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Autore

Fabrizio La Barbera

in archivio dal 13 gen 2006

09 maggio 1966, Firenze

13 gennaio 2006

El Duende

Intro: Una strana gelosia che rovina tutto. Da un bicchiere di vino di troppo, salta fuori una sensazione che il protagonista covava da tempo dentro si sé. Gli rimane soltanto una cosa: guardarla di nascosto su un palco.

Il racconto

"Tre anni fa, ero ancora qualcosa tre anni fa, incontrai una compagnia di musicisti, zingari completi, che in quel periodo si esibiva poco lontano da noi. Gente davvero di strada quella, che si ritrovava a primavera per poi sparire ognuno per se quando metteva al brutto, senza date stabilite come un accidente. All’epoca io giravo per conto del T.M.M. in cerca di novità, ovviamente «sensazionali», da presentare per la nuova stagione; facevo un po’ il talent-scout insomma, intanto che lavoravo alle mie cose... Comunque, mi avevano parlato del loro spettacolo come di un fuoco d’artificio per chitarra e tacco, un tutto selvaggio, tutto umano, senza canzone, che resuscitava l’anima o la faceva scappare. Un sabba laico, intendi? Mica una cosa che vedi tutti i giorni...
Paco fece segno di si e di no.
"M’ero precipitato, curioso e interessato alla percentuale, presentandomi come il direttore artistico del Teatro Mondiale Mobile, e che cercavo gente nuova, qualcosa d’originale e patapin patapan, insomma tutta la tiritera... Al capotartaro non gli pare vero, divento lì per lì il suo migliore amico e dopo avermi leccato a dovere il culo, mi organizza uno spettacolino solo per me, direttamente di fronte alla sua roulotte sciccosa.
“Me ne sto seduto su una poltrona in mezzo alla sua famiglia, sai com'è in questi casi: i bambini che mi toccano, le vecchie m’accarezzano… Ad un cenno del vecchio, una chitarra parte, un’altra segue, un ritmo spagnolo come tanti, poi ancora corde... Cominciano i bambini a dare palmas, uno, dos, tres, quatro, cinco, seis... Poi, una donna inizia a gridare più forte, siete, ocho, nueve... Un tono così amaro che ti veniva di guardarti le spalle... E continua la donna, insieme ad una più vecchia, mentre intanto la musica cresce e il cuore prende a battere al ritmo di quei numeri... Dies, once, doce!… Altri musicisti escono fuori allora dalle baracche, con i baffi, senza baffi, tutti armati di chitarra e di coltello. Quante sono le chitarre adesso? Dieci! Quindici! un milione!…Che ne so? E a noi che c’hanno raccontato che il Giudizio Universale sarà a passo di tromba!… No! E’ qui! Là! Mi devi credere! Se Dio esiste...
Poi, ecco, un grido più forte, improvviso, che t’entra dentro. Uno spavento che chiama nell’arena, chiama, chiama... Basta così! vorrei gridare. Ho visto abbastanza! Scansarmi tutti da dosso!...".
Si fermò un attimo, guardando Paco con occhi di spirito.
"Eccola. A lei le basta uno sguardo per affondare tutti, ma a me pare la salvezza. Comincia a battere con i piedi il legno, quelle assi inchiodate, lenta all'inizio… E parla in morse alla vita e alla morte, la svergognata! Fa cerchi stretti stretti e dentro ci sono prigionieri gli strazi che noi abbiamo il coraggio di cantare solo a mezza bocca, Paco, quando riusciamo a farlo. Lei il cerchio lo incide forte per farcele vedere bene, lì dentro, tutte le angosce scandalose, gli angeli imbarcati nella vita vera, il coltello che balena e il cuore che se lo prende e lo chiama amore!… Tutto, Paco, tutto!… e per rinchiuderlo meglio danza ancora più stretta, se la stringe al seno quella pena, inseguita dalle chitarre che pare una caccia tanto ognuno va per suo conto!.... I tempi si doppiano, si contrappuntano, si aspettano l’uno con l’altro e sono sempre là!… Le note mordono le caviglie se non si è svegli, e lei vibra per tutti, col ventre, le tette, gambe e culo, pure con la fica balla, la diavolessa, fino a che non spezza i tacchi nella schiena di toro del legno!...
"Sembra finita, ma non è così. Mi fa riprendere fiato, per illudermi, per meglio rubarmelo il cuore... Lei sa come si fa! Nessuno glielo ha insegnato! Ecco che riprende, la strega, la maga, la terra, balla scalza adesso. Balla! Balla! In un unico vortice i capelli e la gonna! Non capisco più niente! Ce l'ho nella gola, nello stomaco... Ovunque! il cuore... Il cuore, Paco, dov'è andato? Via con lei? Dove?...

"Roba da non crederci, amico mio, roba da vino e morte, altroché, assolutamente impresentabile all’onorato pubblico del TMM. Capisci che mica potevo mettere sotto contratto una ciurma del genere! Loro, gli zingari, c’erano abituati a quell’odore di vino e morte e magari non lo sentivano nemmeno, ma i palati che dovevo servire io... Insomma, riprendo fiato, applaudo, ringrazio, faccio capire che ho apprezzato molto personalmente ma che per quest’anno, purtroppo... Chiaro che quelli non mollano facile, vogliono sapere cosa c’è che non va, propongono modifiche, questo e quello, io m’impegno per qualche serata estiva, prendo tempo, cerco di sganciarmi... A un certo punto il vecchio mi chiede se voglio conoscere la ballerina. Che devo rispondere? Si, certo, dove sta? vediamolo da vicino ‘sto fenomeno... me la portano ancora calda della prestazione, neanche s’è cambiata per farmi sentire meglio l’odore, solo sciolti i capelli…
"Fu il suo sorriso? L’idea romantica che è così che le dee si rivelano agli uomini? Lo stupore che fosse così a portata di mano? Non saprei dirtelo Paco, è inutile, fa conto che dopo un minuto che ci parlavo, non riuscivo a pensare altro che portarmela via. Le domando se ha mai fatto teatro, se canta oltre ballare, le solite cose... Faccio finta di niente su quello che mi sta succedendo dentro, ma lei sembra intuirlo, fa la complice, gli altri scompaiono uno ad uno, ci lasciano soli... alla fine tento la bordata: le chiedo se le interessa un contratto con noi. Non posso ingaggiare tutti, le spiego, ma un talento come il suo, qui, sprecato... deve andare avanti, crescere, imparare, ed io sono disponibile, disponibilissimo...
"Lei mi mette un dito sulle labbra, fa segno che ha capito. Si alza e se ne va, mi lascia lì a chiedermi se ho fatto qualche gaffe. Dopo qualche minuto, torna insieme al vecchio, vedo che ha pianto ma naturalmente non dico nulla. E’ il capotartaro invece che tira fuori l’argomento: sei stato scorretto, dice, l’hai fatta piangere. Io nego, è chiaro, ho soltanto fatto una proposta di lavoro... E ti pare la maniera, mi fa quello, lei qui è in famiglia e tu vieni a seminare zizzania, peggio: il dubbio! Credi che questo valga i quattro soldi che le hai offerto?
"Era la nipote, Paco, per lui come una figlia..., mi prende sui sentimenti, capisci, sul mio punto debole. Al che, alzo l’offerta. Di tasca mia, va bene? Un contratto che mi costa più della metà di quello che guadagno in un mese. Però il vecchio addolcisce l’espressione, comincia a chiedermi dei particolari, vuole essere rassicurato sul fatto che la figgia non sarà abbandonata a se stessa, indaga sulla mia affidabilità, ma insomma, si capisce che la decisione l’ha già presa. A me interessa soltanto lei naturalmente e mi pare che sorrida di nuovo... Per fartela corta, alla fine riesco a convincerlo e se ne parte con me.
"Non guardarmi adesso: io sono un bell’uomo. E tre anni fa anche con la salute e la testa alta; naturale che lei s’innamorasse di me: ero il maestro, il protettore… E lei ha soltanto gioventù, bellezza e grazia, e soprattutto una maniera di darsi da donna fatta che mi godo senza indagare dove l’ha imparata. Insomma, tutto bene, Paco, miele e sesso, che nessun dio ti può dare…
"Io, te lo dico chiaro, mi compiaccio e mi annoio, dopo un po’. Mi va di fargliela pagare, Paco, ‘sta dedizione, da quel gran vigliacco, voglio vedere fino a che punto arriva e lei… Lei un po’ non capisce, un po’ fa finta di niente, soffre ed io mi sento subito meglio a vederla così. Mi rassicura, vederla debole. Solo che dopo qualche tempo comincia ad ambientarsi, a smaniare che non vuole essermi di peso; si da da fare allora, studia, s’iscrive pure ad un corso d’arte drammatica e tutte le sere mi racconta di quello che ha imparato. Dice che mi ama ancora di più adesso, e che non è mai stata tanto felice, ora che può amarmi avendo una vita sua!... Sei uno geloso, Paco?
"Qualche volta...".
"Qualche volta non significa nulla!... non parlo della stupida gelosia degli studenti, per un bacio dato a un altro o un amore trascorso, no! Parlo di quella mortale per la felicità altrui. Sei mai stato geloso così?
"Mmh... ".
"Non rispondi?! Be’, io quella gelosia me la portavo dentro come veleno. Non perdevo occasione per disilluderla, il mio amore, passavo il tempo ad affilare il cinismo per squartargli il sorriso. Non sopportavo il suo essere felice di se stessa e di noi, la deridevo apposta, Paco, la volevo zoppa, per paura e cattiveria... Lo capisci, questo? Non ti chiedo di giustificarmi, voglio sapere solo se puoi capirlo...".
Lo guardava con occhi tesi come la mano di un mendicante, scriveva la risposta ma non sapeva leggerla da solo, per quello chiedeva.
"Si, capisco pensava Paco, ma a che ti serve che capisca io?
"Si, capisco - rispose - l’amavi... non c’è dubbio.
"Già. L’amavo molto, molto più di quello che potevo permettermi…
"Una sera, stavamo ad una cena, una bella tavolata di gente, avevamo tutti voglia di divertirci quella sera, tutti andati col vino... Io ero in gran forma: parlavo ad alta voce delle vicinanze fra Icone ed Astrattismo. Tu ne sai niente di questo? No, vero? Quasi nessuno ne sa niente, sono piccole cose che trovi sui libri, molto utili in società... Comunque, ero lì che facevo il giullare, quando entra Valdes, il nostro capocomico. Bello come un attore, non discuto, ma che pare un prete d’alto bordo quanto a cordialità. La scorta, gira con la scorta l’amico, sciama verso il buffet femminile, quattro cinque ballerine, e lui invece s’accomoda a un tavolo, subito ossequiato dal padrone. Gli davo le spalle dove stavo io, continuavo a parlare, ma vedevo lo sguardo di lei che mi saltava sulla spalla. Era curiosa, la bambina, che la sua stagione cambiava e correva a guardare il sole dal filo della mia ombra...".
Si fermò un momento, sorridendo come per un sapore in bocca ancora dolce e tirò fuori dalla saccoccia la fiaschetta. Ne bevve qualche sorso offrendola poi a Paco che ne approfittò. Il brindisi fu ironicamente sottinteso da entrambi.
"Avevo cominciato a impallidire giusto a quell’epoca, Paco, impallidivo da un giorno e all’altro, e mi sembrava come di rincantucciarmi… non so dire. E intanto lei fioriva - potenza della natura! - sulla mia merda, innamorata e bellissima, con la schiena tesa come una vela in mare. Un altro magari ci avrebbe campato sopra, succhiando quanto bastava per rianimarsi, a me invece per vendetta saltò in testa di dimostrarle che era solo una puttanella Era un’ideuzza estemporanea e, come ho detto, avevo pure bevuto parecchio, ma si fece largo subito: del resto, se un’anima non se ne può permettere un’altra, bon, meglio dirselo in faccia, no?… Almeno, quella sera nobilitavo così...
"Mi alzo e vadoa salutare Valdes portandomi appresso la bottiglia. Ci conoscevamo, ma non al punto di quella confidenza, e normalmente avrebbe dovuto trattarmi con freddezza, addirittura farmi allontanare dalle sue guardie; invece fu affabile, si alzò addirittura per salutarmi, sei in bella compagnia, mi fa, ammiccando al mio tavolo - occhio lungo l’amico... - Io faccio il simpatico, gli chiedo se vuole unirsi a noi e me lo rimorchio al tavolo.
Continuava a bere a sorsi larghi dalla fiasca.
- Presentazioni, ama le forme, il vescovo!… mio panegirico sul massimo artista vivente, dopo di che lascio un po’ fare al caso, torno ad occuparmi della bottiglia di Porto. E Valdes non perde tempo, no! Gli fa subito un cerchio intorno, al mio amore. La circonda di sè...
"E lei ci sta, Paco! Mi sembra proprio che ci sta! O forse no, è soltanto gentile perché sa che il tipo è uno importante per noi, il capocomico addirittura. Com’è, come non è, ormai sono completamente ubriaco e voglio tornare in scena. Faccio: ma voi non l’avete vista ballare! Non avete visto niente! Largo, fate largo, sparecchiate ‘sta mangiatoia per maiali! Tutti ridono, pensano che stia scherzando, oppure che sono ubriaco a puntino e si danno di gomito, quei .....i! Ed io, oplà, acchiappo un lembo della tovaglia e… sparecchio!…
- Dovevi vedere le facce, Paco, non pensavano che facessi sul serio. Vola tutto per terra, piatti, bicchieri, tutto addosso a quegli .....i a stomaco pieno. Qualche donnina urla, qualche ometto fa vedere i muscoli, ma io vado avanti, chi mi ferma, ormai? Mi viene quasi da vomitare ma mi controllo. Valdes era rimasto impassibile e lo punto deciso, muso a muso: dovete vederla assolutamente, dico, lei è…è la Verità!… La prendo per un braccio e la spingo sul tavolo: dai su, balla, dico, balla per questa bella gente! Cristo! Balla!
"Una scena pietosa, lo so, ma ormai ero partito. Lei non dice niente, sta lì impietrita, ed io insisto: balla, balla! Intanto gli stringo forte il braccio, le faccio male, si lamenta. Finalmente una reazione, bene, ma non m’intenerisco di certo per così poco. Balla!… urlo. Balla! Ormai più d’uno vorrebbe rompermi il grugno per la scena che sto facendo, me ne accorgo, li filo tutti con la coda dell’occhio, la loro educata vigliaccheria… Aspetto solo il primo!… Valdes, lui no, è un pesce in barile, vuole vedere cosa fa lei, ma poi mi dice qualcosa come calmati, adesso ci facciamo portare un caffè e ce ne andiamo a fare due passi… Il gioco però era mio, mio!…E nessuno deve permettersi…
"Parto con la mano aperta, un singolo applauso esatto sul viso, che nessuno aspettava, che nemmeno hanno visto. Lei perde l’equilibrio e batte la testa contro il tavolo, cade come morta! Carmen, balbetto, Carmen… Mi chino su di lei, cerco d’abbracciarla, di scusarmi... Lei non risponde, mi pare proprio che l’ho ammazzata. Mio Dio! Comincio a urlare, allora, chiedo aiuto, un dottore, un qualcuno… le lacrime mi strozzano le parole… Pensavo di morire in quel momento, Paco… Avevo l’impressione che sarei morto sicuramente…
"E' allora che mi sono sentito prendere alle spalle. Era Valdes. Vedo tutto offuscato per colpa dell’alcool e delle lacrime, capisco che sta per farlo ma non riesco a nulla, nemmeno a coprirmi in qualche modo. Quasi un quintale di notte tutta insieme, Paco, pure l’anello c’aveva, vado giù secco.
"Quando mi ripresi non c’era più nessuno. Le guardie di Valdes mi avevano gentilmente buttato in strada. Stavo in un vicolo buio. Perso tutto, l’avvenire, e non mi riusciva di crederci che era proprio io, là, il suicida… Carmen l’avevano portata con loro, in ospedale, seppi, per sospetto trauma cranico. Un mese dopo era l’amante ufficiale di Valdes, con carrozza e sarto privato. Quanto a me, un giudice m'ha diffidato dal tentare d'avvicinarla. La vedo a vedere a teatro, adesso, di nascosto, è tutto quello che mi rimane...".

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