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Poesie di Claudio Volpe

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  • 18 settembre 2011 alle ore 10:05
    Giù

    Nati, come una defecazione di un universo stonato,
    come uno sputo dell’ignoto siamo nati.
    Per lottare con le ombre nostre asfissianti,
    per vincere,
    per soffrire,
    per morire.
    Siamo nati per rinascere,
    nati per risorgere
    dalla croce alla quale le leggi di un cosmo meccanico
    ci inchiodano nei giorni, nelle ore, nei secondi
    del nostro volo senza ali.
    Giù in caduta libera,
    giù verso il profondo,
    per rivivere sempre,
    di nuovo, ancora.
    Giù, per cadere,
    per sanguinare come chi precipita da sé,
    per bere il sangue nostro
    che sa di polvere e parole
    e vomitarne poi tutto il male.
    Giù per debellare il timore
    irrazionale di precipitare
    verso il male e il peccato,
    giù per amare ogni singola caduta,
    ogni singola nostra morte,
    giù per urlare il vuoto che c’è attorno,
    giù per l’umanità della terra,
    giù per le convinzioni nostre precarie,
    giù per il patrimonio di luce
    dell’essere umano,
    giù per il sole che non ci illumina,
    giù verso il cielo che metteremo
    sotto i nostri piedi
    quando ci rialzeremo
    dall’ennesima e non ultima sbandata,
    giù verso il palcoscenico che abbiamo ingoiato
    inalando il desiderio di magia
    per ballare senza far rumore,
    senza piedi e senza gambe,
    senza braccia e senza mani.
    Per vincere, per soffrire, per morire.
    Giù verso di noi.
    Giù per le vie del fango
    alla ricerca della strada dell’immenso.

  • 18 settembre 2011 alle ore 10:02
    Uomo, buio, carne, sangue

    Il nostro essere così meravigliosamente scivolosi
    tra gli ostacoli di un mondo in guerra,
    senza cielo e senza vita,
    senza la forza di una valida ferita,
    è una follia nel silenzio,
    un sogno senza senso.
    L’uomo è guerra,
    l’uomo è pace,
    l’uomo è l’equilibrio su cui tutto tace.
    La salvezza è il sangue nelle vene che si muove
    rapido nella corsa verso il cuore
    per bagnare la sua carne con le lacrime della sofferenza.
    La salvezza è un sorriso che si avvolge d’infinito
    in un tedio che dura in eterno.
    E camminerà l’uomo degli infiniti poteri
    in questa distesa deserta e distrutta,
    dove il borbottare del progresso
    asseconderà il ribollire tacito dei pensieri.
    Non sarà né buio né luce,
    né sera né mattina,
    quando la nausea della mente
    e la spossatezza di una forza arrendevole
    cederanno al desiderio di dormire.
    Ma quando poi il vortice dell’ebbrezza di vita
    aprirà un sorriso nell’anima,
    capirà, l’uomo, di essere buio e carne e sangue,
    e azioni e pensieri,
    come un fiume che sfiora nel cielo.
    Come un cromatico raggio di luce
    che dipinge sogni sul muro dell’anima.
    E quando finalmente il sangue, fattosi grumoso,
    cadrà via dagli occhi,
    con la vista schiava soltanto
    della sua libertà luminosa,
    sguazzerà nell’acqua dell’immaginazione
    e nel nettare della dignità,
    divenendo l’immenso esistere
    senza alcuna stolta oscurità.

  • 16 settembre 2011 alle ore 10:40
    una lettera per la guerra

    Guerra,
    tu sola accompagni
    la dignità umana
    lungo la strada della distruzione.
    La afferri, corri, sei veloce.
    Nella tua foga la fai inciampare
    Sul suolo scivoloso per il sangue,
    nella tua irrazionalità la sbatti e la strofini con
    violenza
    contro le pareti di una casa
    dove una lacrima scura scende
    dagli occhi rossi di un bambino.
    Guerra,
    solo tu hai le armi per annientare
    quel poco amore per la vita
    che l’uomo ancora prova
    e sai maneggiarle con un’agghiacciante tranquillità.
    Guerra,
    un giorno mi chiesero cosa sei,
    e forse ancora ignoravo la tua essenza più recondita.
    Guerra,
    un giorno mi chiesero cosa sei
    e forse iniziai a comprenderti per quel poco
    che all’uomo è concesso.
    Guerra,
    un giorno mi chiesero cosa sei
    e forse allora lo seppi:
    guerra,
    sei la siccità etica nel deserto della vita.