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in archivio dal 10 dic 2005

Ernesto Guevara de la Serna

14 giugno 1928, Rosario de la Fe - Argentina
09 ottobre 1967, Bolivia
Segni particolari: Ho cercato di portare la rivoluzione ovunque per combattere i soprusi e far trionfare i diritti dei più deboli.
Mi descrivo così: Medico, argentino, motociclista, guerrigliero, rivoluzionario, cubano, presidente del Banco Nacional, ambasciatore, ma soprattutto uomo.

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  • 05 aprile 2006
    E qui

    «Sono meticcio»,grida un pittore dalla tavolozza accesa,
    «sono meticcio»,mi gridano gli animali perseguitati,
    «sono meticcio»,declamano i poeti peregrini,
    «sono meticcio»,riassume l'uomo che mi incontra
    nel dolore giornaliero d'ogni angolo,
    e perfino l'enigma di pietra della razza morta
    accarezzando una vergine di legno dorato:
    «è meticcio questo grottesco figlio del mio ventre».
    Anch'io sono meticcio in altro aspetto:
    nella lotta in cui uniscono e respingono le due forze
    che si contendono il mio intelletto,
    le forze che mi chiamano assaporando
    delle mie viscere lo strano sapore del frutto
    imballato prima di prenderlo maturo all'albero.
    Mi volgo nel limite dell'America ispana
    ad assaporare un passato che ingloba il continente.
    Il ricordo sfugge con soavità indelebile
    come il suono lontano di una campana

     
  • E seminata nel sangue della morte
    mia lontana con radici cangianti
    sotto un tempo di pietra,
    Solitudine!
    fiore nostalgico di pareti viventi,
    Solitudine del mio transito prigioniero sulla terra

     
  • In piedi il ricordo caduto sulla strada,
    stanco di seguirmi senza storia,
    dimenticato in un albero del cammino.

    Andrò così lontano che il ricordo muoia
    disperso tra le pietre della strada,
    continuerò ad essere lo stesso pellegrino
    con dentro la pena e fuori il sorriso.

    Questo sguardo circolare e forte
    in una magica mossa di muleta
    schivò dalla mia ansia ogni meta
    convertendomi in vettor della tangente

    .E non volli guardare per non vederti,
    arrossito torero di mia sorte,
    che mi invitavi con gesto di disgusto.

     

     
  • 05 aprile 2006
    PARTIAMO

    PARTIAMO,
    ardente profeta dell'aurora,
    per sentieri nascosti e abbandonati,
    per liberare il verde coccodrillo che ami tanto.
    PARTIAMO
    vincitori di coloro che ci umiliano,
    lo spirito pieno delle stelle ribelli di Martì,
    giuriamo di trionfare e di morire.
    Quando riecheggierà il primo colpo di fucile e si sveglierà
    in uno stupore virginale tutta la macchia,
    al tuo fianco noi combatteremo,
    noi ci saremo.
    Quando la tua voce spargerà ai quattro venti
    riforma agraria, giustizia, pane e libertà,
    al tuo fianco, con le stesse parole, noi ci saremo.
    E quando verrà alla fine del viaggio
    la salutare azione contro il tiranno,
    al tuo fianco, aspettando l'ultima battaglia,
    noi ci saremo.
    E se il ferro interromperà il nostro viaggio,
    chiediamo un sudario di lacrime cubane
    per coprire le ossa dei guerriglieri trasportate dalla corrente
    della storia americana.

     
  • Quando saprai che sono morto
    non pronunciare il mio nome
    perché si fermerebbe
    la morte e il riposo.
    Quando saprai che sono morto di
    sillabe strane.
    Pronuncia fiore, ape,
    lagrima, pane, tempesta.
    Non lasciare che le tue labbra trovino le mie dieci lettere.
    Ho sonno, ho amato, ho
    raggiunto il silenzio.

     

     
  • 05 aprile 2006
    Vecchia Maria

    Vecchia Maria, stai per morire,
    voglio parlarti seriamente.
    La tua vita è stata un rosario completo di agonie,
    senza un uomo amato, salute o denaro,
    solo la fame da esser ripartita;
    voglio parlare della tua speranza,
    delle tre distinte speranze
    che la figlia tua fabbricò senza sapere come.
    Prendi questa mano di uomo che sembra di bimbo,
    nelle tue levigate dal sapone giallo.
    Strofina i tuoi duri calli e le pure nocche,
    contro la soave vergogna delle mie mani di medico.
    Ascolta, nonnina proletaria:
    credi nell'uomo che giunge,
    credi nel futuro che non vedrai mai.
    Non pregare il dio inclemente,
    che per tutta una vita tradì la tua speranza.
    Non chiedere clemenza alla morte,
    per veder crescere i bruni oggetti delle tue carezze;
    i cieli son sordi e in te comanda il buio;
    al di là di tutto avrai però una vendetta rossa,
    lo giuro sull'esatta dimensione dei miei ideali;
    tutti i tuoi nipoti vivranno l'aurora,
    muori in pace, vecchia combattente.
    Stai per morire, vecchia Maria;
    trenta progetti di sudario
    diranno addio con lo sguardo,
    un giorno di questi, quando te ne andrai.
    Stai per morire, vecchia Maria,
    rimarranno mute le pareti della sala
    quando la morte si congiungerà all'asma
    e faranno all'amore nella gola tua.
    Queste tre carezze forgiate nel bronzo
    (l'unica luce che allevia la tua notte),
    questi tre nipoti vestiti di fame,
    rimpiangeranno le nocche delle vecchie dita
    dove sempre incontravano un sorriso.
    Questo sarà tutto, vecchia Maria.
    La tua vita è stata un rosario si deboli agonie,
    senza l'uomo amato, salute o allegria,
    solo la fame da essere ripartita,
    la tua vita fu triste, vecchia Maria.
    Quando l'annuncio del riposo eterno,
    avrà intorbidito il dolore delle tue pupille,
    quando le tue mani di sguattera perpetua
    avranno assorbito l'ultima ingenua carezza,
    pensa a loro…e piangi,
    povera vecchia Maria.
    No! Non farlo!
    Non supplicare il dio indolente,
    che tutta una vita tradì la tua speranza
    e non chiedere clemenza alla morte,
    la tua vita fu vestita orrendamente di fame,
    termina vestita d'asma.
    Voglio annunciarti, tuttavia,
    con voce bassa e virile di speranza,
    la più rossa e virile delle vendette,
    voglio giurarlo sull'esatta dimensione dei miei ideali.
    Prendi questa mano di uomo che sembra di bimbo,
    nelle tue levigate dal sapone giallo.
    Strofina i tuoi duri calli e le pure nocche,
    contro la soave vergogna delle mie mani di medico.
    Riposa in pace, vecchia Maria,
    riposa in pace, vecchia combattente,
    tutti i tuoi nipoti vivranno l'aurora,
    LO GIURO.