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in archivio dal 28 apr 2009

Jessica Mastroianni

01 giugno 1990, Lamezia Terme - Italia
Segni particolari: Scrivo per vivere di sensazioni: reali o immaginate. Scrivo per rileggermi, rivivermi, ricordarmi e rincontrarmi.
Mi descrivo così: Lei è tutto, lei è il nulla.
Se la sfiori, è una bolla.
Se la tocchi, poi ti scotti.
Diventa vetro se ci sbatti.
Mi trovi anche su:

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  • 24 marzo 2012 alle ore 9:47
    Se un giorno tu ritornerai

    Se un giorno tu mi mancherai,
    come anche adesso manchi già,
    la mia anima non saprà come riempire quell’assenza
    che mi strazia e che tormenta.

    Se un giorno, poi, mi penserai
    e sarà forte la malinconia,
    fai incontrare la mia scia con quella che ti porta via da me.

    Quando poi mi cercherai,
    non temere quel che sarà,
    forse è la luce dell’eternità che risplende dentro te.

    Se un giorno tu ritornerai,
    all’improvviso mi dimenticherò di lui
    che occupava i giorni bui quando tu non eri lì.

    Se davvero lo farai,
    saprò che non sarà per dire
    “un’altra volta e poi…”
    perché saremo insieme noi e il resto senso più non avrà.

     
  • 26 febbraio 2011 alle ore 22:47
    Vorrei

    Vorrei essere la notte per poterti cullare tra le mie braccia.
    Vorrei essere il primo raggio di sole per accarezzarti al mattino.
    Vorrei essere un’onda per infrangermi contro le rocce dei tuoi occhi.
    Vorrei essere il tuo orgoglio per provare ad autodistruggermi.
    Vorrei essere una stella per cadere e avverare ogni tuo desiderio.
    Vorrei essere un tramonto per avere il tuo sguardo poggiato su di me e riempirti di speranze.
    Vorrei essere un sorriso e tenerti sempre compagnia sul tuo volto.
    Vorrei essere una lacrima per averti senza barriere e poi provarti a consolare.
    Vorrei essere un turbinio di gioia per riempirti il cuore di emozioni.
    Vorrei essere un sogno per sapere che vivi di me.
    Vorrei poter alleggerire il fardello delle tue paure.
    Vorrei essere un’ombra per ricordarti che, anche nei momenti più bui, io ci sono, sono sempre lì.
    Vorrei essere un arcobaleno per colorare i tuoi giorni.
    Vorrei essere coraggio e trapelarti l’anima, darti la forza di agire e di dire.
    Vorrei essere sostanza e non una semplice presenza.
    Vorrei essere un cielo sereno per impedire alla tempesta di travolgere il tuo umore.
    Vorrei essere il sussurro del vento e il ticchettio della pioggia che accompagnano i pensieri.
    Vorrei essere silenzio per farti sentire il peso della distanza che ci divide.
    Vorrei essere l’ispirazione che dà moto alle tue idee.
    Vorrei essere quegli attimi vissuti insieme per correre e raggiungere il tuo oggi, anziché restare ancorati e dimenticati in quello “ieri” che ormai non esiste più.
    Vorrei essere tutto o forse niente, non lo so.
    Vorrei semplicemente essere…
    …per credere che tu esisti davvero.
    Che ci sei.
    In qualche parte del mondo, ti nascondi, ma ci sei.

     
  • 26 febbraio 2011 alle ore 22:45
    Lei

    Lei che guarda ma non vede,
    non le importa se è menzogna, lei ci crede.
    Ha negli occhi tanta amarezza,
    gliel’ha lasciata lui andando via, è una corazza.
    Si accontenta di un bisbiglio.
    Lei è sabbia, ma si finge scoglio.
    Si getta a capofitto nell’errore
    e quel male lei è certa che sia amore.
    Poi, nei pugni, stringerà forte il niente,
    quando di nuovo cadrà di fronte a chi la inganna spudoratamente.

    Lei è tutto, lei è il nulla.
    Se la sfiori, è una bolla.
    Se la tocchi, poi ti scotti.
    Diventa vetro, se ci sbatti.
    Ha negli occhi tanta amarezza.
    Se solo lui tornasse… gli basterebbe una carezza!

     
  • 26 febbraio 2011 alle ore 22:44
    Sogni di cartapesta

    Se i miei sogni dovessero rivelarsi di cartapesta, faticherò per renderli più solidi e sicuri, li rivestirò di cemento.
    Impasterò impegno e sacrifici, ma non mi arrenderò e non permetterò a nessuno di distruggerli.
    Se dovessero essere solo pure fantasie, tornerò bambina e imparerò a disegnare per scoprire nelle mie mani il mondo che continuamente rincorro.
    Se le mie forze non dovessero bastare, mi farò aiutare dalle mie debolezze a trovare la stabilità che non ho.
    Se le certezze mi si dovessero polverizzare sotto i piedi, starò attenta a dove poggerò i miei passi, calpesterò solo i terreni che la mia ragione fiuterà come concreti.
    Abbandonerò le utopie che non portano a niente.
    Tenderò a fidarmi meno degli altri e più di me stessa.
    Se il mio coraggio dovesse iniziare a barcollare, cercherò un alibi per fornirgli la resistenza di cui necessita.
    Se dovessi accorgermi che non sto facendo altro che credere nel nulla, farò di tutto perché quel nulla prenda forma e diventi ciò che io voglio.
    Se dovessi imbattermi in porte chiuse, non mi fermerò ad aspettare che si aprano perché il tempo scorre e non attende certo me: mi vestirò di pazienza per cercare la mia strada. La troverò!
    ...e se le mie aspettative dovessero essere troppe o troppo poche, raccoglierò le briciole delle mie pecche finchè, anche con quelle, non riuscirò a costruire qualcosa di nuovo e altrettanto grande e forte. Perchè è sbagliando che s'impara.

     
  • 26 febbraio 2011 alle ore 22:43
    Ma tu dove sei?

    Sarò lì, ogni volta che ne avrai bisogno.
    Sarò un pensiero lontano, un ricordo smarrito.
    Ma non sarò mai troppo distante da non far sentire quanto è forte la mia presenza.
    Sarò lì, a leggere in quegli occhi un’emozione che non saprai a chi svelare.
    Cercherò il consiglio per sconfiggere quel dubbio che t’intralcia il cammino.
    Sarò lì, nel silenzio in cui troverai risposte e in quello stesso silenzio ti farò compagnia.
    Sarò un abbraccio quando la solitudine ti verrà a trovare.
    Sarò una lieve luce quando ci saranno le tenebre a farti paura.
    Sarò un errore. Un errore a cui rimediare. Uno di quelli da cui s’impara una lezione.
    Sarò una foto già scattata.
    Quella lettera mai scritta.
    Quella canzone che ancora tu ascolti.
    Quella frase mai pronunciata.
    Quel sorriso ormai negato.
    Quella lacrima nascosta.
    Sarò quell’idea che ti sfiora la mente, l’idea che tu scacci e che s’incastra nel cuore.
    Sarò un nodo in gola che rimane insieme ai rimpianti che la ragione non permette.
    Sarò l’indifferenza che divide, che sottrae da quell’ “insieme” gli istanti non più nostri, fino a moltiplicare il tempo che prolunga quell’assenza.
    Sarò un oceano in cui sprofondano i desideri irrealizzabili.
    Eppure non mi arrenderò2BYRtSMMT1zDVYPY4om+XuR1ytnH4rllare di speranza.
    Imparerò rimanendo lì, a coltivarla giorno dopo giorno.
    Sarò lì, sempre lì…ogni volta che avrai bisogno.
    E se non saprai dove cercarmi, accarezzami in un sogno. Sarò lì.

    Ma tu, invece, dove sei?

     
  • 26 febbraio 2011 alle ore 22:42
    Voglio tutto da questa vita

    Cosa voglio da questa vita?
    Che sappia emozionare e far ridere di gusto. Che sappia esserci e non dissolversi in fretta.
    Che sia ricca. Ricco di sentimenti, di speranze, di soddisfazioni e di vittorie.
    Che sia generoso e regali serenità. Che sia tutto e il contrario di tutto.
    Che sia addirittura incoerente se può servire, ma non noiosa.
    Che renda capaci di stupire e capire. Guardare e vedere. Sfiorare e toccare. Percepire e sentire. Cercare e trovare.
    Che sia come l’arcobaleno, sfumata di colori intensi e vivi.
    Che sostenga le anime pure. Che le difenda e che riesca a cambiare quelle che di buono hanno ben poco.
    Che avvicini coloro che non sanno riconoscersi. E anche coloro che, per orgoglio o per un gioco del destino, si allontanano.
    Che ritrovi ciò che si è perso strada facendo e che non porti con sé rimpianti, rimorsi o dispiaceri.
    Che prometta e mantenga la sua parola. Che dia senza chiedere nulla in cambio.
    Le chiedo troppo?
    Forse. Ma sarebbe più sbagliato se mi accontentassi. 
    Voglio tutto da questa vita.
    Voglio così tante cose che non m’importa se sarò in debito con lei.
    Voglio così tante cose che sono disposta a prendere il posto di Atlante e sostenerlo io il peso di questo mondo. Sono disposta a smontarlo e a capovolgerlo completamente purchè sia come io vorrei che fosse.

     
  • E in quegli occhi, poi, scoprire l'infinito,
    ritrovando il mondo intero in un minuto.
    Travolgente, insistente, sorridente e silenzioso, quello sguardo,
    s'incrocia col mio che si nasconde, come un gran codardo.
    Non è paura, ma una strana sensazione... così profonda...
    particolare, magica, forte: mi si scaglia contro come un'onda.
    Una freccia che fa breccia,
    una goccia che si poggia.
    Una saetta e la sua fretta.
    Uno schiocco e poi uno scoppio.
    ... e in quegli occhi, poi, scoprire incessantemente l'infinito,
    ritrovando il mondo intero ogni minuto.

     
  • 01 dicembre 2009
    A Bruno

    Basterebbe poter fermare il tempo in un momento
    per non dover cercare nel più piccolo frammento
    un’emozione, sensazione vissuta e respirata:
    quando sei andato via, con te l’hai portata.
    Sento un sublime attimo di gelo
    mentre, cercandoti, alzo gli occhi al cielo.
    Eppure non ti trovo, non ti vedo, sento solo quel fracasso,
    quello scontro, quell’impatto, e nel silenzio c’è un abisso.
    Ti cerco poi di nuovo in qualche vecchia fotografia
     e a guardarti, giuro, non ci credo ancora che tu sia andato via.

     

     
  • 01 dicembre 2009
    Il fiume dei perché!

    Scorre lento e inesorabile,
    il tempo,
    come un fiume che si rigetta alla foce dei perché.
    Quella foce che di risposte non ne dà.
    Quella foce che di risposte non ne ha.

     
  • Un frullato di pensieri intrappolati in un sogno ti riportano a me
    senza un motivo, né una scusa, senza un perché.
    Ormai è un po’ che sei fuggito via ed io, io lo so che nessun discorso servirà,
    nessun discorso indietro mai ti porterà.
    Ma allora, spiegami, ti prego, dimmi per quale ragione
    torni ogni volta, poi rivai via: porti solo confusione.
    Io a fare da bambola e tu il mio burattinaio non ci sto,
    Credimi, vorrei ucciderti con le sole parole che, insieme ai ricordi, sono tutto ciò che ho.
    Sono tutto ciò che di te mi resta,
    di prima che tu andassi via, quando continuavo a chiamarti e tu scuotevi la testa.
    Vigliacco, cinico, stupido manipolatore
    che credi di essere di tutto tu, l’unico possessore!
    Ma i cuori, le persone, le anime, i sentimenti,
    impara a conoscerli, tu che anche guardando negli occhi non taci, menti.
    Eppure… com’è già successo, io lo so,
    tornerai un giorno e ogni battaglia vincerò.
    Un frullato di pensieri intrappolati in un sogno mi riporteranno a te
    senza un motivo, né una scusa, senza un perché.
    Ormai da un po’ sarò fuggita via,
    non sarà una rivincita la mia,
    sarà solo un nuovo battito che non giocherà.
    Sarà solo qualcuno che davvero questa volta mi amerà:
    un amore che i tuoi occhi non avrà!

     
  • 01 dicembre 2009
    Che ritorni stasera!

    Che ritorni la sera,
    che l’aria di primavera
    mi riporti con cura
    un giorno senza paura.
    Un’emozione da poco,
    un po’ sincera, un po’ un gioco,
    il suo scalpitare
    credendo al tuo amare.
    Poi vederti fuggire,
    senza nulla da dire.
    Un urlo di rabbia
    ed un pugno di sabbia,
    mi fa ritornarea quella sera, lì, al mare.
    Ad ogni parola pensata,
    nessuna sensata.
    Poi ad un saluto nel vento,
    ad un profondo tormento.
    Che ritorni stasera
    quell’aria di primavera!

     
  • 06 maggio 2009
    Piove...

    E piove mentre scende la sera.
    Piove senza un'ombra sincera.
    Poi, una voce ed un numero privato,
    un'incertezza ed un dubbio insensato.
    Poche strofe da uno sconosciuto,
    Parole che avrebbero avuto più senso se avessero taciuto.
    Ancora un lampo squarcia il firmamento
    insieme a quei termini che diventano un lamento.

     
  • 02 maggio 2009
    Che ritorni la sera!

    Mi hanno suggerito: "Prendi un po' di tempo per te,
    non lasciare che la tua vita scorra senza un perché:
    dipingi i fogli con le tue parole,
    poi, aggiungine altre, non lasciarle mai sole".
    E, allora, camminando su una tastiera,
    aspetto e spero che torni la sera,
    che quel silenzio sospiri senza malinconia,
    ogni singola frase, che diventi un po' mia.
    Riporterò nel presente incontrato,
    qualche spicciolo di un vecchio passato.
    Ti lascerò aleggiare nel vento
    adesso che non sei più neppure un tormento.
    Volerò nell'aria leggera
    trasportata da pensieri, in attesa che torni la sera.
    Poi sarà il tempo a dedicarsi lui a me
    e lui stesso troverà anche un perché.

     
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  • 24 marzo 2012 alle ore 10:16
    Ce l'ho scritto in viso

    Come comincia: Difficilmente la dimenticherò.
    L’avevo già incrociata, ma non c’eravamo fatte una bella impressione.
    Senza nemmeno salutarci, ci siamo allontanate in punta di piedi, sperando un giorno, magari non troppo lontano, di poterci rincontrare e conoscerci davvero.  Mi ha dato appuntamento per un’altra volta.
    Io sono arrivata puntuale come non mai e lei…lei non si è presentata.
    Mi ha lasciata lì, ad aspettare inutilmente il suo ritorno.
    Nell’attesa, l’ho confusa con strane sensazioni di gioia e divertimento che riuscivo a scorgere di tanto in tanto. Che sembrava potessero bastare.
    Che sembrava potessero dare un senso a tutto. Ma mi sbagliavo. Non era lei.
    Oggi invece sì, è lei.
    Ce l’ho scritto in viso. Lo vedo riflesso nei miei occhi in cui ci sei tu.
    È lei. È la felicità.

     
  • Come comincia: Le scalinate più allegre che io abbia mai visto, dipinte con i colori dell’arcobaleno, uniche complici di tutto ciò che avviene lì intorno.
    Hanno osservato di tutto, hanno sentito di tutto, ma non possono parlare. Solo custodire gelosamente tutti quei segreti.
    Più giù solo un mucchio di ricordi, di emozioni buttate lì e quasi dimenticate, di speranze ormai spente, che non riescono più a trovare la forza per alimentare la propria fiamma.
    Intorno a loro è il silenzio a regnare, il vuoto. Le osservo con i pugni chiusi uno nell'altro, li porto al mento, mentre una marea di ricordi mi travolge nelle sue onde.
    Ed è vero, anche se non c'ho mai creduto fino in fondo, ma tutto cambia. La vita cambia. Il mondo cambia. Noi cambiamo, radicalmente. Perché, in fondo, anche le sofferenze ti danno una mano. Ti aiutano a crescere. Ti rendono più forte. Ma, purtroppo, non t’impediscono di continuare a soffrire. Basta un nulla, basta un ricordo e ti ritrovi ad annegare negli abissi più profondi. In quegli oceani da cui è impossibile salvarsi.
    Sono fuggita via per paura di rincontrare quegli spettri che torturano i pensieri, mi sono allontanata anni luce, con i passi timidi e spaventati e, allo stesso modo, poi sono tornata.
    E li ritrovo proprio come prima, come li avevo lasciati. Quei gradini di mille colori, i colori dell’allegria. Perfetti e intatti, solo più tristi e malinconici. Si rispecchiano nel mio stato d’animo, mi fanno compagnia in questa notte che sa di tutto e niente allo stesso tempo. Una notte che mi vede riflessa in qualsiasi altro luogo, mi pretende distante da questo posto in cui il buio regna, ma lo splendore delle stelle continua ad illuminarmi il cammino. Ma no, è qui che la mia ombra, tenacemente, si è ancorata. Anche senza di me. Quando, con l’illusione, ho creduto che scappare fosse la soluzione migliore. Che mi avrebbe aiutata ad andare avanti, volgendo il mio sguardo verso un futuro che il passato continuamente non fa altro che richiamare. E proprio ora, ecco che le certezze del presente riescono anch’esse ad affievolirsi di fronte a ciò che, con l’inganno, è riuscito a impossessarsi di me, senza andare via un solo istante. E giuro, ho fatto di tutto per liberarmene. Per scalfire quell’amaro ricordo altrove. Impedirgli di rodere ancora dentro me. Ma inutile s’è rivelato, per l’ennesima volta, questo vano tentativo.
    I miei passi mi riportano verso quell'amore per una persona che mai comprenderò. Per una maschera così simile a qualcosa di reale che tutt’ora, a causa sua, quelle risposte alle mie domande non sono ancora giunte. Gli ho donato l'anima. E lui, come ricompensa, il nulla più totale. Ma il velo di Maya ricopriva la mia realtà. Gli permetteva di prendersi gioco di me, di quel sentimento in cui ho sempre creduto, con tutta me stessa.
    Ma l'amore rende ciechi, è un po' come una parete di vetro contro cui rischi di sbattere e, così, incessantemente m'imbattevo contro quel muro. Una parete che, anziché attutire i colpi, quasi s'irrigidiva per fare più male. Ricordo il sapore di quegli scontri, i bruciore di quelle ferite disinfettate immediatamente da abbracci che, forti, tentavano di tenere stretti i pezzi, ma quel vigore faceva presto ad andar via e a sgretolare quel vaso pieno di crepe.
    Ricordo il fetore della falsità, lo confondevo con qualcosa di diverso, di più puro, che non riuscivo però a identificare. Ricordo lui e le sue bugie, la magia, le lunghe lotte, i posti, i giorni, l'incatenarsi delle sue mani con le mie, l'incontro e poi lo scontro dei nostri occhi quando a regnare sovrano era il silenzio. Un silenzio che di parole ne nasconde troppe e quando ne è incapace, ne usa una a caso, quella che trova a portata di mano, la più profonda per me, la più insignificante per lui.
    Tanti lividi addosso, tante cadute, tanti voli nel nulla, tanta debolezza, tanta paura.
    Poi, una mano tesa mi ha aiutata a sollevarmi nel momento in cui le mie forze erano totalmente assenti. Una mano fragile quanto la mia, che avrebbe trovato nell'insieme il sostegno necessario. Così estremamente importante che, anche se non lo sapevo, da lì, sarebbe iniziato il cielo.
    Ora non ci sono più, però rimangono a fare da sfondo ad una vecchia fotografia, quei gradini distanti anni luce dalla realtà. Li osservo e in quei colori ritrovo le sfumature della mia vita. Chiudo gli occhi e il cuore mi detta i ricordi più profondi da intingere e tenere impressi nell'anima, ma chiusi a chiave nel cassetto più nascosto questa volta, così da non fare più male. E il palcoscenico non cambia, rimangono sempre lì, loro, accompagnano i miei passi:
    Le scalinate più allegre che io abbia mai visto, dipinte con i colori dell’arcobaleno, uniche complici di tutto ciò che avviene lì intorno.
    Hanno osservato di tutto, hanno sentito di tutto, ma non possono parlare. Solo custodire gelosamente tutti quei segreti.

     
  • Come comincia: Aveva un pugnale e un abbraccio a disposizione.
    Un pugnale per trafiggere gli attimi trascorsi, le scelte prese, i ricordi di un tempo, le giornate vissute e le sensazioni condivise.
    Un abbraccio per stringerle a sé e non lasciarle fuggire via. Due direzioni opposte, due contrasti di vite, due dissonanze troppo forti per i miei gusti. Non per i suoi, però.
    Era a metà strada tra bene e male, in continua lotta con sé, con quell'anima inquieta e irrequieta governata da un maestro burattinaio capace di gestire al meglio la maschera che indossava.
    Era ed è una bambola. Un burattino, una marionetta nelle mani della persona sbagliata.
    Strada facendo, costruì un bivio vuoto e colmo di parole confuse, concentrate e ritoccate per fare un favore a sé.
    Edificò il suo castello di sabbia, servendosi degli altri, non solo delle proprie mani. E proprio quegli "altri", prima o poi, lo distruggeranno con un soffio, con un calcio, con una bugia. Perché ogni illusione che crede realtà, un giorno, vicino o lontano, svanirà. Svanirà insieme agli anni sprecati, agli errori commessi, alle incomprensioni che tu, o chi per te, ha voluto sottolineare.
    Svanirà insieme ai rimpianti e ai rimorsi che colleziona il tempo. Svanirà insieme a quel venirci incontro, a quella presenza tutt'altro che sincera, mentre, stringendoti, ho iniziato a sentire il dolore più forte, come un tradimento, peggio. Un pugnale alle spalle.
    E tu...
    ... continuerai a osservarlo con la mente confusa e, vedendolo gocciolare, capirai.
    Capirai che quello era l'unico odore di sincerità.

     
  • 09 settembre 2009
    E come limite... le Stelle!

    Come comincia: “Da qui cominciano i ricordi: io con te dentro volo e tu mi sentirai passare. Se devi andare, vai, fai prima che puoi, no, non ti voltare. Da qui fotografo i ricordi…”
    Insiste Biagio Antonacci con le sue parole, con cui, confermando il dissolversi di questo presente in un flashback, prolunga la distanza da quegli attimi che fuggono e che non si possono più vivere.
    Eravamo tre. Tre frammenti di un unico puzzle che, una volta uniti, riconducevano ad una vita più simile ad un sogno che alla realtà. Non ci credevo all’amicizia tra uomini e donne, sai? Credevo che, prima o poi, uno si sarebbe innamorato dell’altro e, allora, tutto sarebbe andato distrutto. Ma ho conosciuto loro e ogni pensiero non poteva che essere smentito da una realtà che negava tali preconcetti mentali. Eppure, il presente è ricoperto di foto. Foto in cui siamo impressi tutti e tre, io nel mezzo, Stella sfavillante della luce che solo loro riuscivano a regalarmi, custodendomi come qualcosa di prezioso, nonostante quella crudele realtà mi avesse ricoperta di crepe: temevo che da lì a breve mi sarei sbriciolata come un vaso di terracotta, ma non me l’avrebbero permesso: erano lì, pronti a cogliere ogni Stella cadente, capaci di farmi rimbalzare a tal punto da ritornare lassù, al mio posto. Esistevano perché senza loro, io non avrei potuto farcela!
    L’avrai capito ormai, il mio nome è Stella. Dicevano che ispira fascino, femminilità, delicatezza. Io non l’ho mai vista così, mi puzza di egocentrismo e presunzione. Il nome è un marchio che ti porti per tutta la vita, ti racconta con un solo termine. Stella non mi rappresenta. I miei genitori avranno voluto rendermi irraggiungibile, proteggermi da tutto e da tutti, questo posso anche capirlo, ma i mille “ma” persistono. Con chi comprendeva questa mia paranoia, c’abbiamo spesso ironizzato su e volevano diventare “Stelle” anche loro. Che buffi! Alessandro e Stefano.
    Ora comincio, dai, parto dall’inizio o, forse, da metà, ma non dalla fine. Mi fa paura pensare che ci sia un termine ad ogni cosa: la odio nei film, nella vita reale non oso immaginare quanto potrebbe risultare straziante. Morfeo s’era impossessato di me per quasi sei mesi, un sonno profondo giunto come per magia, una magia nera, atroce e feroce. Neppure allora m’hanno lasciato sola, quando tutto sembrava perso e si credeva che non ci sarebbe mai più stato un mio risveglio. Poi, in una notte come tutte le altre, ma solo apparentemente, dentro me è avvenuto qualcosa. Non so spiegare cosa o come fosse, so che, da allora, ho ricominciato tutto da capo e, come per miracolo, di quella dormita, gli unici segni che portavo erano psicologici: i miei occhi hanno rivisto la luce e, dopo mesi di nero totale, una scritta azzurra come il cielo mattutino tingeva il muro di fronte alla finestra della mia stanza, sincera e sicura, orgogliosa e fiera di sé: “E come limite…le Stelle!”
    Un altro ostacolo superato grazie alla loro presenza, costanza, al continuo raccontarsi e raccontarmi anche se, da parte mia, non notavano risposte, ma non hanno mollato. Io credevo che la mia vita non avrebbe più avuto senso: non è semplice a diciannove anni svanire nel nulla e ritornare così, nel buio di una notte che la speranza dei tuoi occhi non sa come affrontare. Poi, passo dopo passo, accompagnata da quegli abbracci da cui mi sono lasciata trasportare, ho ripreso a camminare e, insieme, siamo andati avanti: ci aspettavano nuove difficoltà. Ricordo che una di quelle si chiamava Marika, una tipa strana che si era fidanzata con Ale: lui dolce e tenero, dalla battuta sempre pronta, lui che aveva il sole dipinto sul volto, in quel periodo non esisteva più, intrappolato in una relazione di pochi mesi che, a me, sono sembrati un’eternità. Era diventato succube di Marika, viveva in funzione di ogni suo gesto, intrappolato nella sua ombra. Lei gli impediva di vederci o sentirci e lui, lui l’amava e, allora, mi sono messa da parte, ma quella situazione non la sopportavo, era troppo. Poi, anche lui si è svegliato da quell’assopimento, ha mollato una storia utile solo a crescere per evitare determinati errori in futuro e, finalmente, dopo tanto tempo, è tornato in sé: il suo sorriso non era ancora pieno come il mio, ma quella sofferenza si sarebbe affievolita col vento e il tempo: insieme avremmo trovato la forza per raggiungere il sole presente all’orizzonte. E, poi, Stefano, lui e la sua bellezza travolgente, le sue ammiratrici segrete e non, le sue storie da una notte e poi basta. Quante volte avrò provato a fargli cambiare idea, quante? Lui e le sue strane filosofie di vita, lui e il suo carattere possessivo, geloso di me, quasi come un fratello maggiore ma, prima di tutto, grande amico, custode di una Stella che non avrebbe fatto inciampare tra le grinfie di chi la pensava come lui. Per una storia finita male, un amore non ricambiato e tenuto sul filo di un rasoio per anni e anni, aveva deciso che avrebbe trattato come uno zerbino qualunque ragazza gli si fosse avvicinata, ripagandola con la stessa moneta con cui era stato barattato in precedenza. Stupide reazioni, inutili, eppure ci credeva. Ma non ne posso più, non mi va di esprimermi al passato, perdonami, li sento ancora, sono qui, sono presenti. E al presente coniugherò il verbo che ne parlerà.
    Ritorno ad un altro giorno, sono passate tre settimane da allora, ventuno inutili e stupidi giorni, ma sembra ieri. Mantengo la promessa, quel che sembra ieri, lo tramuto in oggi. È sabato sera, la fine di una settimana, l’inizio di un’altra. Abbiamo deciso di uscire, noi tre, soli, alla ricerca del mondo, di un universo che, relativamente, davvero conquisteremo. Mi vesto, aggiungo un po’ di trucco in viso tentando la perfezione, ma più provo ad avvicinarmi, più temo si stia allontanando da me, allora lascio tutto al naturale, non mi nascondo dietro una maschera, non riuscirei a calzarla adeguatamente. Un colpo di clacson mi riporta al presente, quindi mi sbrigo, metto le scarpe, prendo la borsa e mi travolgo giù. Salgo in macchina e ritrovo i miei due grandi uomini, belli come sempre, forse più che mai. Mi faccio trasportare da quella presenza magica, non chiedo nulla, lascio decidere cosa fare e dove andare: qualsiasi cosa sceglieranno, starò benissimo. A suon di musica, girovaghiamo alla ricerca di chissà cosa, come se, in quella C3 azzurrina, non avessimo già tutto! Troviamo un locale carino e optiamo per una pizza che, unita a due chiacchiere tra amici, confidenze, pettegolezzi, consigli improvvisati o meno, costruiscono la nostra serata. Visitiamo un pub, ma prediligiamo quattro passi sul lungomare, circondati dalla tranquillità, da un sapore che non sarà più lo stesso. Si fa presto tardi, che strano gioco di parole! Torniamo in macchina prefissandoci come meta le nostre case: la strada è lunga, ma non è da noi perderci d’animo. Mi arriva un messaggio, cerco il cellulare in borsa e leggo, poi alzo lo sguardo. Non vedo più niente, nulla, se non una luce accecante che m’impedisce di capire. Un faro negli occhi ci abbaglia e poi uno scontro, un fracasso terribile, un rumore atroce. Vuoto, vuoto totale, più buio della pece. La macchina si trita dentro sé. Io mi sento stringere, non so da cosa, ma sento e, se sento, significa che ci sono, anche se intrappolata, ma ci sono. Chiamo loro. Stefano. Alessandro. Niente. Non un sussurro, non un respiro. Silenzio. E in quel silenzio sprofondo. Recupero il cellulare, chiamo aiuto e, presto, un sostegno viene a prestarci soccorso. Ci tirano fuori da quella maledetta C3. Guardo i miei amici, li abbraccio, li stringo, ma non una risposta, non un gesto, niente di niente. E io non posso crederci, io non voglio crederci. Non devo crederci. Continuo a fissarle, quelle due anime e la mia si frantuma. Mi volto verso i medici che, come in risposta ad una domanda immaginata, scuotono la testa. Scuotono la testa e i miei due amici non ci sono più. Sanguinanti, graffiati, feriti. Gli occhi miei, pieni di lacrime, rigettano al mondo un urlo disperato, straziato da un dolore che non riescono a sopportare. Cado a terra con la testa fra le mani sporche d’impotenza, arrabbiata con l’universo, con la stupidità umana di un deficiente che ha passato la sera ad ubriacarsi e poi s’è messo alla guida. E ora è lì, senza un graffio, intontito si rigira su se stesso e sorride illuminato da quelle sirene che continuano a suonare. Per colpa sua, Alessandro e Stefano hanno perso la vita e chissà quanti, dopo di loro, si troveranno nella stessa situazione. La giustizia punisce, ma non li farà tornare indietro. E allora? Allora chi me li restituirà? Chi? Alzo gli occhi al cielo, prego quel Signore grande perché sia tutto un incubo. Ma l’unica risposta che mi dà è una luce, una luce divisa in due. Due stelle che brillano più di tutte le altre.

     
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