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Autore

Dino Buzzati

in archivio dal 09 giu 2006

16 ottobre 1906, San Pellegrino di Belluno (BL)

28 gennaio 1972, Milano

segni particolari:
Ho sempre avuto una passione innata per la poesia, la musica, il disegno, e la montagna, vera compagna dell'infanzia.

mi descrivo così:
Nel gennaio del 1939 consegno il manoscritto del mio capolavoro, del mio libro più amato e conosciuto, quel Il deserto dei Tartari che diverrà un emblema della letteratura del Novecento.

12 aprile 2011 alle ore 20:24

Il deserto dei Tartari

di Dino Buzzati

editore: Mondadori

pagine: 256

prezzo: 7,65 €

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Un romanzo breve che conduce il lettore di fronte a pensieri che, invece, si nascondo tra le mille illusioni della quotidianità. L'assurdità delle scelte umane è qui esasperata dall'esperienza di Drogo, tenente di prima nomina dell'esercito Austro-Ungarico. Gran parte della storia si dispiega tra le mura della fortezza Bastiani, posta su una montagna a guardia di un deserto. Il deserto dei Tartari. Chi mai potrebbe violare quel confine? Quale serio pericolo potrebbe mai venire da un deserto così inospitale? Eppure, la scarsa attività di un simile avamposto è, subdolamente, custode di sogni e speranze che superano ogni logica. Coscienti delle proprie illusioni, eroi d'altri tempi hanno scelto di dedicare una vita intera a quella vetta, a quel deserto: in attesa della gloria. Un'attesa che nessuno ammette di vivere, per pudore: quasi fosse puerile sperare in una guerra. Drogo, ancora giovane, vorrebbe semplimente fuggire quel tedio assurdo: forse anche lui s'illude di poter evitare la febbre d'immortalità che ha già contagiato i suoi colleghi. Anche il lettore resta in bilico, aspettando una svolta: un trasferimento, una guerra o anche solo una chiara decisione di Drogo. Nel testo, ci sono pagine che regalano qualche avvenura; la quale interrompe giornate che, altrimenti, sarebbero tutte uguali. I personaggi, seppur soldati, assomigliano per molti versi a persone comuni, poiché si nutrono delle stesse passioni: la vita umana è un'attesa, una scalata. La verità è che ciascuno accetta le proprie illusioni solo perché è profondamente convinto che potranno realizzarsi. Lo stesso romanzo, ad un certo punto, dà colore a quell'illusione. Amaro è però capire di aver vissuto per ottenere, in cambio, una beffa: alla fine si è stati portati alla deriva da una vita che, invece, si era creduto di poter dominare.

recensione di Basilio Antoci

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