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in archivio dal 25 mag 2006

Emily Bronte

30 luglio 1818, Thornton, Yorkshire - Inghilterra
19 dicembre 1848, Hawort, Yorkshire - Inghilterra
Segni particolari: Sono la seconda del famoso trio delle sorelle Bronte.
Mi descrivo così: Scrittrice e poeta inglese, meglio ricordata per il mio unico romanzo "Cime tempestose", ormai unanimanente riconosciuto come un classico della letteratura inglese.

elementi per pagina
  • 07 febbraio 2012 alle ore 17:58
    Verrò quando sarai più triste

    Verrò quando sarai più triste,
    steso nell’ombra che sale alla tua stanza;
    quando il giorno demente ha perso il suo tripudio,
    e il sorriso di gioia è ormai bandito
    dalla malinconia pungente della notte.

    Verrò quando la verità del cuore
    Dominerà intera, non obliqua,
    ed il mio influsso si di te stendendosi,
    farà acuta la pena, freddo il piacere,
    e la tua anima porterà lontano.

    Ascolta, è proprio l’ora,
    l’ora tremenda per te:
    non senti rullarti nell’anima
    uno scroscio di strane emozioni,
    messaggere di un comando più austero,
    araldi di me?

     
  • 01 luglio 2011 alle ore 17:59
    Amore e amicizia

    Amore è come una rosacanina,
    amicizia è un agrifoglio.
    E' bruno l'agrifoglio quando la rosa è in boccio
    ma chi dei due verdeggerà più a lungo?

    La rosa selvaggia è dolce in primavera,
    i suoi fiori profumano l'estate,
    ma aspetta che l'inverno ricompaia
    e chi loderà la bellezza del rovo?

    Sdegna la fatua corona di rose
    e vestiti di lucido agrifoglio,
    perché Dicembre che sfiora la tua fronte
    ti lasci ancora una verde ghirlanda.

     
  • 01 luglio 2011 alle ore 17:57
    L'infinito mistero

    Improvviso, il buio della casa
    il sole rischiarò,
    il canto dei canarini rallegrò,
    rianimò il salto del gatto,
    ravvivò i fiori del giardino
    le lacrime si tramutarono in sorriso,
    il pianto in gioia
    e la tristezza diventò quasi allegria:
    oh, Amore, l'infinito!

     
  • 01 luglio 2011 alle ore 17:52
    Nessuna luce

    Nessuna luce
    ha più illuminato il mio cielo
    Nessun mattino
    ha piu' brillato per me
    tutta la mia gioia
    veniva dalla tua cara vita.
    Tutta la gioia della mia vita
    è nella tomba con te.

     
  • 01 luglio 2011 alle ore 17:47
    La notte è dolce

    La nebbia è dolce sulla collina
    non vi saranno tempeste domani
    no il giorno ha pianto a sazietà
    consumato ogni tacita pena.

    Torno ai giorni della giovinezza
    ai giorni dell’infanzia lontana
    nel rifugio della casa paterna
    presso la porta della sala antica.

    Guardo cadere una sera di nubi
    dopo un giorno di pioggia
    nebbie azzurre dolci nebbie estive
    celano la catena di monti lontana.

    Nella lunga erba verde indugia la rugiada
    densa come le lacrime del mattino
    passano profumi e fragranze sognate
    respiro di anni trascorsi.

     
  • 29 giugno 2011 alle ore 18:03
    È la luna

    È la luna una luna d'estate
    quieta silenziosa e chiara
    l'ora solenne di mezzanotte
    diffonde dolci pensieri ovunque.

    Ma più che altrove là dove gli alberi
    innalzano rami dolci di brezza
    o piegano a terra le fronde
    e offrono un sicuro rifugio.

    E là in quei liberi pergolati
    giace una forma armoniosa
    erba verde e fiori umidi di rugiada
    dolci ondeggiano attorno al viso.

     
  • 24 giugno 2011 alle ore 18:38
    Un tempo ardeva in me la passione

    Un tempo ardeva in me la passione
    di svelare le menzogne di quei demoni
    la mia natura ribelle sdegnava
    la legge che proibiva la sfida
    oh nei giorni dell’ardente giovinezza
    per la verità avrei dato la vita.

    Per la verità, la libertà, il diritto
    avrei offerto liberamente la vita
    ora ascolto e vedo in silenzio
    l’uomo vano sorridere lo sciocco irridere
    non perché il mio cuore sia domato
    non per timore non per vergogna.

    Smania ancora il mio spirito ribelle
    al suono dell’errore cieco e egoista
    ancora il mio cuore sfida il mondo
    corazzato come un tempo contro ogni terrore
    ma ora so che è vano il mio sdegno
    il mondo segue e seguirà il suo corso.

     
  • Io sono l’unica il cui destino
    lingua non indaga, occhio non piange;
    non ho mai causato un cupo pensiero,
    né un sorriso di gioia, da quando sono nata.

    Tra piaceri segreti e lacrime segrete,
    questa mutevole vita mi è sfuggita,
    dopo diciott’anni ancora così solitaria
    come nel giorno della mia nascita.

    E vi furono tempi che non posso nascondere,
    tempi in cui tutto ciò era terribile,
    quando la mia triste anima perse il suo orgoglio
    e desiderò qualcuno che l’amasse.

    Ma ciò apparteneva ai primi ardori
    di sentimenti poi repressi dal dolore;
    e sono morti da così lungo tempo
    che stento a credere siano mai esistiti.

    Prima si dissolse la speranza giovanile,
    poi svanì l’arcobaleno della fantasia;
    infine l’esperienza mi insegnò che mai
    crebbe in un cuore mortale la verità.

    Era già amaro pensare che l’umanità
    fosse insincera, sterile, servile;
    ma peggio fu fidarmi della mia mente
    e trovarvi la stessa corruzione.

     
  • Più felice sono quando più lontana
    porto la mia anima dalla sua dimora d'argilla,
    in una notte di vento quando la luna brilla
    e l'occhio vaga attraverso mondi di luce

    Quando mi annullo e niente mi è accanto
    né terra, né mare, né cieli tersi
    e sono tutta spirito, ampiamente errando
    attraverso infinite immensità.
     

     
  • 25 maggio 2006
    Come risplende luminosa

    Come risplende luminosa! Quieta
    io giaccio al riparo della sua luce;
    mentre cielo e terra sussurrano:
    "Ridestati, domani, sogna questa notte".

    Si, vieni, Fantasia, mio amore fatato!
    Sfiori il tuo bacio la mia fronte ardente;
    chinati sul mio letto solitario
    portatrice di pace, portatrice di gioia.

    Il mondo si allontana; addio, mondo oscuro!
    Cupo mondo, nasconditi sino al mattino;
    il cuore, che tu non puoi tutto soggiogare,
    dovrà resistere, se indugi ancora!

    Non dividerò, no non dividerò il tuo amore;
    per il tuo odio avrò solo un sorriso;
    le tue pene feriscono, dilaniano i tuoi torti,
    ma le tue menzogne, no, non possono ingannare!

    Contemplo la luce delle stelle
    alte su di me, in quel placido mare,
    vorrei sperare che ogni pena
    nota al creato, in te si racchiuda!

    Tale sarà il mio sogno in questa notte;
    sognerò che il cielo delle sfere gloriose
    ruoti lungo il suo corso di luce
    in una gioia infinita, nel corso di anni eterni;

    sognerò che non vi sia un mondo, lassù,
    lontano quanto l'occhio può spaziare,
    in cui la saggezza rida dell'amore,
    o la virtù si prosterni all'infamia;

    in cui, torturata dai colpi del fato,
    la vittima dilaniata sia costretta al sorriso;
    a opporre la pazienza al suo odio,
    covando in cuore l'aspra ribellione.

    In cui il piacere conduca sempre al male,
    e invano ammonisca l'inerme ragione;
    e la verità sia debole e forte l'inganno;
    e la gioia la via più certa al dolore;

    e la pace, letargia della pena;
    la speranza, fenomeno dell'anima;
    e la vita, fatica vuota e breve;
    e morte, la tiranna di tutto!

     
  • Il tempo e l'oblio hanno cancellato
    ormai quel sorriso d'incanto
    gli anni hanno spento la freschezza
    muffa e umidità sfigurano il volto.

    Ma la ciocca di capelli di seta
    ancora intrecciata sotto il ritratto
    dice quale fosse un tempo quel viso
    ne ritrae l'immagine alla memoria.

    Bianca la mano che ha vergato quel verso
    "Amore sappimi sempre fedele"
    veloci correvano le belle dita
    quando la penna tracciava quel motto.

     
  • L'amore è simile alla rosa di macchia,
    l'amicizia assomiglia all'agrifoglio:
    l'agrifoglio è scuro quando la rosa fiorisce,
    ma chi è più costante nella fioritura?

    La rosa di macchia è odorosa in primavera,
    i suoi fiori estivi profumano l'aria;
    ma aspetta che torni l'inverno:
    chi si ricorderà della rosa di macchia?

    Disprezza allora l'inutile corona di rose
    e ricopriti della lucentezza dell'agrifoglio
    che – quando dicembre rattrista la tua fronte –
    ancora sa mantener verde la tua ghirlanda.

     
  • Non dovresti conoscere la disperazione
    se le stelle scintillano ogni notte;
    se la rugiada scende silenziosa a sera
    e il sole indora il mattino.

    Non dovresti conoscere la disperazione, seppure
    le lacrime scorrano a fiumi:
    non sono gli anni più amati
    per sempre presso il tuo cuore?

    Piangono, tu piangi, così deve essere;
    il vento sospira dei tuoi sospiri,
    e dall'inverno cadono lacrime di neve
    là dove giacciono le foglie d'autunno;

    pure, presto rinascono, e il tuo destino
    dal loro non può separarsi:
    continua il tuo viaggio, se non con gioia,
    pure, mai con disperazione!

     
  • Non un'anima vile è la mia
    Non un'anima pavida nel cielo burrascoso del mondo
    Vedo splendere le gioie del Paradiso
    E la Fede s'erge ferma a sostenermi contro la Paura.

    Oh, Dio dentro il mio petto
    Onnipotente onnipresente Divinità
    Vita, che in me trovi dimora
    Come io trovo forza in Te, Vita Immortale.

    Vane sono le migliaia di fedi
    Che muovono i cuori umani, indicibilmente vane,
    Incapaci, come malerba avvizzita
    Oh come oziosa spuma sul mare sconfinato,

    A risvegliare il dubbio in colui
    Che si regge saldamente alla tua immensità
    Ancorato con vera sicurezza
    Al solido scoglio dell'Immortalità.

    Come avvolgente amore
    Il tuo spirito anima gli anni eterni
    Li pervade e li protegge,
    Li muta, li sostiene, li disfa, li crea, li eleva.

    Anche se Terra e Luna dovessero scomparire
    E i soli e gli universi cessare di esistere
    E tu solo restassi
    Ogni esistenza esisterebbe in te.

    Non c'è spazio per la Morte
    Né atomo che renda vano il suo potere
    Poiché tu sei Essere e Respiro
    E ciò che tu sei mai potrà venire distrutto.

     
  • 25 maggio 2006
    Parla per me

    Deve rispondere la luce del tuo sguardo,
    ora che la ragione, con occhi sdegnosi,
    irride alla mia piena sconfitta!
    La tua lingua di miele deve parlare per me
    e dire perché io ti abbia scelto!

    La severa ragione viene al giudizio,
    vestita delle sue vesti più cupe:
    sarai muto tu, mio difensore?
    No, angelo radioso, parla per me,
    spiega perché io abbia scagliato lontano il mondo.

    Perché con tanta ostinazione ho evitato
    il comune sentiero che ognuno ha seguito,
    perché ho percorso una strada sconosciuta,
    ignorando a un tempo potere e ricchezza,
    le ghirlande della gloria e i fiori del piacere.

    Un tempo apparivano creature divine;
    un tempo forse udirono i miei voti,
    e sui loro altari videro le mie offerte;
    ma, doni senza amore non sono apprezzati,
    e i miei vennero disprezzati giustamente.

    Con un cuore pronto ho giurato
    di ignorare i loro altari di pietra;
    ho consacrato il mio spirito ad adorare
    te, creatura fantasma, onnipresente;
    mio schiavo, mio compagno e mio re,

    Schiavo, perché ancora ti governo;
    ti piego alla mia volontà che vuol mutare,
    rendo buono o cattivo il tuo influsso:
    compagno, perché la notte e il giorno
    tu sei la mia intima delizia.

    Pena tanto amata che lacera e ferisce
    e strappa dalle lacrime un grido di gioia
    offuscando per me ogni terrena cura;
    tuttavia, re, se pure la prudenza
    ha insegnato alla tua schiava a ribellarsi.

    Sono in torto se mi inchino a venerare
    là dove la fede non ha dubbi, né la speranza dispera,
    poiché la mia stessa anima può esaudire la preghiera?
    Parla, dio delle visioni, parla per me,
    spiega perché io ti abbia scelto!

     
  • 25 maggio 2006
    Rimembranza

    Freddo nella terra, pesa su te la neve profonda,
    lontano, lontano, isolato, freddo nella tetra tomba!
    Ho dimenticato, mio unico amore, di amarti,
    divisa infine dall'onda del tempo che tutto divide?

    Non vagano più, in solitudine, i miei pensieri
    oltre le montagne, là, sulle sponde del nord,
    riposando le ali dove erica e felci, per sempre,
    per sempre nascondono il tuo nobile cuore?

    Freddo nella terra, e il gel odi quindici inverni,
    da quelle scure colline, si è sciolto in primavera:
    si, è fedele lo spirito che ancora ricorda
    dopo tali anni di mutamenti e sofferenze.

    Dolce amore della giovinezza, perdona, se ti dimentico,
    mentre la corrente del mondo mi trascina;
    altri desideri, altre speranze mi chiamano,
    speranze che offuscano, ma non recano offesa!

    Non una nuova luce si è accesa nel mio cielo,
    non un nuovo mattino è mai sorto per me;
    la gioia della mia vita veniva dalla tua cara vita,
    la gioia della mia vita è nella tomba con te.

    Ma, quando perirono i giorni dorati del sogno
    né la disperazione poteva ancora distruggere;
    imparai allora che si può amare l'esistenza,
    e darle forza e nutrirla, privati della gioia.

    Allora frenai le lacrime della vana passione,
    svezzai il mio giovane spirito dal desiderio del tuo;
    gli negai il desiderio bruciante di correre
    in quella tomba che già era più che mia.

    E ancora non oso lasciarlo languire,
    non oso accogliere l'estasi e la pena del ricordo;
    se bevessi a fondo di questa angoscia sublime,
    non potrei più cercare il vuoto mondo.

     
  • 25 maggio 2006
    Stanze

    Spesso ammonita, eppure sempre ritorno
    A quelle prime emozioni dell'infanzia,
    Lasciando l'affannosa caccia di sapere e ricchezza
    Per più pigri, irrealizzabili sogni:

    Oggi eviterò l'ombrosa regione
    La cui insostenibile vastità mi opprime;
    Le visioni insorgono a legioni
    Recando l'irreale a una strana prossimità.

    Camminerò, ma non sulle antiche eroiche tracce,
    Né attraverso sentieri di nobile condotta,
    O tra sembianze appena distinguibili,
    Nebulose sagome di una storia remota.

    Andrò dove la mia natura mi conduce;
    E mi annoia scegliere altra guida:
    Dove le greggi brucano le felci tra le gole
    E il vento soffia selvaggiamente sui declivi.

    Cos'hanno da svelare di tanto grande questi monti?
    Più gloria e più dolore di quanto io sappia dire:
    La terra che desta il cuore all'emozione
    Può concentrare in sè Cielo e Inferno.

     
  • Vedo attorno a me grigi sepolcri
    lunghe ombre che giungono lontano.
    Sotto le zolle che i miei piedi calpestano
    giacciono in solitudine e silenzio i morti.

    Sotto l'erba, sotto il tumulo,
    nel freddo, sempre, e nell'oscurità,
    e i miei occhi versano lacrime
    che la memoria serba da anni svaniti,
    poiché Tempo e Morte e Dolore mortale
    feriscono di ferite insanabili.

    Che io ricordi una parte appena
    del dolore visto e provato laggiù
    né il cielo, puro e benedetto,
    ha mai dato pace al mio spirito...

     
  • Verrò quando sarai più triste,
    steso nell'ombra che sale alla tua stanza;
    quando il giorno demente ha perso il suo tripudio,
    e il sorriso di gioia è ormai bandito
    dalla malinconia pungente della notte.

    Verrò quando la verità del cuore
    Dominerà intera, non obliqua,
    ed il mio influsso si di te stendendosi,
    farà acuta la pena, freddo il piacere,
    e la tua anima porterà lontano.

    Ascolta, è proprio l'ora,
    l'ora tremenda per te:
    non senti rullarti nell'anima
    uno scroscio di strane emozioni,
    messaggere di un comando più austero,
    araldi di me?