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Autore

Marco Gabrielli

in archivio dal 13 feb 2012

Roma - Italia

08 maggio 2012 alle ore 19:23

Volontà di potenza

di Marco Gabrielli

editore: Aletti

pagine: 80

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Il saggio di Marco Gabrielli rappresenta un viaggio profondo e "cinico" - cioè spregiudicato e imparziale - nel pensiero nietzschiano, in particolare in uno dei suoi elementi cardine, la volontà di potenza, che il filosofo aveva rifiutato di schematizzare per non commettere "una frode metafisica". Il nostro autore, invece, intende accordare questo concetto con le altre parti della filosofia di Nietzsche, in modo da comporre di essa un buon ritratto, secondo una metodologia già suggerita da Pascal nei suoi Pensieri, tra qualità concordanti e contrarietà, per comporre un quadro sensato e completo. Sviluppando un percorso che gradualmente avvicina il lettore alla comprensione, l'autore inizia definendo la volontà di potenza come energia vitale, anzi come carattere della vita, cioè inclinazione a espandersi, a divenire di più, a essere forza motrice e generatrice, dall'interno rispetto al mondo esterno. Dopo aver posto brevemente a confronto su questo punto Nietzsche e Schopenhauer, Gabrielli affronta il tema del nichilismo, definito come come "modo di pensare divino" poiche' negazione di un mondo vero, cioè concepito come scevro da falsità e menzogne, a cui si oppone invece la "Realitat" del corpo che è principio di identità ed autoaffermazione, ''unione delle parti in lotta per stabilire l'equilibrio''. Allo stesso modo la volontà di potenza ottiene senso come "volontà di vittoria contro ciò che si oppone", quindi come forza verso la crescita, verso uno scopo superiore, spinta che porta alla divinizzazione stessa della volontà,e quindi all'eliminazione di Dio e alla concezione del superuomo. Così è definito l'uomo che sa essere ponte e non scopo ultimo, sa essere passaggio - e non tramonto - verso "l'oltre", verso l'aldilà. Strumento del superuomo è la memoria che riesce a divinizzare l'esperienza, cioè a perfezionare gli scambi tra volontà e realtà, in un flusso temporale in cui la vita del singolo è continua affermazione, è eterno ritorno. E per vincere nell'aspro duello tra verità e apparenza, tra coscienza e menzogna, la volontà ha un'arma di invincibile bellezza, che è l'arte, una "menzogna idealizzante, creatrice di vita", poichè più lontani si è dal vero, migliore è la nostra esistenza. Così alla fine di questo breve ma intensissimo e complesso saggio, un invito ci è affidato come dovere: non nascondersi nella menzogna ma perseguire la verità, ritrovare al di là di ogni parvenza la coscienza, la fede nella volontà, la fede nell'uomo.

recensione di Sabina Mitrano

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