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Poesie di Hermann Hesse

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  • 07 febbraio 2012 alle ore 17:37
    Eleanor

    Le sere d’autunno mi ricordano te -
    I boschi giacciono bui, il giorno si scolora
    ai bordi dei colli in rosse aureole.
    In un casolare vicino piange un bimbo.
    Il vento se ne va a passi tardi
    attraverso i tronchi a raccogliere le ultime foglie.

    Poi sale, abituata ormai da lungo ai torbidi sguardi,
    l’estranea solitaria falce di luna
    con la sua mezza luce da terre sconosciute.
    Se ne va fredda, indifferente, per il suo sentiero.
    La sua luce avvolge il bosco, il canneto, lo stagno e il sentiero
    con pallido alone melanconico.

    Anche d’inverno in notti senza luce
    quando alle finestre vorticano danze di fiocchi
    e il vento tempestoso, ho spesso l’impressione di guardarti.
    Il piano intona con forza ingannevole
    e la tua profonda e cupa voce di contralto
    mi parla al cuore. Tu la più crudele delle belle donne.

    La mia mano afferra alle volte la lampada
    e la sua luce tenue posa sulla larga parete.
    Dalla antica cornice la tua immagine oscura guarda
    mi conosce bene e mi sorride, stranamente.
    Ma io ti bacio mani e capelli
    e sussurro il tuo nome.

  • 24 marzo 2006
    A sera

    A sera vanno le coppie di amanti
    lentamente attraverso il campo,
    donne sciolgono i loro capelli,
    commercianti contano i soldi,
    sul giornale della sera leggono ansiosi
    i borghesi le novità,
    fanciulli agitano piccoli pugni
    dormono sonni profondi e lunghi.

    Ognuno compie le proprie azioni
    adempie al sublime dovere,
    borghesi, poppanti, coppie di amanti -
    eccetto me?

    Certo! Neppure delle mie azioni serali
    delle quali sono schiavo
    lo spirito del mondo può privarsi,
    anch'esse hanno un senso.

    E così affondo e risalgo,
    danzo nelll'intimo,
    canticchio sciocchi canti di strada,
    lodo Dio e me stesso,
    bevo vino fantasticando
    di essere un pascià,

    avverto noie ai reni,
    sorrido e bevo anche di più,
    dico si al mio cuore
    (al mattino non è possibile)
    da dolori del passato
    giuocando intesso una poesia,
    vedo la luna e le stelle ruotare,
    ne percepisco il significato
    e via con loro mi sento andare
    non importa dove.

  • 24 marzo 2006
    Caducità

    Su me dall'albero della vita
    foglia su foglia cade.
    O variopinto mondo senza senso
    come ci rendi sazi,
    sazi e stanchi
    come ci rendi ebbri!
    ciò che ancor oggi arde
    sprofonda presto.

    Presto sibila il vento
    sulla mia bruna tomba,
    si reclina la madre
    sul suo figlioletto.

    Gli occhi suoi voglio rivedere
    il suo sguardo è la mia stella,
    tutto il resto vuol dileguare e sparire,
    tutto muore, tutto muore volentieri.

    Resta solo l'eterna Madre
    dalla quale noi venimmo,
    nell'aria labile le sue dita
    giocano a scrivere il nostro nome.

     

  • 24 marzo 2006
    Cimitero di campagna

    Su croci oblique pendio di edera,
    leggero sole, profumo e canto d'api.

    Felici voi che giacete al riparo
    stretti al cuore buono della terra.

    Felici voi che, lievi e sensa nome,
    riposate a casa nel grembo della madre!

    Ma ascolta, dal volo delle api e dai bocci
    canta per me bramosia di vivere e di esistere,

    l'anelito alla luce di un'essenza a lungo estinta
    erompe dal profondo dei sogni, alle radici,

    macerie di vita, incrostate di nero,
    trasmutano e reclamano il presente,

    e regalmente la madre terra
    si agita in nascite incalzanti.

    Soave tesoro di pace nel grembo della tomba
    si culla non più greve di un sogno della notte.

    Solo un fumo torbido è il sogno della morte,
    e il fuoco della vita sotto vi arde.

  • 24 marzo 2006
    Gioia del pittore

    I campi portano grano e costano denaro,
    sono insidiati i prati dal filo spinato,
    bisogno e avidità hanno allignato,
    tutto appare murato e corrotto.

    Ma qui nei miei occhi alberga
    un ordine diverso di ogni cosa,
    si estingue il violetto, la porpora troneggia,
    di lei io canto la canzone innocua.

    Giallo su giallo, e giallo unito a rosso,
    fresco azzurrino velato di rossore
    luce e colore balza di mondo in mondo,
    s'inarca e risuona in onde d'amore.

    Regna lo spirito che ogni morbo guarisce,
    risuona verde da rinata sorgente,
    nuovo e ricco di senso il mondo si spartisce
    e il cuore si fa lieto e lucente.

  • Anche da me giungerai un giorno,
    non mi dimentichi,
    s'infrange la catena
    ed il tormento avrà una fine.

    Sembri ancora lontana ed estranea
    sorella morte,
    sovrasti come stella gelida
    al mio destino.

    Ma un giorno ti farai vicina,
    ricolma di fiamme sarai.
    Vieni amata, sono qui,
    prendimi, sono tuo.

  • 24 marzo 2006
    Mondo splendido

    Sempre e poi sempre, o vecchio o giovane torno a
    avvertire:
    una montagna notturna e al balcone una donna
    silenziosa,
    bianca una strada al chiaro di luna in lieve pendio
    e ciò mi lacera il cuore nel petto atterrito di
    struggimento.

    O mondo ardente, o tu chiara donna al balcone,
    cane che abbai nella valle, treno lontano che passi,
    come mentite, come atroci ingannate me ancora,
    e pur tuttavia voi siete sempre il mio sogno e
    delirio più dolce.

    Spesso ho tentato la strada per la tremenda
    "realtà"
    dove hanno valore mode, assessori, leggi, e denaro,
    ma solitario mi sono involato, deluso e liberato,
    verso là dove sogno e beata follia zampilla.

    Afoso vento notturno negli alberi, scura zigana,
    mondo ricolmo di nostalgia pazza e profumo di poesia,
    mondo splendente, di cui sono schiavo eternamente,
    dove a me guizzano i tuoi bagliori, dove riecheggia
    per me la tua voce.

  • 24 marzo 2006
    Occhi scuri

    Oggi in questa notte calda
    dolce come il profumo di fiori esotici,
    svegliati ad una vita che scotta.

    La mia nostalgia ed il mio amore
    e' tutta la mia fortuna e sfortuna
    e' scritta come una muta canzone
    nel tuo sguardo oscuro da fiaba.

    E' la mia nostalgia ed il mio amore,
    sfuggito al mondo e ad ogni suo rumore,
    si e' costruito nei tuoi occhi oscuri
    un segreto trono da re.

  • 24 marzo 2006
    Pioggia

    Pioggia fiacca, pioggia estiva
    dai cespugli rumoreggia, rumoreggia dagli alberi.
    Com'è bello e benedetto
    sognare ancora a sazietà.

    Fuori a lungo me ne stetti nella luce,
    desueta mi è quest'onda:
    dimorare nel proprio intimo
    da nessuna terra estranea essere attratto.

    Niente desidero. niente bramo,
    accenno lievi canti infantili,
    stupido a casa sono approdato
    nella vaghezza calda dei sogni.


    Cuore, come sei lacerato dalle ferite,
    come sprofondi cieco e beato
    di non pensare, di non sapere,
    solo alitare, solo sentire.

  • 24 marzo 2006
    Smarrimento

    Sonnanbulo, a tastoni mi trascino attraverso bosco
    e precipizio,
    fantastico mi attornia un cerchio magico
    ardendo, indifferentemente se io segua dannato o
    vezzeggiato

    devotamente l'intimo comando.

    Quante volte la realtà in cui vivete
    mi ha ridestato e richiamato a sè!
    io stavo in lei deluso ed atterrito
    e di nuovo mi sono dileguato.

    O calda patria a cui voi mi strappate
    sogno d'amore cui mi avete sottratto,
    a rifugiarsi in te per te mille vie segrete
    torna il mio essere, come ritorna l'acqua verso
    il mare.

    Mi guidano furtive sorgenti canore,
    agitano uccelli di sogno piumaggi lucenti
    della mia infanzia di nuovo riecheggia il suono,
    nell'intreccio d'orato nel ronzare soave dell'api
    mi trovo in singhiozzi accanto alla madre di nuovo.

  • 24 marzo 2006
    Nella Nebbia

    E' strano vagare nella nebbia!
    Solo è ogni cespuglio e pietra,
    Nessun albero vede l'altro,
    Ognuno è solo.

    Pieno di amici era per me il mondo,
    Quando la mia vita era ancora luminosa;
    Adesso, che la nebbia cala,
    Nessuno si vede più.

    In verità, nessuno è saggio
    Se non conosce il buio,
    Che piano ed inesorabilmente
    Da tutti lo separa.

    Strano, vagare nella nebbia!
    Vivere è essere soli .
    Nessuno uomo conosce l'altro,
    Ognuno è solo.
     

  • 24 marzo 2006
    Canzone di viaggio

    Sole illumina il mio cuore,
    vento disperdi le mie pene e i miei lamenti!
    Piacere più profondo non conosco sulla terra
    se non di andare lontano.

    Per la pianura seguo il mio corso,
    il sole deve ardermi, il mare rinfrescarmi
    per condividere la vita della nostra terra
    dischiudo festoso i miei sensi.

    E così ogni nuovo giorno mi deve
    nuovi amici, nuovi fratelli indicare,
    finché lieto posso tutte le forze celebrare,
    e di ogni stella diventare ospite e amico.

  • 24 marzo 2006
    Sera sul Mar Rosso

    Dai deserti ardenti
    avanza fluttuando un vento venefico,
    cupo attende il mare appena mosso,
    centinaia di gabbiani inquieti sono
    per il bollente inferno nostri compagni.
    Fulmini squarciano impotenti dell'orizzonte il limite,
    della pioggia non conosce il beneficio questa terra maledetta.

    Lassù però netta e serena si trova
    sola una quieta nuvola;
    l'ha posta per noi Dio,
    Perché più a lungo non fossimo afflitti
    e soli in questo mondo.

    Mai dimenticherò quel nulla sconfinato
    e questo inferno opprimente
    che trovai nel luogo più caldo della terra;
    ma che lassù la nuvoletta sorridente stesse,
    mi sarà di conforto per l'opprimente calura,
    che sento avvicinarsi nel meriggio della mia vita.

  • 24 marzo 2006
    Di fronte all'Africa

    Aver casa e' un bene
    dolce il sonno sotto il proprio tetto
    figli, giardino e cane.
    Ma certo appena ti sei riposato dall'ultimo viaggio
    la lontananza t'insegue con nuove lusinghe.
    Meglio e' patire di nostalgia di casa
    e sotto le alte stelle, solo,
    riposare con la propria melanconia.
    Avere e riposare può soltanto,
    chi ha il cuore tranquillo,
    mentre il viandante sopporta fatiche e difficoltà
    con sempre delusa speranza.
    In vero più lieve e' il tormento di andare,
    più lieve che trovar pace nelle valli di casa,
    dove tra le gioie e le solite cure
    solo il saggio sa costruire la propria felicità.
    Per me e' meglio cercare e mai trovare
    che legarmi, caldo e stretto a quanto mi e' accanto,
    perché anche nel bene, su questa terra
    sono solo ospite, mai cittadino.

  • Notti e notti la fronte tra le mani
    chino, ho vegliato sui libri
    ciò che cercavo non l'ho trovato,
    ciò che ho trovato l'ho per anni da allora dimenticato.

    Per notti e notti, con la bocca ardente
    fui zimbello di belle donne
    e mi fu svelato il mistero dell'amore
    acceso di voluttà e ricco d'onore.

    Per notti e notti assorto e solitario
    nella notte confusa dal vino e dall'ebbrezza
    ora siedo e mi sento sprofondare
    e le sue luci ammiccan come spettri.

    Sapienza tanto a lungo inseguita
    parole, canzoni sono maturate in me,
    ma le lascio silenziose e inespresse
    ondeggiare verso i tramonti blu.

  • 24 marzo 2006
    Valse brillante

    Una danza di Chopin irrompe nella sala,
    una frenetica, scatenata danza,
    Le finestre riflettono aria di tempesta,
    una corona appassita orna il pianoforte.

    Il pianoforte tu, il violino io,
    così suoniamo e non finiamo mai
    ed aspettiamo ansiosi, tu ed io,
    chi romperà per primo l'incantesimo.

    Chi si fermerà per primo in mezzo al ritmo
    e spingerà via da sé i lumi,
    e chi per primo farà la domanda
    alla quale risposta non c'è.

  • 24 marzo 2006
    Il principe

    Volevamo costruire assieme
    una casa bella e tutta nostra
    alta come un castello
    per guardare oltre i fiumi e i prati
    su boschi silenti.

    Tutto volevamo disimparare
    ciò che era piccolo e brutto,
    volevamo decorare con canti di gioia
    vicinanze e lontananze,
    le corone di felicità nei capelli.

    Ora ho costruito un castello
    su un'estrema e silenziosa altura;
    la mia nostalgia sta là e guarda
    fin alla noia, ed il giorno si fa grigio
    - principessa, dove sei rimasta?

    Ora affido a tutti i venti
    i miei canti arditi.
    Loro devono cercarti e trovarti
    e svelarti il dolore
    di cui soffre il mio cuore.

    Devono anche raccontarti
    di una seducente infinita felicità,
    devono baciarti e tormentarti
    e devono rubarti il sonno -
    principessa, quando tornerai?

  • 24 marzo 2006
    Attraversando le Alpi

    Questo è vagare, quando la neve
    dalle vette delle Alpi freddamente risplende,
    mentre il primo lago azzurro
    d'Italia limita già la vista!

    Col vento ad alta quota e coll'aria tagliente
    soffia un dolce presagio fino a qui
    dal profumo violetto e lontano
    e dall'assolato mare australe.

    E la nostalgia dell'occhio va oltre
    fino al chiaro duomo di Firenze
    e sogna già dietro ogni fuga di colli
    la splendida Roma che sorge.

    Già formano inconsciamente le labbra
    il suono della straniera e bella lingua,
    mentre un mare di raggianti desideri
    azzurreggia tremando e caldo verso di te.

  • 24 marzo 2006
    Alla malinconia

    Fuggendo da te mi sono dato ad amici e vino,
    perché dei tuoi occhi oscuri avevo paura,
    e nelle braccia dell’amore ed ascoltando il liuto
    ti dimenticai, io tuo figlio infedele.

    Tu però in silenzio mi seguivi,
    ed eri nel vino che disperato bevevo,
    ed eri nel calore delle mie notti d’amore,
    ed eri anche nello scherno, che t’esprimevo.

    Ora mi rinfreschi le mie membra sfinite
    ed accolto hai nel tuo grembo il mio capo,
    ora che dai miei viaggi son tornato:
    tutto il mio vagare dunque era un cammino verso di te.

  • 24 marzo 2006
    Gradini

    Come ogni fior languisce e giovinezza
    cede a vecchiaia, anche la vita in tutti
    i gradi suoi fiorisce, insieme ad ogni
    senno e virtù, nè può durare eterna.
    Quando la vita chiama, il cuore sia
    pronto a partire ed a ricominciare,
    per offrirsi sereno e valoroso,
    ad altri, nuovi vincoli e legami.
    Ogni inizio contiene una magia
    che ci protegge e a vivere ci aiuta.

    Dobbiamo attraversare spazi e spazi
    senza fermare in alcun d'essi il piede,
    lo spirto universal non vuol legarci
    ma su di grado in grado sollevarci.
    Appena ci avvezziamo ad una sede
    rischiamo di infiacchire nell'ignavia;
    sol chi è disposto a muoversi e partire
    vince la consuetudine inceppante.

    Forse il momento stesso della morte
    ci farà andare incontro a spazi nuovi;
    della vita il richiamo non ha fine...
    Su, cuore mio, congedati e guarisci!

  • 24 marzo 2006
    Io ti chiesi

    Io ti chiesi perché i tuoi occhi
    si soffermano nei miei
    come una casta stella del cielo
    in un oscuro flutto.

    Mi hai guardato a lungo
    come si saggia un bimbo con lo sguardo,
    mi hai detto poi, con gentilezza:
    ti voglio bene, perché sei tanto triste