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Autore

Cinzia Luigia Cavallaro

in archivio dal 07 lug 2010

20 novembre 1961, Milano

segni particolari:
Autrice di un paio di opere di poesia: Kairos pubblicata nel 2008 con Giraldi e Dies Natalis pubblicata nel 2010 con Il Foglio Letterario. Nel maggio 2010 è uscito anche il mio romanzo Sogno Amaranto edito con Joker Edizioni.

mi descrivo così:
Scrivo per salvarmi la vita. Scrivo, ergo sum.

28 gennaio 2011 alle ore 14:53

Sogno amaranto

di Cinzia Luigia Cavallaro

editore: Joker

pagine: 113

prezzo: 11,50 €

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"Sogno amaranto" è una storia d'amore del tutto originale, ma prima di tutto profonda. Un infinito di dolcezza e di amore incondizionato verso l'altro, che è tutto nell'anima più che nel cuore. Fairy è un'insegnante semplice nell'apparire e di aspetto gradevole, Dick è un attore teatrale affermato; un personaggio sul palco così come nella vita, dove indossa la maschera dell'uomo dalle mille donne. Femmine usate e buttate via senza impegnarsi con i sentimenti, che il personaggio percepisce con superficialità, ma l'uomo - nella sua nudità di sentimenti - sente e assapora con tutto il suo spirito.
Fairy invece, palesa tutto il suo amore nel suo modo di essere e di amare senza reticenze. Una donna convinta di aver visto giusto, negli occhi di quell'uomo dall'aspetto cupo e menefreghista. In quelle pupille l'innamorata ha visto bruciare la stessa passione che lei porta con sé.
Una storia d'amore che unirà due anime gemelle in un vero paradiso di emozioni empatiche, in un vortice di amore e passione che regna in queste pagine, in questa storia londinese.
Non limitiamo queste righe a un romanzo d'amore, ma la prospettiva che più merita è uno specchio di riflessione sui sentimenti e su come le persone li mostrano agli altri, molte volte ingannando se stessi e il proprio naturale bisogno di amare ed essere amati.
Cinzia Luigia Cavallaro è una scrittrice che entra in punta di piedi, ti accompagna in un girovagare di passione, frustrazione, esaltazione, sconforto. Una vallata serena che arriva a spaccarti il cuore nel finale.

recensione di Paolo Coiro

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