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Autore

Massimiliano Magno

in archivio dal 24 ago 2006

22 giugno 1977, Roma

29 marzo 2007

Ninfa di bianco fascino (bella e fragile)

Intro: Una festa, una ragazza, una colonna sonora e forse un amore. Canzoni si intrecciano nella mente del protagonista assieme a pensieri più o meno lucidi. Sentimenti contrastanti creano domande senza risposta. Poi lei scompare. La ritroverà sul suo cammino? Chissà.

Il racconto

Le lancette non ne volevano sapere di scivolare facilmente quel sabato sera, sembravano frenate dalle note malinconiche di "Mad World", dalla voce quasi apatica e ipnotizzante di Gary Jules e da tutti i pensieri che la mia mente creava, senza che io potessi arrestarla, come un muscolo involontario, che lavora indipendentemente dalla nostra coscienza.

 

La musica e' il nostro tramite, e' cosi che lei comunica con me quando vivo un'emozione, mi parla attraverso l'armonia e le parole delle canzoni che memorizza ascoltandole, anche una sola volta.Per questo non sopporto la televisione, se non i canali musicali e ascolto ore e ore la radio, per dare voce alla mia mente, per ampliare il suo linguaggio.

Piu cercavo di svolgere le solite mansioni, piu ero ossessivamente impegnato in pronostici, positivi o meno, di quello che sarebbe stato quel sabato sera e di come mi sarei trovato alla festa di compleanno di Francesca.

Perlomeno cosi' avevo una scusa per prendere la moto, visto che a causa di un problema al menisco, avevo trascorso un periodo d'astineza dalle 2 ruote, terminato da pochi giorni.

Parlo di astinenza perche' la moto diventa una droga, quell' adrenalina unica nel suo genere, anche per chi, come me, cerca sempre di usare la testa nel guidarla, ma a volte e' lei a guidare te e a questo non puoi, o non vuoi opporti.

Per farla breve, arrivo' l'ora in cui potei finalemente andramene a casa.

Una doccia veloce, un'altrettanto cena sbrigativa e fui pronto ad uscire.

Appuntamento con Marco, il ragazzo di Francesca, che, considerando la sua notoria fama di ritardatario, mi fece attendere solo mezz'ora ma purtroppo io non conoscevo il luogo della festa e, da quanto appresi successivamente, neanche lui.

Accesi il motore e una volta scaldato, fummo pronti a partire, io in sella a Maya, la mia Hornet gialla e nera e lui sulla sua California Stone.

L'asfalto scivolava sotto le nostre ruote con nostro grande piacere.

Per me la strada ha sempre avuto un significato mistico, rappresenta tutti i momenti, piacevoli o sofferti, eccitanti o deprimenti, di qualsiasi tipo di meta', sia fisica che mentale.

Il cammino di una vittoria e' il suo reale sapore, piu e' sofferta e piu questa e' piena di soddisfazione.

Lungo la strada ci incontrammo con due nostri cari amici e fatta conoscenza con la ragazza di Antonio, uno dei due, sotto la guida di Marco, ci dirigemmo alla festa con le indicazioni che la festeggiata gli aveva dato.

Sbagliammo strada una prima e una seconda volta e mentre la mia mente mi cantava...

"Rotta per casa di Dio
ci stiam perdendo la festa
rotta per casa di Dio
e stiamo uscendo di testa
Non le troveremo più sulla porta e poi
niente tacco alto né gonna corta e noi
con il groppo in gola e il cuore che batte
ci faremo menate per tutta la notte"

 ...e io cercavo di spiegarle che gli 883 non sono il mio genere preferito, riuscimmo a trovare la strada che cercavamo.

Dopo aver parcheggiato e legato, in maniera maniacale le nostre moto, entrammo nella festa.Salutai la festeggiata e le diedi il nostro regalo, una bottiglia di assenzio, tanto per far capire subito che piega avrebbe preso la serata.

Ci presentammo un po' a tutti, regalando e ricevendo sorrisi e questa socialita' ci mise di ottimo umore.

Scherzando con gli altri mi voltai , un po' per caso, un po' per curiosita' verso chi ancora non avevo conosciuto.

Davanti a me due occhi.

Con un suono sordo, il tempo rallento' fino quasi a fermarsi.

Due occhi profondi tanto da vederci dentro il mare e mi sentii affogare.

Il fiato mi si strozzava in gola, non reagii, mi lasciai cullare dalle sue onde.

Il suo viso mi trasmetteva delicatezza, ma allo stesso tempo scorgevo della malinconia dietro al suo sguardo, come se stessi assistendo al Chanoyu(1) eseguito da una ragazza esperta di Sado(2), sulle note di "Forbidden colors" di Sakamoto, come se la purezza di quel momento fosse un barlume nel grigiore del mondo e il contrasto la facesse brillare di piu, ma allo stesso tempo ti ricordasse che in ogni momento quella naturalezza si potrebbe rovinare.

"Ciao mi chiamo Sandra"

"Massimiliano, molto piacere".

Cominciammo a parlare, degli argomenti piu stupidi che mi vennero in mente, davanti a lei tutto quello che dicevo sembrava ridicolo.

Intanto malto e luppolo scaldavano la mia anima, che alla vista di Sandra aveva capito quanto puo' essere gelido a volte sentirsi soli, facendo abbassare la guardia a tutti quei tabu che solitamente metto per difendermi.

Quando GinLemon e RumEPera, presero' il posto della birra, tutto muto' e i ricordi rimasti sono per lo piu evanescenti.

Ricordo che mandavamo giu un GinLemon insieme e nel mentre ascoltavo i Marlene Kuntz cantare......

"Non c'è contatto di mucosa con mucosa
eppur mi infetto di te,
che arrivi e porti desideri e capogiri
in versi appassionati e indirizzati a me"

...e mentre guardavo i suoi occhi...

"C'è un principio di allegria
Fra gli ostacoli del cuore
Che mi voglio meritare
Anche mentre guardo il mare
Mentre lascio naufragare
Un ridicolo pensiero"

 ... gia, "lascio naufragare un ridicolo pensiero", perche' tutto pensavo tranne che fare di tutto per andarci a letto.

Non so spiegarmi il perche', non c'e' nulla di male ad avere un rapporto sessuale, anche con una ragazza conosciuta da poco, naturalmente con le dovute precauzioni, eppure, per quanto lei mi piacesse, volevo che le cose andassero con cautela, non volevo correre, non volevo che tra noi quella notte succedesse un atto, per quanto piacevole e bellissimo, unicamente fisico, che magari avrebbe impostato un tipo di discorso diverso da quello che avrei voluto intraprendere con lei.

"Non ci provare mai piu' " dissi sorridendo riferendomi alla mia mente che mi proponeva, non so quale canzone di Alex Britti, che intimata dalla mia minaccia cambio immediatamente canzone...

"per convincerti ho
due minuti
ancora due
minuti ma
non li sprecherei
per mentirti mai

come
neve
fredda scenderei
per coprir
tutto quello che sei
come sale
bianco brucerei
...brucerei"

Tra un black-out di lucidita' e l'altro la persi di vista.

La cercavo ma non riuscivo a trovarla, cosi' mi rivolsi a Marco:

"Ehi hai visto Sandra?"

"Eeeeeh lo avevo detto io a Francesca che tu a quegli occhi non avresti resistito!" mi rispose, offrendomi un sorso di non so cosa stesse bevendo "Prova a vedere se si e' andata a riposare in camera da letto".

Entrai in camera, era li, sdraiata di fianco sul letto e il profilo del suo corpo appariva ai miei occhi stupefacente, come una catena montuosa appena innevata.

"A un passo dal possibile
A un passo da te"

...Mi sdraiai accanto a lei, in cerca di un momento di intimita'...

"Paura di decidere
Paura di me"

...un momento che appartenesse solo a noi due, in cui nessuno avrebbe influito.

"Di tutto quello che non so
Di tutto quello che non ho"

Era li accanto a me, l'accarezzavo dolcemente sulla spalla, mentre riposava e sembrava non curarsi di me.

"Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto, c'è"

Tra noi c'era un abisso ancora, colmato soltanto dall'alcool e dalla voglia di buttarci dietro tutte le sofferenze di questa vita.

"Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio, c'è"

 
Tra noi non c'era niente ancora, soltanto la profondita' dei suoi occhi e la dolcezza delle sue labbra che bramavo silenziosamente, mentre continuava a riposare, come se fosse la cosa piu naturale del mondo.

"un senso di te."

Non ricordo se pensai soltanto di intercciare le gambe o se lo feci veramente.

Le canzoni si susseguivano rapidamente...

"E' certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi,
sentirti qui con me perchè tu non ci sei.
Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
anche una lacrima, per pochi attimi."

 
...una lacrima che avrei custodito gelosamente perche sarebbe stata solo nostra.

L'istante dopo lei era fuggita via, come il vento che all'improvviso cambia direzione, come una bolla di sapone che per quanto perfetta, dura pochi secondi.

Mi sedetti ai piedi del letto.

La guardai che usciva dalla stanza, come un bambino dispiaciuto guarda lo stelo del tarassaco appena privato del suo pappo, perche qualcuno ci ha soffiato sopra.

Mi sdraiai nuovamente e mi addormentai chiedendomi, e ascoltando, "Come sei veramente", del maestro Allevi.

Non so quanto tempo passo, mi svegliai cadendo dal letto, pensando di essermi mosso nel sonno.

"Andiamo!Ma che fai dormi?", era Marco che mi aveva buttato giu dal letto e tenendomi per le gambe comincio a trascinarmi per casa.

Mi lasciai trasportare, con il mio sguardo fisso sul soffitto che scivolava, senza reagire.

Il mondo da quella posizione, oscillante e distorto a causa dell'alcool, aveva tutt'altro aspetto e mi interrogai su quante volte una stessa cosa puo' sembrare diversa a piu' persone, a seconda del punto di vista.

"Io scendo qui" dissi, aggrappandomi alla porta semiaperta del bagno.

Entrai e diedi di stomaco.

Mi sciacquai la faccia nel lavandino e quando guardai nello specchio, le mie considerazioni sul mio stato, molto piu vicine ad un alcolizzato cronico che ad una persona normale, erano accompagnate dalle note di "Don't Panic".

Tornai in salone ma ormai erano quasi tutti andati via, Sandra compresa.

Uscii da casa, in giardino vidi Marco, sorretto da Francesca che emulava le mie gesta nel bagno di qualche minuto fa!

Non gli diedi piu' di tanta importanza, ne avevamo vissute talmente tante insieme che sapevo benissimo che se la sarebbe cavata da solo, e poi c'era gia Francesca, ormai pensavo unicamente a tornare a casa.

Scesi in strada e slegai la moto.

Mi raggiunse Marco con un lampioncino da giardino in mano, tutt'ora ignoro dove l'avesse preso.

"Ce la fai a guidare?" mi chiese.

In realta' non ero in condizioni di guidare ma il tasso alcoolico nel mio sangue era troppo alto perche io potessi accorgemene.

"Non c'e' niente che io non possa fare in questo momento", ostentando una sicurezza che chiunque avrebbe giudicato fasulla.

Ma non diedi a nessuno il tempo di replicare, accesi al moto e partii.

Fu la mia moto a riportarmi a casa, perche non avevo la minima idea di come riuscire a guidare e non ricordo quasi niente dei 30 km che ho percorso per tornare a casa.

Durante il viaggio ragionavo su cosa avesse spinto Sandra a scappare e, anche se so di illudermi pensando questo, mi piace pensare che se ne sia andata per paura che anche solo un gesto potesse rovinare un momento come quello che stavamo vivendo, in cui, senza neanche sapere quanto avessimo in comune, eravamo fuggiti insieme da tutti i problemi e i dolori che avevamo.

Se potesse ascoltare la mia mente in questo momento, sentirebbe sussurrare...

"Un anno di
narcisi e solitudine
specchiandomi
nella mia finitudine,

sporgendomi
su quella viva fissità
che ad ogni respiro moriva un po'
in concentriche

delucidazioni
e fuggevoli illuminazioni.

E in essa tu,
ninfea di bianco fascino,
che aprendoti
sul lago delle vanità

ti apristi a me, perduto in
una sola immagine
vibrante ad ogni sospiro.
E bella e fragile.

Ci guardammo e ci ascoltammo:
silenzi e parole a corredo del testo della seduzione
e il suono segreto delle brame a musicare la scena.
Poi finalmente un dì ti presi fra le mani
e le tue foglie si adagiarono sui miei palmi
ma il soffio della vita e il suo schiaffo ti fecero presto volare via

Ed ora, qui,
nessun profumo sa di te.
Non ci sei più.
Nell'acqua ciò che è intorno a me
si specchia con me
riflesso in un'immagine
che si anima di quello che anima me.

Resterò qui
un anno, un altro... e quanti più...
specchiandomi
ovunque dove eri tu.
E intorno a me
narcisi e quietudine
e tutto ciò che si anima di quello che anima me."

... non l'ho piu incontrata... non ancora!

 

 

 

(1) Cerimonia del the

(2) La via del the

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