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in archivio dal 29 nov 2007

Luisa Angelucci

13 dicembre 1981, Ascoli Piceno
Segni particolari: I non particolari
Mi descrivo così: E' una lunga passeggiata attraverso le immagini infantili

elementi per pagina
  • 17 gennaio 2008
    Arte e artefizi

    Strette le sottane di questi borghi,
    il fumo dei secoli sulla loro pelle,
    fredde e vibranti forme armoniche,
    sanno raccontare di quel luogo,
    quando erranti passanti,
    sapevano stupirsi per un sanpietrino,
    ed il silenzio delle mura,
    raccoglieva energia da contemplare.
    Un ponte si innalza sopra di me,
    mostruoso pensiero di superiorità,
    di chi ha dato l'idea ma non la forza.
    Una stanza per accogliere sei sensi,
    anime ritrovate, accompagnate da un suono di sitar,
    conosciamo la luce del ritrovo,
    nella sensibilità di persone,
    zingare di questa danza clandestina.

     
  • 04 dicembre 2007
    Ardea novella impressione

    L'abbandono del bivacco,
    quando la serenità incominciava ad allietare,
    quel gotico delle campane , nell'aria ritoccare.
    E perbacco, ritrovarsi circondati dal nuovo,
    già vissuto e consumato,
    luogo sterile, ma non sterilizzato.
    Rimpiango il caso, diventato alcova,
    quando la notte sorseggiava un tè,
    intima e silenziosa, la montagna,
    che anche oggi, con il suo scuro pigiama,
    lontano, raccoglie le nostre mura a luci spente.

     
  • 29 novembre 2007
    La mia tradizione

    Banchi di nebbia,
    sulla prosperosa pianura nel dì d'inverno,
    quando spoglio si presenta ai miei passi,
    il tappeto d'oriente.
    Cercando quel che ritroverò immutato nel ricordi,
    dettagli di un'infanzia, colori di spezie,
    ingenuità sulle gote.
    Casolare nel vuoto, coi profumi di sapori famigliari.
    Riempie il rimpianto, smarrito in quei giorni di festa,
    quando piansi per lei.
    Tace ancora la stanza di bianco vestita,
    apre la porta l'odore d'usato,
    quando il mattino era rito di bucato.
    Passione nel saziare la lingua, come  il fuoco,
    arde la legna nel camino,
    traballa luce bagnata dalla neve.
    Quel giorno di tanti,
    ricordo ancora lacere le gonne,
    e tradizione nelle unghie e sui capelli.
    Lenta la stagione del ritrovo,
    la sedia vuota con trama ed ordito
    del suo zelante cucito,
    del suo ricordo la tenerezza,
    quando, sua bambina mi sorprese,
    con un soffio arrivò,
    l'addio.