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in archivio dal 11 set 2008

Danilo Mar

08 luglio 1951, Vedroli

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  • 18 agosto 2009
    Musica

    La musica di Ravel
    accompagna questo
    mio solitario pomeriggio
    come quella di Orff
    accompagnò la nostra prima volta
    come vorrei
    che la pace della Pastorale
    di Beethoven
    accompagnasse il mio
    futuro con te
    fatto di te
    per un eterno
    Inno alla gioia

     
  • 18 agosto 2009
    I bambini di Kabul

    Poche manciate di riso
    occhi grandi che fissano il tavolo
    volti spenti senza sorriso
    orecchie tese per qualcosa in volo
    la notte nera mette paura
    la luce fioca s'è dispersa
    nascosti tra le grotte dell'altura
    vivono una notte diversa
    solo la luna brilla in cielo
    e poi gli scoppi le urla i pianti
    pregano le donne sotto quel velo
    raccomandandosi pure ai santi
    e nel cielo appaiono mille stelle
    tutte uguali lucenti e tristi
    e il tremore della pelle
    impaurisce volti mesti
    sono stelle strane e diverse
    che si affacciano nei tukul
    incorniciate da facce meste
    son gli occhi impauriti dei bimbi di Kabul

     
  • Non so perché io
    credo in  Dio
    forse per convenienza
    o forse perché
    diffido della scienza
    forse perché da peccatore
    cerco il perdono
    per tacitare la mia coscienza
    o forse ancora
    per avere chi pregare
    quando il dolore
    delle mie ossa
    mi ricorda che poco
    mi resta da campare
    o anche per avere
    chi bestemmiare
    non bastando più i santi
    da declinare in fila
    tutti quanti

     

    e mi sono chiesto
    mille volte tra i miei
    chiasmi filosofanti
    - nelle giornate uggiose
    e in quelle raggianti -
    chi genera più terrore
    se l’uomo o l’animale
    e  provo un certo orrore
    nel darmi la risposta
    anche se del primo
    credevo di sapere
    e del secondo proprio non so
    la risposta che mi sono dato
    in questo giorno triste
    e che non m’ha confortato
    è nuda e cruda
    “è l’animale fatto uomo
    amico mio
    che azzanna un figlio
    senza che di lassù
    il Signore Iddio
    l’avesse stimolato
    confortato
    come fece con Abramo
    e poi fermato”

     

    e il pensiero
    corre ad Eluana
    - ma domani
    potrebbe essere
    Flaminia Valentina
    Daniele o Luana –
    e a quel cuore che 
    pulsa in petto
    a quel sondino sputato
    quasi per rigetto
    a quel corpo nelle cui vene
    scorre sangue buono
    a tutte quelle pene
    - ne sono ben cosciente -
    che tutti i suoi cari
    tra doglie pensieri e affanni
    e forse troppo soli tra la gente
    portano da diciassette anni

     

    ma proprio a voi
    che siete a lei più vicini
    e quel cuore sentite pulsare
    quel respiro la vita alitare
    io che non sono nessuno
    ma solo un povero baccelliere
    dal destino segnato
    dico
    “fermate quella mano
    oggi siamo tutti Abramo”

     

    Terni, 8 febbraio 2009

     
  • 28 gennaio 2009
    Solita estate

    Ringrazio  coloro che saranno così temerari da arrivare fino in fondo. È una poesia lunga  che narra uno spaccato di vita italiana.

     

    All’improvviso

    arrivò l’estate

    un’estate calda

    dal cielo terso

    il cui azzurro cobalto

    si specchiava nel mare

    si affollò la spiaggia

    di varia gente

    giovani aitanti

    dalle larghe spalle

    e comuni mortali

    dall’epa molle

    di seni al vento

    sodi e belli

    e di altri flaccidi

    le cui pelli

    accompagnavano

    una cellulite stagnante

     

    s’affollò di ombrelloni

    volteggianti aquiloni

    e di sdraio colorate

    a righe orizzontali

    di schiamazzi e giochi

    di libri mai letti

    e di odore di canfora

    di massaggiatrici

    dagli occhi stretti

     

    s’affollò di musica

    e danza aerobica

    di cani portati al guinzaglio

    e di pareo annotati in vita

    di cosce marmoree

    e di quelle varicose

    di gelati leccati

    di noce di cocco

    venduta da un carretto

    e dall’urlo sempre quello

    “cocco cocco

    cocco bello”

     

    un’estate fatta d’amarene

    orzata e menta

    di tè alla pesca e al limone

    di succo ace

    di coca e le sue bollicine

    di gelati consumati

    al Glacia

     

    ma anche un’estate

    di bomboloni caldi alla crema

    di calamari fritti

    di cene a lume di candela

    di passeggiate al chiaro di luna

    di bancarelle piene di false firme

    e di originale mai una

     

    arrivò l’estate degli amoretti

    dei baci dati rubati e sognati

    di discussioni seduti sui muretti

    di petting nella pineta

    o sulla spiaggia di notte

    di canzoni cantate

    intorno ad un falò

    un’estate di parole

    intonando “La canzone del sole”

     

    quell’estate che appaga

    guardando la luna piena

    passeggiando  di notte

    sul bagnasciuga

    tenendo per mano

    la prima pulzella

    rimediata al baretto

    che non è poi manco

    tanto bella

    ma quel che conta

    si sa

    è che ci sta

     

    un’estate fatta anche

    di anziani e delle loro bocce

    del punto perso

    e di quello preso

    delle bestemmie quasi

    come un rosario

    di lunghi ramino

    di briscola e tresette

    e tutto intorno un corollario

    di curiosi mai stanchi

    che buttano l’occhio

    a guardar le tette

    della giovinetta

    dal bikini ridotto

     

    l’estate dei tanti

    troppi “Fantozzi”

    autisti della domenica

    che usano la macchina

    per 10 chilometri

    e per le ferie se ne fanno 700

    magari imboccando

    l’autostrada al contrario

     

    la solita estate

    dove incontri

    il solito “Filini”

    oppure quello che

    ti chiama “merdaccia”

    o la solita signora “Silvani”

    che manco stavolta te la molla

    e sono vent’anni 

    che ci provi

    e a te stesso dici

    “ci riprovo l’anno prossimo

    mia bella”

     

    arrivò l’estate della politica

    messa da parte

    del gossip chiacchierato

    delle veline posate ad arte

    su barche dal metraggio smisurato

    l’estate del magnate invidiato

    che 1.000 euro per notte

    spende a “Cala di Volpe”

    e quella del povero “cristo”

    che deve aver risparmiato prima

    per spendere 40 euro

    alla pensione “Lima”

     

    un’estate fatta di tradimenti

    come in un festival di corna

    ma anche un’estate di sentimenti

    per quelli che si giurano

    amore eterno

    per rendersi conto poi

    che l’eterno amore

    è la classica stronzata

    detta si col cuore

    ma che poi si perde

    tra bollette da pagare

    fine mese al verde

    figli da educare

    e un mutuo della casa

    che non ti lascia scampo

    e ricordi con nostalgia il tempo

    del sacco a pelo e della canadese

    delle lunghe attese

    aspettandola arrivare

    di quella scopata

    senza troppe pretese

    e ora che malinconia

    vederla invecchiata

    quasi sfatta

    lì allungata sulla sdraio

    mentre anche la sua fantasia vola

    leggendo le avventure

    di un aviere di Liala

     

    è la solita estate

    con le solite cose

    con quell’indiano

    un po’ grosso

    che ti vuol vendere rose

    dal bocciolo stretto e rosso

     

    è l’estate degli artisti di strada

    che – mal che vada –

    raschiano il barile fino all’osso

    per mettere insieme quattro lire

    o – per meglio dire –

    qualche spicciolo d’euro

    che da quando è arrivato

    pure l’amore di strada ha inflazionato

     

    è l’estate delle puttane nei viali

    illuminate dalla luce fioca

    dei lampioni

    cosce al vento e tette all’aria

    slave africane italiane

    ma anche russe

    e soprattutto nigeriane

     

    ma è anche l’estate dei travestiti

    del “famolo strano”

    di assurdi menage

    o di chi pratica il bondage

    un sesso tutto nuovo

    quasi un’aristocrazia

    e io che guardo rifletto e penso

    e che tutto sommato

    strano non trovo

    chi percorre questa nuova via

     

    è arrivata l’estate

    e con essa la tintarella

    presa crogiolandosi al sole

    baciati  dai suoi raggi

    spalmandosi oli e creme

    per far invidia al povero collega

    che s’aggira nei paraggi

     

    è anche

    l’estate di chi s’abbronza

    con le pillole di melanina

    un giorno e te lo vedi

    dalla sera alla mattina

    scuro scuro e quasi non credi

    che quello è proprio lui

    il tuo collega

    e più lo scruti e più lo vedi

    e più ti rendi conto

    che al peggio non c’è fine

    “cazzo cos’hai fatto”

    gli chiedi spaventato

    e lui ti risponde per le rime

    “seguo la moda

    mi sono abbronzato”

    in cuor tuo lo compatisci un po’

    e poi ti viene uno strano pensiero

    se gli si è scurito anche quello

    che da un pezzo più non usa

    eh si proprio lui…l’uccello

     

    è proprio arrivata l’estate

    coi suoi temporali

    e le stelle cadenti

    la notte del 10 agosto

    e che tutti in qualche posto

    si mettono a scrutare

    occhi fissi al cielo

    per esprimere un desiderio

    sempre lo stesso

    e la malinconia cala come un velo

    constatando con amarezza

    che non s’avvera mai

    e ti attanaglia la tristezza

     

    è sempre la solita estate

    coi ristoranti affollati

    la musica all’aperto

    col liscio in Romagna

    tra piadine e crescioni

    e un ballo stretto con la mora

    sognando i “rigatoni”

    a Roma gli stornelli

    che come diceva Rascel

    “so sempre quelli”

    mentre all’ombra del Vesuvio

    “O surdato nnammurato”

    fa da colonna sonora

     “Filumena Marturano”

     

    affollate sono pure le piscine

    surrogato di un mare

    per chi se ne resta in città

    poveri sfigati senza una lira

    che sciacquettando qua e là

    passano la giornata

    aspettando il calar del sole

    per ricominciare poi domani

    sempre soli senza scambiar parole

    con chissà quali pensieri

    per la testa

    col “Corriere dello Sport”

    in tasca

    leggendo della Ternana

    che anche quest’anno

    è restata dove sta

    ovvero in serie B

    mancando ancora una volta

    la serie A

     

    è l’estate delle autostrade affollate

    delle code ai caselli

    degli autogrill assaltati

    di informazioni prese solo

    per aver notizie dello sciopero

    dei controllori di volo

     

    la solita estate

    dei traghetti stracolmi

    per andare in Sardegna

    e vivere come in un sogno

    un giorno a Porto Cervo

    sgamato lontano un miglio

    che sei un disgraziato

    mentre tuo figlio

    ti chiede da bere

    ma a te non è dato

    perché troppo caro

    entrare allo Sporting Club

    e nel rispondergli

    ti si impasta la favella

    e ti guardi in giro

    sperando

    di trovare una fontanella

     

    è arrivata l’estate

    coi musei chiusi

    e ti chiedi a cosa vale

    essere ricchi d’arte

    se poi non t’è dato

    andarli a visitare

     

    è sempre l’estate

    delle code alle poste

    speravi di farla franca

    con quella bolletta in mano

    dici a te stesso

    “la gente è in ferie

    a pagarla ci vado adesso”
    e non credi ai tuoi occhi

    ma percepisci al volo

    che ancora una volta

    t’hanno fatto fesso

    è aperto uno sportello solo

     

    è l’estate delle città deserte

    chilometri di serrande chiuse

    in giro non ci sono offerte

    e pensi fra te e te

    che alla riapertura

    ci sarà il due per tre

     

    è l’estate coi pensionati

    al centro commerciale

    seduti qua e là

    a respirare

    l’aria fresca del condizionatore

    anche questo è un modo

    per stare freschi in ferie

     

    la solita estate con gli ospedali

    usati come parcheggio anziani

    e con i cani

    abbandonati per strade deserte

    reato questo

    che spero presto

    venga perseguito

    perché non si può amare Fido

    in autunno inverno e primavera

    e lasciarlo in estate

    davvero ci vorrebbe la galera

     

    questa estate con la sua afa

    il solleone i temporali di Ferragosto

    i barbecue all’aperto

    i concerti delle star negli stadi

    Ligabue D’Alessio Jovanotti

    le feste del patrono

    la banda la riffa e i botti

    questa estate così uguale

    e mai diversa

    questa estate persa

    dietro il calcio estivo

    pieno di speranza

    ammirando Del Piero Totti

    e qualche giovane

    che con la palla danza

     

    eccola qua l’estate di quest’anno

    uguale a quella del passato

    cambiano gli attori

    ma non il significato

    la Ferrari vola sempre

    con Schumacher e Barrichello

    e nelle moto non ce n’è per nessuno

    vince sempre quello

    quello col 46 giallo

    si lui il giovane irriverente

    che beffa gli avversari

    con fare impertinente

     

    è poi tempo di cinema all’aperto

    di serate al parco

    per chi resta in città

    di slogan coniati per attirare gente

    come quello letto tempo fa

    che recitava un accattivante

    “R-estate in città”

    e chi resta ha i ventilatori

    accesi

    così come gli zampironi

    aperte le finestre

    e sudate le canotte

    e si guarda in TV

    l’ennesima replica

    della Principessa Sissy

    e del suo amato Franz

    e gli occhi sono sempre fissi

    sul viso della Schnaider

    e ti viene da chiedere

    per quale atroce destino

    sia finita com’è finita

    lei così bella

    morta suicida

     

     

    è l’estate delle sfilate

    preite a porter

    delle modelle piatte

    come tavole da surf

    di taglie improbabili

    e ti chiedi cosa in donne siffatte

    si trova da palpare

    se non qualche osso

    da accarezzare

    e te lo chiedi

    con l’ipocrisia di chi sa

    che tanto

    quella roba là

    mai l’avrai

    e fai come la volpe con l’uva

    tanto era acerba

     

    ma una cosa te la chiedi

    seriamente

    come fanno sti stilisti

    con prezzi da capogiro

    a vendere vestiti

    e fare fatturato

    e con tristezza pensi

    alla tua maglietta

    e ai tuoi pantaloni

    comprati in liquidazione

    da Marcelloni

    fai quattro conti e t’accorgi

    che con quello

    che hai speso per vestirti

    da Armani o Cavalli

    da Ferrè o Valentino

    non ci compri

    manco un pedalino

    e t’assale lo sconforto

    e ti viene voglia di gridare
    “viva la rivoluzione popolare”

    e quasi quasi alzi il pugno in aria

    e vorresti trionfasse

    la giustizia proletaria

    poi mentre pensi

    mentre rifletti

    fai zapping in TV

    e ti vedi Bertinotti

    tutto cashemere e vigogna

    elegante

    quasi inglese

    nel fraseggio e nei toni

    e allora ti rendi conto

    non senza vergogna

    che tu continuerai a vestirti

    da Marcelloni

    altro che vigogna

     

    è proprio l’estate di sempre

    coi giovani della buona società

    a zonzo con la spider di papà

    cercando di rimorchiare qua e là

    qualche bella gnocca

    da mettere in mostra in discoteca

    facendo la solita scommessa cretina

    “la trombo prima di domattina”

    o magari si rintanano

    in qualche elegante tinello

    facendo quattro tiri

    dallo stesso spinello

    e questo se tutto va bene

    perché se le cose si mettono male

    si ritrovano a tirare cocaina

    o peggio ancora

    a spararsi in vena

    un over dose di eroina

     

    è l’estate delle crociere Costa

    dei villaggi turistici

    degli animatori che sembra

    facciano a posta

    di puntare la signora

    elegante e sola

    che ci pensa

    ci ripensa

    e poi ci sta

    tanto bene sa

    che il marito

    con la scusa del lavoro

    se ne sta in un letto

    chiappe all’aria

    a fare il galletto

    con la segretaria

    o peggio ancora

    con la tua migliore amica

    proprio quella che con te

    beve ogni pomeriggio un tè

    un’amica falsa

    come l’oro di Bologna

    che mentre con te parla

    scherza e ride

    da perfetta carogna

    già immagina di trasgredire

    mentre tu sei in ferie

    e mentre l’aitante animatore

    su di te si sta impegnando

    tu immagini il tuo uomo

    che con insospettato vigore

    la tua amica si sta scopando

    e allora inciti il tuo giovanotto

    a darci dentro con più lena

    a far salire la tua foia

    tanto sai non vale la pena

    di non sentirsi troia

    è la classica scopata con il botto

    poi ti accendi una sigaretta

    rilassata e soddisfatta

    e al telefono la sera

    “No amore non c’è fretta

    se hai da lavorare

     

    che estate che estate

    che estate che ci aspetta

    ma qualche novità

    quest’estate la porta

    sono gli amori nati in rete

    in una sorta

    di messaggeria globale

    dove ci si incontra

    per una relazione virtuale

    e se poi la voglia cresce

    ci scappa pure

    l’appuntamento reale

    con finale sempre quello

    ovvero il tradizionale

    consumato

    in una camera d’albergo

    raccontando

    che col partner

    le cose vanno male

    anche se non è vero

    ma è la scusa usuale

    per giustificare l’icornamento

    stanno insieme

    un paio di giorni

    dando sfogo ai desideri

    reconditi

    alle voglie malcelate

    dandosi poi appuntamento

    per un altro incontro

     

    è il mondo irreale del Web

    dove tutto è concesso

    e dove vien fuori il paradosso

    che magari tua moglie

    vuol la stessa cosa

    ma tu a lei non confessi

    le tue voglie

    e così ti trovi la scappatella

    la stessa che poi

    trova anche lei

    che mondo di felici cornuti

    ma alla fine

    un risultato s’ottiene

    si salvaguarda

    l’unione matrimoniale

    e più del prete

    è il caso di dirlo

    poté la rete

     

    è la solita estate

    piena d’incidenti sulle strade

    di macchine accartocciate

    di scooter fracassati

    di caschi non portati

     

    l’estate come bollettino di guerra

    alla fine

    di morti se ne conteranno

    a centinaia

    e si faranno i paragoni

    con l’estate passata

    un macabro rituale

    che nulla ha di spirituale

     

    che estate che estate 

    che estate che ci aspetta

     
  • 16 gennaio 2009
    Ad occhi veri

    Ancora una volta
    vorrei vederti
    ad occhi veri
    e fare dei giorni
    di oggi quelli di ieri
    vorrei vederti
    ad occhi chiari
    come la neve
    dei tuoi monti
    e le lacrime dei
    miei pianti
    vorrei vederti
    ad occhi azzurri
    come l’angolo
    del tuo mare
    da Caorle
    a Duna Verde
    regalami i tuoi
    occhi veri
    ancora una
    e una sola volta
    non ti chiederò
    più niente
    perché niente
    tu avrai per me
    solo i tuoi
    occhi veri
    che conservano
    i ricordi di noi
    e di un’altra età
    persa essa
    come la mia vita
    che su se stessa
    ormai s’avvita
    cercando i tuoi occhi
    i tuoi occhi veri
    coperti ora
    da occhiali neri

     
  • 24 dicembre 2008
    Epilogo

    Guardando
    nel vuoto dove il tutto è il nulla
    affacciato alla finestra della solitudine
    vedo il dramma di questa mia vita
    da troppi anni ormai prigoniera
    del mio male che non mi da tregua
    con le mie ossa sempre più fragili
    i miei ricordi sempre più labili
    coi vuoti di memoria che mi colgono
    lasciadomi senza brandelli del passato
    con un presente inquieto e impreparato
    un futuro che non sarà più realizzato
    e sempre più precario ostaggio di chi
    beffe si fa di me e gioca con la mia vita
    da quel dannato giovedì

    stramaledetto
    se anche straziandomi ti prenderai
    tutto il mio corpo poco me ne cale
    ma se capirò che la mia testa vorrai
    e con essa poi il mio cervello
    quindi la mia intelligenza
    privandomi della sola mia richezza
    allora butterò questa mia vita e tu
    mi seguirai all’inferno e brucerai
    con me e riderò io riderò forte
    e se cercherai di fuggire al mortale
    abbraccio deciderò io della tua sorte
    stretto ti terrò con l’ultime mie forze
    e creperemo insieme io e te
    così capirai quanto grande fu l’errore
    di sfidare me

     
  • 24 dicembre 2008
    Lo scrigno

    Metti in quello scrigno
    i versi che per te ho scritto
    mettici i momenti
    tascorsi insieme
    i ricordi le rissa i tormenti
    le nostre fughe romantiche
    le gioie e le paure
    che ci siamo regalati
    mettici i pianti i litigi
    la mia insolenza
    le tue carezze sui miei
    capelli grigi
    e anche la tua
    testarda ossessione
    per il mio essere
    così diverso
    senza mai renderti conto
    che cambiando
    sari stato un uomo perso

    conservalo amore mio
    perché lì c’è tutto me stesso
    e ci sei anche tu
    immortalata dai miei versi
    che fanno di quest’amore
    un bene universale
    e se ancora hanno
    un senso le parole
    non ti scordare di quelle
    dette al sole
    “nel posto dove l’occhio si perde
    all’orizzonte di Duna Verde”
    parole
    dette mentre facevamo
    all’amore
    “io sono solo ombra
    e vivo solo se tu
    sei il mio sole”

     
  • 09 dicembre 2008
    Fisting

    La cornice bianca del cuscino
    incastonava i tuoi capelli
    nero corvino
    e il tuo corpo nudo
    ambrato di sole
    e di Grande Mare
    a me si donava

    le mie mani
    con buon fare
    suonavano musica divina
    giocando con te
    l’eterno gioco proibito
    quel gioco che
    - sempre sognato –
    mai avevi avvertito
    e che la mia sapienza
    con arte amore
    ed anche scienza
    t’ha fatto vivere

    e quando ho avuto
    il mondo in mano
    tu eri il mondo
    e la mia mano
    hai poi accarezzato baciato
    e poi ancora
    invocato e cercato
    era per te la prima volta
    e non sapevi
    che t’avrei regalato
    un paradiso diverso
    là dove c’è pace e tranquillità
    e lo sguardo all’orizzonte
    sulla linea curva si perde
    e il mare del Vate
    ci abbracciò a Duna Verde.

     
  • 09 dicembre 2008
    Gente di Rimini

    A Monica che mi ha regalato emozioni, trasgressioni e follia

    Gente di Rimini
    se la vedrete passare
    fasciata dall’eleganza
    di un abito di percalle
    o dai riflessi solari
    di un tessuto di organza
    o solo la vedrete
    sulla spiaggia
    coperta da un bikini
    mai troppo ridotto
    ditele che io sono qui
    e non me ne andrò senza di lei
    se la vedrete al Caffè del Teatro
    o all’Enoteca di Spazi
    ditele che seguirò i suoi passi
    e lei seguirà i miei
    perché certezza ho io
    di poter capire i suoi
    quei suoi passi
    alteri e fieri
    quell’ancheggiare
    morbido e sinuoso
    quella figura
    a me sconosciuta ieri
    e che ora rivedo
    ogni volta che posso
    gente di Rimini non la toccate
    potrei diventare un Passator Cortese
    e lavare l’onta delle offese
    potete solo guardare
    quel corpo che per fortuna
    m’appartiene
    e non tanto per volere degli dei
    ma perché in una notte di luna piena
    seduti su una panchina
    così decise lei.

     
  • 09 dicembre 2008
    E' scritto

    A Francesca

    E' scritto
    lo sai anche tu
    è scritto
    negli angoli
    più lontani del mondo
    nelle fosse oceaniche
    che inghiottono morte
    e sui monti
    che gelano morte

    è scritto
    sul muro del pianto
    sul colonnato del Bernini
    su i minareti
    della santa Medina
    nei rivoli di fango
    dei ghetti indiani
    nella follia del Merisi
    e nell’ambizione di Gaudì

    è scritto
    nei canti tribali
    di donne orientali
    nelle danze di zingare gitane
    e nel sudore tragico
    degli sherpa
    nella sapienza dell’Ecclesiaste
    come nella verità di Mormon
    nella Bibbia come nel Corano
    nel Talmud e nella Torah

    è scritto
    nei treni transiberiani
    coi samovar bollenti
    e in quelli africani
    ricchi di allegria e povertà
    nelle bugie più innocenti
    e nelle verità meno segrete
    nelle mie e tue paure

    è scritto
    negli attimi fuggenti
    del presente
    nei ricordi del passato
    e nelle incertezze
    del futuro
    sulla luna crescente
    che poggia a ponente
    e su quella calante
    che guarda a levante
    sulla faccia a tutti nota
    e su quella mai mostrata

    è scritto
    coi caratteri
    misteriosi degli Alconghini
    e l’ingegno degli Ittiti
    con le statue di sale
    d’una Gerico che cade
    e nei chiasmi filosofanti
    di filosofi post-moderni
    nella dinastia di Ur
    in quella merovingia
    e nel tragico destino
    della gente camita

    è scritto
    sulla solitudine dei tuoi monti
    nella paura e nel coraggio
    nelle mie azioni folli
    e nel mio dissennato vivere
    nella mia allegria
    che troppo spesso
    lascia il posto
    ad una velata tristezza
    nella mia sconclusionata
    esistenza
    e nella speranza
    di ritrovare una serenità
    persa

    è scritto
    nel mio tremore angosciante
    che non ti fa paura
    e nella mia figura
    che ancora ti rassicura
    nei miei occhi
    come i tuoi innamorati
    e nei versi che
    poeti e baccellieri
    scriveranno per noi

    è scritto amore mio
    che per sempre
    sarà questo amore...
    ... per sempre...

    Terni, 6 ottobre 2008

     
  • 11 novembre 2008
    Piazza Tre Martiri

    Piazza Tre Martiri
    giovedì
    tempo non bello
    io che passeggio
    fino al Largo d'Augusto
    poi Piazza Cavour
    un salto da Spazzi
    malamente rinnovato
    uno al Caffè del Teatro
    ritrovato
    poi i toscani
    da fumare
    presi al Corso
    e le 16.30 ancora lontane
    ma la gioia interiore
    di vederla da lì a poche ore
    sembravo come
    lo studente di Moretti
    che bigiava la scuola
    "e l'ore e l'ore
    non passavan mai"
    ma questo è il mio tempo
    e tu ne fai parte
    dimmi tu
    s'è anche il tuo tempo
    e s'io ne faccio parte
    l'ora s'avvicina
    sarà un'emozione vederti
    sarà un'emozione guardarti
    magari seguirti
    mentre tu scruti la Piazza
    a cercarmi
    trilla il mio telefono
    è un messaggio
    sei tu
    due parole
    "dove sei?"
    poi tu che arrivi
    il tuo sorriso il tuo ancheggiare
    la tua sensualità il tuo amore

     
  • 11 novembre 2008
    Tuta rossa

    Bella la tua tuta rossa
    bello il tuo volto senza trucco
    bella la tua ira
    che testimonia il tuo amore
    bella Rimini d'autunno
    bello quel viale pieno di platani
    bella tu
    tu
    che te ne stai lì
    ad aspettare il mio arrivo

     
  • 11 novembre 2008
    Nero

    Un istante
    solo uno
    e mi torna
    in mente
    quella notte
    che ti vidi
    sorridente
    dentro quell'auto
    nera
    come il corvino
    dei tuoi capelli

     
  • 11 novembre 2008
    Noia

    Noia la vita
    noia il dolore
    noia anche l'amore
    noia il respiro
    che t'allarga il cuore
    noia il destino
    che c'è stato assegnato
    noia la gioia
    che non abbiamo vissuto
    noia la rabbia
    che portiamo dentro
    noia la paura
    per quel che perdiamo
    noia anche la morte
    cercata invocata
    e che ti tradisce
    come un'amante puttana

     
  • 11 novembre 2008
    Ode al vino

    Nel fondo
    di un buon bicchiere di vino
    il vecchio
    vede il suo destino
    due giovani
    passano per la via
    il pensionato
    si ferma all’osteria
    discutono
    tracannando il buon vino
    parlano dell’estate
    dell’inverno
    e d’un tempo
    che un tempo
    era più bello
    sulla piazza
    c’è il corteo che contesta
    qualcuno
    da buon socialista
    ricorda
    i suoi trascorsi di antifascista
    cala il vino nella bottiglia
    lì c’è tutto
    i ricordi la vita la famiglia
    quel rosso liquore
    germano di vecchiaia
    rallegra il dolore
    scaccia la noia
    e il sole tramonta
    sul vecchio paese
    e il buon vino è lì
    amico fedele e cortese

    Terni, 23 febbraio 1974

     
  • 11 novembre 2008
    In viaggio

    Il pover’uomo
    in uno scompartimento
    ex terza classe
    sedili in legno da far male
    legge l’Unità

    la bella ragazza
    seduta davanti
    si rifà il trucco
    e chiede ora l’ora
    ora che tempo fa
    ora quanto manca alla stazione

    il pover’uomo
    risponde balbettando
    e la bella ragazza
    lo tortura con domande cretine

    e le risposte
    sono senza fantasia

    1968

     
  • 11 novembre 2008
    Ricordi?

    Ricordi
    che emozione
    nel vederti in stazione
    quel giorno di sole
    annusando il tuo profumo
    che sapeva di buono
    e a me non nuovo
    ricordi?

    ricordi
    la corsa a casa nostra
    un nido da te arredato
    dove primeggiava il giallo
    colore a noi caro
    e il perché solo noi sappiamo
    ricordi?

    ricordi
    le camminate sui i tuoi monti
    i baci e le carezze
    i sogni e i rossi tramonti
    fissando l’orizzonte
    e le passeggiate
    su quel ponte
    giurandoci amore eterno
    ricordi?

    ricordi
    gli sguardi rubati
    nella tua piazza
    in quel freddo inverno
    sulla pista di ghiaccio
    aspettando poi la sera
    e tu correvi da me
    per fare all’amore
    ricordi?

    Ricordi
    I messaggi scambiati
    “amore ti amo”
    “io di più”
    “ho voglia di te”
    “arrivo alle tre”
    ricordi?

    ricordi
    come è stato bello
    dare sfogo alle nostre fantasie
    in un pulsare ritmato
    di sesso e amore
    valicando ogni confine
    ricordi?

    ricordi
    quell’estate al mare
    dove fare all’amore
    era violare una scala
    che sembrava lì’ messa
    a bella posta per noi
    ricordi?

     
  • 11 novembre 2008
    Eravamo

    Eravamo
    due voci nel silenzio
    ali nel vento
    l’urlo strozzato
    d’un difficile momento
    il sorriso del sole
    l’alba tinta di rosa
    il chiarore della luna
    che sulla stessa
    faccia si posa
    eravamo gabbiani
    a volo radente
    l’orizzonte che
    nel cielo si perde.

     
  • 11 novembre 2008
    Il vecchio mestiere

    Sulla strada
    al freddo e al sole
    a vendere
    quattro soldi d’amore
    ad elemosinare
    complimenti volgari
    a soddisfare le brame
    di poveri disperati

    1974

     
  • 5 agosto di giovedì
    gli occhi cerchiati
    seduta davanti a me
    le gambe lunghe
    e il seno al vento
    figlia di Francia
    dal volto bello

    Roma, 5 agosto 1971

     
  • 11 novembre 2008
    Sinfonia

    Il tuo seno prepotente
    sul mio petto
    le tue cosce di madreperla
    su i miei fianchi
    i tuoi capelli sul mio volto
    le mie mani sul tuo corpo
    tutti attimi di noi
    accompagnati
    dai Carmina Burana di Orff

     
  • 10 novembre 2008
    Carnevale

    Ho raccolto i disastri della mia vita
    e ne ho fatto coriandoli
    che con la mia mano tremante
    ho lanciato verso te
    ma tu sei chiusa nella tua torre d’avorio
    e sola
    consumi i tuoi giorni
    anch’essi coriandoli
    di una vita che ti vedeva attrice
    e che invece oggi ti vede infelice

    e come me percorri
    le strade – banali ricami
    d’un mondo distratto –
    alla ricerca del tutto o del nulla
    perché altro non siamo

     
  • 10 novembre 2008
    Alla stazione

    La pioggia scendeva lenta
    ed il rumore s’era assopito
    avrei voluto scappare
    non farti sentire il mio dolore
    forte ragione di vivere il tormento
    forte rumore
    d’un silenzioso lamento

    Terni, 1 marzo 2000

     
  • 10 novembre 2008
    A Valentina Vezzali

    Danzi sempre come libellula
    Sulla pedana rettangolare
    E la classe è sempre quella
    Che da tutti t’ha fatto amare

    È una farfalla la tua rivale
    Che affonda colpisce e si ritrae
    Ma quando la libellula s’invola
    La farfalla nulla può e resta sola

    Ad ammirare la tua elegante danza
    Col fioretto che verso il bersaglio
    Sicuro colpisce e avanza

    E nulla può la pur lesta mariposa
    Se non ammirare l’eleganza e il piglio
    Della libellula che sul trofeo si posa

     
  • 10 novembre 2008
    Cap Ferret

    Mi ritiro verso
    il mare
    per sentire
    il mio lamento
    e cullarmi
    tra le braccia
    di chi m’ama
    oh amore perduto
    oh gioventù dolente
    mi accingo a cercare
    un giorno nuovo
    forse non più
    ridente

    Cap Ferret, 22 agosto 1971

     
elementi per pagina
  • Come comincia: Questa lettera è stata scritta per essere pubblicata sul sito scrivi.com, che da molti anni mi ospita.
    Ritengo però che possa essere anche pubblicata nel “ mio” nuovo sito che mi ospita. E questo perché se ci dovessero essere utenti che soffrono del mio stesso disagio, possono contattarmi al mio indirizzo email:
    danilomar@infinito.it
    Grazie*.

     

    ********************************

     

    Non nutro particolare simpatia per gli Inglesi! Popolo coraggioso e determinato, nazionalista e convinto d’essere una spanna sopra gli altri. Forse è vero, ma ciò non cambia il mio giudizio. Se poi penso che l’Inghilterra è stata l’artefice dell’unità d’Italia con quella carnevalata che va sotto il nome di “Spedizione dei Mille”, beh, allora dire che mi sono antipatici è un eufemismo.

    Vivono nella nebbia eppure dicono che è l’Europa ad essere isolata! Vivono nel mito del loro motto per eccellenza: chi controlla il Tamigi controlla Londra, chi controlla Londra controlla l’Inghilterra e chi controlla l’Inghilterra controlla il mondo.
    Ed hanno fatto la storia del mondo colonizzando, schiavizzando e saccheggiando terre e popoli. Tutto per la grandezza dell’Inghilterra. Tuttavia vado a Londra almeno una volta l’anno. Londra: una città che amo. Che mi piace molto e dove ho anche tanti amici – che conoscono il mio pensiero generale e mi sopportano - coi quali discuto di storia e di calcio; di letteratura e musica; di filosofia e moda. E ringrazio l’Inghilterra di averci regalato Mary Quant! Secondo me più importante dei Beatles o dei Rolling Stones.
    Ma ci hanno anche dato Mister Parkinson che ha scoperto il morbo che porta il suo nome! E quando una malattia porta il nome del suo scopritore è quasi sempre deleteria. Fateci caso.
    Sono anni che Mr. Parkinson ed io abbiamo ingaggiato una guerra senza esclusione di colpi. E sono anni che ognuno di noi dice che vincerà! Tempo fa gli scrissi una lettera ma è giunto il momento che gliene canti ancora quatto! Soprattutto ora che ha provato – senza riuscirci – a chiudere la partita.

    Caro Mister Parkinson,
    vedo che le provi tutte per cercare di vincere contro di me!
    Te lo avevo detto che sarei stato un osso duro! Ma tu – testardo – non mi hai creduto. Eppure bastava che ti informassi presso i miei nemici! Si, quelli che in questi 57 anni si sono intromessi sul percorso della mia vita cercando di non farmi fare quello che io volevo fare: potevi chiedere e non lo hai fatto, certo come eri che mi sbolognavi nel volgere di poco tempo.
    So quello che pensavi: “entriamo in questo, tanto lo hanno già malmenato, è già tutto rotto e storto e sarà uno spasso liquidarlo”. Io ti avevo avvisato che, a dispetto del mio fisico malandato, con me sbattevi duro! Ma tu, inglese arrogante, pensavi che io bluffassi e così la nostra solitaria guerra l’abbiamo tirata avanti per anni. Ti dirò che quasi non mi accorgevo più che ti eri allocato in me!
    Hai provato in tutti i modi ma sempre te lo mettevo nel culo! Mi hai investito con tutta la tua devastate forza cercando di sconfiggermi col dolore. Dolori alle ossa che avrebbero fiaccato gli altri, ma non me! Ed allora hai cercato di annullare la mia volontà dispensandomi dei vuoti di memoria, ma sei cascato male: come vedi sono lucidissimo. Ti sei divertito agendo sulle mie corde vocali cercando di togliermi quello che per me è un bene preziosissimo: la parola! Ma io ho continuato ad esercitarmi per ore ed ore parlando ai muri della mia casa ed ho mantenuto la mia capacità oratoria. Certo, non è più brillante come un tempo, ma me la cavo ancora.
    E poi, bastardone mio, hai provato a colpirmi – con un colpo basso – proprio le parti basse! Volevi togliermi la virilità! Che stronzo che sei! A me! Ma ti è andata buca! Prova a chiedere! Dai chiedi in giro! Non ho più 20 anni ma ancora faccio la mia porca figura a letto.
    Ed allora hai alzato i toni dalla nostra guerra e stai provando a prendere anche la mia parte destra. Figlio di puttana! E per un momento sembrava ce la facessi ma il fuoco di sbarramento dei miei fucilieri (Professor Siciliano, Professor Orlandi e Professor Ceravolo, coordinati dal Chiarissimo Professor Murri) ti hanno fatto capire che non c’è trippa per gatti!
    Ma certo, so benissimo che tu non ti arrendi e che la mia contro di te sarà una guerra di trincea. Ma non ci sarà la mia Caporetto. E lo hai capito anche tu. Mi hai fatto passare giorni terribili, ti confesso che una volta ho anche pensato di farla finita. Ma è stato solo un attimo poi, pensando alle cose belle che ci sono nel mondo e recitando a me stesso Hikmet, ho ripreso la mia lotta. Confessalo: quel 20 luglio pensavi d’aver vinto. Si che lo pensavi! Non mi muovevo più, respiravo a fatica perché le ossa della gabbia toracica mi facevano impazzire dal dolore, non riuscivo a stare in piedi, non riuscivo a fare le cose più elementari…ma in corpo avevo tanta rabbia che s’è trasformata in energia positiva. E tu – essere immondo – mi hai visto in difficoltà e hai aggredito con forza i miei muscoli facciali: i miei occhi si sono gonfiati e non riuscivo ad aprirli. Poi a fatica ce l’ho fatta e ti garantisco non ero bello a vedersi. Oddio! Bello non lo sono mai stato! Ma in compenso ho avuto donne bellissime! Lo sapevi bastardone, che mia moglie è stata finalista nel concorso Miss Italia 1975? Ricordo ancora quel che mi diceva il mo amico Ezio: lascia perdere Dani, non è per te! Lasciar perdere? Mai! E sono 30 anni che è mia moglie!
    Per giorni hai martoriato le mie ossa, pensavi di aver vinto ed invece hai trovato chi ti renderà pan per focaccia. Trema figlio di puttana: mi sono rimesso a studiare! Farmacologia! Farò delle ricerche su di te! Hai capito bene: ti farò una guerra spietata! Ci sono molti valenti ricercatori
    che stanno lottando contro di te. Ma io sono convinto che solo chi il male ce l’ha dentro può avere quel guizzo in più per fotterti. E vivrò di prepotenza fino a laurearmi e sconfiggerti. Non ci metterò molto, non scappare, ti ricaccerò io nell’inferno da dove sei venuto. Perché se è vero che l’aspettativa di vita dell’uomo è di 80 anni, io quelli voglio campare! Un giorno in più si, uno in meno no! Capito!
    La ricerca medica di oggi sa come rallentare la tua invasiva presenza e questo è già molto. Un tempo tu vincevi nel volgere di pochissimo tempo. Oggi quelli che tu colpisci - grazie alle nuove scoperte - conducono una vita “normale”. Anche se normale non è ingerire un tot di pillole al giorno. Anche se normale non è sentire le articolazioni irrigidirsi. Anche se normale non è convivere col dolore. Ma chi stabilisce la normalità. Per me e quelli come me la normalità è anche questa. Ma sono certo che si può e si deve fare di più. Tutti noi possiamo fare di più. Mi frulla in testa una certa idea e ne parlerò col Professor Murri. È solo un’idea, forse folle. Ma poiché l’ho pensata vuol dire che si può realizzare. Tutto quello che sogniamo è realizzabile. Quello che non si sogna non si realizza. Ecco perché è importante avere dei sogni! Ecco perché è bello sognare! Ti ricordi – Mr. Parkinson – il sogno di Martin Luther King? “Ho un sogno: vedere bianchi e neri nella stessa scuola…” ! Quel sogno s’è realizzato tanto che oggi abbiamo un afroamericano candidato alla Presidenza degli USA.
    Anche io Mr. Parkinson ho un sogno: quello di non vederti più in nessuna persona sulla faccia della terra! E che parlando si possa dire “il Parkinson? Non è più un problema” E stanne certo, ti scatenerò contro un guerra che maledirai il giorno che mi hai aggredito
    Ti attendono, mio caro, giorni difficili e anche tu capirai cosa vuol dire avere un nemico che gioca con le tue stesse carte. T’incalzerò. Non ti darò tregua. Scoprirò le tue debolezze e ti schiaccerò come una serpe. L’inferno ti inghiottirà ancora, ma da quelle fiamme non uscirai più: creperai del tuo stesso male.

    Con profonda disistima,
    Danilo Mar.

     

    **********************************

    * Scusate se vi parlo delle mie beghe, ma è un modo per dirvi della mia assenza dal sito. Assenza della quale alla stragrande maggioranza poco ne cale, ma che ho sentito il dovere di spiegare a quelle persone che mi vogliono bene e cui sono legato da profonda amicizia e stima e a quelli che mi leggono.

    Ringrazio tutti quelli che mi hanno scritto - sono tantissimi - e questo post è una sorta di risposta collettiva. Solo in questi ultimi giorni ho acceso il PC ed ho letto. Ringrazio chi mi ha mandato SMS di incoraggiamento e tutti quelli che mi hanno telefonato trovando il mio cellulare spento! Ma non riuscivo a parlare e non rispondere mi sembrava ineducato, da qui la decisione di tenere il cellulare spento.

    Ora sto decisamente meglio e tempo due o tre settimane ritroverò lo smalto dei giorni migliori. Confesso: stavolta l’ho vista davvero brutta! Per un attimo ho pensato se non era il caso d’ammainare bandiera e chiedere l’onore delle armi in una onorevole resa. Poi è venuto a trovarmi - sono un orso: quando sono in ospedale non voglio vedere nessuno, manco i miei familiari – il mio vecchio maestro elementare. Che ben conosce il mio pensiero . E lui - a 89 anni - s’è sobbarcato centinaia di chilometri pur sapendo…non me la sono sentita… e ancora una volta ha saputo trovare le giuste parole per ridarmi voglia di lottare. Grazie Maestro.

    È bella la vita! E non permetterò a nessuno – e men che meno a Mr. Parkinson – di portarmela via! E faccio miei i versi di Hikmet: i nostri giorni più belli li dobbiamo ancora vivere. Sono un vero inno alla vita!

    Ben ritrovati a tutti i vecchi iscritti e ben trovati ai nuovi iscritti.
    Mi dovrete sopportare ancora!