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Autore

Lorenzo Bonadè

in archivio dal 18 dic 2009

14 novembre 1980, Codogno (LO)

02 novembre 2010

Mattatoio. Pezzi facili

di Lorenzo Bonadè

editore: Blu di Prussia

pagine: 59

prezzo: 7,00 €

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Una serie di "pezzi facili", così come ha scelto di chiamarli Lorenzo Bonadè. Riflessioni crude e sincere che mettono il lettore difronte a sentenze o da contestare o da ingoiare amaramente.
Si potrebbe inserire "Lorenzaccio" nella cerchia dei poeti "Maledetti", forse facendo un grosso errore o forse prendendoci in pieno. Di certo, un moderno Baudelaire rischierebbe la stessa poesia, andrebbe alla ricerca degli stessi attimi di ebbrezza; unico appiglio a una realtà lontana dal proprio essere, e soffocante.
Il libro è macchiato da questi pensieri, che si dileguano nell'universo bastardo dello scrittore lombardo. Immagini, spesso, al limite dell'irriverenza, a volte blasfeme, a volte vere e proprie bombe a ciel sereno.
Nessuna accusa a questo schizzo d'arte, quel che è chiaro nei versi e nelle parole di Lorenzo, è che lui va alla ricerca di una truffa. Di una truffa cosciente in cui inabissarsi senza credere più a niente.
Quest'universo letterario sembra non  reggere l'immobilità di un mondo vissuto amaramente. Non c'è pace, e solo "con la caduta di ogni tabù si accarezzerà la pace sulla Terra".
Ma quello che potrebbe affascinare il lettore è la voce di Lorenzaccio. E' una voce che risulta come un elemento distaccato dalla persona. Un suono per l'appunto impersonificato, che getta tutto in pasto ai maiali, senza fare nessun tipo di cernita.
E' grazie al caos che la letteratura ha quel suo senso di esistere: è grazie a voci senza cuore siamo in grado di emozionarci, è grazie a un Bonadè che vorrbbe rinascere "brutto, ignorante e modesto" che l'arte ha un senso nella nostra vita.
La raccolta di pezzi facili "Mattatoio", ha un sapore di vino dal retrogusto amaro con tante sigarette fumate tra un bicchiere e l'altro. E' un vortice caldo che attrae in una valle fredda.
"Mattatoio" è alla sua terza ristampa; e qualcosa vorrà pur dire.

recensione di Paolo Coiro

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