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Autore

Layla Moments

in archivio dal 06 ago 2011

26 ottobre 1976, Ventotene (LT) - Italia

segni particolari:
Sono la ricetta magica che tutti sognano di toccare, possedere, respirare... è l’abbandono verso un mondo di piacere in cui i sensi cercano i sensi dialogando con tutte le sfere emotive del nostro corpo... le sensazioni più calde e profonde, quelle più vive, istintive... 

mi descrivo così:
Ero la principessa incantata che seminava polveri argentate e dorate dipingendo stelle nella notte e raggi color arcobaleno… Vivevo, crescevo, amavo… e tutto cambiava, viveva, cresceva… 

17 ottobre 2011 alle ore 20:39

Prima del nascere

Il racconto

Ero nel suo grembo, embrione fetale, posizionato al centro della mia sorgente di origine… lì ero nato, cresciuto per i primi 9 mesi di battito cardiaco… galleggiavo beato e silenzioso in questo liquido amniotico dai mille sapori: alimento e ossigeno al tempo stesso, mezzo uomo, mezzo pesce, una specie di ranocchio anfibio che gracidava nella gravidanza, mi spuntavano arti, protuberanze, dita e un minuscolo peduncolo tra le gambe… ero un fiocco azzurro, la cicogna mi stava traslocando dal limbo alla terra del peccato originale… un nuovo peccatore giungeva a recapito sul pianeta terra pronto per rigiocarsi la conquista dell’eden grazie ad un percorso ad ostacoli ricco di trappole, trabocchetti e difficoltà di ogni genere… ma alla fine il premio era un Jackpot senza precedenti… il Paradiso !!!! Non pensavo a nulla, mi rotolavo in questo grembo gioioso senza occuparmi di nulla, lei provvedeva a tutto e io rotolavo girovagando in questo cosmo liquido, placentico, mi avvitavo sul cordone ombelicale e ascoltavo il calendario astrale che mi chiamava alla luce, era laggiù… sul fondo del tunnel uterino percepivo una luce pelosa, profumava di piscio dolce e dorato… era la pista di decollo per la chiave del peccato, rampa di lancio per la gioia paterna ma quando giungevano spruzzati nel mio habitat schizzi incontrollati di sperma, milioni di spermatozoi si annientavano distrutti ai piedi del mio trono… non c’era più posto, giungevano tardi, il regno era già occupato, ero io la cellula vincente, quella che aveva conquistato il più grande trofeo di tutti i tempi, campione mondiale, oro olimpico, estratto dalla sorte quale vincitore unico del trofeo più ambito che si possa, appunto, concepire… il diritto alla vita, alla nascita, e non un diritto qualunque… io ero stato concepito nel ventre della donna più importante, la più bella, la più amabile, la madre di tutte le donne…

MIA MADRE…

Il posto era già occupato, l’ovaia me l’ero fecondata io, primo su milioni, miliardi di agguerritissimi rivali… che lotta furibonda! L’ho raggiunta, presa, posseduta, sono entrato in lei lasciando tutti a secco… loro sono diventati polvere organica, sono rimasti nel nulla, incompleti, ne maschio ne femmina, io ho tagliato il nastro, raggiunto il traguardo per primo e ora navigo tra queste calde pareti e godo del premio più grande, vivere nel ventre materno, essere una sua estensione, portare alle sue cellule riproduttive il codice genetico di mio padre, unirli, creare una nuova forma di vita che possa fondere le loro caratteristiche somatiche, chimiche, biologiche e… magari… persino spirituali… sono un frutto del loro amore… ero un seme senza destino e ora sono il più grande predestinato alla imminente nascita, vedrò la terra, pianeta forgiato dalla natura, sarò incarnato in un essere umano di genere maschile, potrò parlare, pensare, contare, sognare, amare…

Vivo di vibrazioni, percezioni, sento il suo battito cardiaco, il suo respiro, le sue palpitazioni emotive, il suo stato d’animo, sento tutto e vivo simbiotico in lei e con lei… rapporto unigenetico, armonia sensoriale e molecolare, anima della sua anima, tum… tum… le vene iliache scandiscono il tempo della mia procreazione come tamburi di pace, sarò uomo… sono un embrione… un germoglio interiore, una specie di tuorlo nell’uovo di origine, annaspo godendo il piacere straordinario di essere qui, dove tutti amano, tutti sognano, tutti esistono, vivono, crescono, nascono…

Fuori gli umani passano il tempo a contare in avanti… quanti anni hai? Quanto tempo è passato? A che ora vieni? Quando morirai? Fanno il calcolo di quanto è passato dalla propria nascita e quanto manca alla loro morte: è possibile infatti prevederla con una notevole precisione, tutti sanno quando moriranno, TUTTI! Pensate che su un pianeta che vive rotolando nello spazio da qualche miliardo di miliardi di anni ogni essere vivente può prevedere la sua data di morte con un margine di errore non superiore ai 100 anni! E’ veramente incredibile questa cosa e non tutti ci arrivano, no… passano la vita in paranoia a fare calcoli, programmi, progetti… ha ha!!! Io invece vivo fuori dal tempo, fuori dallo spazio, sono qui, chiuso e rinchiuso e i miei secondi, le mie ore, i miei giorni scandiscono al contrario…

“Quanto manca al mio nascere…?”

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