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Poesie di Mario Vassalle

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  • 11 luglio 2012 alle ore 22:04
    L'orologio a pendolo

    Un rintocco,
    un solo
    rintocco.
    Breve e conciso,
    svanisce
    nella penombra
    ovattata,
    anonimamente.
    Nella notte
    insonne,
    introduce
    la coscienza
    del tempo
    nel corso
    irrequieto
    dei miei pensieri.
    E qui
    ha la sua eco.
    Nella quieta
    ansia
    che lo sa
    perduto
    per sempre.
    Nell'acuta
    coscienza
    che tanto
    muore di me.
    È il marchio
    che segna
    i confini
    mobili
    di una vita
    che passa
    e dell'eternità
    che resta.

  • 11 luglio 2012 alle ore 21:59
    Ansia

    Come il fiore
    di loto
    freme
    indifeso
    al primo vento
    d'autunno,
    così,
    rapido,
    un brivido
    d'ansia
    incrina
    le fragili
    venature
    dell'anima

  • 16 maggio 2012 alle ore 1:41
    Il bosco sotto la neve

    Nella fredda
    aria di cristallo,
    gli abeti,
    immobili
    e compatti,
    punteggiano
    il bianco tappeto
    di neve,
    incontaminato
    da ombre
    o da suoni.
    Ma in una radura,
    i raggi del sole
    fendono
    il muro di verde
    con oblique
    lame lucenti.
    Al loro tepore,
    dai rami pendenti
    a tratti
    cade
    una breve
    silente pioggia
    di scaglie
    di neve.
    Volteggiando,
    discendono
    lente e dorate
    lungo la scala
    dei fasci
    di luce.
    Nel loro
    intermittente
    luccichio,
    fuggevolmente
    parla
    il silenzio.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:25
    Migrazione di anatre

    S'addensano
    veloci
    di grigio
    le nubi,
    su cui si profila
    la sagoma
    svelta
    di un volo.
    Qualcosa
    mi lascia.
    Qualcosa
    di me.
    Come le anatre
    dal collo
    sottile,
    vorrei
    migrare
    dove
    la coscienza
    del tempo
    si perde
    in un'eterna
    estate
    di sole.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:23
    Foglie d'autunno

    È solo
    una brezza
    frizzante.
    Eppure
    ad ogni
    folata
    si staccano
    a frotte.
    Come coriandoli.
    Ma non
    c'è
    gaiezza:
    solo
    un sottile
    sentire
    che dentro
    fa male.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:22
    Il mare al tramonto

    Dorme
    l'immane forza
    del mare.
    Come un lento
    respiro,
    si solleva
    il ritmo
    delle onde
    dalla sua quiete
    screziata
    di riflessi
    dorati.
    Onde lunghe
    e lontane
    che avanzano
    leggere
    con la sciolta
    movenza
    di un gabbiano
    che scivola
    d'ala.
    Ancora un'onda.
    Si avvicina
    alla riva
    raccogliendosi
    intorno
    alla cresta.
    Si tende.
    Cresce rapida
    ora.
    Ora è
    una curva lama
    di verde
    la cui trasparenza
    trascolora
    in una frangia
    di spuma.
    Con rapida mossa,
    s'incurva
    in fili
    di bianco
    frantumandosi
    in un ribollio
    di schiuma
    possente.
    Lambisce
    la sabbia
    lucente
    con un gesto
    spazioso
    e ritorna,
    ormai quieta,
    a vestire
    di un bianco ricamo
    l'onda
    che viene.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:20
    Una nuvola a Coney Island

    Era tutta
    rosa
    un minuto fa.
    E lo è
    ancora
    nel suo bordo
    di sotto.
    Una spuma
    insensata
    di un rosa
    acuto.
    Ma il resto,
    di un diafano
    grigio,
    si scioglie
    nel vento.
    Un gelido vento
    che batte
    gli obliqui
    raggi
    del sole
    arancione.
    La sabbia
    s'avventa
    ad ondate,
    fredda
    e insistente,
    quasi non
    ci fosse
    un domani.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:18
    Alle sei del mattino

    Nel silenzio
    del primo
    mattino,
    le foglie
    dormono
    ancora
    quiete
    dal vento.
    Ancora
    dorme
    la lunga fila
    dei tetti
    nella pungente
    aria autunnale.
    Ma su
    un camino,
    mobile,
    incredibilmente
    mobile,
    volubile,
    anzi frivolo
    un filo
    di fumo danza.
    Candido,
    si piega
    in volute
    improvvise
    e si scioglie
    nel nulla.
    Ora,
    è un rigiro
    pigro
    che si dipana
    in mille
    fili sottili.
    Ora,
    s'addensa
    in un ricciolo
    grigio
    ma chiaro.
    Forse,
    questa danza
    silente
    è in onore
    del giorno
    che nasce,
    di un giorno
    pur nuovo.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:17
    Giochi di luce

    Nel primo
    mattino,
    come petali
    nella brezza
    d' aprile,
    folleggiano
    le oblique
    lame
    di luce
    nell'acqua
    turchina.
    Con danza leggera,
    muovono
    ombre diafane
    sul fondo
    di rena.
    Nel fresco silenzio,
    il sole
    che nasce
    colora
    di vita
    la trasparenza
    del mare.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:14
    All'alba

    Come,
    nel silenzio
    notturno,
    la pallida
    luna
    improvvisa
    rischiara
    di un freddo
    chiarore
    le steppe nevose,
    così
    l'ansia
    pervade
    l'anima tutta.
    Penombra
    senza
    ombre,
    impalpabile
    eppure reale,
    acuta
    eppure non triste.
    Porge
    lo specchio
    all'anima
    che si misuri.
    Rischiara
    dentro di me
    i recessi
    profondi,
    le radici
    del cuore.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:12
    Bambole

    Hanno
    gli occhi
    dallo sguardo
    di vetro,
    i capelli
    di stoppa,
    le guance
    sempre rosate,
    il sorriso fisso,
    il pianto
    a comando
    e le gambe
    senza i ginocchi.
    Eppure,
    c'è chi
    le ama
    teneramente.

  • 15 aprile 2012 alle ore 1:34
    Le vie del cuore

    Corri nel petto
    con impazienza
    ed ardore,
    insofferente
    della troppo
    logica mente.
    Consideri
    la saggezza
    come un'astratta
    sciocchezza,
    e la riflessione
    come un'imposizione.
    Procedi impetuoso
    anche quando
    non sei
    virtuoso.
    Sei spensieratamente
    felice
    quando segui
    i sentieri
    dei tuoi desideri.
    I sogni più fantastici
    sono
    per le tue emozioni
    la realtà
    con cui ragioni.
    Ti abbandoni
    ad ogni nuova
    speranza
    come ad una piacevole
    danza.
    Quando ti senti
    ispirato,
    canti,
    anche se
    fuori il sole
    non c'è.
    Ogni tanto
    sei affranto
    perché vedi
    un tuo sogno
    infranto.
    Ma ad ogni delusione
    opponi ostinato
    una nuova illusione.
    Sempre proteso
    verso il futuro,
    ti sembra
    che il tempo
    scorra
    troppo lento.
    Sciocco,
    non sai
    che nessuno
    dei tuoi battiti
    tornerà mai?
    Eppure, sei tu
    a dar significato
    a quasi tutto quello
    che di più caro
    mi è dato.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 22:17
    La coperta gialla

    S'increspa,
    tutta
    rigiri,
    fino alle
    frange
    lontane
    al di là
    del cerchio
    di luce.
    Come la sabbia
    dorata,
    il suo giallo
    ha il denso
    calore
    di un pomeriggio
    d'estate.
    Un gran giallo
    pieno
    d'audacie
    che sfuma
    ai confini
    della luce
    sommessa
    di una lampada
    a fiori.
    Il tappeto
    celeste
    la chiude,
    come l'assalto
    del mare
    gli scogli
    assolati.

  • 25 dicembre 2011 alle ore 0:34
    Giugno

    È una luce
    strana,
    diafana
    e gialla,
    che erode
    il margine
    bianco
    delle persiane,
    che

    una vita
    spettrale
    alle tende
    di mussola.
    C'è
    ancora
    silenzio
    di fuori.
    Giaccio
    nel letto
    e l'aria
    è tiepida
    e quieta:
    par quasi
    che fuori
    sia
    primavera.

    Da “Emozioni Perdute”

  • 25 dicembre 2011 alle ore 0:33
    Dio

    Ha fatto
    il bianco
    ceruleo
    dei picchi
    nevosi,
    le semplici
    rose
    e la cresta
    dell'onde
    spumosa.
    Ha fatto
    la pioggia
    sottile
    e il franger
    gentile
    del grano
    maturo.
    Ha fatto
    il mare
    selvaggio
    e i venti
    impetuosi.
    Ha fatto
    gli abissi
    paurosi
    del cielo,
    e i silenzi
    infiniti
    ed
    il nulla.

    Da “Emozioni Perdute”

  • 25 dicembre 2011 alle ore 0:26
    Massimo a due anni

    Non cammina:
    ballonzola invece.
    Si arresta
    improvviso,
    oscillando.
    È rosa,
    di seta.
    Ora grida
    di gioia,
    ride
    di gioia
    con gli occhi
    splendenti.
    Si sente
    che è
    nuovo.
    Si sente
    che è
    caro.
    Una cosa
    spontanea
    che ancora
    non parla.
    Eppure
    i suoi occhi
    san tutto.
    La gioia
    improvvisa,
    il cruccio
    e il dolore,
    l'ansia
    angosciosa,
    il dolce abbandono
    nelle braccia
    di mamma.
    Ora è quieto
    e gli occhi
    sono velati
    di sonno.
    Dondola la testa
    stando a sedere.
    Una piccola,
    dolce,
    patetica cosa.

    Da “emozioni Perdute”

  • 06 dicembre 2011 alle ore 9:32
    L'orologio a pendolo

    Un rintocco,
    un solo
    rintocco.
    Breve e conciso,
    svanisce
    nella penombra
    ovattata,
    anonimamente.
    Nella notte
    insonne,
    introduce
    la coscienza
    del tempo
    nel corso
    irrequieto
    dei miei pensieri.
    E qui
    ha la sua eco.
    Nella quieta
    ansia
    che lo sa
    perduto
    per sempre.
    Nell'acuta
    coscienza
    che tanto
    muore di me.
    È il marchio
    che segna
    i confini
    mobili
    di una vita
    che passa
    e dell'eternità
    che resta.

    Da Emozioni Perdute

  • 06 dicembre 2011 alle ore 9:30
    Coney Island di sera

    L'orgia
    dei neon
    si è spenta;
    dei suoni.
    Subentra
    la sera.
    In una gloria
    immodesta
    rosso-arancione,
    il sole 
    tramonta.
    La quieta distesa
    del mare
    è di un grigio
    pensoso,
    che vicino alla riva
    riflette
    in un rosa
    brillante
    i raggi obliqui
    del sole.
    Ad ogni folata,
    la brezza gelata
    increspa
    il rosa del mare
    in un rapido
    brivido
    grigio.
    Lontano,
    un pontile
    si protende
    sul mare,
    ricamo di pali
    incrociati
    con semplice
    grazia.

    Da Emozioni Perdute

  • 06 dicembre 2011 alle ore 9:29
    Pioggia

    Piove.
    Improvvisamente
    nel buio
    della notte
    piove.
    Deliziosamente
    le gocce
    ritmano
    un suono gentile.
    Fresco.
    Una danza
    di pause
    che il vento
    a capriccio
    intona.
    C'è molto abbandono
    in queste
    gocce leggere
    ed ora
    il silenzio
    ha una sua
    intimità.

    Da Emozioni Perdute

  • 03 dicembre 2011 alle ore 11:10
    Parole

    Come il vino:
    si assaporano
    una per una
    in un'ebbrezza
    piacevole
    che stimola
    a nuove parole,
    a nuove eleganze.
    Le sfumature
    hanno
    una gamma
    più vasta
    dell'arcobaleno.
    I pensieri
    più acuti
    si alternano
    a paradossi
    che conoscono
    tutte
    le audacie.
    Le opere grandi
    diventano
    accessibili
    senza dolore.
    Tutto
    vi è incluso,
    come
    nella sottile nebbia
    sul mare.
    Ma,
    come
    per il troppo vino,
    la bocca
    rimane amara
    e la testa
    vuota.
    Ché sono
    solo
    parole.
    Solo parole.

    Da: "Emozioni Perdute"

  • 03 dicembre 2011 alle ore 11:05
    Le verre jaune

    On a brûlé
    notre bonheur....
    Un bonheur
    très simple,
    aux sentiments
    profonds.
    Les petites choses
    dont nous
    causions
    dans l'ombre
    de la chambre,
    les espoirs émus,
    les craintes
    un peu drôles
    qu'on a partagées
    entièrement.
    J'ai été
    un fou
    qui a cru
    pouvoir
    s'abstenir
    impunément
    de belles phrases
    d'occasion,
    de politesses anonymes,
    de ces demi-vérités
    auxquelles
    on ne peut pas
    croire.
    J'ai cru
    naïvement
    te parler
    du coeur
    comme si
    le vol
    du héron 
    fût suffisant
    à inspirer
    par son élan.
    J'aurai dû
    savoir que
    le coeur
    a ses pénombres
    qui retentissent
    d'échos incohérents
    en forme
    de monstres.
    C'est ainsi
    qu'on a brûlé
    notre bonheur,
    peu à peu,
    comme s'il était infini,
    ou sans fond.
    On a agit
    comme des enfants
    peu sages
    qui inconsciemment
    courtisent
    des dangers mortels
    en souriant,
    troublés seulement
    par des phantômes
    sans substance.
    Ou comment
    des sauvages
    qui laissent
    un trésor
    longuement connu
    pour ramasser
    des morceaux
    de verre jaune,
    que le soleil
    a frappés
    de ses rayons
    pour un instant,
    par hasard.

    Da: "Emozioni Perdute"

  • 03 dicembre 2011 alle ore 10:57
    Solitudine

    Lunghe onde
    vaghe
    su un'isola deserta,
    dove il mare
    infinito
    si perde
    nell'acuta
    chiarezza
    del cielo.
    Dove l'oro
    della sabbia
    conosce
    i duri raggi
    del sole
    e il verde
    degli alberi
    il moto perpetuo
    di una brezza
    tenace.
    Acre salsedine
    in un'eco di silenzi.
    Solitudine
    tersa e arida
    nel lungo lamento
    del vento
    a cui
    sono state
    negate
    le antiche
    emozioni
    del cuore
    umano.

    da: "Emozioni Perdute"

  • 01 dicembre 2011 alle ore 20:19
    Novilunio

    Mi manchi.
    Non nel cielo,
    dove
    hai lasciato
    una coorte di stelle
    ad intessere
    il blu
    della notte.
    Ma dentro di me.
    Dove
    mi pervade
    un sottile
    desiderio
    della tua serena
    limpidità.
    Della tua
    tersa luce
    di seta
    che trasforma
    dense
    ombre
    opache
    in evanescenti
    penombre
    argentate.
    Del perdermi
    nel tuo
    silente
    chiarore
    in quel pensoso
    sentire
    che provo
    quando considero
    l'intimità
    delle cose.

    Da: "Emozioni Perdute"

  • 01 dicembre 2011 alle ore 20:02
    Congresso di Cardiologia

    Che sanno
    di te?
    Delle ansie
    tenaci,
    dei grandi abbandoni?
    Delle tue speranze
    incostanti
    o dei tuoi
    desideri
    brucianti?
    Che sanno
    della solitudine
    amara,
    delle grigie
    tristezze?
    Che sanno
    dei battiti tuoi
    irrequieti e selvaggi,
    dei sacri
    egoismi,
    degli slanci
    improvvisi?
    Povero cuore,
    che
    sanno
    di te?
    Tu batti di vita
    e loro
    ti chiamano
    "muscolo".

    Da: Emozioni Perdute/Lost Emotions

  • 01 dicembre 2011 alle ore 20:00
    La luna di giorno

    Ti vedo spersa
    nell'acuto
    azzurro
    del cielo,
    un pallido
    disco
    biancastro,
    anonimo
    e senza vita.
    L'aspra luce
    del sole
    t'illumina
    tutta,
    ma non splendi.
    Eppure,
    tu sei
    la stessa luna
    che ieri sera,
    chiara
    nel buio
    della notte,
    facevi
    dei sogni
    la tua realtà.
    Forse perché
    non illumini
    ma rischiari.
    Tu non crei
    luci ed ombre,
    ma penombre
    diafane
    dove
    si può sognare
    liberi
    dai confini
    del vero.
    Nell'abbandono
    della notte
    immobile
    fai trovare
    me stesso.
    Non so se
    il meglio di me,
    ma certo quello
    che vi è
    di più intimo
    e caro.

    Da "Emozioni Perdute"