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in archivio dal 16 lug 2009

Loredana Lupo

16 luglio 1980, Partinico
Segni particolari: Sono UNICA, esattamente come gli altri!
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  • 23 luglio 2009
    La magia di un incontro

    Semplice e fresca mi appare
    la fanciulla ora al mio cospetto,
    parla di nulla di suo e ride forte
    quando le solleticano l'umore.
    Accosta le sue mani al dolce viso
    e timidezza le richiama dietro i lobi.
    Non cela, il capo chino, la porpora di labbra
    che lucifera il pallore di un volto invernale.
    Poco so di lei e tanto del perchè mi attrae:
    non occasione oggi mi darà di inventarla o
    riscoprirla: mi siede a fronte e ignora
    la sua rinascita con me.
    ... E il fascino di un attimo svanisce in minor tempo!
    Si leva, e soltanto mi concede di seguire, col
    sorriso del rimpianto, lei che si va.

     
    N.R. 18/02/00

     
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  • 26 aprile 2013 alle ore 18:25
    Lettera ad un amico speciale!

    Come comincia: Caro...
    so che non avrò mai il coraggio di inviarti questa lettera, ma sento il bisogno di scriverla ugualmente, è come se mettere su carta quello che ho dentro mi aiutasse a uscire fuori da questo senso di confusione e smarrimento.
    L'orgoglio di entrambi ci ha separati e continua a regnare sovrano tra noi, dettando le regole di ogni nostro incontro: ignorarci o salutarci appena è quello che riusciamo a fare, non andiamo mai oltre, IO non riesco ad andare mai oltre. Forse non è solo colpa dell'orgoglio, i ruoli che ricopriamo ci impediscono di essere sinceri, ogni cosa potrebbe essere vista in altro modo e anche il gesto più bello potrebbe essere considerato come falso. Ma è anche vero che preferisco rimanere nel dubbio che forse dell'affetto tra noi ci sia realmente e che preferiamo non celarlo, piuttosto che avere la certezza, con un tuo rifiuto, di essermi immaginata ogni cosa. Se solo ci fossimo conosciuti "prima"...sono certa che sarebbe andata diversamente, ma il destino ha voluto così, forse dietro c'è una ragione che ancora non riusciamo a scorgere, capiremo ogni cosa quando sarà arrivato il momento che ciò accada.
    Anche se le nostre vite si sono incrociate da poco, ho la sensazione di conoscerti da sempre. Dietro il tuo atteggiamento, spesso distaccato e inevitabilmente insopportabile, vedo un uomo fragile, ma al tempo stesso coraggioso, che non ha paura di inimicarsi il mondo intero, se questo significa dar voce a quello che sente dentro; un uomo che va avanti sfidando tutto e tutti pur di veder concretizzare i suoi sogni; un uomo che non si arrende alle minime difficoltà e che trova sempre il modo di riemergere. Sono una sognatrice anch'io, pensavo che per "crescere" dovessi smettere di sognare, ma adesso mi rendo conto che è il mio modo di stare al mondo, non potrei vivere senza i miei sogni e senza farmi trasportare ogni giorno dalle emozioni di vivere una nuova avventura o di imbattermi in un nuovo incontro. Tutte le persone speciali che ho incontrato nel mio percorso me le porto dentro, ciascuna di loro mi ha aiutato a scoprire parti di me che nn sapevo neanche esistessero. Mi hanno voluto bene forse di più di quanto io me ne voglia e con il loro AMORE sono riusciti a cambiarmi, a rendermi una persona nuova. Dai loro sguardi potevo leggere che loro credevano in me e questo ha contribuito al mio miglioramento. Tu sei uno di loro, non so quanto ci sia di consapevole o quanto di casuale in quello che è accaduto nella nostra storia, ma se sono riuscita a fare l'inimmaginabile è perchè leggevo dal tuo sguardo che tu sapevi che ce l'avrei fatta. Tu hai creduto in me, forse dalla prima volta che il tuo sguardo ha incrociato il mio, ed io ho voluto credere che avessi ragione e così ho acquistato quella forza e quell'energia che mi hanno fatto diventare quella che sono adesso.
    Credo purtroppo sia arrivato il momento di lasciarti andare, devo trovare il modo di portarmi dentro quanto di bello c'è stato tra noi, senza che il tuo ricordo mi tormenti ancora o che il pensiero di te riemerga nei momenti più inaspettati della giornata, facendomi perdere di vista la mia strada. Ma non è molto semplice: per iniziare a scrivere un nuovo capitolo della mia vita, devo chiudere quello che ho iniziato, ma come posso riuscirci se la nostra è una storia rimasta a metà! Il non esserci più chiariti, il non aver più parlato, non mi aiuta a concludere il capitolo che riguarda noi due. Da qui nasce l'idea di questa lettera, una lettera che non leggerai mai, ma che aiuterà me ad andare avanti, ad andare oltre, a liberarmi della tua presenza, per ritrovare dentro di me lo spazio per nuove avventure e nuovi incontri, che mi aiuteranno a prendere maggiore consapevolezza di chi sono.

    Un abbraccio sincero
    tua Narly
    26 aprile 2009

     
  • 31 gennaio 2011 alle ore 16:45
    Il primo giorno di supplenza non si scorda mai!

    Come comincia: “Pronto? L’insegnante Fortunata?”
    “Sì, sono io… ” - dico tutta assonnata, erano solo le sette e trenta del mattino ed io mi trovavo ancora tra le braccia di Morfeo.
    “Qui è l’Istituto comprensivo “Padre Pino Puglisi”, è libera o impegnata?”.
    ‘Beh… in verità sono single da un pezzo, ma che vuole questa!’ - pensavo tra me e me. “Scusi, mi chiama per cosa?” chiedo gentilmente.
    “C’è una supplenza su posto comune, è libera o impegnata!” questa volta il tono era più duro, forse aveva fretta ed io le stavo facendo perdere del tempo prezioso.
    ‘LIBERA…LIBERISSIMA SONO!!!’ avrei voluto urlarle, ma cerco di ricompormi e chiedo: “ma quanti giorni è?” Anche se in verità poco mi importava, avrei accettato anche per mezza giornata e pagata al 50%, speravo solo di cominciare a lavorare quanto prima, ma tutte le mie colleghe veterane del settore mi dicevano sempre che era una domanda che andava fatta, e allora eccomi là a farla, giusto per il piacere di seguire la “procedura” in ogni sua parte, con precisione.
    “E’ un’interdizione, accetta?”
    “Cosa? Interdizione?”.
    “Sì, l’insegnante che dovrebbe sostituire è in interdizione, ha preso un mese”.
    “Oddio, mi dispiace, ma è così grave?”
    “Per mettersi in interdizione… ma lei è libera o impegnata, non ho mica tutta la giornata io!”.
    “No, scusi, e che c’è la solidarietà tra colleghe, mi spiace davvero, chissà in che classe ha lavorato per arrivare all’interdizione!”.
    “Ha voglia di scherzare, senta, io non ho tempo da perdere!”.
    ‘Scherzare io, su queste cose serie, non mi permetterei mai, ma per chi mi ha preso la signora, e meno male che l’istituto è comprensivo!’ Ma per evitare problemi, rispondo solamente: “Mi scusi, sono libera, accetto, accetto, dove devo andare?”.
    “Bene, la scuola primaria è nel plesso distaccato di Croce verde, si rechi direttamente lì e poi passi dalla segreteria, nella sede centrale, per firmare il contratto”.
    “A che ora devo essere a scuola?”.
    “Tra… venti minuti, i bambini entrano alle otto”.
    ‘Cosa? Sì, certo, mi dia solo il tempo di vestirmi e mi teletrasporto!’ Il mio senso dell’umorismo era sempre in agguato, ma non era il caso farlo uscire fuori, visto che già la signora se l’era già presa tanto per la questione dell’interdizione ed io non volevo di certo rischiare di perdere il mio primo incarico. Allora mi ricompongo e con voce pacata le dico: “mi dia giusto il tempo di fare strada, purtroppo non abito in quella zona, mi occorrerà una mezz’oretta per arrivare, ma che dico, anche meno, anzi, mi metto subito in macchina”.
    “Bene, avverto la responsabile del plesso che sta per arrivare, faccia quanto prima, la classe è scoperta”.
    “Faccio subito, stia tranquilla, mi consideri già lì”.

    Inizia così la mia carriera, così com’era cominciata quella di tantissime altre insegnanti: con una telefonata. Io ero stata particolarmente fortunata (sarà merito del nome?!).
    Ricordo ancora che alla festa di laurea, in maniera davvero amichevole e incoraggiante, tutti quanti mi avevano fatto gli auguroni dicendomi: “Benvenuta anche tu nel club dei… DISOCCUPATI!”. Che teneri!!! Neanche il tempo di goderti la gioia per un piccolo grande traguardo, che già ti mettono in guardia per quello che ti attende. Questi sì che sono “veri” amici! E comunque, per via di queste “rassicurazioni”, avevo cominciato a mettermi il cuore in pace e a credere che, pur di acquisire la tanto declamata indipendenza economica, ben presto mi sarei messa a cercare un lavoro qualunque, anche sotto-pagato, e che nulla avrebbe avuto a che fare con il percorso di studi intrapreso. Invece no. Inaspettatamente la telefonata era arrivata prima di quanto credessi. A luglio la laurea, a ottobre la prima supplenza. Chi l’avrebbe mai detto!
    Mi preparo di fretta e mi catapulto in macchina, non sta bene arrivare in ritardo proprio il primo giorno di lavoro, non voglio dare un’idea sbagliata di me, di una che fa con comodo e che non prende sul serio i propri impegni e poi (non so quanto ci sia di vero), in base ad alcuni studi fatti da non so chi e non saprei dire bene nemmeno dove, per cancellare una prima impressione negativa sarebbero necessarie ben dieci successive impressioni positive. V’immaginate?
    Così faccio più veloce che posso e arrivo a scuola… in ritardo! Faccio un lungo sospiro e mi dico: ‘ok, puoi farcela, è ora di entrare.’
    Senza rendermene conto vado dentro incrociando le dita. Sono nervosissima, felice, impaurita, confusa, incredula. Insomma, sono letteralmente travolta dalle emozioni più disparate. Ad “accogliermi” (si fa per dire) è una signora corpulenta con una scopa in mano che in tono molto confidenziale mi dice: “hei ragazzina, dove credi di andare?” Mi sembra di tornare piccola, sono pronta a farfugliare qualcosa nel tentativo di difendermi, ma poi ricordo che non sono più un’alunna, lì vado in veste d’insegnante, devo dare l’idea di essere una sicura di sè, così riprendo il controllo di me stessa, alzo le spalle, rivolgo lo sguardo verso la signora e con voce pacata e sicura le rispondo: “buongiorno, potrebbe gentilmente indicarmi la classe della Favata, sono l’insegnante che la sostituirà.”
    “Lei una maestra è!” Mi guarda con occhi increduli e mi squadra dalla testa ai piedi. Poi fa una smorfia tipo a dire… “non c’è più mondo!” e mi fa un gesto con la mano per seguirla.
    Certo me l’ero andata a cercare, tra il mio aspetto da eterna bambina, con occhioni grandi e impauriti, e il mio modo di vestire, avrò dato l’impressione sbagliata. Con quei jeans scoloriti e la maglietta di Hello Kitty, lo zainetto e la mollettina tra i capelli a forma di farfalla, potevo essere facilmente scambiata per una ragazzina delle medie, magari di una di quelle dell’ultimo anno e con diversi anni di bocciatura alle spalle. Ma era così che immaginavo di presentarmi ai bambini il primo giorno di lavoro, esattamente com’ero, acqua e sapone e con un sorriso largo sulla faccia.
    Mi guardo intorno, il corridoio sembra interminabile, ma adesso comincio a rilassarmi. Sento l’inconfondibile odore di scuola, quello che sentivo anche da bambina. Guardo i cartelloni colorati nelle pareti, quelli fatti per dare il benvenuto agli alunni dopo la lunga pausa estiva e mi accorgo con piacere, guardando dalla finestra, che fuori c’è un meraviglioso giardino con un praticello ben curato ricco di piantine e fiori. C’è anche lo scivolo e l’altalena (io adoro l’altalena!). ‘ci porterò i bambini per fare merenda’ mi dico. Sono già che immagino la scena tutti fuori a scherzare e a ridere insieme, con il sole che illumina la giornata e tante farfalline colorate che svolazzano da un fiore all’altro, quando ritorno di scatto alla realtà non appena giungo davanti alla porta della mia classe.
    “Qua dentro deve entrare, c’è la sua collega ad aspettarla” mi fissa di nuovo, di nuovo la smorfia, questa volta accompagnata da un leggero scuotimento della testa in segno di disappunto, e va via, lasciandomi sola, davanti alla porta che mi condurrà nel mio futuro…
    ‘Ok entro’ -mi dico. Sto quasi per bussare, ma mi fermo poco prima che il mio pugno faccia rumore a contatto con il legno. Indietreggio, mi assale la paura: ‘e adesso che faccio? Cosa dico? Come mi presento?’ Riprendo il controllo, mi dico che le cose verrano da sé, vado di nuovo decisa, pronta per bussare, ma mi fermo di nuovo. Ho lo stomaco in subbuglio, mi sento come se dovessi fare un esame, ma è anche peggio, almeno lì ho idea delle domande che i professori mi potrebbero fare, c’è un programma ben preciso, ma con i bambini no, è sempre tutto imprevedibile, e poi loro hanno un fiuto eccezionale, sì, me n’era accorta durante le ore del tirocinio, fiutano la paura dell’insegnante e se questo accade… sei rovinato! Riprendo il controllo di me, che sarà mai, sono bambini ed io adoro i bambini, fiuteranno anche questo e le cose andranno bene. Inspiro profondamente, butto l’aria con la bocca e mi dirigo decisa verso la porta.
    Busso, entro e... (to be continued)

     
  • 27 gennaio 2011 alle ore 16:23
    Mi fido di te...

    Come comincia:

    Sono molto triste, delusa, amareggiata, arrabbiata. Non posso credere che sia accaduto davvero questo. LUI e LEI insieme, tutti lo sapevano, meno che me, io ero all'oscuro di tutto. Mi fidavo di lei, al punto da rinnegare quello che il mio sesto senso aveva invece percepito da tempo, pur di continuare ad illudermi che tutto andava bene. Continuo ancora adesso a fare finta di nulla, anche se ho la piena consapevolezza di chi ho di fronte, ma non riesco a staccarmi, ci sto così male!
    -Bhè, allora, mi stai a sentire? Che ti prende GiùGiù, ti sei incantata?-
    Quelle parole mi riportarono sul pianeta Terra, lei mi guardava sconvolta perché continuavo a fissare il vuoto senza nessuna espressione sul volto.
     -Oh, scusa Cri, ma sai...il lavoro...sono davvero stanca- le dissi, cercando di cancellare nei miei occhi quell'espressione piena di rabbia.
    -E lo vedo, non stai neanche a sentirmi, ti serve un po’ di riposo-, mi rispose lei con l'aria di chi sembra davvero preoccupata.
    -Mi basterebbe starti lontana e non vederti mai più o magari sarebbe stato meglio non averti mai conosciuto- urlavano i miei pensieri.
    Avrei voluto tanto che quelle parole uscissero fuori, ma le uniche che pronunciai furono: -grazie, sei davvero un'amica!"- e mentre le dicevo mi avvicinai a lei abbracciandola forte.
    E' incredibile come lo stesso gesto possa acquisire significati diversi a seconda della persona che lo interpreta: lei avrà pensato che avevo la necessità di comunicarle con quell'abbraccio il mio affetto, ma in realtà il mio unico desiderio era di stritolarla allo stesso modo in cui la mia "dolce metà" (alias, il BASTARDO) e la mia "tenera amica" (alias...credo che non sia il caso scriverlo, ma immagino avrete inteso perfettamente quello che avrei voluto mettere) avevano stritolato, strizzato, appallottolato...distrutto il mio cuore senza tanti scrupoli.
    Lei mi guardò dritta negli occhi e con un sorriso largo sulle labbra mi disse: -è per questo che sono qui, so che sei stanca, ti aiuterò io con la festa a sorpresa di Francesco.-
    -Quale festa a sorpresa! Non siete stati forse voi due a farla a me la sorpresa!- ancora i miei pensieri che non volevano saperne di tacere.
    -Che cara- le risposi -non so come farei senza di te.-
    -Allora...- cominciò lei- ho già contattato tutti gli amici...ho qua la lista degli invitati, vedi se manca qualcuno-
    Presi quel foglio in mano e cominciai a controllare i nomi ad uno ad uno. -Già...spero che vengano tutti Cri...ho in mente un finale a sorpresa- le dissi con un sorriso di plastica stampato sulla faccia.
    -Davvero? Di che si tratta!- mi chiese incuriosita.
    - Non posso dirti nulla per il momento, vorrei tanto potertene già parlare, ma voglio che sia una sorpresa anche per te-, le risposi con un sogghigno sul volto.
    Ma sì...finalmente avrei dato forma all’idea di vendetta alla quale avevo pensato: li avrei svergognati davanti a tutti. -Questo compleanno dovrà ricordarselo per sempre quel bastardo...tutti dovranno sapere quello che mi hanno fatto...ma che sto dicendo...lo sanno già...che stupida...sono solo io a non sapere nulla...solamente io...la diretta interessata...che stupida...quale vendetta...sarebbe solo un'ulteriore umiliazione per me...-
    -GIUUUUU, ma che ti prende, mi senti?!- Era di nuovo lei che mi riportava alla realtà, questa volta oltre a urlarmi contro mi strattonava anche. -Dimmi cosa ti turba, così mi fai stare in pena, sai che di me puoi fidarti- mi disse.
    La guardai assente, non c'era più rabbia, ma solo rassegnazione, e con voce tremante le sussurrai: -lo so che posso fidarmi di te, ma credimi, è solo un po’ di stanchezza...-
    -Stanchezza cronica amica mia, sei messa davvero male! Ma adesso devo andare, si è fatto tardi, allora ci si vede stasera per la festa.-
    L'accompagnai alla porta, un bacio e lei andò via ignara della lotta violenta delle emozioni che avevo dentro. Chiusi la porta e mi accasciai per terra, cominciai a piangere a dirotto, non riuscivo a calmarmi, non riuscivo più a capirmi, non sapevo più veramente quello che volevo. Da un lato la rabbia che richiamava la vendetta, dall'altro la paura di rimanere da sola. Mi accorsi che anche se erano passati sei mesi dalla tremenda scoperta, non ero ancora pronta per affrontare la verità. Decisi allora di prendere la soluzione più semplice: tradire me stessa, continuando a fare finta di nulla... 
     

     
  • 13 agosto 2009
    Lettera aperta

    Come comincia: I nostri sogni e desideri cambiano il mondo...
    Ma sarà davvero così! Forse avere sogni non è sufficiente... occorre avere la forza e il coraggio di trasformali in qualcosa di concreto e reale, ma non è così semplice, soprattutto se si è da soli.
    Sembra di vivere in un mondo in cui tutto va esattamente al contrario: vieni valutato in base a quello che hai e non per quello che sei; le persone, che dicono di esserti amiche sono pronte a pugnalarti alle spalle in qualunque momento in cambio di denaro e potere, si è disposti ad aiutare chi in realtà non necessita di aiuto e le persone che sono davvero in difficoltà sono lasciate SOLE. Tutto questo ti sembra strano? Eppure, caro amico, questa è la realtà!
    Non avrebbe più senso nulla per me, non avrebbe più nemmeno senso scrivere se non fosse per la forte consapevolezza che non si vive veramente se non si spende questa vita non solo per dare una mano all’altro, ma per costruire condizioni di giustizia, per interrogarsi sul perché di ogni cosa. Questo è e resterà il mio impegno costante, puntuale, assolutamente non delegabile.
    "Per cambiare gli altri, occorre prima cambiare se stessi" ed io voglio proprio cominciare da me: devo affrontare le mie insicurezze, le mie debolezze, devo trovare la forza che mi consentirà di dare forma alle mie idee.
    È innegabile la paura, la paura di non farcela e di non concludere nulla. Ma non sarebbe anche peggio non provarci affatto? Sarei una vigliacca, non posso fare finta di nulla, mettere la testa sotto la sabbia, devo lottare a costo di pagarne personalmente le conseguenze. Molti continueranno a dirmi che sono una povera sciocca, un'ingenua sognatrice che non ha ancora capito come gira il mondo, ma preferisco continuare a sognare ad occhi aperti se questo mi consente di continuare a credere che qualcosa può davvero cambiare.
    Se è vero, così come credo che sia, che l'Universo si prodiga affinché ciascuno realizzi la propria "leggenda personale", allora riuscirò nel mio intento e anch'io contribuirò, anche se in piccola parte, a creare le condizioni per rendere il mondo un posto meraviglioso in cui vivere.
    Ma adesso devo lasciarti, spero che queste parole risuonino nel tuo cuore affinché non sia sola nella mia battaglia, ma possa contare sul tuo sincero e necessario aiuto. Perché da soli si è deboli, ma insieme si trova la forza per affrontare ogni avversità.

     
  • 16 luglio 2009
    L'amore immaginato

    Come comincia:

    L’amore, sentimento intenso e totalizzante che ci fa tornare bambini…
    Vi siete mai innamorati? Che domanda stupida, chi almeno una volta nella vita non si è innamorato! E se poi si tratta di un amore impossibile? Le cose si complicano terribilmente così come nella storia che vi sto per raccontare, una storia che parla di una LEI che incontra un LUI e si innamora…
    Lei era giunta in una fase della vita in cui credeva che nulla sarebbe più cambiato. Troppe volte era stata delusa da chi reputava amico, troppe volte si era dovuta ricredere su una relazione che riteneva autentica. Così le sue speranze d’ingenua sognatrice erano cominciate a sbiadirsi, per lasciare il posto alla cruda realtà di tutti i giorni. Ma quando tutto sembrava oramai essere scontato, quando ogni cosa aveva cominciato a perdere valore e significato, visto che ogni suo tentativo di combattere i soprusi e le ingiustizie risultava vano, ecco arrivare LUI, che con la sua determinazione e il suo coraggio era riuscito a far riaccendere in lei quelle voci mai sopite che urlavano giustizia e solidarietà.
    I due erano così simili, ma allo stesso tempo così diversi! Lottavano per lo stesso scopo e le loro anime erano legate da una forza misteriosa, ma nella vita reale erano rivali.

    Era come se ci fosse tra loro un tacito accordo: gli sguardi, il modo di comunicare con frasi di cui solamente loro comprendevano il significato sotteso, gesti apparentemente insignificanti agli altri che diventavano per loro portatori di messaggi carichi di emozioni.
    Il loro modo di osservarsi silenziosamente e di guardare con accortezza ogni dettaglio, ogni singola espressione, ogni cosa, tutto faceva intendere, a loro due solamente, che erano più uniti di quanto potessero immaginare, affinità elettive che il destino crudelmente aveva fatto incontrare senza dare loro la possibilità di stare vicini alla luce del sole.
    Non era previsto e non sarebbe dovuto accadere, ma era successo, si era innamorata, e la giovane donna cercava di capire in che modo dimenticarlo. La loro era una storia impossibile, i ruoli che ricoprivano, gli ambienti che frequentavano, la vita che conducevano, non c’era nulla che avessero in comune e ogni cosa portava a dire che era opportuno non andare “oltre”. Per far sì che tutto andasse nel migliore dei modi era necessario innanzitutto non far capire nulla agli altri, ma cominciava a diventare decisamente complicato. Lei sentiva sempre più forte questo legame con quell’uomo misterioso che era riuscito a ridarle la speranza e la voglia di lottare e spesso si tradiva arrossendo o chinando lo sguardo, perché incapace di reggere lo sguardo di lui, quasi avesse paura del fatto che solamente guardandola lui avrebbe avuto modo di leggerle dentro. Lui, poi, cominciava a proteggerla più del dovuto e forse questo avrebbe cominciato a destare dei sospetti negli altri.
    La situazione che si era venuta a creare rendeva i due ancora più uniti e il loro amore ancora più magico. Vivevano di piccoli momenti, di fugaci incontri casuali, che lasciavano l’amaro in bocca e il desiderio forte di vedersi, abbracciarsi, la voglia di raccontarsi, ma nessuno dei due avrebbe mai fatto il primo passo.
    E come tutte le grandi storie d'amore, la storia di questa LEI e di questo LUI sarebbe rimasta solamente nell'immaginazione di entrambi, o forse solamente nei sogni della giovane donna, che ancora una volta si era lasciata trasportare troppo dalle emozioni, al punto da immaginare una storia che nella realtà non era mai cominciata...

     
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