cosi che mi hai scritto o sbaglio ? “ . “Si … E’ cosi “ fu la risposta lapidaria della ragazza . “Bene . Preparati perché l’antivigilia di capodanno partiamo .
    Stremo via circa un mese e al ritorno deciderai se rimanere a collaborare con me o lasciar perdere ; con i tuoi nonni ho già parlato ed è tutto a posto . Dei dettagli ne parliamo in aereo anche per distrarmi … In confidenza anche se ci sono stato parecchie volte non sono mai riuscito a vincere la paura . Per la prima volta Elisabetta riuscì a coinvolgere in un alone di difficoltà i suoi cari e per la prima volta a farli piangere per una ragione opposta a quella che di lacrime gliene aveva fatte versare a fiumi .
    “ Hai visto , amore mio ? ……….Prima o poi il cielo si apre e i nostri desideri vengono esauditi , basta chiedere e pregare .”La povera donna aveva ragione ma non sapeva che anche in questo esisteva una rigorosa graduatoria .
    Non lo sapeva , d’altronde , neanche Elisabetta che adesso poteva considerarsi la privilegiata dell’ironia della sorte .
    Nella notte del 29 Dicembre fredda e con un cielo insolitamente terso Elisabetta dopo aver controllato minuziosamente che avesse tutto a posto per la partenza si infilò la vestaglia , usci sul balcone e guardando la luna come non aveva mai fatto , accese la sigaretta . Sorseggiando , tra una boccata e un'altra , latte caldo con miele . Che trovò più buono delle unghia . Pensava continuamente alle mani bellissime , a quell’uomo tanto strano quanto affascinante . Che si era accorto di questa sua compaesana con due occhini e un volto che in quel posto non potevano rimanerci .
    Si ripromise di fargli il terzo grado ,durante il viaggio , e sorrise chinando il capo fino a poggiare la fronte sulla tazza.
    Un’auto di lusso , in quel momento di positivo abbandono della ragazza , si fermò sottocasa senza alcun rumore ,senza rompere per nulla l’incanto di quella notte . Dove l’unica ad essere distrutta fu Elisabetta : il momento in cui qualcuno sarebbe arrivato a sigillare la sua scelta era arrivato .
    Come in uno stato di trance , la ragazza prese la busta , scese e accolse l’invito dell’uomo con un impeccabile divisa d’autista a salire in auto . Dopo aver compiuto un percorso completamente sconosciuto si fermarono il tempo che davanti il cancello di una grande villa si aprisse ,ne attraversarono il lungo viale fino ad arrivare alla gradinata che conduceva all’ingresso . Qui Elisabetta venne invitata da una donna con una sorta di kaftano a scendere dall’auto e a seguirla .In un salone grande quanto un normale appartamento e arredato con uno stile sconosciuto una bellissima donna seduta dietro una scrivania scrisse di tormentare i riccioli neri che le cadevano sulle spalle , ritirò la busta dalle mani della giovane e le fece segno di sedere .
    Tirò fuori il DVD , lo guardò di sfuggita e la sua voce dolcissima finalmente ruppe quel glaciale silenzio . “vedo che nonostante il tempo che ti è stato dato per pensarci ancora non ti ha fatto cambiare idea …… La odi cosi tanto la tua vita ,Elisabetta ! Elisabetta non rispose ; troppi pensieri si accavallavano ora nella sua mente da crearle una confusione mista a terrore come mai le era successo . “so quanto è successo “ riprese la donna “ ora vorresti tornare sui tuoi passi …. Ma vedi , tu sei già stata un caso ….. come dite voi …. Posto all’attenzione .
    Ti sei mai chiesta quanti , prima di te , hanno invocato inutilmente di vivere , quanto hanno amato la vita ? Eppure le è stata tolta senza opportunità di scelta . Non pensi che ora sarebbe una grande ingiustizia verso essi concederti di porre un <non > tra <io > e <voglio >?
    Elisabetta completamente nel pallone e in un mare di lacrime , annui .
    La donna sospirò profondamente come tale era il suo sincero dispiacere e proseguì “Vorrei tanto aiutarti , tesoro , ma non posso , credimi ….. ma quello che tu hai desiderato è diventato realtà nel momento in cui hai visto giungere l’aiuto che ti ha condotta in questo posto …. Guarda tu stessa .”
    Alle spalle della donna una tenda di chiffon si apri mostrando uno schermo . La donna inserì il DVD in una fessura della scrivania e abbassò la testa che venne accolta dalle splendide mani diafane .
    Sullo schermo Elisabetta sul balcone con la sigaretta sulla sinistra e la tazza sulla destra immersa nelle proprie emozioni e il silenzio squarciato da due delinquenti che festeggiavano il nuovo anno anticipatamente con una calibro 9 sparando come in una disputa stile western .
    Passano sotto Elisabetta che sente un lieve bruciore sul solco divisorio i seni perfetti e generosi . Ha il tempo di vedere una macchia scarlatta allargarsi e poi il buio ,il gran putifarre che ne seguì , i nonni e le amiche ai quali qualcuno risparmio di aggiungere un’esponente maggiore alla loro sofferenza facendo in modo che ignorassero l’autrice di quanto era avvenuto . La madre , che era quello che era , piangeva per aver perduto la figlia maggiore o per aver saputo da poco che era in attesa del quinto .
    Solo un uomo strano , quel giornalista dall’indefinibile età capì come erano andate le cose realmente ; si allontanò con estrema discrezione e non tornò mai più a mangiare i suoi dolci preferiti , neanche quelli ormai del posto in cui era nato gli piacevano più . La donna fece uno strano gesto e lo schermo si oscurò tornando a nascondersi dietro le tende .
    Poi si alzò , girò attorno la scrivania e porse la mano a Elisabetta i cui occhini erano rimasti solo due fessure .
    Mano nella mano le due donne si avviarono per un lungo corridoio come delle pietre miliari , ogni due metri , delle scatole diverse per dimensione . Solo le prime erano aperte mentre tutte le altre , più di settanta erano ancora sigillate . “Cosa sono ?” chiese Elisabetta ; questa volta con il tono solenne che ha colui che affronta il capestro conscio della propria colpevolezza .
    “La tua vita , piccola mia , con tutti i suoi pacchi che ancora doveva offrirti e che hai rifiutato senza neanche guardarci dentro ….. Ecco cosa sono …. “ Le rispose la donna come arrabbiata .
    Alla fine del corridoio , una porta e l’ultima scatola accanto la soglia .
    Elisabetta si fermò a fissarla e la donna stringendola a sé : “aprila pure , se vuoi .”
    La ragazza non se lo fece ripetere e apri il coperchio ; sul fondo vide tre simpaticissime vecchiette che ridendo a crepapelle per una sciocchezza qualunque percorrevano un viale per raggiungere ed essere seguite , un lontano giorno , coloro che amavano .
    Elisabetta pianse le sue ultime lacrime ed attraversò la porta senza esitare . La donna si voltò e mentre tornava qualcosa brillò sulle sue guance vellutate

  • 03 aprile 2008
    La luna di J.

    Come comincia: Alcuni lustri fa ebbi una storia con una donna bellissima.
    Per i miei occhi, si intende ma non penso solo per i miei.
    Aveva una decina d’anni in più ma questa non è una regola e anche se lo fosse l’ho infranta insieme a lei e la infrangeremmo ancora, almeno in quel contesto.
    Non so se sia stata una storia d’amore, di passione o di entrambe le cose. All’epoca non mi posi mai questo quesito, d’altronde non sarei stato in grado di distinguere la differenza tra questi due sentimenti che comunque hanno di sicuro le loro valenze.
    Certo è che adesso, di tanto in tanto, quando faccio una capatina nel mio passato, la sua figura, che avevo quasi sfocata, mi sovviene molto più spesso e nitida come un'alba estiva.
    Mi chiedo cosa significhi questo per brevi momenti ma , in apparenza tutto finisce in un “ Sarà un tantino di malinconia dovuta alla contingenza degli eventi che hanno contornato la mia vita negli ultimi sei anni e nient’altro.”
    Riconosco però , alla lunga che non è cosi. In ogni caso non vi è alcuna differenza.
    Non posso alterare il presente né riesumare il passato.
    Ogni tanto mi succedeva di incontrarla e mi accorgevo, mentre prendevamo un caffè o un aperitivo che, nonostante il suo animo battagliero, il tempo non l’aveva risparmiata dalla sua inclemenza.
    Le ricordavo, ogni volta, una canzone che canticchiava in modo superlativo e sinceramente mi addolora non poter sentirla quando la canta ancora perchè di questo sono certo.
    Sono diversi mesi che non ci incontriamo per via del mio e del suo lavoro. Forse.
    Non so se leggerà mai queste parole perché non è assolutamente nelle mie intenzioni farglielo sapere. In effetti non è facile che ciò avvenga, anche se i misteri della vita, in quanto tali, sono imperscrutabili.
    Si tratta di “Non voglio mica la luna”di Fiordaliso di cui riporto il testo.
    Effettivamente J. , nella sua vita ha avuto dei desideri molto più modesti che possedere il nostro satellite. Seppur "piccolini" e più che legittimi, nessuno di loro si è mai avverato come esattamente i miei ma questo è un altro discorso. Un fatto di solitudini, per molti versi simili dovute a sbagliate scelte più o meno imposte e soprattutto alla mancanza di coraggio da parte sua a porvi rimedio.

     

    Vorrei due ali d’aliante
    Per volare sempre più distante
    E una baracca sul fiume
    Per pulirmi in pace le mie piume
    Un grande letto sai
    Di quelli che non si usan più
    Un giradischi rotto
    Che funzioni però
    Quando sono giù un po’.
    Non voglio mica la luna
    Chiedo soltanto di stare
    Stare in disparte a sognare
    E non stare a pensare più a te
    Non voglio mica la luna
    Chiedo soltanto un momento
    Per riscaldarmi la pelle
    Guardare le stelle
    E avere più tempo più tempo per me.
    Con gli occhi pieni di vento
    Non ci si accorge dov’è il sentimento
    Tra i nostri rami intrecciati
    Troppi inverni sono già passati
    Io vorrei defilarmi per i fatti miei
    Io saprei riposarmi ma tu
    Non cercarmi mai più.
    Non voglio mica la luna
    Chiedo soltanto di andare
    Di andare a fare l’amore
    Ma senza aspettarlo da te
    Non voglio mica la luna
    Chiedo soltanto un momento
    Per riscaldarmi la pelle guardare le stelle
    E avere più tempo più tempo per me.

  • Come comincia: Qualche tempo fa, pubblicai una poesia che, una volta scrissi per il mio amico Ciccio. In seguito ad un incidente con il suo amatissimo trattore è morto il primo di dicembre dopo un lungo gioco di tiro alla fune tra la morte e la vita. Forse quest'ultima,rendendosi conto che vincendo sarebbe stata meno della metà di quello che già era, ha deciso di allentare la presa e farla finita. Non so.
    Ciccio era un uomo semplice, dalla salute un pochino cagionevole, poco istruito, certe volte irascibile, ma di buon cuore e generosissimo. Curava la dozzina di giardini delle villette di "professionisti" in un piccolo centro dove si trascorre il periodo estivo. Anche il mio. Al contrario, però,lui mi aveva visto crescere e con me, l'unico, tra i "professionisti" a cui poteva dare del TU, si apriva completamente. Forse in considerazione del fatto che mi ricordava da piccolo e anche per la mia semplicità nel pormi con lui. Sostanzialmente riuscivo a metterlo a suo agio. E lui parlava e parlava tra una sigaretta e l'altra, sorseggiando un Bacardi breezer, di cui, prima che glielo facessi assaggiare, non sapeva nemmeno l'esistenza.
    Non si è mai sposato. Le uniche donne che conobbe nella sua vita erano delle signore che danno piacere, non illudono nessuno e non promettono nient'altro che va al di là di quello per cui sono pagate.
    Quando si rese conto di questo, grazie anche alle mie discussioni, non andò mai più a cercarne una. Per rispetto verso sé e verso quelle donne che fino a poco tempo prima aveva guardato con occhi diversi. "Sono vecchio ormai per queste cose, Antonello. I soldi meglio metterli di lato per il matrimonio di mia nipote. Mia sorella non se la passa tanto bene... lo sai. Voialtri giovani dovete farlo l'amore". Cosi diceva.
    Al suo funerale, di quelli i cui giardini Ciccio teneva alla perfezione, c'ero soltanto io e mia mamma che ha sinceramente sofferto per la sua scomparsa.
    Eppure lui, i frutti, le verdure, i funghi di campagna li portava a tutti quanti e ne era contento di farlo per la grande voglia di essere voluto e di voler bene.
    Purtroppo Ciccio, non si rendeva conto, nella sua ingenua ignoranza che non era un uomo di spicco come un politico, un professionista, un "nome", in definitiva, per cui valesse la pena farsi vedere costernati in pubblico, agli occhi dei miei "vicini" estivi... per me invece era di più.
    Se avesse potuto vedere dietro l'auto funebre avrebbe sofferto parecchio e da solo, come era nelle sue abitudini. L’unica cosa che avrebbe potuto consolarlo: il privilegio di aver avuto un amico, di essere riuscito a voler bene ma anche il parziale fallimento di non essere corrisposto come desiderava.