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in archivio dal 13 gen 2006

Cristina S.

15 giugno 1973, Roma
Mi descrivo così: Sono una ragazza simpatica che ha capito veramente il significato della vita!

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  • 22 maggio 2006
    Ciao piccola

    Abbiamo aspettato tanto
    il tuo arrivo.

    Abbiamo aspettato tanto
    la tua nascita.

    Nove mesi d'attesa

    e dopo
    eccoti al mondo piccola,

    tra i tuoi cari,
    tra il tuo babbo
    e la tua mamma.

    Ma purtroppo,
    i brutti
    e inaccettabili
    motivi della vita
    ti hanno portato via,

    arrecando
    un grande dolore
    a coloro che ti vogliono bene.

    Ora i tuoi genitori
    soffrono
    la tua perdita
    piccola,

    e tu guardandoli
    ti renderai conto
    di quanto ti credevano
    importante.

    Eri una figlia.

    Ora nella tua famiglia
    c'è un vuoto,
    manca qualcuno,

    manchi tu
    piccola anima.

    La tua vita,
    in terra
    è stata breve.

    Ma esisterai
    per sempre
    lo stesso

    tra i pensieri
    amorosi
    e affettuosi del papà

    e da quelli
    amorosi
    e premurosi della mamma.

    Sarai sempre
    una compagnia
    dell'interiorità.

    Ma un giorno
    i tuoi
    ti raggiungeranno

    e potrete finalmente
    vivere insieme,
    felici,
    nell'alto del paradiso.

     
  • 08 maggio 2006
    Angelo ribelle

    Sai che la vita è un sonno in cui non voglio cadere
    Ma stanotte voglio addormentarmi accanto a te
    Non abbasseremo gli occhi se non per guardare il cielo...

    Parole promesse bugie
    Ne hai sentite tante ma non erano le mie
    Il nostro cielo non finisce dove arrivano gli occhi
    Abbracciami angelo ribelle sarà un lungo viaggio
    Non crediamo ai miracoli noi possiamo fare di meglio

    Non ho mai detto di voler assomigliare a qualcuno
    Dopotutto non ho mai fatto niente perchè questo avvenisse
    Dicono sia necessaria un'intera vita per diventare "qualcuno"
    Guarda là fuori... sta piovendo... chissà quante persone
    In questo momento staranno pensando a me...

    Il sole è la legge in questa città ma se mi chiedi
    Della giustizia allora stai parlando della Pioggia
    Lascia che piova... lascia che piova per sempre...

    Gli eroi sono stanchi di lottare per un mondo che li odia
    Lo so per certo Principessa anch'io sto cercando di smettere
    Ecco perchè ho cominciato a pensare a credere soltanto a noi
    Amo il buio ma la mia anima è pura luce
    Chiudi gli occhi e mi vedrai

    La luna segue il sole soltanto per un attimo si sfiorano
    Ma quell'istante è l'infinito che si ripete ogni notte...
    Insieme una continua guerra lontani non troviamo pace
    Il tempo non mi spaventa mi sento come se potessi vivere
    Per sempre in qualche modo credimi cambieremo il nostro destino.

     
  • 03 maggio 2006
    Stupro

    Perché mi guardate così?!
    Perché mi osservate con occhi sbarrati?!
    Perché provo soltanto io, l'angoscia dei dannati?
    ... non avete mai visto corpi violentati?
    Mi ha spinto faccia a terra e mi riempiva di parole sconce e disoneste;
    mi toccava... mi toccava tutto... il corpo... ansimando sulle Sue voglie nascoste,
    ... ed ha strappato i miei vestiti come si stacca un fiore...
    ... ma io non sono un fiore...
    Vi prego, lasciatemi da sola col mio dolore;
    non fatemi domande che prolunghino di torture il mio orrore...
    ... non voglio ricordare le sue orrende mani;
    io vorrei... già pensare al domani...
    ma non posso... nel mio corpo vibra già il suo seme!
    Il suo membro duro ed eretto mi entrava dentro... violento...
    ... non potrò mai dimenticare questo momento!
    Ho voglia di morire... ho voglia di fuggire;
    ho voglia di strappargli via le palle
    perchè ricordo ancor quella violenza nelle stalle!
    Non potrò mai dimenticare come m'ha legato;
    non posso dimenticare il Suo viso depravato
    che osservava il mio corpo dimenarsi... nudo e violentato!
    perché allora mi guardate così?
    Perché non m'osservate in modo normale
    e non arrestate invece quell'animale?!

     
  • 30 marzo 2006
    l ultima stella

    In quel cielo sfumato
    L’ultima stella è un piccolo cristallo
    Confuso dal primo segnale di luce.
    L’aurora rischiarata dal barlume mattiniero
    E l’alone lunare ormai nel ciel non biancheggia più.

    Il sole ancora assonnato fa sbocciare
    Sulla sua bocca un grosso sbadiglio
    E finalmente illumina la città.
    Le nuvole sono birichine
    E nascondono la grande palla infuocata.

    La rugiada sdraiata sui campi
    Pare l’ultima stella nel cielo.
    Dalle case riscaldate della campagna
    Il fumo lieve dei camini si espande ovunque,
    il paesaggio è inargentato da una leggera luce argentea.

    Le voci dei bambini, per il freddo,
    spariscono dai parchi e dai giardini!
    L’ultima stella è diventata ormai
    Un’orma piccola assai, e nel ciel non si vede più
    Se n’è tornata a casa facendo cucù.

     
  • 01 febbraio 2006
    Strade

    A volte si vede la luna anche di giorno,
    all'imbrunire o all'alba,

    è un po' trasparente però,
    come se quello non fosse il suo posto
    e infatti sparisce in poco tempo!

    se non ci fosse la notte a farle da culla,
    vivrebbe forse lo stesso,
    ma solo in quella pallida dimensione fuori luogo,

    quanto splende invece nella notte!

    tu sei la mia notte!

     
  • 16 gennaio 2006
    La nonna

    Seduta sempre là
    vicino al caminetto
    mi raccontavi storie
    prima di andare a letto.
    Quanta dolcezza in quella caramella
    che tu tiravi fuori dopo una marachella.
    Ogni giorno un capello bianco
    e il tuo viso sempre più stanco
    ti si leggeva chiaro la stanchezza
    ma per me avevi sempre una carezza.
    Adesso che mi giro in questa casa mia
    guardo la sedia vuota con tanta nostalgia
    ho scritto queste righe con gran malinconia
    perché sei andata in cielo cara nonnina mia?

     
  • 13 gennaio 2006
    La pace

    Sono contenta di essere venuta al mondo,

    d'essere nata sul nostro pianeta.

    Amo la terra.

    è vero:

    accanto al sole è un balocco questo nostro mondo,

    ma è grande, sterminato.

    voglio andarmene in giro a vedere:

    pesci frutti e stelle che non conosco

    e sentire la risacca dei mari remoti.

    Ma tutto questo che noi sogniamo
    non ce lo potremmo permettere finché
    non ci sarà pace su tutto il mondo.
    La pace sarebbe bella perché
    tutti bambini del mondo di fuori son scalzi perché non han le scarpe,

    li ferisce il freddo e hanno fame,
    la pioggia bagna il loro lettino,
    non han vestiti né casa,
    non ci sono le scuole.
    I bambini su queste cose sono seri,
    perché il ladro che li ha privati di queste cose è la guerra.
    Per i bambini di tutto il mondo lasciateci raccogliere canzoni,
    liete, allegre canzoni,
    che non conoscono l' orrore e la guerra,
    Che amino la natura, la rispettino,
    che non conoscano il linguaggio minaccioso e l'odio,

    le canzoni che si raccolgono in un'unica sinfonia di pace e di bonta e non di guerra.

     
  • 13 gennaio 2006
    La mamma

    Mamma,
    tu sei
    come un velo
    che sa di mistero,
    qualcosa di immenso
    per me,
    che mi risulta
    difficile descrivere.

    Mamma,
    tu sei
    come l’ombra
    d’una quercia,
    dove mi riparo
    dalla procella
    e dal solleone
    dell’esistenza.

    Mamma,
    tu sei
    una parte di me,
    nascosta in me.

    Mamma,
    da te
    ho ricevuto:
    luce, amore, bontà;
    ma pure dolci rimproveri,
    quando li meritavo,
    e sono stati migliori
    delle carezze altrui.


    Mamma,
    tu, per me,
    hai lacrimato,
    hai vissuto,
    hai lottato,
    hai amato,
    hai sperato
    ed hai sorriso.

    Mamma,
    tu sei maestra di vita

     
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  • 04 febbraio 2006
    Una bella amicizia

    Come comincia: C' era una volta un uccellino di nome Gimmi.
    Viveva in un albero magico, tante volte invitava a casa sua i Gabbiani Volanti, suoi amici.
    Gimmi stava bene nell' albero magico, perchè per magia aveva tutto quello che voleva: una casa e cibo in quantità. I suoi amici non avevano casa, allora Gimmi decise di farli vivere con lui.
    I Gabbiani erano felicissimi e chiesero dove poteva dormire.
    A Gimmi venne un' idea: tutti insieme costruirono otto nidi lettino, sette per i Gabbani e uno per Gimmi.
    L' uccellino era felice di ospitarli a casa sua. Da quel momento i gabbiani mangiarono tantissino, dormirono tantissimo, insomma nella casa di Gimmi stavano proprio bene.
    Anche Gimmi non era più solo.
    Facevano tante cose insieme, erano proprio amici e si volevano tanto bene. Che bei amici erano diventati da quando Gimmi li aveva fatti vivere con lui!
    Da quel giorno vissero felici e contenti .

     
  • 04 febbraio 2006
    La giostra del circo

    Come comincia:

    Seduto sugli spalti, quello strano personaggio osservava quella giostra colorata che è lo spettacolo del circo. La gente affascinata, rideva, rimaneva a bocca aperta, si emozionava mentre i bambini, in particolare, era come se avessero iniziato un sogno addormentandosi ad occhi aperti. Un sogno che si sarebbe dissolto una volta usciti da quel tendone.
    Quel personaggio però non rideva, non rimaneva a bocca aperta affascinato. La sua emozione era solo incredulità. Già, incredulità. Perché quel giorno c’era la Natura seduta ad assistere allo spettacolo. Nessuno faceva caso a quella donnina, umile e anche apparentemente un po’ rassegnata. Forse qualcuno si era limitato a osservare che era lì da sola, cosa piuttosto strana e che guardava lo spettacolo con occhi tristi, cosa ancora più strana. Ma forse nessuno aveva formulato queste due riflessioni.
    La domanda che continuava a ripetersi nella mente della Natura, come la parola di una canzone suonata da un giradischi con la puntina che salta era: dov’è tutto quello che ho creato? La domanda era poco chiara e lei diede una spiegazione anche a se stessa. Si chiese che fine avesse fatto l’istinto degli animali che stava osservando. Non era nella loro indole fare alcune cose, non era tra le loro scelte prioritarie trovarsi in quel luogo. Certo si trovavano insieme agli uomini, in apparente perfetta sintonia con loro e questo andava bene. Ma esibirsi come gli uomini davanti a una folla, poteva non essere quello che quegli animali desiderassero. A quel punto si chiese perché lo facessero. Forse a loro piaceva. Forse quegli applausi gratificavano il cavallo che in quel momento stava guardando danzare con movimenti umani, spinto a colpi di briglia. Poi li vedeva scomparire dopo le esibizioni eseguite e sentiva ringraziamenti e lodi solo rivolte all’uomo, o alla donna, che avevano effettuato il numero con loro.
    La Natura dovette andare a fondo e chiarire ogni suo dubbio.
    Lo spettacolo terminò. Il buio invase il tendone che si svuotò. Le risa e le voci si spensero. Nell’aria aleggiava ancora l’odore salato dei popcorn e l’odore selvaggio di alcuni animali, che si erano esibiti. Nessuno aveva notato quella donna minuta e poco appariscente, che non aveva lasciato il circo. Ora le luci della ribalta si erano trasferite a illuminare la vera vita degli artisti del circo. Le luci interne dei camper erano tutte accese. Quella piccola città viaggiante stava per prendersi il meritato riposo. Muovendosi silenziosamente, come lei sapeva ben fare, la Natura camminò in mezzo a camper, tendoni e arrivò alle gabbie. Nella semioscurità gli animali sedevano rassegnati, alcuni aspettando il sonno, alcuni riflettendo sulla serata trascorsa altri chiacchierando tra loro. Fu proprio nel contesto di una di queste chiacchierate che sentì la risposta alle sue domande:
    “Cara Janet” disse il leone alla tigre “non devi dimenticare che le azione fatte a fin di bene, sono a volte apparentemente prive di senso”. Janet annuì stanca.
    “Ricordati” continuò il leone “che Tim, il pony che tutti conosciamo da anni e amiamo profondamente, è amato anche da Tommaso, il figlio del proprietario e il sentimento è contraccambiato. Se il circo chiudesse probabilmente loro dovrebbero dividersi e noi vogliamo il bene di Tim e di quel bambino, che con noi è sempre così buono e ci vuole bene. Non hai visto il padre di Tim, Fulmine, come si muove a passo di danza come una marionetta? Pensi che lui non stia soffrendo? Ma ama troppo suo figlio per mollare! Noi li amiamo tutti e due per cui deduci tu qual è l’atteggiamento più giusto da adottare… non pensi sia giusto stargli vicino?
    La Natura chiuse la scatola delle risposte. L’aveva aperta perché era vuota ma ora si era riempita a sufficienza. Si allontanò nel buio, lasciandosi alle spalle la luce che proveniva dalle gabbie. Adesso nella sua mente c’era una certezza: alla libertà si potevano mettere sbarre, sia di metallo che psicologiche ma all’amore non si potevano mettere catene.
    Se ne andò con gli occhi gonfi di lacrime e un sorriso dolce sulla bocca, il sorriso di una madre che vede i propri figli infelici lottare con entusiasmo per la felicità altrui. Se ne andò sicura che avrebbe preparato per loro, in una prossima vita eterna, campi verdi su cui correre e nessuna catena che intrappolasse il loro istinto, lasciando loro la libertà di esprimere il proprio amore senza condizioni.