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Autore

Eva Laudace

in archivio dal 02 nov 2010

25 maggio 1983, Vasto - Italia

segni particolari:
Eva Laudace crede nelle persone che hanno il coraggio di dare un nome alle cose e, per questa ragione, usa un quasi pseudonimo.

mi descrivo così:
(Mi) cambio spesso, quindi accumulo difetti. Amo i cappelli ed i chupa chups alla mela verde. Purtroppo sono allergica alle noccioline.

26 aprile 2011 alle ore 13:10

Il vizio dell'amore

Intro: Il vizio dell'amore, un dialogo intimo, pubblicato sul portale di Scrittori precari (Febbraio 2010).

Il racconto

Have no fear in your heart.
(Bird York - Have no fear)

Bastava confondere un poco il sogno con la realtà. E guardarsi. Dormirsi e respirarsi e toccarsi le mani. Cancellando lo stupido confine a forma di cuscino blu.
In questa zona dove io tremo c’è la primizia di un raggio di sole. E tu sei lì che un poco mi stringi quando quello si è già nascosto. Ed io sono lì che chiudo fermamente gli occhi quando ti vedo.
Sii felice se con coraggio piano ti sfioro e per favore non parlare. Non parlarmi mai di te. Nella colpa si sente maggiore il peso delle parole a quello del silenzio. In
silenzio, domani sarà egualmente bello se ancora sarai lì che un poco mi stringi. Tu.
Mi (co)stringi.
Sono in questa zona, dove io solo tremo, e custodisco le cose che non possono essere. E custodisco anche te.

Non succede niente, niente, eppure.
Ciò che non quadra è quel triangolo.
Ci vogliamo bene assai o ci vogliamo e basta. Se c’è una differenza sostanziale, di certo, l’ascolterò. Pretendere che non sia, non essendo, mi pare davvero chiedermi abbastanza. Come un Non è abbastanza? Io soffro già. C’è la paura nell’aria. Ci sono i futuri contenuti. Ci sei tu. Ed io sogno che mi tocchi, che mi lecchi
le vene.

- Resta.

Quando non sogno penso, molto, e penso, molto di più, quando non penso affatto. Pensa che cosa stupida è questa: il pensare. Stupidamente. Stupida mente.
Di giorno i miei pensieri pensati non sono opportuni. E’ perciò che te li mando di notte. Non dovrei, lo so bene. Non conviene. E’ forse solo un vizietto il mio? Sii puntuale una volta. Dimmi esattamente chi gode. Dimmi chi sta sopra chi è sotto sopra dimmelo. Se una (persona) è preziosa vale? E tu? Tu? Sai che non mi accontenterò delle tue parole. La verità è che non so rinunciarti. L’abiura cos’è? Avere coscienza. Avere pudore. Chissà cosa conta (alla rovescia). Se tre
noi due
o solo una.
Io potrei disegnare la tua bocca anche ad occhi chiusi.
Sta per nevicare.
Dicembre è tutta la mia anima.

*

Mi tieni in sospeso e così io, crudamente, mi spoglio. Tu copriti ti prego anche stanotte di armoniosa pace prima che l’istinto si prenda la tua parte di letto. E leghi il lenzuolo, blu anche quello, assieme alle altere mani. Copriti se lentamente ripasso il modo in cui ti curi i capelli, le movenze delle tue labbra schiuse che sono come di cuore, la curva rigida del naso e il soffio calmo che mi ti avvicina, le mosse delle gioviali ciglia e quando arricci lo sguardo e sorridi per compiacere e piacermi e le guance anche, e quello, lo sguardo dico, che allora si allunga parecchio e la facilità con cui
tu
rifletti e rispecchi quello che sei. Io alzo le mani e le sopracciglia.

Non succede niente, niente davvero, eppure.
Ciò che non quadra è quel triangolo. Appeso si allontana dalla punta.
E’ solo allora che ti dico tante cose con la lingua. Tante quante sono le carezze. Tanto quanto mi arrivi.
Ti dico Dormi?
Mi dici No e neanche tu.
Ti dico Tre. Ti dico Due. Ti dico Per una volta hai ragione. Aha, hai ragione se pensi che ho il vizio dell’amore. Amore fisico. E’ che lui mi ha educato così. La fortuna, qui, qual è? La memoria emotiva? Io odio certi meccanismi. La gente ha il diritto di essere dimenticata non credi?

- Tornerò da Marte.
- Resta. Stai.

*

Ed è successo di primavera lo Svegliamoci bambine. La nostra terra non si ferma a guardarsi. Dormirsi e respirarsi e toccarsi le mani. Trema sotto i tuoi passi feriti. E’ un terremoto in cui tu perdi sangue.
Io in quota barcollo. Tra un tratto e l’altro. Ti (co)stringo. Fortemente. Forte mente. Sciocca tu.
Nell’aria, nella fottuta aria, si sente lo stesso terrore, ma la scossa è d’amore low cost.
Trattengo il fiato. Aspiro.
Cado nell’epicentro emozionale.
Cado sopra il nome di tuo padre.
Collasso nel vedere che.
In questa zona qui, questa zona dove io tremo, è bastato confondere quel poco di te con quel poco di me per non averti per sempre, anche se.

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