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Poesie di Daniela Iodice

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  • 18 giugno 2016 alle ore 17:11
    Le Mie Vite

    Quanto oltraggioso può essere il dolore che ti abbraccia col manto torbido di fango e silicio?
    Il silenzio del cuore fuggiasco che trascina con suprema perdizione.
    Ettore, amor mio, per quanto si poteva presupporre che niente più qualcosa v’era che legasse le anime dei caduti, mi sbagliavo ingenuamente; nei passi notturni qualcosa pulsa silenzioso e tu, magnifico barlume che accende le follie diurne, bruci l’essenza dei perché.
    Cosa pensavi accadesse quando con tanta decisione prendesti il mio collo e lo tagliasti con una lama ben più che affilata e la cromatica visione di ciò che fu, riflessa nell’arma che tu stesso impugnasti; e quanto amore sprigionasti quando con tormento cercasti di ricucire quel legame che spezzato ormai era e che niente più tornò ad essere tutto uguale?
    Ceco, ceco ero e ceco sono rimasto; la bellezza inebria più la mente che il cuore e che di cuore ormai più ne abbia se non gabbia gettato in pasto a quale mare ero finito pur di fuggir da ciò che ciò non era?
    Cosa cercava quello sguardo e che con le mani brandiva il vento che portava desiderio, speranze, innocenze; speranze che alimentano speranze e il mondo si muove con esse.
    Frammenti di vite e di parole, amore mio, non v’è nesso ne concessione; se v’è qualcosa tra lucidità e follia penso l’abbia perso tempo prima.
    Ignaro anche di ciò che sto pronunciando istantaneamente adesso, perso in quale mondo sono?
    Non lo so ma, suppongo, sia alla deriva del tormento per la millesima volta.
    Le solitudini accecanti rendono l’uomo un delitto per mano di se stesso, e in quanti occhi e mani e piedi e nasi ci siam persi per continuare a perderci ancora, e ancora?
    Porto felice tristezza da anni, per quanto mi riguarda, sono sopravvissuto così al mondo cattivo, sguazzando nella cattiveria con la mia bontà; ma forse illuso sono quando spero e quindi, dunque, non spero e l’ira prevale, comanda, tiene alta la testa!
    Si vive di intuito, si ostenta la vita calpestandola immergendoci in fluidi mistici di niente e di tutto perdendo il capo consapevolmente. 

  • 10 marzo 2016 alle ore 0:06
    Vocazione

    e quindi cosa v'era di sbagliato?
    Oh, somma notte;
    tu che doni ai sognatori le stelle del pensiero
    che fugace il sole tenta di strappare con i raggi dell'austera ragione!

    Oh, notte, eccellenza partorita dal pensiero degli omerici greci!
    Raccontami, questa notte,
    di che mani ancora si bagneranno gl'occhi innocenti dell'intelletto
    che fugaci scorrono nelle vie della non vedenza?
    E ceca sia la visione di ora,
    muta agll'orecchi sordi del campanaro che ad ogni dì
    suona alla messa del prossimo peccatore,
    come il battito delle stelle nel battito del mio cuore;
    all'unisono bisbigliano furtive
    tra trutte queste foglie. 

  • 21 febbraio 2016 alle ore 16:08
    Povero Hellowin!

    L’anima pesante di un viandante con la voglia pazza di volar via, via da ogni luogo; sparire, cambiarsi i connotati, non essere raggiungibile e contattabile da nessuno; Hellowin.
    L’amara consapevolezza dell’unirsi al nulla e fare del nulla la propria aria; quanto tedioso inganno aleggia negl’occhi di chi, per troppo, s’è perso e invaso si ritrova costretto, poi, a fuggir oltre mari infiniti di gente per cercar il sé stesso perduto.
    L’increspare del mare in torbido tumulto è ceco nel muoversi per il sol sentire e impetuoso è il silenzio di schiamazzi marini che fingono di annegar al largo orizzonte paonazzo di rossore!
    Hellowin, scappa! Fuggi! Navighi in un mare che non è il tuo, finirai per divenir matto!
    Allora imbarcati in altre strade sterrate da nuovi tramonti, in cerca di valli e monti!
    Dove il mare risiede nel petto e non nelle mani intrise di dispetto.
    Non fermar le onde dei germogli spenti, prolifera l’ardore del cuore fino alla morte del tuo redentore!
    Non costringer l’anima in pena a posarsi su granelli di cera dove forse, nel passato fervore, probabilmente si spense una candela.
    Grida alto il tuo tormento sul viso di questo impavido sgomento; troppe ne hai vedute e troppe ne hai toccate ed ora basta a tutto questo vento che per nulla tace!
    Il tuo mostro scuote la testa, scalpita nel fuoco pronto a brandir la spada della pazzia più tenace!
    Azzittisci il vento, domane il suono; bacia le nuvole e vola di nuovo!

  • 18 gennaio 2016 alle ore 14:35
    Il Pazzo

    E il pazzo credette di affogar se,
    per un istante, la sua follia non poteva esternar;
    lungo il buio fiume del centro città,
    dava sfogo a quello che per lui di goliardico era da far.
     
    Nell’ingenuo pensiero di far del male,
    un piccolo fuoco andava spegnendosi al mare;
    e la poesia da lui sfuggì rompendo
     l’illusione ottica di un bel convento.
     
    Il pazzo credette di morir se,
    per un istante, la pazzia fermata vedeva nell’angolo zittir,
    nascosta da cunicoli di malumore e lieve prefazione
    dell’intarsio sbagliato e del pensiero celato.
     
    Or dunque nulla più aggiunse al personaggio
    se non del puro malcontento;
    l’ombra vedeva inghiottir la luce candida dell’accompagnatore stanco del troppo inverno,
    e nella solitudine del pensiero se ne andò ridendo,
    con spine d’argento e coriandoli di vento.

  • 29 dicembre 2015 alle ore 0:52
    Scelta

    Allora legatemi le mani, castrate il mio cervello e alitatemi all’orecchio.
    Abolire il pensiero e lasciare che i l vorace uomo che vive in noi esprima se stesso; il mio, il vostro, quello di tutti.
    La libertà non esiste; essa risiede nella morte fisica che svincola lo spirito che si unisce al resto senza leggi ne legami, ne tedi ne gioie; esso è.
    Cosa siamo senza il pensiero? Uomo duro e crudo mosso dall’istinto e dall’ardore.
    Cosa siamo con l’istinto? Uomo emozione di causa e azione, effetti turgidi e incantevoli nell’errore ma senza il pensiero a dettar legge sul chi siamo e cosa saremo.
    Il vincolo, il bivio volendo; forma e pensiero.
    Quale strada scegliere nelle occasioni vissute, vivibili, che verranno?
    Cosa siamo realmente, noi?
    Animali timorosi della fame o uomini timorati di Dio?

  • 17 dicembre 2015 alle ore 2:20
    Amare Un Illusione

    Ma quanta amarezza c'era ogni qualvolta aprissi gl'occhi nel vedere quanto tutto finto era stato fino a quel momento?
    Ero stato più preoccupato a sapere cosa pensasse che a badare a me stesso, sapendo che stavo varcando la soglia di un illusione.

    Ma dopo tutto, le illusioni, non sono allettanti per questo?

    Sapere che non v'è che una fine amara a tutto quello, ma sentire il sapore dolce del mentre scenderti nelle vene fragili dell'amore.

  • 16 dicembre 2015 alle ore 2:25
    Io, fratello Dio.

    Che vile inganno questa notte che porta occhi lucidi di commiato.
    Il cuore scalpita ad ogni nebulosa illusione che nell'atmosfera eterea arde e muore come una stella!
    le stelle nel cielo paragonabili a lucciole nel buio tra frasche di tiepide erbe selvatiche che quasi al tatto si ingentiliscono.
    Ho sul viso gocce fredde di rugiada come fossi stata tutta la notte ad attender nel bosco di udir le allodole cantare per il mio dolce sentire;
    dissipare il nero triste dell'anima inquieta che lì, nascosta, attende gentil l'arrivo del giorno.
    Potessero le mie guance essere di rosea matrice positivista mentre guardo andar via ciò che niente mi appartiene.
    Ma per vil inganno all'occhio nudo della sera, da giovin fanciullo qual'io forse in virtù fui,
    chiudo a roccia quel mio cuore arido di bene per abbandonarlo all'oscuro vigore della forza bruta di Achille!
    Non v'è Ofelia a carpirmi il grembo, non v'è affanno per Desdemona ch'io non sappia;
    al velar del giorno io concedo un pugnale di fiori essiccati ed il guanto torbido del boia nella mano destra del Dio padre. Io sono Dio, come lo sono gl'altri uomini in egual modo;
    Dio, dunque, toglie e concede come gl'uomini donano ed estirpano il bene ed il male.
    E se Dio fra tanti vestiti avesse per caso la tunica dell'amore in qualche angolo risposto,
    allora io, da fratello di Dio, lo estirperei nel fuoco crudele in virtù della vita.
    Amare è un peccato troppo grande per chi non sa comprenderlo o temerlo o gestirlo; il vento invoca tempesta e l'uomo pietà.

  • 15 dicembre 2015 alle ore 18:45
    Orme

    Nullo è il tempo, colmo è il cielo.
    Anima sfuggente tu menti e corteggi;
    e l'infinita ombra che getti sul sole di un giorno
    equivale a mille stelle
    che illuminano un sogno.

  • 08 dicembre 2015 alle ore 15:43
    Sherleay

    Ho cercato di capire cosa v'era di così sbagliato in me e quanto più ci pensavo, tanto più l'idea di dover pensare che avessi qualcosa che non va, non m'andava proprio giù.
    Ero sicuro che varcare soglie di cui mi piaceva l'uscio, era troppo difficile; non a caso, le uniche cose che mi restavano varcare, erano i pensieri e le illusioni che portavo ogni giorno sul capo come avessi perennemente un cappello da giullare.
    Forse essere troppo onesti con se stessi significa porre su quella faccia inebetita mille maschere sognanti per mandar giù la pillola del rammarico.
    Ma non potevo veder realizzato anch'io almeno uno dei tanti desideri che potevo avere?
    Torbidi pensieri, Sherleay;
    sognare è un male troppo grande,
    desiderare è un peccato indissolubile
    e maledire è la soluzione che più mi aggrada.
    Mi restano due occhi e tutto ciò che non voglio.

  • 05 dicembre 2015 alle ore 23:14
    Au revoir Lousien!

    Lousien passeggia lungo il ponte del paese; accanto a loro un lungo fiume addobbato di lucciole festose che ondeggiano lungo il percorso del rivo. 
    L’amour, le France, a dream, nostalgie!
    Caro Luosien, perir d’amor non è mai convenuto a nessuno, tanto meno ai cuori fragili e sognatori come i nostri.
    La poetry is heart, ma se non c’è anche nella mente, poco possiam fare, friend caro.
    Or dunque, goodbye, bonnenuit, ce se vede!

    Se non c'è tempo per un istante, non ci sarà tempo per niente.
    Quindi, triste ed affranto, Lousien, continua a passeggiare; prima o poi una luce splenderà in questo rivo desolato di lucciole affamate.

    Quindi, good luck, au revoir! Ti mando una stella, un bacio, quel che si voglia (tanto, ormai, già sai che più di questo, manco a pagà)!
     

  • 04 dicembre 2015 alle ore 18:50
    Con che colore guardi il tuo mondo?

    Ho peccato; ho cercato negl’occhi di un altro l’oggetto perduto, ma in quegl’occhi innocenti intrisi di diversità terrena, vorrò ancora perdermi.
    Che siano smeraldo, oceano o foglie d’autunno;
    che siano pece, cristallo o tenebra verde, potrei scorgevi in tutti essi la stessa luce;
    la diversità dell’animo che portano che non uguale all’unico che unico, ora, non è più.

    Baciando la mia voglia, stringo le singole mani lasciando che l’anima mia venga trasportata con esse fin dove ella può.

    Fermerò il mio cammino sprovveduto per cercar radici in chissà quale colore.
    E tu, amabile lettore, con che colore guardi il tuo mondo?

  • 08 novembre 2015 alle ore 23:34
    Lupo

    "Al calar della notte, chiunque sarebbe potuto andar bene purchè allietasse l'infimo vuoto che tempo addietro in te fu inabissato. E all'ora già sapevo e tu già ostentavi; e le parole e le distanze, ed i sogni rinchiusi nelle stanze come vuoti a rendere l' insulsa pazienza. 
    Menestrello animale, dove la pelliccia nera del cane bastardo ha nascosto l'amaro sapore di ciò che, sotto alle carni intrise di veleno, già scorreva per la via del rinnego.
    Chiedevo pietà per la furia che il mio fato aveva e, or dunque, tu scendesti nelle vene come fardello oscuro e dirompente.

    Al sorger del mattino, chiunque sarebbe potuto andar bene purchè non fossi io o lei, o loro; per poi mandare baci crudi e così poco dispiacere (tacito sussulto, buffone, severo e colpevole). 
    Dal canto femmina che portavo nel raccontar pur le minuziose illusioni gentili che la notte scaturiva nel cuore, quando l'anima al tocco velenoso d'amore s'abbandonava al pensiero.

    Credesti, in virtù dei tempi, o mentisti per gentil affanno?
    Se avessi monete te ne spedirei cento; cinquanta per il furto e l'altre per il recato disturbo. 
    E quanto futil fù il mio accorato sentimento nella perdita della valida persona qual'eri all'occhio nudo che portavo?

    Oh, illusione malefica! Se stupida fui, ora soltanto posso vederlo.
    E al morir del sole che partorisce la luna dalle sua acque chete, porti via anche quel sentimento macchiato che con ardore bestiale, tu, riducesti a brandelli come cani randagi che si nascondono nel buio delle grotte aspettando che vi entri un'altra anima pia.

    Qual'è il tuo nome? Che ruolo hai giocato? Che parte m'era stata affidata ch'io non sapevo? 
    Il sospetto divenuto certezza, catapulta la realtà strappando l'illusione eterea dell'affetto che ora, misero, cedo ad altri.

    Divora la tua realtà; forse decisione più giusta non presi e se sol ripenso a quanta indecisione portavo solo per tenermi stretto a te, punisco me stesso per tale pensiero ma non una, due ma ben tre volte; alla terza i cani imparano.

  • 28 giugno 2015 alle ore 20:25
    Hasse

    Non porto buone parole per te, angelo nero; mi son cibata della mia speranza troppo a lungo benché, misero stolto qual sono, ho potuto rivederla ancora sul fondo di un’anima che sembrava morta da tempo.
    Sei venuto con la pace in un palmo ed una freccia nell’altro; pronto a tender benevolenza e poi, nel silenzio atroce degl’occhi che non vedono, alle mie spalle piantasti una freccia; l’ennesima.
    Il sobbalzo del mio cuore in una triste verità che tutt’ora celo a chi attenta con misericordia e passione ciò che di me resta e aleggia in questo petto depredato e straziato di ogni buon sentimento che possa solo infinitamente avvicinarsi a quel qualcosa che si chiama amore; l’inganno asettico dell’essere spregevole che mostri.
    Spinto dal tuo malsano dolore per chi con m’è non ha legame alcuno se non le tue maledette labbra addietro abbandonate, venir svelto svelto e quatto tra le mie più intime segrete con dolci parole un ennesima volta ancora.
    Quanto odio dovrò continuare a provare ogni qualvolta che attenti al mio cuore per poi ritirarti senza ritegno o pudore verso costui che dicesti di amare e poi che uccidi con tutto te stesso?
    Nel tuo vil inganno i miei occhi non mentivano; se solo potessi dar ascolto un secondo soltanto a quello che porto ormai da troppo tempo, dovrei ucciderti senza esitare nemmeno per un secondo.
    Allora prendo gli unici brandelli di quel che fui accanto a te e stavolta li getterò in pasto a Cerbero, che ne divorerà pezzo per pezzo fino a sparire.
    E se mai tenterai ancora di varcare la soglia del mio cielo, scalfirò nei tuoi palmi il buio più nero e puro veleno.
    Vi sarà l’aberrazione dal principio roseo dell’amore alla morte indiscussa del tuo nome.

    E piango adirato sulle mie stesse parole; mordendomi la lingua, non voglio altro dolore.

  • 26 giugno 2015 alle ore 19:21
    Momento

    Chissà, ho pensato di dire al signore
    che forse ho peccato,
    che in giro per il mondo un sogno ho trovato,
    che scriver le onde del mare salato
    è uguale all'odor del mosto bagnato;
    che il vento del nord spinge i galeoni
    verso mete del tutto sontuose e minori;
    che i bimbi perduti son figli di tutti
    e che il mio cuor, deluso, non si tocchi.

    Credevo che l'amore fosse il signore,
    ma nel mio petto nemmeno un muscol si muove.
    Col miglio su un dito ed il momento appassito,
    per le via di casa, mi butto, stordito.

    A chi ascolta la mia filastrocca,
    ho gl'occhi chiusi, ossi di seppia;
    il mercante venuto dal mare,
    inventa nodi da amare;
    e la stella più alta del cielo,
    scende giù in terra,
    triste davvero.

  • 08 giugno 2015 alle ore 14:32
    Le Ali Del Purgatorio

    Me ne vado sulla via del non ritorno,
    sporco mondo;
    che solo illusione puoi dare a chi, di te, si abbevera cordiale.
     
    Se potessi, ucciderei il bello e ne farei un bel brutto,
    artista del macabro confine tra la prigionia ed il volo.
     
    Siedi accanto a me mano sinistra del destino,
    spogliami di tutto ciò che di buono esiste
    e rendimi il tuo miglior peccato. 

  • 16 marzo 2015 alle ore 13:40
    Il Saluto Di Marìe A Ernèst

    Ernèst, ovunque tu sia, ora, in questo momento o domani, nei giorni a venire, che possano le mie parole giungere alla tua chitarra come vento primaverile; dove fiori sbocciano tra le corde del ricordo in cui tu, con la musica nel cuore, hai colto un pugno di niente.

    Non si è che miseri parentesi lasciate al caso o al destino e se un giorno, lontano o vicino, dovessero per chissà quale motivo incrociarsi i nostri sguardi, sarà senz'altro più leggero questo perdersi infinito.

    Possa la tua musica deliziare il cuore di qualche altra bella fanciulla che con l'affetto alla vita abbracci la tua perchè di certo, non è nessuna intenzione mia e preferisco volar nel cosmo dei pianeti più tosto che unir la mia prosa alla tua. 

    Amico Ernèst, ti ho lasciato nel brutto di un ricordo sul ciglio di una strada senza poter donare un meraviglioso saluto; ma se tu ceco resti alle mie parole e così sazio di te stesso perdendo la consapevolezza che, in fondo, non mi hai mai ascoltata, allora che triste saluto sia lasciandosi in chissà quali tue convinzioni, varcando la porta senza mai voler più varcarla ancora.

    Oggi il cielo è triste e forse anch'io con lui; con il rammarico nel cuore di essermi donata in modo sicuramente amaro ma, pur sempre, con il cuore.

    Arrivederci, Marie.

  • 26 febbraio 2015 alle ore 14:09
    Il Volo Del Falco

    Se mi guardi con quel’occhi
    non so se potrei aver di te pazienza,
    e se luna e sole si allineano brune
    vorrà dire che le nuvole
    non son poi così tanto scure
    e se i pianeti gireranno intorno all’asse del tuo corpo, oh cara,
    sarebbe proprio un colpo di magia!

    Come l’angelo Gabriele sceso a Maria
    per dirle “e così sia”,
    quando il diavolo a patti con l’inferno è uscito
    per volar su da te per quella bugia legata al dito
    come amanti pronti al niente
    nell’intreccio del fuoco lucente
    mentre spengono la luce a suon di lacrima dormiente
    e dire al mondo ormai finito “guarda, qui ci sono anch’io”
    ma poi mi chiedo il senso del partecipare sulla terra mio
    se quella, poi, inghiottisce avida senza Dio.

    E quando penso che, come me, siam stati vomitati da così tanto realismo
    allora salviamola senza troppi inganni o prestigioso ingegno.
    Basta amarsi un po’ di più e accecarsi senza troppi dubbi su di chi
    le mani macchiate porta dietro la sua schiera
    e due labbra dal sapore di contesa.

    Eccola la nave che attracca alla mia riva,
    forse son salvo, forse è finita.
    Ma basta pur sapere che quell’occhio tuo a nulla induce
    a chi di bellezza, di certo, non discute.
    veder nel cielo quella finta luna
    con le ali degl’uccelli che s’allontanano da chi le brucia.

  • 13 febbraio 2015 alle ore 22:51
    La Canzone D'Amore Di Ernèst

    L’amore è ben altra storia!
    Cantava Ernèst seduto sui gradini della chiesa,
    bello e impavido come il sole,
    con la chitarra ed il suo ingenuo ardore.
    L’amore concede occhi nuovi,
    occhi belli come i tuoi;
    l’amore dona e toglie.
    L’amore, l’amore.
     
    Lacrime di seta
    su pioggia infinita,
    e suonano le dita,
    come erbe in collina.
     
    Cantava Ernèst,
    guardando una donna laggiù;
    semplice e pulita,
    la sua donna l’ha svestita.
    L’amore, l’amore.
     
    Gridava alto suonando,
    l’amore è ben altra cosa!
    l’amore è amore
    come abito di rose in fioritura lieta.
     
    Si accinge Ernèst a depredar la sua sposa,
    ma canta, canta ancora,
    lei non è la sua aurora.
     
    Così Ernèst andò per la sera,
    sul molo vi scorse una luce fioca.
    Cantava, cantava Ernèst
    lungo il viale del molo in piena.
     
    Troverà la sua musa?
    di dolce amore soffrirà per la vita?
     
    L’amore è ben altra storia!
    Cantava Ernèst seduto sui gradini della chiesa,
    bello ed impavido come il sole,
    con la chitarra ed il suo ingenuo ardore.
    L’amore concede occhi nuovi,
    occhi belli come i tuoi;
    L’amore dona e toglie.
    L’amore, l’amore.

  • 20 aprile 2014 alle ore 20:58
    Rassegnazione Standard

    Se potessero le guance 
    sentir piano il suo gentil affanno,
    con labbra gelide di vil fermento,
    il mar sarebbe puro immenso.

    La piena libertà fu così da non esister
    e il canto tremulo dell'uomo muore sul proprio ormeggio,
    ove ogni intrepido sibilo d'amor 
    nel petto un cuor si spegne
    in un etere di pur solfeggio. 
     

  • 31 gennaio 2014 alle ore 17:37
    Impeto Rabbioso

    Vivere alla mercè del mio destino; oh, fottuto destino! 
    Avrete anche la mia immensa bontà,
    il candido amore floreale di fanciullo,
    ma, ahimè, l'anima, quella, non l'avrete se non combattendo!

    Strappatevi a brandelli coscienza e intelletto,
    sguazzate in follia e perdizione, 
    gelosia e frustrazione;
    tu dimentichi e io rammento,
    quale duetto migliore.

  • 23 ottobre 2013 alle ore 13:32
    Bisbiglio

    Si fa la muta,
    come un uccello a primavera;
    nel silenzio dei giorni storti,
    quando vorresti che fossero più obliqui.

    Il canto spezza il suono,
    troppe le parole gettate via;
    basta un po di vento
    e torna una bugia.

  • 16 agosto 2013 alle ore 22:35
    Brain

    Occhi negl'occhi; ansimi di battiti indecifrabili.
    Desiderio, voglia, passione, violenza, fusione organica di liquidi emessi dal piacere.
    Penetrazione, ancora, penetrazione nell'anima.
    Mani, battiti e carezze sulle montagne erbose del corpo;
    effusioni, orgasmo genitale.
    Le mani dietro la schiena.

    Battiti.
    Battiti.

    L'ansimo dell'attimo, passato, ansimi ripetuti dalla fatica e dall' essere appagato.
    Occhi.
    Passione, baci, i denti che stringono l'ardore corporeo.
    Capelli al vento, poi sul nudo corpo.
    Che angelo.
    Si. Sei così bella, bambina.
    I tuoi occhi sono l'incarnazione della mia voglia.
    Baciami; assapora il gemito intimo della perdizione.
    Oh si! Voglio sporcarti quelle labbra d'angelo che porti che, innocentemente, sorride all'uomo cattivo.

  • 17 luglio 2013 alle ore 21:00
    Repressione

    La rabbia mi consumerà, piano piano, poco a poco, ogni giorno.
    Sottoporre se stessi ad uno spreco di energie immane, se si pensa che, con la stessa energia, si potrebbero provare o fare cose belle e buone.

    Ma è così inutile, il mio dire, a volte; quando si provano certe cose, difficilmente scorrono via se non poco è l'interesse ed il motivo che ci spinge a provare emozioni.

    Ma benchè ogni cosa ed ogni forma, non v'è velo che nasconda la verità cruda;
    essere adirata, ora, è ciò che sono e che resterà fino a che la luce non avrà dissipato l'ombra malvagia della rabbia umana.
    Allora, forse, in quel caso, darò pace eterna alla mia anima.
     

  • 10 luglio 2013 alle ore 17:57
    Discorso Con Se Stesso

    Lascia perdere i presupposti e i concetti, Gilbert;
    ci sono cose alle quali dare una spiegazione è difficile quanto sfamare tutte le bocche del mondo.

    Se potessi sfamare la mia con arte e passione,
    allora avrei risolto metà dei problemi che mi attanagliano l'esistenza.

    E di quelle bocche che piangono per un cibo, non v'è che amaro agitarsi di membra; in un buco della terra senza nutrimento ne compassione.

  • 10 luglio 2013 alle ore 17:56
    Paura Del Coraggio

    Ogni parola sconfinata in un abisso di emozioni; come un vaso d Pandora in cui sono rinchiusi spirito e forma.
    Ad ogni sua intenzione, io cado, o luce diurna.
    Se fosse il coraggio così tale da spezzare l'incertezza umana, ch'io possa trovare riposo, allora; nella terra del menzognere ceco, parole dipinte su tessuti acerbi.
    Ad ogni passo un ombra ingloba se stessa, e il profumo dell'andato echeggia nello sconsolato.