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Autore

Daniele Campanari

in archivio dal 20 dic 2011

09 dicembre 1988, Latina - Italia

segni particolari:
Nel Comitato dei Lettori dal 2013. Nel 2013 il mio primo libraccio "Giocatore di whisky, bevitore di poker" (Pref. Davide Rondoni; Lettere Animate). Nel 2014 "In guerra non ci sono mai stato" (Pref. Paolo Di Paolo e Nicola Bultrini; Lettere Animate).
Ho un sacco di tatuaggi. Troppi.

mi descrivo così:
Nato con l'arco tra le mani, scaglio frecciate a destra e a manca. Cinico, sincerità cristallina, critico e lievemente rompi-coglioni. Otto tatuaggi a contrastare il rosa della pelle, due penne identiche nel tasca sinistra del jeans e un taccuino. Scrivo sulle mura di casa e su quelle della Chiesa.

lunedì alle ore 12:31

Corpo disumano

di Daniele Campanari

editore: Oedipus

pagine: 70

prezzo: 11.40 €

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"Corpo disumano" è solo all'apparenza un libricino snello. Se lo si inizia a leggere con la sensazione di finire rapidamente, ingannati dalla costituzione in versi e dalle sole 70 pagine, ci si fermerà a metà, come una sosta necessaria in autogrill durante un lungo viaggio.
Edito da Oèdipus nel 2017, questa raccolta di poesie di Daniele Campanari è corposa e densa come il cioccolato. Non si può bere tutta d'un fiato, richiede il piacere di assimilarla. I versi sono lunghi e intensi, simili spesso a una conversazione densa ma non traboccante di un lirismo malinconico che il poeta sembra volere restituire alla quotidianità, e probabilmente ci riesce, visto che se ne sente nostalgia appena si posa il libro. Ecco che metafore, sineddochi, ossimori e giochi di parole celebrano succhi alla pera, tastiere qwerty e ombelichi come parti che scandiscono una giornata divisa in due: da mezzanotte alle undici e dalle dodici a mezzanotte.
La musicalità o la suggestione non sono la priorità degli scritti di Daniele Campanari: chiamano in causa il prosaico senza darsi gratuitamente al volgare, eleggono la stabilità  - forse anche la consunzione - dei rapporti a stato da celebrare. I titoli sono tratti, la maggior parte delle volte, dagli ultimi versi delle poesie, come a voler lasciare un'eco, una ridondanza.  

Il corpo disumano del titolo è quello sacro, onorato indegnamente da chi, da una età "anagraficamente solida", forse ha perso lo stimolo a "morire, ancora, morire e vivere" come si fa a diciotto anni, e sovrasta gli ingenui, gli innocenti, dall'alto di una posizione raggiunta senza merito.

"(...) quanto eravamo lenti, vero, la mattina è il preascolto della giornata
e per gli altri, questi in fila, come fai a tenere l'angolo in disuso.
cosa non va nell'apparire come carne propria
le cose che fai e non dici, queste sono fasi
semmai infilzaci, infilaci il berretto semmai
se mai con le mani ci suonerai qualcosa"

recensione di Cristina Mosca

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