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in archivio dal 23 set 2008

Mario Monferrini

25 gennaio 1949, Rieti
Mi descrivo così: Un sognatore pronto ad innamorarsi dei luminosi panorami che il cuore e la natura ci offrono generosi.

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  • 31 dicembre 2014 alle ore 10:23
    Sapere senza conoscere

    Oggi ho molto imparato.
    Ricordo tutto o quasi.
    Ora so risolvere tanti problemi.
    Ho capito il nesso tra sapere e soluzione.
    Mi sento forte, pronto.
    Soddisfatto,in strada, corro, volo.
    Imprevisto un sorriso giovane allegro mi colpisce
    si stampa sulle pupille distratte.
    Un corpo leggero provocante
    invita il desiderio a destarsi .
    Un tremore, vibro all'incontro inatteso.
    Non ho studiato questo problema.
    Passo avanti , bocciato.
    Non ho risolto il quesito dei quesiti
    non ho risposto alla domanda :
    chi sono ?

     
  • 30 dicembre 2014 alle ore 12:18
    Parola mai nata

    La voce chiede di esser parola
    la parola respinge il pensiero
    il pensiero richiama la voce.
    Afona,asfittica,muore,abortisce.
    Il tutto non detto si adagia nel nulla interiore
    segreto mai svelato
    nell'io assente dell'essere non essere.

     
  • 24 dicembre 2014 alle ore 13:57
    Il pensiero ho liberato

    Il pensiero bussa come ogni giorno.
    Più volte al giorno.
    E' un pensiero di storia , di desiderio ,
    di vicinanza, donazione , intimità,
    di sorrisi , aiuti, presenze , calore.
    Oggi lo libero .
    Lo osservo mentre fedele ad ogni curva
    si lascia posare sulla tua persona.
    E' un attimo ,
    obbediente al richiamo ,
    già si appresta al ritorno
    nel battito di ciglia
    fugace svanisce.
    Le labbra socchiuse e increspate
    sono rimaste ,
    una traccia il pensiero ha lasciato
    in quel bacio rubato o forse ... donato ?

     

     
  • 03 gennaio 2014 alle ore 16:00
    Assenzapresenza

    Ti guardo.
    Esplode lo spazio
    intorno
    ad espellere intrusi,
    la rabbia del mondo
    sulla luce
    dei tuoi occhi
    si accheta.
    Toccato
    dalle volute di carne
    delle tue labbra
    freno il corpo
    mentre l'incompleto respiro
    affanna il pensiero
    che docile
    accompagno al doveroso riposo.
    Un dispiacere
    sottile e impossibile
    veste del tuo ritorno
    la sfumata figura
    per una perdita ripetuta ,
    nuovo alimento
    per una presenza
    senza tempo.

     
  • 06 dicembre 2011 alle ore 11:59
    La porta dell'orizzonte

    Un orizzonte
    porta aperta o chiusa alla mente ?
    Un melanconico cielo di pioggia ...
    Solitario segno di vita
    l'oscillare annoiato di fronde di pino
    al solletico di un vento
    tardo al riposo.
    Il tempo si presenta
    paradosso impalpabile, inafferrabile
    stringente
    in una presa senza fraintendimenti...
    Mi vuole tutto, suo,
    non sa che quel ricordo
    così dolcemente custodito nell'io
    ha aperto la porta dell'orizzonte,
    fuggo attraverso un cielo già spento
    libero e felice

     
  • 06 febbraio 2011 alle ore 17:46
    Pensiero in volo

    Corre il tempo
    tra nuvole e sole.
    Lascia una scia
    di profumi e di luce
    che vaga sospesa
    nell'aria immobile.
    Velocità e stasi
    ricordo e futuro
    confondono il presente
    attento e paziente
    a cogliere l'ebbrezza
    di un sentimento
    antico e nascente.
    Eravamo, siamo , saremo
    dove, come  lo sapremo
    quando nuvole e sole
    avranno finalmente partorito
    il nostro infinito.

     

     

     
  • 06 febbraio 2011 alle ore 17:41
    Meriggio di Agosto

    L'aria leggera
    luccicante di sole
    sul prato irsuto s'è adagiata
    ancora verdeggiante di rugiada.
    Danzano i rami
    al suono della brezza
    che il mare vicino
    alimenta mai stanco.
    Rossi carminio
    ostentano le buganvillee
    riposo per api in cammino
    segnali di sentiero
    per bianchi sbattiti
    di farfalle sperdute
    tra oleandri, ibiscus,
    margherite e velluti di rose
    nei mille riflessi
    profumate e sontuose...
    vibra anche il pino
    sotto il peso inconsapevole
    del passero in transito
    fondale
    al placido, abbandonato riposo della gatta
    che, all'ombra del pesco,
    attende la sera
    per la lezione di caccia
    ai suoi piccoli impanzienti.
    E mosche e lucertole e libellule
    e ranocchie si appropriano
    dei loro angoli di giardino
    padroni di un territorio
    possesso essenziale
    per difendere la vita
    al calar della sera.
    Se ti abbandoni, immobile,
    in quest'antro di paradiso,
    il ritaglio del cielo sbiadito
    nell'incedere del sole
    diventa un progetto di luce
    nell'attesa così certa a venire
    della notte stellata
    manto annerito
    di bagliori di infinito.
    L'andare
    di silenzi e dolci sussurri
    di stasi e repentini movimenti
    mi invade
    docile,sottomesso
    mi lascio, sereno,
    catturare.

     

     

     

     

     
  • 20 maggio 2009
    Passione

    Alle spalle
    un agguato
    a prendermi
    sorpreso
    indifeso
    offeso.
    Mi arrendo
    al piacere
    di darmi
    al desiderio
    del pensiero
    vacante
    tra corpi
    e passione.
    Fantasia
    liberata
    finalmente
    a spandere
    forza
    violenta
    di possesso
    percossa
    irrefrenabile
    ai confini
    del lecito
    andare
    dell’ipocrita
    amare.

     
  • 23 settembre 2008
    Oblio definitivo

    L’umido respiro la terra,
    stretta dal pensiero collettivo,
    ha perso per sempre.

     

    Giovane ingegnoso,
    l’ideale senza mercato
    avvizzisce in putrescente inutilità.

     

    Recisa,
    l’ultima mano tesa
    è venduta,
    souvenir del tempo andato,
    oblio che espande 
    nel frenetico ritmare del giorno
    a soffocare la voglia del cuore
    deluso e stanco
    di tornare padrone dell’io.

     
  • 23 settembre 2008
    Rom

    Antica presuntuosa ricchezza
    ti sbatto contro;
    superbo cristiano
    sprigiono orgoglioso
    la storia del vincitore.

     

    Cupo, profondo di tenebra,
    il mendico tuo sguardo,
    sfida altera in attesa,
    cattura il maschio mio desiderio
    già arrendevole,spoglio, smarrito.

     

    Ammaliante frattura


    dilegua confini di razza
    pregiudizi di censo;
    bambino redento
    rigenero, laico e fraterno
    mentre i tiepidi raggi
    di un sole universale
    ci avvolgono tutti.

     
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  • 13 giugno 2013 alle ore 18:47
    Francesco

    Come comincia: Muore zio Francesco , la sera alle 20,00 di un lunedì di Dicembre al Policlinico Gemelli. Viveva da solo. Aveva 76 anni. Credo abbia centrato esattamente l'età che le statistiche attribuiscono alle aspettative di vita per gli uomini. Ti puoi dire fortunato di essere nella media , poteva andare peggio ma poteva anche andare meglio . Sto per compiere i 50 anni e i 26 che mi separano dall'età di mio zio mi sembrano ancora tanti e così lo sguardo mantiene la luce di futuro che trasmette l'energia per continuare a perdere tempo con le tante cazzate che ci inventiamo o inventano per noi politici , preti e venditori . Comunque zio Francesco se ne è andato.
    Bianco-nero , Ci sei - Non ci sei, Vivo-Morto, Tutto - Nulla .
    Un interruttore e splash , sei andato.Hai lasciato i tuoi documenti, gli assegni, i vestiti , i libri , le parole crociate con il cruciverba che volevi completare appena saresti tornato a casa , quella casa chiusa in fretta con un piatto sporco nel lavello e i calzini da mettere in lavatrice . La posta lasciata in salotto la volevi aprire con calma per occupare un poco del tuo tempo solitario . Ti scriveva solo l' Enel o l'Eni e qualche Onlus e sempre con il loro biglietto da visita , un bollettino di conto corrente da compilare con qualche migliaia di lire. Non ti eri sposato e i tuoi legami più forti erano con noi nipoti e i tuoi fratelli vicini e lontani.
    Eri, sei, sei stato, sarai sempre ... la scelta del verbo scopre il nostro pensiero sulla vita , smaschera la nostra fede o il nostro laicismo ... a me piace dire sei ... un uomo di una bontà rara . Mai un rivoltarsi contro , una frase aggressiva, una critica cattiva, i tuoi occhi trasmettono una profonda calma , una rassegnazione serena al destino, una umiltà scelta, voluta , consapevole e per questo serena, non invidiosa nè tanto meno rabbiosa.
    Avevi dovuto allenare la tua rassegnazione , giovane soldato fascista in terra di conquista quando governanti presuntuosi ritenevano ancora che la terra , lo spazio fossero gli ingrdienti indispensabili per il potere . Quale pazzia vissuta con ingenua accoddiscendenza da tanti o con complice collaborazione da pochi , quale pazzia aveva travolto l'Europa ! E tu c'eri dentro come attore , spinto a forza sul palcoscenico e la recita poteva costarti la vita !
    Non mi hai mai raccontato la tua avventura in Grecia e tutto l'accaduto l'ho appreso dai racconti dei tuoi fratelli . La prigionia, gli stenti, le punizioni, le violenze subite, la fuga e la malattia riportata in patria a ricordo di quel viaggio non certo di piacere. Invalido di guerra ! Da bambino non capivo il significato di quel nome che rimase sempre legato alla tua persona come un marchio indelebile . La tua malattia non era visibile ma c'era , paziente, in attesa da qualche parte del tuo corpo , pronta a prendersi quanto le spettava a tempo debito.
    E il tempo previsto è arrivato il 28 Dicembre alle otto di sera con il rantolo disperato , il tuo primo e ultimo grido scomposto !

     
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