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Autore

Iago Sannino

in archivio dal 09 ott 2006

21 settembre 1968, Roma

segni particolari:
Ho un occhio che vede ed uno che sente. La lingua è nell'orecchio, la mente snobba il cuore che chiede elemosina alla pazzia che avanza. 

mi descrivo così:
Sono un poeta. Spero di rimanere fedele alle mie scritture, in questo mondo di strane promesse e facili teoremi, perdersi è la strada sicura verso la felicità... che io lascio volentieri a chi ne ha bisogno.

04 giugno 2011 alle ore 11:49

L'alibi perfetto

di Iago Sannino

editore: Bel-Ami Edizioni

pagine: 112

prezzo: 9,50 €

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La poesia di Iago è senza dubbio caratterizzata da una doppia valenza: una forte carica introspettiva, ma anche una visione dell'insieme, che conferisce al poeta una eterna compenetrazione tra inchiostro e vita. Un germogliare di emozioni tratte dalla storia, così come dal quotidiano, che sente ribollire nelle proprie vene. Nei paesaggi di Iago c'è immobilità; un'immobilità che non è pace, ma un caos atavico che copre rabbie represse, un desiderio spasmodico di catturare l'inferno in terra e rendergli la giusta rappresentazione.
E' un'analisi sociale sulla moedernità, dove a regnare è il volto sanguinante dell'ipocrisia. Si è alla ricerca di una nuova coscienza che risvegli, prima di ogni cosa, il rispetto per l'umanità; anche se tra queste righe si percepisce una sorta di impossibilità verso la redenzione della nostra razza.
Il poeta non si lascia cadere in facili elucubrazioni pessimistiche, ma ha forza e coraggio di porre domande a se stesso e a ciò che gli vortica intorno. Spesso, le risposte son solo muri alti, atteggiamenti oramai giunti a consuetudini.  E' una malattia celata da una farsa obbligata, che verrà eredità come semplice realtà delle cose dalle generazioni future.
La poesia "L'osservatore" potrebbe assurgere a manifesto poetico del poeta. Quel suo essere "seduto ai margini della storia" per raccogliere l'insieme dei suoi passaggi, pur riconoscendosi un anonimo interlocutore pronto a "sparire nel grembo dell'epoca".
Il pensatore e critico non è mai domo, anche dinanzi a una sconfitta annunciata. La soluzione più sentita è il richiamo di sentieri e viaggi per allontanarsi dall'immagine di se stessi riflessa nel quotidiano. Rinvigorire lo spirito rivalutando la nostra idea di vita e società civile, ammirando il nostro caro vecchio mondo da una prospettiva più profonda.
Questo e tanto altro è il profumo di queste pagine. Una poesia fredda, letta con occhi da cui non escono più lacrime. Come una lapide ghiacciata su lla quale puoi leggere la storia dell'uomo, il percorso di un'umanità dolente inborghesita da fiumi d'ipocrisia, progressi fasulli e vittime nascoste.

recensione di Paolo Coiro

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